Paolo Tedeschi
Prominent Istrians

 

aolo Tedeschi nasce a Trieste il 20 giugno del 1826. La madre Teresa Dollenz aveva sposato in seconde nozze Luigi Tedeschi. Scrittore, poeta, giornalista, insegnante

nato a Trieste
1826

Il ragazzo viene messo a studiare da un maestro privato, De Peris, per essere poi avviato al sacerdozio. Continua gli studi in una scuola pubblica di stampo austriaco. Nel 1836 rimane orfano di madre e due anni dopo gli muore il padre (che nel nel frattempo si era risposato). Nel 1838 la matrigna da Trieste si trasferisce ad Azzano presso un cognato prete. A novembre Paolo viene messo al seminario di Portogruaro in provincia di Venezia, dove compie gli studi ginnasiali e liceali tra gli studi del latino, della rettorica e della filosofia, impartiti con metodi antiquati, ha l'opportunità di leggere opere "pericolosissime"... di Gioberti e di Balbo, che però avranno molto più peso sul suo futuro.  

Il 12 agosto 1847 ottiene l'Attestato di frequenza di un Corso pedagogico al Seminario di Portogruaro. Nel 1849, ultimati gli studi teologici,  viene ordinato sacerdote e il 13 luglio ottiene a Gorizia un attestato per l'insegnamento ai sordomuti. Nel 1850 ottiene una cattedra al Ginnasio italiano di Capodistria dove insegna per tre anni, amato dai colleghi e dagli alunni. Nel 1853 si reca a Vienna e Il 28 di giugno consegue nella locale università l'"Imperiale Regio Diploma di lingua e lettere italiane". Il titolo lo abilita alla docenza di lingua e letteratura italiana nelle università e nei ginnasi e diviene dunque professore nel Liceo di Capodistria, amato e ammirato per la sua profonda cultura.

Collabora con la strenna istriana «Porta Orientale» dal 1857 al 1859. A Capodistria nel 1859 frequenta la casa di Carlo Combi, sede non ufficiale fell'irredentismo giuliano mentre a Trieste collabora, nel 1860, al "Costituzionale". Nel 1860 pubblica il giornale religioso e morale «Il buon fratello», che viene chiuso lo stesso anno dalla censura austriaca. Tenta di ottenere una cattedra al ginnasio della città ma la sua nota indole irredentista è causa di un netto diniego.

Sotto lo pseudonimo di Prete Pero, nel 1861 scrive per il giornale politico «Il tempo» di Trieste le Scorribande autunnali, in cui illustra diverse località dell’Istria e del Friuli, e Il purgatorio di padre Ireneo della croce. Visioni di prete Pero, scritti per cui (tra il 27 ottobre e il 5 novembre 1862) viene processato dal governo austriaco come collaboratore del giornale triestino, accanto ad Antonio Antonaz, redattore responsabile. Tedeschi e Antonaz sono accusati di perturbazione della pubblica tranquillità, sedizione ed offese alla religione. Tedeschi viene condannato a due anni di carcere, poi ridotti a due mesi di duro carcere con otto giorni di isolamento. L’anno successivo il triestino racconta i due mesi di reclusione nell’opera Due mesi in gattabuia. Memorie di prete Pero.

Nel 1863  Paolo Tedeschi viene sospeso a divinis dalla sua attività di predicatore, per il suo intransigente patriottismo. Allo scoppio della terza guerra d’indipendenza, nel 1866, il patriota triestino è accusato di azioni sovversive dalla polizia austriaca e viene bandito dalla città natale ed è costretto a scegliersi un altro domicilio a Firenze, allora capitale. In seguito, trasferitosi a Milano, abbandona l'abito sacerdotale e trova un impiego presso l’editore Lampugnani.

Ottiene una cattedra al Liceo comunale di Foggia nel 1867. Nel 1868 per intercessione di Ruggiero Bonghi, filologo e politico napoletano, ottiene la cattedra di Lingua e Letteratura Italiana al liceo comunale di Foggia. Tornato a Milano, il 23 settembre del 1869 sposa  la maestra Zaira Cairati. I coniugi si stabiliscono a Lodi dove, dal 15 di ottobre, Tedeschi diventa insegnante di lettere e pedagogia nella Scuola Normale Femminile. Dal 1881 è' direttore della Scuola Normale di Lodi (fino al 1894 o 1902?). Una delle sue alunne, Ada Negri, dirà di lui: "Insegna con fervore, con lentezza appassionata; e mentre insegna ha sempre l'aria di studiare e di imparare anche lui" (A. Negri, Stella mattutina,Roma-Milano, Mondadori, 1921).

Tedescjo alternava quindi l’attività di docente e gli studi pedagogici all’interesse letterario e alla collaborazione costante con numerosi giornali e riviste della penisola, tra i quali la «Favilla», «L’Alba», «Il cittadino», «Mente e cuore», «La ricamatrice», «Trieste letteraria», «Nuova antologia» e «Il pungolo».

Il 16 settembre del 1883 recita un'ode per l'inaugurazione del monumento a Vittorio Emanuele II presso il castello di Lodi, alla presenza di Re Umberto. Nel 1890 riceve la medaglia di bronzo nell’esposizione di architettura a Torino per i suoi scritti d’arte. Il 9 maggio del 1896 legge alla Deputazione storico-artistica lodigiana una relazione per il collocamento di una lapide commemorativa della pace di Lodi. E' lui stesso a comporne l'epigrafe: 

"Tra queste mura, Francesco Sforza -conciliante Fra Simone da Camerino- espugnata Costantinopoli dai Turchi, patteggiò con Venezia la pace di Lodi addì 9 aprile 1454. Strinse i Principi italiani in lega, onde ebbe quarant'anni di quiete la patria, libera da straniero dominio. Qui si addestrano ora nelle armi i difensori dell'italica indipendenza ed unità, che senno di popolo e valor militare sapranno mantenere".

La lettera di 12 marzo 1896 inviata dal Regio Provveditore agli studi di Milano alla Direttrice della Scuola (Eulalia Salvucci Manzotti), ha per oggetto una istanza presentata da un genitore contro l'insegnante di Italiano e di Pedagogia, prof. Paolo Tedeschi:

«Sarà bene che la Signoria Vostra inviti codesto professore ad usare parole meno aspre nel richiamare le alunne, non potendosi la parola "vagabondare" rivolgere a giovanette che frequentano la Scuola».

Nel 1900, pubblica un opuscolo intitolato «Di alcune opere di Callisto Piazza e di vari cimeli comprovanti a Milano». Il 30 settembre del 1902, all'età di settantacinque anni, Tedeschi cessa l'insegnamento nella Scuola Normale Femminile. Afflitto dalla cecità trascorre gli ultimi anni a Milano, accanto al figlio adottivo che lì esercita la professione medica. Il 2 giugno del 1907, al Teatro Gaffurio di Lodi,  si festeggia il V centenario della nascita di Maffeo Vegio.

Il 24 di maggio Paolo Tedeschi era stato invitato alla cerimonia dal Direttore della Scuola Normale Prof. Franzoni ma, non potendo partecipare per ragioni di salute, Paolo così  aveva risposto:

« ... Con lo spirito io sarò presente tra i miei colleghi e le mie vecchie scolare, ma la cecità  profonda che sempre più mi affligge e lo stato dei miei nervi eccitati, specialmente in questa stagione, mi impediscono assolutamente di mettermi in ferrovia e di affrontare sensazioni che sarebbero per me troppo vive. Io faccio voti perche i tre colori della nostra gloriosa Bandiera che la illustre Madrina consegnerà alla mia diletta Scuola diventino anche un simbolo della stabilità delle istituzioni e delle leggi scolastiche, e sia per la valida istruzione ed educazione delle nostre scolare ... »

Muore a Milano il pomeriggio del 31 maggio del 1911, dopo aver dettato le sue memorie. Nello stesso anno il Comune di Lodi fa collocare una lapide in via Legnano in suo ricordo nella sede della scuola in cui il triestino aveva insegnato per più di trent’anni.  con la seguente intestazione:

In questa Scuola il triestino
Prof. Paolo Tedeschi
insegnò dall’anno 1869 al 1902
infondendo nelle giovani anime femminili
- con la sapiente parola,
con l’esempio della nobile vita,
con  la fede indomata dell’esule -
il culto della Patria e della popolare educazione.
A cura del Comune di
Lodi, nel 3 dicembre 1911 

L'epigrafe rimase fino a quando venne ristrutturata la sede della vecchia scuola.

Opere: 

  • Ultime cartucce, memorie di P. Tedeschi,  manoscritto inedito conservato presso il Museo Civico di Storia ed Arte a Trieste.

  • 1863 - Due mesi in gattabuia, Herrmanstorfer (Trieste, 1863)
  • 1864 - Della chiesa universale ed italica e della chiesa particolare germanica: riflessioni, Herrmanstorfer (Trieste, 1864);
  • 1869 - Tra filo e filo, Treves (Milano, 1869);
  • 1872 - Storia delle arti belle raccontata ai giovinetti, Carrara (Milano, 1872);
  • 1872 - Risposta a due critici del Manzoni, Wilmant (Lodi, 1872);
  • 1876 - L’amico del maestro, Dell’Avo (Lodi, 1876);
  • 1876 - Cento anni dopo, Bortolotti (Milano, 1876);
  • 1877 - Graffiatine e carezze (versi), Dell’Avo (Lodi, 1877);
  • 1880 - Macchiette della emigrazione veneta (1859-1866), Dell’Avo (Lodi 1880);
  • 1880 - "Dagli Errori sull'Istria", articolo pubblicato nel periodico La Provincia dell'Istria (Capodistria, 1880). Un opuscolo di p. 46 in 8.º  Review by C. Cipolla in Archivio Veneto, p. 152-3.
  • 1889 - Manuale di pedagogia pratica, Dell’Avo (Lodi, 1889);
  • 1900 - Di alcune opere di Callisto Piazza e di vari cimeli lodigiani conservati a Milano, Dell’Avo (Lodi, 1900).

Altre opere:

  • 1882 - La base del piedestallo, bozzetto istriano, R. 1882, 175;
  • 1882 - Bozzetto, Con l'ultimat lira alla fiera delle cinque giornate, R. 1882, II., 40;
  • 1883 - Baffetti nascenti, Racconto. I., 21ò
  • ? - Contessa Matilde (novel)

Bibliografia:

  • Tranquillo Bacchia, "Paolo Tedeschi – notizie bio-bibliografiche" in Atti e memorie della Società Latriana di arch. E Storia patria, vol L .
  • Andrea Franzoni, Paolo Tedeschi, opuscolo pubblicato in occasione della commemorazione del prof.  P. Tedeschi  il 3 dicembre 1911 a Lodi, 
  • Istituto Magistrale Statale “Maffeo Vegio” di Lodi (a cura di), Centoventi anni di vita della nostra scuola (1860-1980), Lodi, Lodigraf, 1980

Tratto da:

  • http://www.maffeovegio.it/foto/foto.aspx?id=122&cat=Personaggi illustri
  • http://www.viaggioadriatico.it/ViaggiADR/biblioteca_digitale/autori/tedeschi-paolo/