Recensioni
Letteratura


Ho potuto incontrare davvero Fulvio Tomizza soltanto quando lui non c'era più...

Quella morte ha reso più povera la nostra lingua
da Sergio Fabbri

Non è facile parlare di una persona che... si stava per conoscere. Il rischio è quello di parlare più di noi stessi che di lui. Tuttavia, voglio correre il rischio. Poco più di un anno fa Fulvio Tomizza era nella nostra città, per un incontro con gli studenti del Liceo Scientifico "Einstein" al mattino e una presentazione del libro "Franziska" al pomeriggio presso la Libreria Luisè. Era il 16 febbraio 1998. Per uno di quegli eventi sincronici che ogni tanto fortunatamente ci capitano, scuotendo i blandi ritmi quotidiani, quel romanzo uscì proprio in un periodo nel quale, fremente, stavo per incontrare per la primo volta, dopo una ricerca relativamente lunga, i parenti sloveni di mia madre. Lo lessi più volte, avidamente, assaporando sino in fondo ogni riferimento riguardante la Slovenia. Ma oltre a questo, ebbi anche modo di essere catturato da uno scrittore pacato e cristallino, per il quale respirare e scrivere avevano evidentemente la medesima valenza. Gli inviai una lettera e lui gentilmente mi rispose, segnalandomi fra l'altro la sua venuta a Rimini e invitandomi a presentarmi a lui al termine della serata per una breve chiacchierata. In realtà, i toni usati da Tomizza per parlare del suo libro, insieme al sindaco Marino Vocci di Duino, e gli argomenti trattati (per esempio, la questione dei profughi istriani), seguiti da un partecipato dibattito, furono dal mio punto di vista così intensi, che non ebbi il coraggio alla fine di farmi avanti e di proferire delle banali parole quali: "Mi scusi, sono il Tal de' Tali..." Pensai che le occasioni per contattarlo nuovamente, per conoscerlo di persona, non sarebbero mancate. Chi è amante della buona lettura (e della scrittura) sente ogni tanto il recondito desiderio di un "padre letterario", di qualcuno che scriva in lingua italiana, che possa quindi costituire un riferimento linguistico autorevole, e verso il quale si possa alimentare il piccolo mito personale di un possibile incontro... Ma a una mia lettera successiva, ai primi di marzo di quest'anno rispose purtroppo di essere gravemente ammalato. Mi stupii molto nel vedere come, nonostante la drammatica situazione nella quale si trovava, avesse voluto comunque rispondere a quello che, probabilmente, era il meno importante dei suoi interlocutori. Scosso dalla notizia epistolare, mi misi a leggere una dopo l'altra alcune sue opere ("Nel chiaro della notte", appena uscito, e poi "La quinta stagione", "Gli sposi di via Rossetti"...), forse pensando inconsciamente che fosse un modo per potergli essere, da perfetto estraneo, vicino o addirittura d'aiuto! Poi, qualche settimana fa, proprio una mia zia slovena (conosciuta la scorsa estate) mi ha comunicato la morte di Fulvio Tomizza. Pochi giorni prima, in uno dei suoi romanzi avevo sottolineato questa frase: "Ogni morte avviene per rafforzare la vita".

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This page compliments of Marisa Ciceran

Created: Saturday, December 02, 2000. Last Updated: Thursday, May 22, 2008
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