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I dialetti istrioti in Istria
Sotto l'aspetto geografico l'Istria è un territorio relativamente
piccolo, dove da secoli interferiscono diversi idiomi. Ci vivono
parlanti di due famiglie linguistiche: quella slava e l'altra romanza.
Vengono usati lo sloveno, il croato, il montenegrino, l'istroveneto,
l'istrorumeno e l'istrioto.
Il gruppo dell'istrioto oggigiorno è molto venetizzato. Si è
conservato solo in sei località dell'Istria sud-occidentale ed è
l'unico idioma autoctono che si sia conservato nell'Istria. Le sei
località sono: Valle, Rovigno, Dignano, Sissano, Fasana e Gallesano. In
nessuna viene chiamato istrioto. A Dignano lo chiamano bumbaro, a Valle
vallese, a Rovigno rovignese, a Sissano sissanese, a Fasana fasanese e a
Gallesano gallesanese.
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Non avendo un nome comune, sono stati gli
studiosi ad ideare la sua denominazione.
Il primo ad usare il termine istrioto è stato Graziadio Isaia
Ascoli, fondatore della glottologia italiana nella seconda metà del XIX
secolo. Ed è stato lui a percepire per primo la particolarità delle
parlate istriane che con i loro tratti specifici si stinguono dal
friulano e dal veneto.
Nella descrizione dei dialetti italiani egli ebbe dei predecessori ed
il più illustre fu Dante Alighieri con il De Vulgari eloquentia.
L'Ascoli, nell'individuare queste parlate romanze nell'Istria, dà loro
il nome di istrioto, conforme al veglioto dell'Impastrani.
Lo studio dei dialetti viene continuato da Antonio Ive, nativo di
Rovigno, coi Canti popolari istriani del 1877. Nel secondo capitolo
del libro, con un metodo storico-comparativo rappresenta il vocalismo del
dialetto rovignese.
Nei Saggi di dialetto rovignese, Trieste, 1888, Ive afferma che
il dialetto è parlato da circa 10.000 abitanti di Rovigno, però che il
vecchio dialetto rovignese perde terreno di giorno in giorno cambiando
gradualmente.
Nei Dialetti ladino-veneti dell'Istria, Strasburgo 1900, Ive
esamina il sistema fonetico, morfologico, sintattico e lessicale di ogni
singola località d'istrioto ed inoltre quello di Pirano e Pola. Il titolo
dell'opera ci indica il nome che l'autore erroneamente attribuisce al
dialetto: ladino-veneto.
Matteo Bartoli nelle Due parole sul neo latino indigeno di Dalmazia,
Zara, 1900, annota che in Istria si parlano due dialetti italiani: il
veneto e l'istriano. L'autore afferma: "L'istriano è il dialetto
indigeno che si parla ancora specialmente dal popolo, a Rovigno, Dignano,
Fasana. È un dialetto a sè, italiano (e non ladino...). L'istriano è
appunto il dialetto che, come dialetti istrioti si accenna nel testo,
presenta dei punti di contatto (notevolissimi, se non numerosi)
coll'abruzzese, il tarantino, il dalmatico ecc. Ma fu quasi sfigurato
dalle fortissime immissioni di veneto e conserva solo tanto della propria
fisionomia da non esser compreso dai vicini Veneti."1
Nell'opera Alle porte orientali d'Italia, Torino, 1945, Bartoli
conferma la sua tesi della genesi dell'istriano di Rovigno e Dignano. È
un dialetto preveneto e in queste due città è sopravvissuto
all'incalzare del veneto che l'ha modificato profondamente.
Ci sono altri linguisti che hanno usato diversi nomi per l'istrioto.
Pier G. Goidanich usa per il nome dei dialetti il termine illiro-italici:
"Sotto questo nome (illiro-italici) andarono compresi anche il
dalmatico, il veglioto e forse ancora anche 1'istrioto."2
Clemente Merlo lo chiama istriano: "Vive pur sempre un dialetto
diverso dal veneziano, un tempo certo esteso a tutta l'Istria meridionale.
Lo si suol chiamare istriano ed è qualcosa d'intermedio tra il ladino e
il neo-latino dell'Illiria o dalmatico".3
Alla vecchia generazione di studiosi che hanno studiato i dialetti
istrioti nella prima metà del XX secolo, appartiene anche il grande
linguista croato Petar Skok che li ha denominati istroromanzi. Nell' opera
Dolazak Slovena na Mediteran, Spalato, 1934, ha esposto il suo
pensiero. Lo studioso ritiene l'istroromanzo molto più vecchio del
veneto. Nella Rijecka revija, 1953, egli indica un importante
problema linguistico non studiato ancora, cioè la connessione del
veglioto con il rovignese in base ai dittonghi in sillaba tonica. Nei Toponomasticki
problemi, 1956, Skok sostiene che l'istroromanzo a Dignano sia stato
introdotto dal suo centro d'irradiazione, vale a dire da Rovigno.
Giuseppe Vidossi, istriano, dapprima nel 1900 accetta l'opinine del
Bartoli. Più tardi abbandona questa teoria come il Bartoli stesso.
Vidossi sostiene che i dialetti istrioti si siano sviluppati nella parte
centrale e meridionale della penisola istriana indipendentemente dal
friulano e dal dalmatico:" Linguisticamente, mentre nella più parte
delle province d'Italia si parlano soltanto varietà appartenenti a un
unico sistema, e cioè al sistema italiano, nelle province che
costituiscono l'Istria, paese di confine, alle varietà appartenenti al
sistema italiano se ne aggiungono altre appartenenti a sistemi diversi. La
carta linguistica dell'Istria riesce pertanto molto più screziata di
quelle d'altre province, e più screziata ancora se, oltre alle varietà
parlate tuttora, vi segnamo quelle estinte in tempi non lontani. (...)
L'istriano, chiamato da alcuni istrioto, che si parla tuttora a Rovigno,
Dignano e Fasana, meno schiettamente a Sissano, Gallesano e Valle,
nell'Istria meridionale e dovette un tempo essere diffuso anche
nell'Istria centrale."4
Tuttavia non ha dato il suo giudizio sicuro, concludendo in Alle
porte orientali d'ltalia: "Il velo che ricopre le fasi più
antiche del romanico d 'Istria non è stato finora squarciato, e quelle
fasi rimarranno forse ancora a lungo - ma confidiamo non per sempre - un
mistero."
Carlo Tagliavini in Le origini delle lingue neolatine, Bologna,
1952, separa l'istrioto come dialetto italiano settentrionale a parte. Il
linguista annota che "(...) Col nome di dialetti settentrionali o
alto-italiani intendiamo i dialetti gallo-italici, il Veneto e
l'Istriano"5 e confuta la
tesi di P. Ive, sostenendo: "Ormai ridotti in un esiguo territorio
dall'incalzare del Veneto (e in parte anche dai dialetti slavi) sono i
dialetti istriani o istrioti, parlati oggi a Rovigno, Dignano e nei
villaggi di Valle, Fasana, Gallesano e Sissano. Essi presentano delle
caratteristiche prevenete arcaiche (come le dittongazioni i>
éi p.es. déigo
< dico, séimizo <cimice
(m) ecc. e u>òu, p.es. dòuro<duru(m),
lòuna<luna
ecc.) che non possono dirsi ladine, come l'Ive che era nativo di Rovigno
ed è stato il più benemerito studioso di questi dialetti sulla fine del
secolo scorso ha creduto chiamando l' Istriano o Istrioto
"Ladino-veneto", perchè la concordanza fra l'Istriano e il
Ladino "sono per la massima parte, accordi nella conservazione di
fenomeni latini e non innovazioni parallele, dei caratteri peculiari del
Ladino, nessuno è comune all 'Istriano."6
Uno tra gli studiosi che maggiormente si è dedicato allo studio
dell'istrioto nella seconda metà del secolo scorso è stato Mirko
Deanovic dell 'Università di Zagabria. Negli anni cinquanta, quando si
pubblicano i suoi primi lavori, lo parlano circa cinque mila persone.
Deanovic ritiene che non sia possibile classificare l'istrioto nel sistema
veneto (italiano), friulano (Iadino) oppure veglioto (dalmatico).
L'istrioto si sarebbe staccato dal resto della Romania con l' arrivo degli
Slavi tra gli anni 600 e 800. Essi, inserendosi a forma di cuneo
nell'Istria, divisero in due le popolazioni ladine della penisola: nella
parte settentrionale che in seguito sviluppò il friulano e nella parte
meridionale dove restarono gli altri Istriani latini.
Essendo isolati, quest'ultimi avrebbero formato fin dal Medioevo dal
latino volgare una propria parlata particolare, autoctona che si
distingueva dagli altri idiomi neolatini.
Questo linguaggio antico con l'andar dei secoli risentì del dilagarsi
del linguaggio veneto e in minor misura nel lessico dei dialetti slavi. Il
dialetto perse terreno ed anche tratti specifici. Nel 1954 Deanovic dedica
un manuale al dialetto di Rovigno. Pubblica l'Avviamento allo studio
del dialetto di Rovigno d'Istria, proponendosi di attirare
l'attenzione dei giovani studiosi. La pubblicazione comprende tre parti:
la grammatica con la fonetica, morfologia e sintassi, i testi raccolti,
proverbi, fiabe, canti popolari rovignesi e infine un glossario. I due
italianisti che eccellono nella conoscenza della situazione linguistica in
Istria negli ultimi tempi sono il dott. Zarko Muljacic e il dott. Pavao
Tekavcic.
Zarko Muljacic si è occupato dell'istrioto nell'ambito dello studio
del dalmatico. Anche se secondo lui l'istrioto non fu parte né del
dalmatico né del friulano né del veneziano veneto, la sua tesi non
combacia con quella notissima di M.Deanovic.
Pavao Tekavcic e sicuramente il miglior conoscitore dei dialetti
istrioti. Iniziando come assistente di M. Deanovic si è soffermato per
decenni sullo studio di essi. Ha pubblicato numerosi brillanti articoli di
fonologia, morfologia, semantica e lessicologia dei dialetti istrioti con
speciale riguardo a quelli di Dignano e Rovigno. Più di vent'anni fa
proponeva un atlante linguistico istriano. Il suo proposito si è avverato
con la pubblicazione dell'Istriotski lingvisticki atlas - Atlante
linguistico istrioto nel 1998, sorto dalla collaborazione del dott. Q.
Filipi della Facoltà di filosofia di Pola e F. Crevatin di Trieste. Altri
valorosi contributi alla conservazione del dialetto istrioto di Dignano
sono stati la pubblicazione del vocabolario del dignanese-italiano di
Giovanni Andrea Dalla Zonca, grazie al lavoro svolto da Miho Debeljuh e di
quello di Flavio Forlani Par tere e vedurni, saggio di terminologia
botanica dignanese. Nel 1986 esce il Dizionario del dialetto di
Valle d'lstria di Domenico Cemecca.
Grazie ad Antonio e Giovanni Pellizzer nel 1992 viene pubblicato il
vocabolario del dialetto di Rovigno.
Conclusione
Gli idiomi istrioti sono in grande crisi. Vivono soltanto nella vecchia
generazione di parlanti in sei località a sud-ovest dell'Istria. I
giovani perloppiù non li conoscono ne li usano tra di loro o con i vecchi
che sono bilingui e/o plurilingui. Usano l'istrioveneto o il croato che li
soppianterà in un futuro non lontano. L'istrioto come il più antico
dialetto autoctono degli abitanti romanzi va registrato e tolto all'oblio
prima che muoia, preso dai processi di cambiamento. Ha iniziato a
scomparire sotto l'attacco di Venezia nel XIII secolo ed ha subito il
colpo più duro con l'esodo dopo la seconda guerra mondiale, quando i
parlanti se ne sono andati in Italia.
Oggi è attaccato soprattutto dall'educazione e dai mass media, come
pure da ragioni sociolinguistiche per le quali vengono abbandonati i
dialetti come processo generale.
Note:
- 1 - M. BARTOLI, Due parole sul neolatino indigeno di Dalmazia,
Zara, 1900;
- 2 - .G. GOIDANICH, "L'origine e le forme della dittongazione
romanza", Bh. 5 ZRPh, Ha1le, 1907, p. 144 ;
- 3 - . MERLI, Terre e nazioni, Milano, 1937, p.18;
- 4 - BARTOLIG. VIDOSSI, Alle porte orientali d'Italia,
Torino, 1945, pp. 60-61;
- 5 - C. TAGLIAVINI, Le origini delle lingue neolatine,
Bologna, 1964, p. 338;
- 6 - Ibidem, p. 342.
Bibliografia:
- G. BARTOLI-G. VIDOSSI, Alle porte orientali d 'Italia,
Torino, 1945;
- M. BARTOLI, Lettere giuliane, Capodistria, 1903;
- IDEM, , Roma, 1919; Lettera glottologica di M C. Bartoli a un
collega transalpino
- D. CERNECCA, Dizionario del dialetto di Valle d'Istria,
Trieste, 1986;
- G.A. DALLA ZONCA, Vocabolario dignanese-italiano, Trieste,
1978;
- M. DEANOVIC, Istroromanske studije, JAZU, 1955;
- IDEM, "Sto je istroromanski govor", Republika,
Casopis za knjizevnost i umjetnost 2/3, Zagreb, veljaca-ozujak 1954;
- IDEM, Avviamento allo studio del dialetto di Rovigno d'Istria,
Zagabria, 1954;
- G. FILIPI, "Koine istriana", Jezici i kulture u
doticajima, Pu1a, 1989;
- IDEM, "Istriotskijezikovni otoki u Istri", Annales,
3/93, Koper, 1993;
- G. FILIPI -B. BURSIC GIUDICI, Istriotski lingvisticki
atlas/Atlante linguistico istrioto, Pola, 1998;
- F. FORLANI, Far tere e vedurni: saggio di terminologia botanica
dignanese, Trieste, 1988;
- P. IVE, I dialetti ladino-veneti dell'Istria, Strasburgo,
1900;
- IDEM, Saggi di dialetto rovignese, Trieste, 1888;
- IDEM, Canti e racconti del popolo italiano, Torino, 1877; P.
e
- G. PELLIZZER, Vocabolario del dialetto di Rovigno d'Istria,
Trieste, 1992;
- P. SKOK, "Toponomasticki problemi Vodnjana", Istriotski
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- IDEM, Dolazak Slovena na Mediteran, Split, 1934;
- IDEM, "Kvarnerski lingvisticki problemi", Rijecka
revija, 1953;
- C. TAGLIAVINI, Le origini delle lingue neolatine, Bologna,
1964;
- P. TEKAVCIC, "Per un atlante linguistico istriano: con
speciale riguardo ai dialetti istroromanzi", SRAZ,
Zagreb, 1976
Ristampato da:
- Marija Nedves, "I dialetti istrioti in Istria". La
Ricerca n. 271 aprile 2000, Centro di Ricerche Storiche (Rovigno),
p.10-12.
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