Giuseppe Tartini
Prominent Istrians

 

Lettere di Giuseppe Tartini
Trascritte dalle autografe dell'Archivio di Pirano

con Prefazione di Attilio Hortis

[Tratto da: Archeografo triestino, Nuova Serie - Vol. X, Tipografia di Lodovico Herrmanestorfer (Trieste, 1884), p. 209-30.]

Prefazione

Le lettere


Al Signor Domenico Tartini — Pirano.

Praga li 10 Agosto 1725.

Fratello Carissimo!

Rispondo a due vostre, dalle quali ho inteso con mio estremo dolore le vostre miserie. Io non so più nè che dire, nè che fare se non voltarmi a Domine Iddio, e pregarlo che ajuti tutti voi, e ajuti me, niente meno bisognoso degli altri ; purchè volendomi ostinare in riguardo di ajutarmi a star qui, dove l'aria, i cibi, e le genti, mi sono tanto contrarie, vedo evidentemente che non posso vivere, se non poco tempo, essendomi ridotto cosi pieno di malanni, che son forzato a star sempre con li medicamenti in mano; e quello ch' è peggio, senza profitto. Se moro qui, non sarò buono, nè per voi, nè per me, onde sono risolutissimo di tornare in Italia più presto che posso, perchè fratello caro, la pelle preme più della borsa. Se Dio mi avesse concesso salute, ero sicuro di liberarvi in pochi anni di tutte le vostre miserie. Dio non vuole per nostro gastigo e non so cosa fare. E quello ch' è peggio, è, che non vedo profitto alcuno del durare, perchè me ne và tanto in medicine, che quì Bono carissime ch'è un stupore e una pietà da far piangere perchè non per questo non istò meglio. Siche io sono forzato a tornare in Italia a mio dispetto. Che in Italia, (dandomi Dio la salute di nuovo, come spero per il clima), guadagnerò, come posso farlo, state sicuro che non vi abbandonerò mai, nè voi, nè le vostre creature, nè li fratelli. Quello vi raccomando fratello caro, con le lagrime agli occhi e col cuore sulla penna, è il timor di Dio e il raccomandarsi a lui di cuore, perchè sono arrivato a toccar con le mani, che non vi è cosa alcuna di buono a questo mondo se non star con Dio; e per il contrario, quando si stà in sua disgrazia, vengono addosso tutti i malanni da tutte le parti. Peccati vecchi, penitenza nuova!, ma è meglio che Dio ci castighi di quà che di là. Se noi tutti d'accordo, io per il primo, voi il Prete (insomma noi tutti), arriveremo in grazia di Dio, e ci raccomanderemo a lui di cuore, vedrete, [216] fratello caro, che tutto si muterà e di questo ne son più che sicuro, perchè vedo chiaramente che le infermità mie, mi sono mandate da Dio perchè non vi possa ajutare, e forse perchè ancora in casa nostra vi è qualche peccato in qualcuno di noi. Questo è quanto posso dire, mentre nel dare cordialmente un abbraccio alla Signora madre, cognati, fratelli, sorelle etc. reato

vostro aff.mo fratello

Giuseppe Tartini.


Praga 3 Novembre 1725.

Fratello Carissimo!

Dal Signor Pietro ho sentito le nuove funeste e il precipizio in cui stanno per cadere da tutte le parti, li vostri e nostri interessi. Io vi scrivo la presente, non per dirvi ch'io possa rimediarvi in qualche parte, mentre le nostre disgrazie sono universali, ed io spendo qui tutto in medicine per tiranni fuori di quest' inverno. Ma per pregarvi "in visceribus Christi" di due cose — una è fratello caro, che voi e vostra moglie, e la Signora madre e quelle piccole creature — e tutti in somma, vi voltiate una volta di vero cuore a Dio e con l'orazioni e con l'operazioni, e con tutto quello che piace a lui, perchè vi protesto: che le disgrazie alla nostra casa sopragiunte, non sono opere umane, ma gastighi per i nostri vecchi peccati, e per quelli che qualche d'uno di noi stà commettendo (che Dio nol voglia). £ ricordatevi bene che non vi è altra speranza, che questa unica e sola al mondo, onde se vi preme il bene dell'anima, del corpo e delle nostre creature, bisogna fare quello che vi dico io, e farlo assolutamente, e farlo fare da tutti in casa nostra. — Altrimenti se non farete così, andrete non voi solo e noi soli, ma io ancora in ultimo esterminio, e ci verranno sopra le maledizioni di Dio, dalle quali non sarà mezzo alcuno per ripararsene e la colpa sarà la nostra e non d'altri. Pensate che quello che vi dico al presente, non ve lo dico per farvi una predica, ma perchè Dio mi fa parlare cosi, in modo che sono obbligato a dirvelo come fosse una rivelazione di lui, acciò non vi possiate scusare nè voi, nè gli altri di non averlo saputo. Ve lo dico chiaro; onde, pensateci bene, che si tratta di assai più [217] di quello che vi pensate, trattandosi di anima e di corpo, di madre, moglie, figli e fratelli. Leggete la mia lettera in tavola acciò tutti la sentano, e ognuno pensi a' casi suoi. — L'altra cosa di che ri devo pregare, è che se in quest'anno, o sino a più di mezzo l'anno venturo vedeste andar le cose nostre tutte dalla prima all'ultima in perdizione, cosichè non ne restasse più nessuna cosa al mondo, e che per vivere foste obbligato (per modo di dire), di andar accattando di porta in porta, ricordatevi di non vi disperare (vivendo però in grazia di Dio); anzi ricordatevi che questo sarà il vero segno di quelle verità che io vi avrò forse pronosticate, che se saranno vere queste, sarà ancora vero che non finirà l'anno, che è noi e tutti staremo assai meglio di quello sia mai stato nostro padre e che fossimo mai capaci di star noi con tutte le nostre industrie. Non cercate nè il come nè il quando, di questo, perchè egli è un miracolo a drittura ed sarà tale quando noi non l'impediamo con le nostre colpe e mal vivere. Perciò fatevi animo, resistete coraggiosamente ad ogni tribolazione quale Dio ve la manderà e pensate che questa è la vigilia in cui si digiuna, della festa in cui si gode. Sopra tutto rispettate la madre, perchè li nostri maggiori peccati sono stati contro essa, onde bisogna emendarli con altrettanto rispetto. Conservatevi sano ed aspettate con ogni pace e corraggio il tempo del mio pronostico. Nè sospettate che io vi racconti queste cose o come pazzo, o come fanatico. Stà in nostre mani tutto, fratello caro, purchè noi ci voltiamo di cuore a Dio, e di questo ve ne assicuro sopra l'anima mia, ne crediate mai che io, che amo voi altri più di me, vi potessi tradire. No, vi dico la verità, e questo anzi vi serva di consolazione in tutti li travagli che vi aspettano nelli quali siate forte e non vi lasciate abbattere, acciò viviate per il tempo buono dopo avere passato tanto di cattivo. Salutatemi tutti di casa.

Vostro aff.mo  fratello

Giuseppe Tartini.


Padova 10 Novembre 1726.

Fratello Carissimo!

Ho tardato un poco a rispondere alla Vostra carissima perchè son stato fuori in campagna. Ma vi sono stato per un mio secondo fine, forse non inutile ai nostri interessi. Sono stato a Strà sulla Brenta dall' Ecc.mo Sig. Michele Morosini da S. Stefano, gentiluomo cognito non tanto per la sua casa, quanto per le sue qualità e per la sua potenza in Venezia essendo uno delli quattro principali che presentemente hanno tutto quel che vogliono in quella Dominante. Ho parlato con esso del nostro interesse e si è mostrato prontissimo a far per noi tutto quello che si potrà fare. Anzi si è espresso che essendo tutto suo il Fiscale del Magistrato al Sal, potrà fare molto più. Ecco la Providenza di Dio sempre pronta, che mancando un appoggio, ne somministra un altro migliore. L'Ecc.mo Sig. Angelo Maria Priuli è morto, e in suo luogo pare che Dio ci voglia dare un Protettore di più forza e forse di migliore e più risoluta volontà. Non dubitate che io gli sarò continuamente alle coste; ma intanto, sarebbe assai ben fatto che il nostro fratello Dr. Pietro facesse una minuta distesa: in conti, capitoli che spiegasse tutto il fitto; e tutto quello è bene da domandare al Fiscale per nostro ajuto, qual minuta che dovrete subito mandarmi qui in Padova, farò capitare io nelle mani di questo Cavaliere, acciò sia fondatamente informato del fatto e possa dire le sue ragioni al fiscale, perchè convinto quello, è fatto il becco all'oca. Intanto dobbiamo più che mai raccomandarsi a Dio, da cui solo è da sperara il buon esito di questo tanto imbrogliato affare; che per quanto sia in precipizio non è mai da diffidare della di lui Provvidenza, la quale può far tutto. Io sto bene di salute di corpo e meglio di contentezza d'animo perchè imparo sempre più a regolarmi secondo la volontà di Dio, e non più secondo la mia. Raccomando a voi lo stesso, assicurandovi "che non vi è altro mezzo di questo per superare tutti i travagli di questo mondo e per vivere in una intiera pace di coscienza", contro la quale non può più cosa alcuna, nè il demonio, ne quanti disastri possano venire adosso; perchè se si dice col cuore: "Dio vuole così" sono finite tutte le liti. Più che volentieri sarei venuto costi a veder la Signora madre, cognata, fratelli, sorelle e nipoti, ma Dio non ha voluto per quest'anno e bisogna che mi contenti così, dove non vi è replica. Stimerei bene che metteste una barilla di quel buon moscato negro da parte per questo Cavaliere, quando venisse il caso di veder operare [219] qualche cosa importante in nostro favore, e se poi vi ricordaste ancora di me, quando questo non fosse di troppo vostro pregiudizio, vi confesso la verità che volentieri ne godrei un poco ancor io qui in Padova, però salvo il vostro danno, che non lo voglio a niun patto. Vi raccomando intanto quello di che abbiamo tanto discorso in Venezia, cioè la grazia di Dio, perchè questa è la sola àncora che non ci lascierà naufragare, e fuori di questa non vi è rimedio alcuno. Già vedete chiaramente che sopra la nostra casa e sopra i nostri interessi vi è la mano di Lui, che di assoluta volontà gli vuol regalare a suo modo, onde bisogna stare con Lui; ma alle strette, e non dubitate, che avremo da fare con un buon Padrone, e per quanto ci affligge è sempre più il bene, che da lui ci viene, che le miserie che ci pesano.

Un caro abbraccio a tutti e tutte di casa e del sangue. Dio sa con che cuore starei tra Voi qualche giorno, ma non è più tempo, onde bisogna aspettarlo ad occasione più propria e forse più allegra. Vedete fratello caro, il bene che viene da Dio, vien quando a lui pare e non quando vogliamo noi, onde in questo ancora bisogna rimettersi in lui. Io ancora lo aspetto e per me è per voi tutti, ma vedo che dipende sempre da Lui e non verrà mai se non quando piacerà a Lui; ma verrà, non vi dubitate. Intanto fattevi animo e confidiamo d'accordo sul nostro buon Dio; che vedo già; Egli opera pel nostro bene. Intanto resto col darvi un cordiale abbraccio e salutarvi da parte di mia moglie e un bacio alle mani della Signora madre.

Vostro aff.mo fratello

Giuseppe Tartini.


Padova 14 Febbraio 1746.

Fratello Carissimo!

Due mie riceverete, una scritta jeri e mandata primieramente aperta (con tutto il vostro plico e lettera) a Sua Ecc. Sig. Palo Renier, da cui vi sarà addrizzata. L'altra vi scrivo oggi e la riceverete per messo del Signor Dottor Saetta, a cui la raccomando. Confermo in questa quanto scrissi jeri, cioè che [220] tocca a voi autenticare il detto del Pettener quand'egli però non lo abbia esposto in maniera offensiva di Cà Grimani. Perchè se il Pettener per ragione dovesse acquistar ii vostri beni, li può vendere, e Cà Grimani li può comprare; nè qui vi è male. Se poi lo ha esposto in modo che vi sia offesa della Em.ma Casa, a voi tocca provarlo, e avrete un sommo vantaggio. Ma guardatevi dalle imposture. Vengo al sostenziale. Io non posso sapere se Voi altri avete torto o ragione. Voi lo saprete meglio di tutti noi — Quando la ragione sia per noi, troverete in Venezia apparecchiato a nostra difesa l'Illnstr.mo Signor Carlo Terzi, e forse l'Illustr.mo Cordellina, a cui oggi faccio scrivere, e li troverete gratis —, con la sola condizione di usar verso li medesimi di anno in anno que' segni di gratitudine e di dovere che porta un tal servizio, con le cose particolari dell' Istria, pesce, vino, bottarghe e Simili cose. Ma voi personalmente dovrete venire a Venezia, nè altri per voi; nè vi lusingate altrimenti. Di più niun conto immaginabile faciate sopra di me per denaro — Ho presentemente un Capitale di 1500 Ducati arenato in un Cassone dietro la porta di Casa mia in tante stampe che non possono esitarsi ne addirizzarsi in altri luoghi a cagione delle guerre presenti. E sopra più ho per le medesime 200 Duc. di debito. Ho creduto di radoppiare il capitale, lo perderò almeno mezzo. Questo è il mio stato presente, ne vi è qui altro discorso, o sottoporsi, o i piagnistei — Fate dunque li conti giusti in casa vostra che io per me ho da pensare abbastanza e forse più di voi altri, stante, il mio per me svantaggioso naturale — Chè dopo aver fatta una vita faticosissima, stentatissima, travagliosa a questo mondo in età d' anni 54 (età da principio di quiete) mi trovo esposto al bersaglio di tutti voi altri in materie importantissime capaci di involgermi nella rovina comune, con un naturale verso voi altri, tanto sensitivo e tenero, che non può essere di più, ma con una testa che sa pensar molto più e molto meglio di voi, tal cosa mi riduce pel contrasto di tutti e di cuore, a estremità violente. E vi dico sicuramente che se tal sorte di vita deve per me proceder più avanti, fuggirò da questi paesi per andarmene dove non saprete mai più nulla di me. Finalmente succeda quel male che può succeder per voi altri, dopo la mia morte e di mia moglie, troverete un capitale, [221] piccolo bensì, ma sicuro e senza liti. Che se io seddotto dal mio cuore, e da voi altri volessi attendervi presentemente coi fatti nei vostri bisogni, in poco tempo saressimo miserabili e voi ed io. Ci vuol finalmente poca testa (dopo tante serie di fatti) per vedere e toccare con mano, li giudizi di Dio sopra cotesta vostra casa. Insomma persuadetevi pur una volta che io ho le mie massime irremovibili. Gli uomini giudichino quello che vogliono, nulla mi importa affatto. Iddio ci giudicherà e non fallerà. Per altro vi desidero con tutto il cuore che Dio vi assista, vi ajuti e vi sollevi.

Vostro aff.mo fratello

Giuseppe Tartini.


Padova 29 Aprile 1746.

Fratello Carissimo!

Vi mando il richiestomi bisognevole per il Nipote, nè si è potuto ottenere con più sollecitudine, sebbene subito vi ho posto mano. Da persona religiosa ho fatto passar parola a S. Ecc. Sig. Lorenzo Grimani sopra le vertenze presenti, facendosi insinuare il pregiudizio che riceve la parte contraria dalla Protezione della Ecc.mo Casa per ottenimento della Delegatione etc. Di più gli ho fatto aggiungere che la parte contraria non ha, né avrà mai difficoltà alcuna di umiliar le proprie evidenti ragioni sotto gli occhi delle Ecc. tutte Grimani, così che essi stessi conoscano e tocchino con mano il fondamento della Verità da una parte, e dall'altra, comprendano essere tutt' altro che ragione il movente principale del Pettener. Fu risposto benignamente da S. Ecc. Sig. Lorenzo: che per la parte sua concorrerà sempre a far risparmiar le spese alla povera gente, e che si interesserà volentieri per questo effetto nella presente occasione. Cosi mi ha risposto, anzi detto in voce la persona religiosa (è il padre Onigo confessore di tutta la Cà Grimani). Ora pensate voi al quid agendum in tal caso, se proseguire la lite, o venire personalmente in Venezia colle carte alla mano per far vedere e toccar la Verità alla Ecc. Casa Grimani. Vi dò cordialmente un abbraccio come a tutti di casa e sempre più

vostro aff.mo fratello

Giuseppe Tartini.


[222] Padova 9 Marzo 1747.

Fratello Carissimo!

Ho la consolazione di scrivervi, che resta assegnata a nostro nipote Pietro la Sargentina di Montona per il solito spazio di anni 5, e che a momenti riceverete da S. Ecc. Polo Renier (benefattore divino) la Ducale. Nel Friuli non ve ne altra prossima a vacare, e però si è assegnata questa come sicura e immediata. Lo stesso Padrone ha parlato per voi a S. Ecc. il Sig. Leonardo Loredano per il Capitanato di Barbana. La risposta Sua fu precisa : di nulla per anco aver deciso volendo prima verificare certi fatti etc. Nascendo caso di sostituzione, promise avvisare Sua Ecc. Renier, da cui ha rilevato e voluto il nome nostro. Il nostro debito verso Sua Ecc. Renier è infinito ed è impossibile supplire in modo alcuno se non pregando Iddio per lui e per tutta l'Eccma Casa. Questo sia a cuore di tutti voi altri, giacchè per mia parte lo faccio meglio che so e posso. Vi avviso di più che avevo comando da Sua Ecc. sino dall' anno passato di proibirvi assolutamente qualunque regalo al medesimo. Me ne sono dimenticato, e mi si è ricordato dalla vostra ricevuta pochi giorni sono, in cui mi avvisate della Barilla di moscato. Ho fatto per voi la scusa con Sua Ecc. e gli ho detto la mia colpa di dimenticanza con debito di avvisarvi subito. Lo faccio adunque e con la di lui autorità vi proibisco qualunque regalo al medesimo. Scriveteglielo dunque nella lettera, necessaria di ringraziamento per tanti e tanti benefizii. Molti effetti della divina Providenza si sono veduti in casa nostra, ma l'amore e protezione di questo Cavaliere (come maggiore di qualunque altro effetto) mi cava le lagrime dagli occhi e dal cuore ed è veramente male che tali uomini muojano come gli altri, perchè per esperienza sufficiente ed abbondante che ho di mondo, assolutamente non ho trovato ancora un uomo simile, nè qui nè altrove. Iddio lo conservi più a lungo che sia possibile per beneficio comune e per esemplare. Datemi risposta più presto che potete e sopra tutto non perdete tempo in ringraziare Sua Ecc. per lettera. Unito a mia moglie vi abbraccio cordialmente con tutti di casa etc.

Aff.mo fratello

Giuseppe Tartini.


[223] Padova 25 Giugno 1747.

Fratello Carissimo!

Compatite la mia tardanza proveniente da male che soffro, di dolori continui ed al non saper a chi recapitare in Venezia le mie lettere responsive, non essendovi più in Venezia il mio solito amico Sig. Dottor Saetta. Suggeritemi il modo per l'avvenire acciò io possa rispondervi pontualmente, almeno quando sono sano. Ho ricevuto tutte le vostre lettere nè io ho cosa alcuna da lamentarmi e dolermi di voi altri. Ho male e i miei dolori sono dolori colici. Vi dirò solamente di passaggio, che ho avuto un assalto fiero in casa mia dall' Ill. Sig. Orazio Fini venuto qui da me per denaro. Vi confesso che cose tali mi dispiacciono e mi affliggono più di quello che si può credere perchè sono ridotto dal buon cuore tra la incudine e il martello. La mia buona volontà di ajutar la casa quando potrò non deve fruttarmi inquietudini irragionevoli importune e da un ottimo antecedente per la casa viene una pessima conseguenza per me e pel mio animo. Sono uomo stanco dalle continue fatiche di animo e di corpo, e se mi viene data una piccola spinta di più conosco evidentemente di non poter più resistere. E però è da qualche tempo che conoscendo io il mio male e il mio bisogno, ho scritto al Signor Domenico ed a voi ancora, perche mi risparmiate le afflizioni per me gravissime e sensibilissime di farmi assaggiare le disgrazie di casa sempre maggiori, la rovina iminente (precise parole scrittemi dal nipote Pietro ch' è in Venezia) e cose di questa natura. Cosa volete che succeda da questo contegno se non il solo pessimo effetto di darmi una passione continua? Io per mia parte fratello carissimo, ho fatto quanto ho stimato di dover fare per giustizia. È assicurato a quest' ora per voi altri e per li nipoti un capitale di 8000 Ducati circa dopo la morte di mia moglie usufruttuari a, e legata strettamente in molti modi. Questo vi serva di regola sicura per prendere le vostre misure da voi altri senza dimandare consiglio e ajuto a me che nulla sò precisamente degli interessi di casa. Di più son uomo affatto inabile e inutile per maneggi e affatto alieno di animo, cosi che se anco sua Ecc. Corner fosse incaso di comprare, io non farei in alcun [224] modo questa figura. Ma vi dico che Casa-Corner ha finito di comprare e tutto il capitale di denaro ch' era perciò in deposito nei Mendicanti, tutto affatto è investito. Vi serva anche questo di regola sicura per nulla sperare da questa parte.

Per altro assicuratevi tutti voi del mio animo disposto a farvi volontariamente ogni bene che potrà. Ma questo bene, caro Fratello, non posso farvelo a modo vostro, son costretto dalla ragione dalla giustizia a farvelo a modo mio, cioè come l'ho già fatto. Se Dio mi darà il modo di poter contenermi in avvenire in altra forma, la farò senza eccittamenti, perchè son io più disposto a farlo che voi altri riceverlo. Molte verità si vedranno un giorno cui adesso non si crede. Ma io so meglio di tutti ciò che passa nel mio animo. Dò a voi tutti un cordiale abbraccio

vostro aff.mo fratello

Giuseppe Tartini.


Padova 5 Marzo 1760

Sig. Madalena mia Stimatissina!

Finalmente quando a Dio è piaciuto, mi sono sbrigato di quella grave occupazione, che fino a qui mi ha impedito di mantenerle la mia promessa, sebbene anche troppo mi stava a cuore perchè di fatto mi affliggeva la mancanza di tempo. Incominciamo dunque col nome di Dio per lettera, e se quanto qui espongo ella non intende abbastanza, mi scriva, e domandi spiegazione di tutto ciò che non intende.

Il di lei esercizio e studio principale deve essere l'Arco in genere, cosi che ella se ne faccia padrona assoluta a qualunque uso o suonabile o cantabile.

Primo studio dev'essere l'appoggio dell'Arco sulla corda si fattamente leggiero che il primo principio della voce che si cava sia come un fiato e non come una percossa sulla corda. Consiste in leggerezza di polso e in proseguir subito l'arcata, dopo l'appoggio leggiero non c'è più pericolo di asprezza e crudezza. Di questo appoggio così leggiero, ella deve farsi padrona in qualunque sito dell' arco, sia in mezzo, sia negli [225] estremi, e deve essere padrona coll' arcata in su e coll' arcata in giù. Per far tutta la fatica in una sola volta si incomincia dalla messa di voce sopra una corda vuota per esempio sopra la seconda ch' è l'Alamirè. Si incomincia dal pianissimo crescendo sempre a poco alla volta finchè si arriva al fortissimo, e questo studio deve farsi egualmente coll'arcata in giù e coll'arcata in sù. — Ella incominci subito questo studio e vi spenda almeno un ora al giorno, ma interrotta un poco la mattina, un poco la sera e si ricordi bene che questo è lo studio più importante e più difficile di tutti.

Quando sarà padrona di questo le sarà allora facile la messa di voce che incomincia dal pianissimo e và al fortissimo e torna al pianissimo nella stessa Arcata. Le sarà facile e sicuro l'ottimo appoggio dell'arco alla Corda e potrà fare col suo arco tutto quello che vuole.

Per aquistare poi questa leggerezza di polso da cui viene la velocità dell' Arco, sarà cosa ottima, che suoni ogni giorno qualche fuga del Corelli tutta di semicrome e queste fughe sono 3 nell'Opera V a Violino solo, anzi la prima è nella prima suonata per Delasolre. Ella a poco alla volta deve suonarle sempre più presto, finchè arrivi a suonarle con quella tal velocità che le sia più possibile. Ma bisogna avvertire due cose: prima di suonarle con l'arco distaccate, cioè granite e con un poco di vacuo tra una nota e l'altra, sono scritte nel modo seguente:

Secondo, di sonarle in punta d'arco nel principio di questo studio, ma poi quando è padrona di farle in punta d'arco allora incominci a farle non più in punta, ma con quella parte d'arco, ch' è tra la punta e il mezzo dell' arco, e quando sarà padrona anche di questo sito dell'Arco allora le studii nello stesso modo in mezzo dell'arco, e sopra tutto in questi studii si ricordi di cominciare le fughe, ora con l'arcata in giù, ora con l'arcata in sù e si guardi dall' incominciar sempre per l'ingiù. Per acquistar [226] questa leggerezza d'arco, giova infinitamente il saltare una corda di mezzo e studiar fughe di semicrome fatte in questo modo:

Di queste ella se ne può fare a capriccio quante vuole e per qualunque tuono e veramente sono utili e necessarie.

Rispetto poi alla mano del manico, una sola cosa le raccomando di studiare la qual basta per tutte ed è questa:

Per qualunque parte di violino, o primo o secondo, sia di concerto, sia di qualunque messa o salmo, ogni cosa serve. Ponga la mano, non a suo luogo ma a mezza smanigatura; suoni tutta quella parte del Violino, non movendo mai la mano da quel sito se non che, o quando dovrà toccare Alamire sulla IV eorda, o dovrà toccare Delassolre sul Cantino, ma poi torni colla mano alla stessa smanigatura di prima, nè mai al luogo naturale. Ella faccia questo studio finchè è sicura affatto di suonare qualunque parte di Violino (non obbligata a soli) a prima vista, allora tiri innanzi la sua smanigatura in Alamire col I dito sul Cantino e faccia in questa 2 smanigatura lo stesso studio, fatto sulla prima. Divenuta sicura anche di questa passi alla IIIa smanigatura col primo dito in Bemi sul Cantino e se ne assicuri nello stesso modo. Assicurata, passi alla quarta col primo dito in Cesolfaut sul Cantino. Insoma, questa è una scala di smanicatura, di cui quand'Ella se ne sia fatta padrona, può dire d'essere Padrona del manico. Questo studio è necessario e glielo raccomando.

Passo al IIIo ch'è il Trillo. Io da Lei lo voglio tardo mediocre e presto, cioè battuto adagio, mediocremente e prestamente ed in pratica si ha vero bisogno di questi Trilli differenti, non essendo vero che lo stesso Trillo che serve per un Grave debba essere lo stesso Trillo che serve per un Allegro.

Per fare due studii in una volta con una sola fatica, Ella incominci sempre sopra una corda vuota, sia la seconda, sia il Cantino ch'è tutt'uno, un arcata sostenuta come una messa di voce, ed incominci il Trillo adagio adagio, ed a poco a poco alla [227] volta per gradi insensibili lo vada riducendo al presto come vede quì nell'esempio.

Ella non istia a rigore in quest'esempio in cui date le Semicrome si passa immediatamente alle Biscrome, e da queste all' altre, che vagliono la metà. No ; questo sarebbe salto e non grado. Ma ella si imagini che tra le Semicrome e le Biscrome vi sieno altre note in mezzo che vagliono meno delle Semicrome e più delle Biscrome, ma che partendosi dalle Semicrome siino di valore prossimo alle semicrome, e secondo che vanno innanzi sempre più vadano avvicinandosi al valore prossimo delle Biscrome finchè arrivino ad essere vere Biscrome e cosi a proporzione tra le Biscrome e le successive che vagliono la metà.

Questo studio lo faccia con assiduità ed attenzione e assolutamente lo incominci sopra una corda vuota perchè se Ella arriverà a farlo bene sopra una corda vuota, molto meglio lo farà col secondo, col terzo dito e anche col quarto, sù cui bisogna fare esercizio particolare, perch' è il più piccolo dei suoi fratelli. Null' altro per ora le propongo da studiare ; ma basta e avvanza quando Ella vuol dir da senno per la sua parte, come io la dico per parte mia. Mi risponderà se ha bene inteso, quanto le ho proposto. E intanto rassegnandole i miei rispetti, come La prego di far per parte mia alla Signora Priora, alle Signore Teresa e Chiara, tutte mie Padrone mi confermo sempre più

Dev.mo aff.mo Servitore Di V. S.

Giuseppe Tartini.


Padova 29 Agosto 1769.

Signor Nipote carissimo!

Sia finalmente ringraziato e benedetto Dio, che dopo tante angustie di animo che ho sofferto, oltre a quelle del Corpo, mi concede avanti morte, la grazia unica e grande che gli ho chiesta e ch'è la concordia e pace della famiglia. Egli faccia per coronare [228] i suoi doni che sia puramente Cristiana, e non umana acciò sia durabile in questo mondo e profittevole nell'altro per tutti noi. Hi fate poi ridere, anche senza voglia, diffendendovi a punta di spada dalle mie doglianze. Io non entro in scrutinio del fatto. Solamente vi pongo in considerazione un vecchio infermo, consumato d' animo e di corpo dalle fatiche, il quale aspettando la morte di giorno in giorno e dandosi fretta di stabilire non per se, ma per voi tutti un vero bene, ha trovato urti, dissidii, contrasti etc. Non siate tanto egoista. Quando bisogna, ponetevi negli altrui panni e toccherete con mano che non vi è alle volte proporzione da ragione a ragione, benchè vi sia la ragione da ambe le parti.

Vengo ai nostri bisogni. La investitura proposta dei Beni del Marenzi ascende a Ducati 4000 e può, può aver l'effetto, se possono accordarsi le seguenti condizioni. Prima, io posso darvi i 1000 ducati di più dei 3000, ma non posso poi supplire aquanto mi ero esibito col Dr. Pietro. Tocca a voi altri fare lo scandaglio di ciò che vi torna più il conto (per me credo la investitura, ma mi rimetto). Seconda — Alla mia morte i miei mobili tutti vengono a voi altri, oltre quel poco denaro che può rimanermi per i miei bisogni. Se presentemente non posso supplire a tutto certo è che se ora si determini la investitura, allora intendo che con i detti mobili e denaro (oltre altre cose in specie di valore) sia supplito per il Dr. Pietro a quanto ora non posso.

Comunicategli la mia lettera giacché questa è in comune. Dio sa se lo vedrò più che volentieri quando da Venezia venga a Padova. Egli scelga liberamente qual partito crede più vantaggioso per la famiglia, ed io mi sottoscrivo alla di lui scelta ad occhi chiusi.

Vi è un altro interesse a me raccomandato non come principale ma come mediatore dal Pievano di San Vio nella di cui Parrochia abita la figlia: Castro etc. Egli mi dice che si pensa di estinguere l'annuo livello col capitale di Ducati 200 la qual cosa è ingiusta, perchè un vitalizio non dà che il sei per cento rispetto alla età della medesima e il livello è di ducati 24 ch' è il doppio. La credo ingiusta ancor io, benchè non gliel' abbia confessata e qui bisogna guardarsi molto bene di [229] non urtare nel Santuario, perchè allora ninna cosa fa prò. Siate canti in questo per amore di Dio, perchè troppi sono gli esempli della maledizione divina su questo punto.

Vi raccomando inoltre e sempre più, l'interesse posto in mano del Sig. Giuseppe in Trieste, dei due Padre e Figlia: Bon. Finchè il medico consulta, l'ammalato muore. Quei poveretti sono in miseria estrema. Vivono su questa speranza. Non bisogna tirare in lungo perchè abbia bisogno di pronto ajuto. È necessario, o il Si, o il Nò, accio in qualunque dei due possano prendere partito. Ve lo raccomando efficacissimamente.

Più presto verrete qui, più mi sarà caro. E se credete poter venire con sollecitudine, fatevi fare una minuta del mio testamento dal Dr. Pietro, la sostanza della quale si è : che avendo io voluto eseguire il mio testamento in vita, non mi resta in morte che lasciare i miei mobili, e quel danaro che sarà trovato a' miei leggittimi eredi di Pirano, in mancanza de' quali (si intendono

i maschi) l'eredità passi ai Tartini di Firenze. Specificherò io poi le cose che ivi sono, e il come.

Nulla più per ora e abbracciandovi di cuore tutti, sono sempre più

vostro aff.mo Zio

Giuseppe Tartini.


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Created: Saturday, April 02, 2016; Last updated: Saturday, April 02, 2016
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