Istrioto
Lingue in Pericolo



Santi Istriani
Proverbi ed aspetti tradizionali del folclore di Rovigno

san Barnab - San Barnaba, la cui festa ricorreva il 9 di giugno; - San Barnab, che u samanadi li vaghi a vad: San Barnaba, chi ha seminato vada a vedere l'esito (il raccolto), prov.; - San Barnab li sarieze u el bib: San Barnaba le ciliege hanno il verme, prov.

san Bartulumeo - San Bartolomeo, 24 agosto; - Sa la ven da San Bartulumeo, nu z altro ca la mizaricuordia d'Ideo: se fa brutto tempo il 24 di agosto, per il raccolto non c'e che da sperare nel buon Dio, proverbiale. Vi anche una variante laica: Sa la ven da San Bartulumeo, pietatela intul da dreo... ovvero se piove il giorno di San Bartolomeo te la prendi in quel posto, prov.

san Bastin - San Bastiano, ricorre il 20 gennaio. - San Bastian de: v a lavur puorco: San Bastiano dice, vai a lavorare porco, prov.;- San Bastian, cu la bora in man: san Bastiano, con la bora in mano, prov.; - San Bastian, cu la viula in man: san Bastiano, con la viola in mano, proverbio assai antico antecedente alla riforma gregoriana che spost la festivit del santo dal 30 al 20 gennaio, visto che il 20 gennaio ancora troppo presto perch tale timido fiore faccia capolino. Comunque il detto duro a morire tanto che nell'Agordino l'Anemone Hepatica viene detta tuttora Viola de san Bastian. Con maggior realismo a Portole vi il seguente detto: Una volta se diseva: San Bastian, co la viola in man... andela ancuo a trovar la viola se xe bon, ovvero Una volta si diceva: San Bastiano con la viola in mano... andatela oggi a trovare la viola se ne siete capaci.

san Cristfo - San Cristoforo. Il santo noto nell'iconografia come portatore del Bambino Ges, cos come dice il suo stesso nome.Vedi il seguente canto devozionale popolare:

San Cristufo grando e gruosso,
Ch'el purtiva el Signur nostro.
Signur nostro a la sintora;
Pardunansa, criatora.

Criatora biela e bona,
La tu veta z ona duona;
Ona duona de San Piiro,
Va sercando quisto e quilo.

San Cristoforo grande e grosso,
Che portava Nostro Signore.
Il Signore nostro alla cintura;
Perdono, bambinello.

Creatura bella e buona,
La tua vita una donna;
Una donna di San Pietro,
Va cercando questo e quello.

san da libarl escl. - invocazione, esclamazione, interiezione che vale l'italiano: mio Dio, gesummaria, mammamia, Dio ce ne scampi e liberi ecc.; - San da libaral! a u d un creco ca doti i viri u scantin ca pariva ca duviso ze in mele tuochi: mammamia!! caduto un fulmine cos vicino che il botto ha fatto tremare tutti i vetri tanto che sembrava che dovessero andare in mille pezzi; - San da libaral, dalibarinde da stu mal: Dio mio, liberaci da questo male! invocazione contro un possibile malanno o disgrazia incombente; Etim: questa tipica invocazione rovignese trova riscontro in Santa Liberata, che veniva invocata per esprimere un sollievo, la liberazione da un male qualsiasi;

san Damin - San Damiano;

san Dun - San Donato, 7 agosto; - San Dun, el tenpo lu u cuion: San Donato, il tempo lo ha fregato, proverbiale. Pare che il 7 di agosto segni una brusca interruzione del bel tempo;

san Fli - San Felice;

san Franssco - San Francesco, 4 ottobre;

san Giacmo - San Giacomo, 25 luglio; - San Giacamo dei Maloni, che nu u bretula z mincioni: san Giacomo dei meloni, chi non ha il coltello un cretino, cio era il tempo di raccogliere i meloni, e chi non ha il coltellino per tagliarli ... poco furbo, prov.;

san Giuzipe - San Giuseppe, 19 marzo; - San Giuziepe, l'anguziel movo el bieche: cio per san Giuseppe si possono pescare le aguglie grosse, prov.;

san Grigurio - San Gregorio, 12 marzo; - San Griguorio papa, li rundule pasa l'aqua: San Gregoria papa, le rondini attraversano il mare, cio il 12 marzo incominciano a tornare le rondini dal sud, prov.;

san Grispen - San Crispino, 25 ottobre; - San Grispen, la festa dei calighieri: san Crispino, festa dei calzolai, prov.;

san Izipo - San Giuseppe, vedi san Giuzipe;

san Loca - San Luca, 18 ottobre; - San Loca, li nispule sa mangioca: per San Luca si mangiano le nespole, prov.;

san Macrio - santo d'invenzione, costruito probabilmente sulla locuzione a mca, a sbafo, gratis. Vedi il proverbio: san Macario ga piaz a doti, ovvero sbafare piace a tutti, dall'espressione "magn a maca".

san Mrco - San Marco, 25 aprile. Questa data veniva dai tempi di Venezia festeggiata a Rovigno con delle scampagnate fuori porta, ed i ragazzi facevano dono alle loro amate del buculo, un bocciolo di rosa. La ricorrenza si legava con quella di San Giorgio, 24 aprile, co-patrono di Rovigno insiene a Sant'Eufemia. L'usanza di festeggiare San Marco venne mantenuta anche sotto l'Austria, ed in quella data, ancora per tutto l'ottocento, si avevano manifestazioni popolari a favore della Serenissima, al grido di: veva San Mrco! veva el lin! tanto vero che nel 1830-31, dopo gli avvenimenti di luglio con le sommosse in Romagna, il governo austriaco soppresse temporaneamente tale festivit e soprattutto proib gli evviva a San Marco. Manifestazioni che si ripeterono nel turbolento 1848. In seguito, pur non essendo considerato giorno festivo, venne concesso benignamente ai lavoratori dell'i.r. Manifattura Tabacchi di Rovigno ed ai vari impiegati comunali di uscire mezza giornata prima. Attualmente la repubblica italiana vi festeggia la liberazione. Per noi esuli non ci resta che continuare a festeggiare il nostro buon vecchio San Marco, visto che le nostre terre vennero liberate dai tedeschi solo per essere occupate dai titini. A questo proposito riporto questa salace strofetta di satira politica, in veneto, che circolava nell'Istria nell'800:

Co san Marco qua regnava,
se pranzava e se zenava;
coi Franzesi, bona gente,
pranzo s, ma zena gnente;
co la casa de Lorena,
no se pranza e no se zena.
Quando san Marco qua regnava,
si pranzava e si cenava;
con i francesi, buona gente,
pranzo s, ma cena niente;
con la casa di Lorena (Austria),
non si pranza e non si cena.

Poesiola invero un p troppo benevola con i rapaci francesi ed un p troppo severa con gli austriaci, evidentemente era nata nell'ambiente della borghesia filo-francese. E' interessante notare che questa estate scorsa (anno 1999) a Rovigno ho sentito la medesima strofetta con i riferimenti storici che da Venezia, Francia ed Austria erano stati aggiornati al Regno d'Italia, alla federazione Jugoslava ed alla Croazia di Tudjman lasiando ivariato il resto della strofetta.

San Marten - San Martino, 11 novembre; - San Marten z on bon cunpagno, i nu bivo si nu magno: San Martino un buon compagno: non bevo se non mangio, prov. Era un santo particolarmente caro alla devozione popolare rovignese, qui riporto alcune strofe in suo onore:

Ona vuolta a gira on santo puvareno,
A doti quanti la carit el ghe dumandava;
El gira cusse nodo e tapinielo,
Crido che del gran frido lo tremava.

Ningon nu viva cunpassion de ilo,
Muolti baroni i lu bufonava;
Talgia la priopia vesta San Marteno,
Mieza la ghe sea data al puvereno.

San Marten m'u manda qua,
Ch'i me f la carit;
Perch anca lo, quando el 'nde aviva,
A doti quanti el ghe la fiva.

Una volta c'era un povero cristiano,
A tutti quanti chiedeva la carit;
Era cos nudo e meschinello,
Credo che dal gran freddo lui tremava.

Nessuno aveva compassione di lui.
Molti baroni (ricconi) lo sbeffeggiavano;
Taglia la propria veste San Martino,
Mezza sia data al poveretto.

San Martino mi ha mandato qua,
Che mi facciate la carit;
Perch anche lui, quando ne aveva,
A tutti quanti la faceva.

san Mateo - San Matteo, la cua festa ricorre il 21 di settembre; - San Mateo, che bota in tiera spira in Deo: San Matteo, chi semina spera in Dio, prov.;

san Micil - San Michele, 29 settembre; - San Miciel, la marenda la v in sil: San Michele, la merenda va in cielo, cio addio merenda, dato che per l'accorciarsi delle giornate si saltava di dar la merenda ai lavoranti dei campi, com'era prassi nei mesi con pi ore di sole, e quindi con le giornate lavorative pi lunghe, vedi l'analogo proverbio italiano: Per san Luca la merenda perduta o nella buca. San Luca ricorre il 18 ottobre, da noi per le giornate accorciano prima per cui si passati a San Michele;

san Mudisto - San Modesto. Secondo la tradizione popolare questo santo aveva il compito di trovar marito alle ragazze da partito, vedi anche il seguente proverbio: - San Mudiesto, mandimelo priesto: San Modesto mandamelo presto (il marito), prov.;

san Ninculu - San Nicol, 6 dicembre, da noi era la festa dei marinai: San Ninculu da Bri, la fsta dei marinri, infatti la fraglia o Confraternita dei pescatori si radunava nella chiesetta a lui dedicata tra Zutalatena e I Squri ed in suo onore facevano festa grande con spari di murtalti. San Nicol per era per i bambini la festa principale, infatti era per noi come Babbo Natale, o santa Klaus, dato che i doni ai bambini venivano dati il 6 dicembre, che per i pi consistevano in genere di cche, narnse, mandareni, feghi dlsi e magra on tuco da mandulto. (noci, arance, mandarini, fichi dolci e magari un pezzo di torrone). Soltanto i figli dei siri avevavo in dono qualche giocattolo, mentre per chi era stato cattivo, ricco o povero che fosse, non mancava il carbone anche se molto spesso si trattava di socaro nro.

san Paganin 1. il giorno di paga, usualmente il 27 del mese; 2. persona che paga sempre; 3. nel gioco della tombola il numero 27;

san Palio - San Pelagio;

san Pulo - San Paolo, 25 gennaio; - Da li calenbre nu ma na incoro, basta ca Paulo nu viegno a scoro: delle calende non me ne curo, basta che il giorno di S. Paolo non venga scuro, non vi sia brutto tempo, proverbiale. Si traeva auspicio per i futuri dodici mesi dell'anno, dal tempo che avrebbe fatto in determinati giorni, o nelle due serie di 12 giorni antecedenti il 25 di gennaio, o nei dodici giorni antecedenti il Natale. Se per gli auspici erano infausti si ricorreva al giorno di S. Paolo a cui veniva data l'ultima parola, cosicch era detto anche S. Paolo dei Segni, vedi anche il proverbio istriano: San Paolo dei segni: piova: epidemia; caligo: carestia.

Sempre a tale proposito, ad attestare quanta fosse antica questa credenza, il Sanuto nei suoi Diari, alla data del 25 gennaio 1490 riporta il seguente detto in latino:

Clara dies Pauli largas fruges indicat annui;
si nix vel pluvia, designat tempora cara;
si fuerint venti, designat proelia genti;
si fuerint nebulae, pereunt animalia quaeque.

Inoltre, sempre nel veneto, i giorni di gennaio antecedenti a San Paolo, erano detti "zorni endegari" ovvero "giorni indicari" dato che fornivano l'indicazione degli elementi di predizione del tempo futuro, per il 25 gennaio era sempre quello decisivo:

No me curo de l'endegaro,
se'l d de San Paolo
no x n scuro n ciaro.

san Pero - San Pietro, 29 giugno, vedi san Piro;

san Pero in Vencula - San Pietro in Vincoli, la cui festa ricorre il 1^ agosto; - San Pero in Vencula, biegna cat fora la zbrencula: per San Pietro in Vincoli, cio per il primo di agosto, occorre tirar fuori il ventaglio per il caldo afoso che incomincia a fare, prov.;

san Piro - San Pietro, 29 giugno; - San Piiro, dezi senpro el viro: San Pietro, dice sempre il vero, proverbio che si dice per esempio quando dopo aver buttato a monte una partita, la ripetizione da sempre lo stesso risultato; - Ara ca sa ciama Piiro: guarda che si chiama Pietro, (e quindi me lo devi tornare indietro); - O doti da San Piro o doti da san Paulo: o tutti di san Pietro o tutti di San Paolo, tale detto proverbiale fa probabilmente riferimento ad un gioco dei fanciulli rovignesi detto panti panti. In tale gioco i ragazzi dovevano passare sotto l'arco formato dalle braccia di due giocatori che rappresentavano i due santi, che ogni volta catturavano l'ultimo della fila facendolo scegliere da che lato schierarsi con la frase: o da san Piro o da san Pulo (S. Paolo). Vi da dire che in tale gioco la schiera dei ragazzi che aveva scelto S. Pietro rappresentava quelli che vanno in paradiso e quella di S. Paolo quelli che vanno in inferno. Quindi il significato ultimo di tale proverbio dovrebbe essere che si finisce o tutti in paradiso o tutti in inferno;

san Prti - San Proto;

san Sirvolo - S. Servolo, noto per aver dato il nome a uno dei manicomi di Venezia, da cui il detto: I mati st ben a San Siervolo: i matti stanno a San Servolo, prov.;

san Simn - San Simone, 28 ottobre; - San Simon, squarso li vile e ronpo el timon: San Simone, squarcia le vele e rompe il timone, prov.; - San Simon, ona vuolta paron: San Simone, una volta per ciascuno, prov.; - San Simon, dalibarime da stu ton, dalibarime da sta sata, Santa Barbara banadeta: San Simone, salvami dal tuono, salvami dal fulmine, Santa Barbara benedetta. Si tratta di un tipico scongiuro usato in caso di tempesta con tuoni e fulmini, prov.;

san Siprin - San Cipriano;

san Tumn o san Tum - San Tommaso;

san Ven - San Vito, 15 giugno; - San Ven, mandime on bon maren; San Mudiesto, mandimalo priesto; Santa Crisnsia, s'el z catevo, c'abia pasinsa (i fgo sensa): san Vito, mandami un buon marito, San Modesto, mandamelo presto, Santa Crescenza, se cattivo che abbia pazienza (faccio sensa), prov.;

san Vinsnso - San Vincenzo, la cui festa ricorre il 22 di gennaio; - San Vinsenso, gran friscora; San Lurenso, gran caldora, l'ono e l'altro puoco dora: San Vincenzo, grande freddo; San Lorenzo, grande caldo; tutti e due durano poco, proverbiale. Cio sia il gran freddo del 22 gennio, che il gran caldo del 10 di agosto, hanno breve durata;

san Zan o san Zune o san Zuvne o san Zuni - San Giovanni, 24 giugno. Anche a Rovigno la festa di San Giovanni aveva una sua valenza magica, almeno nelle credenze del popolino, infatti tale notte era indicata per compiere sortilegi, o cercar di sapere il futuro. In particolare a Rovigno come ci racconta il cronista Antonio Angelini, nella festa di San Giovanni Battista, la notte del 24 giugno, in particolare presso l'omonima chiesetta tenuta in Jus patronato dalla famiglia Angelini: "Una volta e sino all'epoca francese anche qui tutta la notte della vigilia di questo Santo si suonavano a festa le campane del Duomo, e si facevano baldorie di popolo, e dalle ragazze si giuocava in varie prove, non senza odor di superstizione, la ricca o povera condizione del loro futuro fidanzato: gioco che sebbene non pi generalm.e usasi come una volta, pure tanto qui che in altri luoghi dell'Istria da talune si pratica". Una traccia di questa antica usanza questa tradizionale strofetta istriana:

San Giuvani Batista
Apostolo Evangelista
Protetor de le vedovele
Paron de le donzele
V che semen per tuti
Semen anca par mi
Che doman savar
Chi sar mio mar.
San Giovanni Battista
Apostolo Evangelista
Protettore delle vedovelle
Patrono delle fanciulle
Voi che seminate per tutti
Seminate anche per me
Che domani sapr
Chi sar mio marito.

Un'altra tipica tradizione erano i fuochi di San Giovanni, che al solito avevono lo scopo di allontanare i cattivi influssi di questa notte particolare, uno dei punti nodali del calendario astrale; - La nuoto da San Zuvane a sa bruzava fasene da mangrez: la notte di S. Giovanni si bruciavano fascine di elicrisi;

san Zrzi - San Giorgio, primo patrono di Rovigno, in seguito co-patrono con Sant'Eufemia, che lo ha un p soppiantato nella devozione popolare. Dallo stemma del santo, croce rossa in campo bianco, come appunto la bandiera di Genova o dell'Inghilterra che lo hanno come patrono, deriva lo stemma e la bandiera di Rovigno, con per la variante che l'asse verticale della croce leggermente obliqua, forse perch ripreso da uno scudo convesso. La sua festa ricorre usualmente il 23 aprile, ma tradizionalmente a Rovigno veniva festeggiata il 24 aprile cos da unirlo ai festeggiamenti per san Marco (25 aprile). In quei due giorni vi era l'uso di fare delle scampagnate fuori porta;

san Zosto - San Giusto, 2 novembre, protettore di Trieste; - San Zosto, l'uoio z doto: per san Giusto, l'olio tutto, prov.;

sant'Antugno - sant'Antonio (da Padova). Santo molto amato dal popolo rovignese e molti per devozione ne portavano la medaglietta al collo. - El purtiva senpro al cuolo ona cadanena da uoro cul sant'Antuogno ca ga viva rigal su santula: portava sempre al collo una catenina d'oro con la medaglione raffigurante sant'Antonio che gli aveva regalato la sua madrina di battesimo;

sant'Ilea - Sant'Elia, a cui la devozione popolare attribuiva in particolare la facolt di far piovere, per cui era particolarmente venerato dai contadini, che gli si rivolgevano con confidenziale venerazione quando da troppo tempo non pioveva:

Sant'Ilea, chi fivi ca nu piovo?
La gierba 'nde se sica, li pigure 'nde moro.
Sant'Elia, che fate che non piove?
L'erba ci si secca, le pecore ci muoiono;

sant'Ufimia - Santa Eufemia, patrona di Rovigno insieme a san Giorgio. La santa viene festeggiata il 16 di settembre. - Par Sant'Ufiemia, scuminsia li vandime: al giorno di Sant'Eufemia iniziano le vendemmie, prov. A lei dedicato il bel Duomo a Mnto che domina la citt, bella costruzione settecentesca consacrata al culto il 26 settembre 1756, e dal cui campanile svetta la statua bronzea della santa quasi a vegliare su i suoi fedeli. La statua cava e posta su perni girevoli, che allo spirare dei vari venti si muove fungendo per i pescatori da... santa banderuola segnavento. Oltre che dai rovignesi, la santa era molto venerata in tutta l'Istria, soprattutto dagli slavi delle campagne. Riporto qui una poesia del poeta Biagio Marin, che considerato tra i maggiori poeti dialettali del '900 italiano, naturalmente la poesia nel dolce e liquido dialetto di Grado:

Santa Eufemia de Rovigno
Santa Eufemia se svegia su l'altura
- ciusa ne l'arca la durmiva in pase -
scoltando 'l vento novo tra le case
e fmene cant la fioridura.

Sogni de paradiso qii de avril,
c le pute xe sangue de roseri,
e vien da largo intorno el canpanil
el maestral co' svuli de sparvieri.

Vigniva alora zo dai sieli d'oro
anzuli alegri e ninbi, a refole
e i porteva la Sante per le stre
fra sede e drapi, propio in bussintoro.
Soto quel svolo dute le marine
osaneva de sol, de re de l'onde,
e le fiole, le more e quele bionde,
gole d'rdole gera, cantarine.

Ela passeva ariosa e pur umana,
felisse de 'v 'l cuor de la so zente:
l'amor incra el tireva l'alsana
e la nave 'rivagia da l'oriente.
Po la Santa turneva drento l'arca,
quela del paradiso e del so ben;
e Ruvigno la gera la so barca
che navegheva senpre un mar seren.

Santa Eufememia di Rovigno
Santa Eufemia si sveglia sull'altura
- chiusa nell'arca dormiva in pace -
ascoltando il vento nuovo tra le case
e le donne cantare la fioritura.

Sogni di paradiso (son) quelli di aprile,
quando le ragazze sono sangue di roseti
e giunge da lontano intorno al campanile
il maestrale con voli di sparvieri.

Venivano allora gi dai cieli d'oro
angeli allegri e nembi, con refoli di vento,
e portavano la Santa per le strade
fra drappi di seta, proprio un bucintoro.
Sotto quello svolo tutte le mattine
osannava di sole, di riso l'onde,
e le bimbe, le more e quelle bionde,
erano gole d'uccellini, canterine.

Lei passava ariosa eppure umana,
felice di vedere il cuore della sua gente:
l'amore ancora tirava l'alzana
e la nave arrivata dall'oriente.
Poi la Santa tornava dentro l'arca
quella del paradiso e del suo bene;
e Rovigno era la sua barca
che navigava sempre in un mar sereno.

Per Sant'Eufemia si teneva anche una grande fiera che richiamava gente da tutta l'Istria, e che culminava con la processione dietro il corpo imbalsamato della santa. Qui di seguito riporto l'Inno ufficiale dedicato alla Santa che si cantava nel Duomo di Rovigno nella grande festa che si teneva in suo onore. Si tratta di un Inno che risale almeno ai primi del XIX secolo:

Oh, qual stile, qual dolce favella
tanta gloria potrebbe cantar
il tuo esempio invincibil donzella
chi potrebbe oggid seguitar.

Forte l'alma quand'arde d'amore
per colui che redenti ci f.
Tu spezzasti i tormenti, il dolore
a soffrir nuova forza ti di.

Tu vincesti le fiamme, le ruote
delle belve il selvaggio furor.
I supplizi pi orrendi che puote
inventare un satanico cor.

Lei li affronta ridente e sicura
e raddoppia la fede e l'ardor,
gli strumenti d'orribil tortura
polce innocua li rende il Signor.

Oh, qual stile, qual dolce favella
anta gloria potrebbe cantar
il tuo esempio invincibil donzella
chi potrebbe oggid seguitar.

Fa quel soglio ove siedi beata
Santa Eufemia Patrona fedel
per quel popolo che tanto t'ha amata
deh, tu prega propizia dal ciel.

snta Barbra - Santa Barbara, la cui festa ricorre il 4 dicembre, protettrice delle persone che rischiano la vita con gli esplosivi, e a Rovigno invocata anche in caso di tempeste per proteggersi in particolare dai fulmini:

Santa Barbara e San Simon, dalibarende da stu ton,
Dalibarende da sta sata, Santa Barbara banadta:

ovvero:

Santa Barbara e San Simone, liberateci da questo tuono,
Liberateci da questa saetta, Santa Barbara benedetta.

vi un proverbio analogo in italiano:

Santa Barbara benedetta, liberaci dal tuono e dalla saetta
Gez Nazareno, liberaci dal tuono e dal baleno.

snta Bibina - santa Bibiana, 2 dicembre; - Sa piovo el de da Santa Bibiana, piovo quaranta de e ona satamana: se piove il giorno di santa Bibiana, piove per quaranta giorni ed una settimana, oppure: Sa piovo el de da Santa Bibiana, piovo quaranta de e ona satamana par ona su zarmana;

santa Catarena - Santa Caterina, 25 novembre; - Santa Catarena, el giaso par marena: Santa Caterina, il ghiaccio in marina, cio il 25 novembre faceva talmente freddo... da ghiacciare anche la marina, prov. Riporto qui di seguito una giaculatoria devozionale rovignese sulla santa:

Vuojo cant ona nuobile dutrena,
D'ona devuota Santa Catarena:
E puovara, urfaniela, pichinena,
Z stada sensa pare e sensa mare,
Sensa ningon de lo su parentado.
Li pagani la fise dumandare:
"Catarena, te vosto maridare?"
"Nu me maredo n cun torchi, n cun pagani,

Nemieno cun fidij boni cristiani;
Vuoi iessi spoza del filgiol d'Ideo.
Devuota de la Virgine Marea..."
Quando che li pagani sento quisto,
Fise pilgi la biela Catarena;
La fise meti in la scora prigione,
Duve che stansia i serpi e li dragoni.
A cao a siete ani e siete giuorni,
Zemo a vidi la biela Catarena;
Si la z muorta, scuven la prigione,
Si la z veva, la lassaremo stare.
La z pion bianca che la no e 'l lato,
Pion frisca de la ruza in su la spena;
Pion zguarda che lo el sango de dragone,
Catarena z muorta in urasione.

Voglio cantare una nobile dottrina,
Di una devota Santa Caterina:
E povera, orfanella, piccolina,
E' rimasta senza padre e senza madre,
Senza nessun del suo parentado.
I pagani le fecero domandare:
"Carerina, ti vuoi sposare?"
"Non mi sposo n con turchi, n con pagani,

Nemmeno con dei fidi e buoni cristiani;
Voglio esser sposa del figliolo d'Iddio.
Devota della Vergine Maria..."
Quando i pagani sentono questo,
Fecero prendere la bella Caterina;
La fecero mettere nell'oscura prigione.
Dove stanno serpenti e dragoni,
Dopo sette anni e sette giorni,
Andiamo a vedere la bella Caterina;
Se morta, ripuliamo la prigione,
Se viva, la lasciamo andare.
Lei pi bianca della neve o del latte,
Pi fresca della rosa sul roseto;
Pi sgargiante che il sangue del dragone
Caterina morta in orazione.

snta Fimia - uno dei tanti modi di scrivere il nome della nostra cara patrona Sant'Eufemia. snta Fsca - Santa Fosca, 13 febbraio; - Santa Fusca, la ronpo el giaso cu la ruca: Santa Fosca, rompe il ghiaccio con la roncola, ovvero il 13 di febbraio incomincia oramai a sgelare, prov.;

snta Lura - modo scherzoso per indicare il giorno lavorativo, chiaramente per l'assonanaza del nome Laura con il termine rovignese lar, lavoro; - Nu puoi f masa tardi parch duman a z santa Laura: non posso fare troppo tardi perch domani un giorno lavorativo, ho da lavorare;

snta Lusea - Santa Lucia, la cui festa ricorre il 13 dicembre; - Santa Lusea, el pion pecio de ca sea: Santa Lucia, il pi piccolo d che ci sia. Proverbio assai antico, antecedente alla riforma gregoriana del 1582, in cui il solstizio d'inverno venne fissato il 21 dicembre. Secondo i calcoli daterebbe tra il 1325 ed il 1350, periodo in cui il solstizio d'inverno cadeva appunto il 13 di dicembre.

snta Mandalna - Santa Maddalena, la cui festa ricorre il 22 di luglio; - La Mandalena, la nuziela piena: al giorno di santa Maddalena le nocciole sono mature, prov.; Riporto qui una giaculatoria devozionale dedicata alla santa:

Vuojo cant na biela urasione,
Li parte de Marea Mandalena
Quando su pare gira per murere,
El g lassiato on biel castielo d'uoro,
On biel castielo d'uoro e anche d'arzento.

Marea Mandalena in nel castielo,
La vido el bon Gizo che loi passava;
De la verguogna la se tera indrento.
El bon Simon che deze: Chi z quila?
"Marea Mandalena pecatrese."
E la se meto a pianzi e lagremare,
De lagreme la fiva ona funtana,
Per lavaghe li piedi a nostro Signure.
La nu truva n manto n tuvaja,
Per sugaghe li piedi al nostro Signure,
Cu li bionde drisse la li sughiva.
"Me volgio f ona granda pinitensia."
"Chi pinitensia vostu Mandalena?"
"Int'ona scora gruota me andarea.
N puorte n finiestre che nun sea."
"Duve ti durmiravi, o Mandalena?"
"Son quila noda tiera i durmirea."
"Cuossa ti mangerea, o Mandalena?"
"De quila croda gierba i mangerea."
"Cuossa ti bevarea, o Mandalena?"
"On pu de aqua salsa i bevarea."
Fineta z l'urasion di Mandalena,
Int'ona scora gruota la stansiava.

Voglio cantare una bella orazione,
Che parla di Maria Maddalena.
Qunado suo padre stava per morire,
Le ha lasciato un bel castello d'oro,
Un bel castello d'oro ed anche d'argento.

Maria Maddalena nel castello,
Vede il buon Ges passare;
Di vergogna si tira indietro.
Il buon Somone dice: hi quella?
"Maria Maddalena peccatrice."
E lei si mette a piangere e lacrimare,
Di lacrima faceva una fontana,
Per lavare i piedi a nostro Signore.
Non trova n manto n tovaglia,
Per asciugare i piedi al nostro Signore,
Con le bionde trecce lei li asciugava.
"Io voglio fare una grande penitenza"
"Che penitenza vuoi fare Maddalena?"
"In una scura grotta io andrei.
Che non abbia n porte n finestre."
"Dove dormirsti, o Maddalena?"
"Su quella nuda terra io dormirei"
"Cosa mangeresti, o Maddalena?"
"Di quell'erba cruda io mangerei."
"Cosa berresti, o Maddalena?"
"Un p d'acqua salsa io berrei."
Finita l'orazione di Maddalena,
In una scura grotta lei abitava.

snta Preta - Santa Brigida;

sant'Ana - Sant'Anna;

santna s.f. - fame, fame intensa; - El u santana: morto di fame; Etim.: nel triestino: "Bater sior'Ana", ha identico significato, ma vi nel triestino anche l'espressione "Andar a santa Ana", che vuol dire morire, finire al cimitero, dato che a tale santa era dedicato il Camposanto di Trieste, significato questo che naturalmente non esiste in rovignese. Il comune significato di fame si deve al fatto che sant'Anna la patrona dei poveri;

snto s.m. e agg. - santo; - Cu i santi sa movo, da sigoro a piovo: quando i santi si muovono certamente piover, prov.; - Par ze z, doti i santi giuta, par ze son, on sul: ad andare gi tutti i santi aiutano, per andare s, soltanto uno, prov.; - A nu sa vol cridi al santo, sa nu sa vido el miraculo: non si vuole credere al santo se non si vede il miracolo, prov.; - Par i santi tera fora i guanti: per la festa di tutti i santi, primi di novembre, tira fuori i guanti, cio preparati per l'inverno, prov.; - Ca santo sa fistigia ancuo?: che santo viene festeggiato oggi?. Riporto qui un elenco di sante, una sorta di giaculatoria popolare in cui, stranamente, manca la patrona di Rovigno:

Marea Giacuobe, Aghita, Lusea,
Agnize, la biata Catarena;
Sant'Ana, che fo madre de Marea,
E nuona de la Maist divena.
Ciara, Puluonia, Ruza, Nastazea;
Barbara, Durutia, Flavia, Cristena,
E Ursula cu li cunpagne sante,
Che per Cresto muriva dote quante.
Maria (di) Giacobbe, Agata, Lucia,
Agnese, la beata Caterina;
Sant'Anna, che fu madre di Maria,
E nonna della Maest divina.
Chiara, Appollonia, Rosa, Anastasia;
Barbara, Dorotea, Flavia, Cristina,
Ed Orsola con le compagne sante,
Che per Cristo morivano tutte quante.

Etim.: dal lat. Sanctus;

Sntu Stifano - Santo Stefano, la cui festa ricorre il 26 dicembre; - A Santu Stiefano, premo giuorno da frido, i viendi ziro gradi. La brizena la viva cuvierto i tieti e li canpagne ca pariva ca fuoso caioda la nio: a San Stefano, primo giorno di freddo, avevamo zero gradi. La brina aveva ricoperto i tetti e le campagne che sembrava che fosse caduta la neve;


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Created: Wednesday, January 5, 2000; Last updated: Wednesday, July 21, 2010
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