Alida Valli
Prominent Istrians


Le memorie dell'ex ministro Taviani gettano luce sul delitto del 1953 che provocò un terremoto politico

Caso Montesi, Alida Valli alibi di Piccioni

1 aprile 1998

Mancava solo la grande diva dello schermo perché la trasformazione di un delitto d'epoca, il caso Montesi, da fatto di cronaca a set cinematografico fosse completata. Bene: con la comparsa all'orizzonte, dopo 45 anni, di Alida Valli, l'opinione pubblica può tornaread appassionarsi di una storia di sangue, sesso, incontri proibiti a base di droga e pesanti risvolti politici, che all'inizio degli anni 50 mostrò l'altro volto dell'Italia: quello del "vizio", appunto, ma anche degli intrighi del sottobosco del potere.Ma procediamo con ordine e cominciamo con il sospettato numero uno, Piero Piccioni, di cui si scoprirebbe che non c'entrava nulla con l'omicidio e lo scandalo. 

Quando morì la giovane romana Wilma Montesi, il figlio del ministro degli Esteri, il democristiano Attilio Piccioni, aveva un alibi: era in dolce compagnia della Valli. Lo sostiene il senatore a vita Paolo Emilio Taviani, collega di partito e di governo di Piccioni padre, nei suoi diari relativi agli anni 1953-54, che vedono ora la luce dalla casa editrice Il Mulino con il titolo I giorni di Trieste, in cui l'allora ministro della Difesa ricostruisce soprattutto, con documenti inediti, la conclusione delle trattative per il ritorno all'Italia della città giuliana. Si diceva dei risvolti politici del caso: il principale di questi fu appunto quello che costrinse il ministro Piccioni a dimettersi. L'11 aprile 1953 il corpo della ragazza fu ritrovato sulla spiaggia di Torvajanica. Secondo un memoriale consegnato mesi più tardi al ministro dell'Interno Amintore Fanfani, la Montesi fu uccisa da una dose di stupefacenti durante una festa a cui avrebbe partecipato anche il musicista Piero Piccioni. «Che la Montesi sia rimasta vittima di una disgrazia non ho alcun dubbio. Ma quale disgrazia? È assai probabile che la disgrazia sia stata un eccesso d'orgasmo», annotava Taviani il 17 marzo '54 quando lo scandalo infuriava «peggio che mai. Sono convinto che Piero Piccioni non c'entri per nulla nella vicenda Montesi. 

La sera in cui Wilma partì da Roma per Ostia, Piero era sulla costiera amalfitana e poi a Capri con la sua amante, Alida Valli. Il giorno successivo, Piero restò ancora laggiù; tornò dunque a Roma due giorni dopo la partenza di Wilma per Ostia e si mise a letto. Con la Valli Piero Piccioni non ha certo recitato dei rosari. Né la Valli era donna che si accontenti di ascoltare la musica di Piero Piccioni. Piero è tornato a Roma addirittura ammalato e non aveva la forza di correre a soddisfare l'altra presunta amante. Ma perché Piero Piccioni non ha subito detto che era fuori Roma nei giorni in cui morì la Montesi? Perché non voleva che il padre si amareggiasse venendo a conoscenza della sua relazione: una relazione di cui mezza Roma era al corrente e io avevo già appreso, prima che da altri, dagli autisti». 

È credibile questa versione? Si guardi ai fatti. Piero Piccioni non vuole che il padre venga a sapere della relazione: e, forse, nel contempo preferisce evitare una pubblicità spiacevole all'attrice. Ma riesce solo in questo secondo intento: perché al padre in realtà rovina la carriera. E, comunque, confessare un legame sarebbe stato anche per lui infinitamente meno grave che lasciarsi coinvolgere in un'affaire di droga. Proprio questo era del resto l'ingrediente più temibile: finora i grandi delitti erano stati o brutali carneficine che rievocavano i tempi di guerra (Rina Fort) o classici drammi della passione e della gelosia (Pia Bellentani). Con il caso Montesi la dolce vita faceva il suo ingresso nella cronaca: nera, per il momento.

Tratto da:

  • http://www.lapadania.com/1998/aprile/01/010498p14a1.htm


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Created: Wednesday, April 01, 1998. Last Updated: Saturday, August 08, 2015
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