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Letteratura


Paolo Budinich, L'arcipelago delle meraviglie. Avventure di mare e di scienza

Ed. Di Renzo (Roma, 2000), pp. 126

Euro 10,33


BUDINICH REMEMBERS

Paolo Budinich, instrumental in the creation of the ICTP and for many years its deputy director, tells his story in an autobiography titled L'arcipelago delle meraviglie (The Archipelago of Wonders), published by Di Renzo Editore in Rome. Apart from his personal remembrances (Budinich was born in 1916 in Lussino, Istria then part of the Austrian-Hungarian Empire), the book recounts the battle for establishing the ICTP in Trieste and the early days of the Centre. In the concluding pages, Budinich writes about the reconciliation between science and philosophy and the capacity of mathematics to anticipate unknown physical realities (from antimatter to string theory).


Paolo Budinich è professore emerito di Fisica alla SISSA (Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati) di Trieste e ha legato il suo nome a quello di Abdus Salam, pakistano (nato nella regione del Punjab), musulmano, premio Nobel per la Fisica nel 1979. Si è occupato di raggi cosmici, di elettrodinamica quantistica, di geometria spinoriale e anche, negli ultimi anni, di epistemologia.

"L'arcipelago delle meraviglie" porta come sottotitolo - non casualmente - quello di "Avventure di mare e di scienza": Racconta la vita scientifica dell'autore (a Gottinga con Heisemberg, a Zurigo con Pauli, l'ICTP (International Center for Theoretical Physics), la SISSA, l'esperienza dell'"Immaginario Scientifico", ecc.) ma anche le sue vicende umane, di uomo di mare e di frontiera, nato in un'isola adriatica che, nel corso del Novecento, ha cambiato tre volte stato di appartenenza.

Ecco come Budinich si congeda dal lettore:

"A me piace pensare la vita come un viaggio in un paese sconosciuto, che intraprendiamo forniti di un mezzo, che io, nato su un'isola, immagino simile a una barca, per navigare in un vasto arcipelago. Una barca preparataci misteriosamente da qualcuno - di cui sappiamo poco - fornita di ben ordinati comparti dove abbiamo trovato meravigliosi strumenti per vedere, ascoltare, comunicare, ma anche reminiscenze e speranze che saranno le mappe per orientarci nel nostro viaggio. Alcune di queste mappe sono già compilate, altre da completare, altre ancora da disegnare tutte, di bel nuovo(...)."

Messaggio sereno e stimolante insieme, in questo momento in cui forse ci accingiamo a progettare un nuovo anno alle porte.


Dell’editore Di Renzo, e della sua collana I dialoghi – Scienza, abbiamo avuto modo di occuparci già in precedenti interventi. La formula adottata, attraverso la ricostruzione delle vicende umane e scientifiche di protagonisti assoluti della scienza contemporanea, offre una proposta godibilissima nel panorama della opere di divulgazione scientifica.

Nella collana è facile perciò individuare “piccolo perle”, che permettono di addentrarsi nel campo dei più interessanti sviluppi nella ricerca scientifica, riconoscendo nel contempo, qualità umane e statura morale dei principali protagonisti di tali mutamenti.

In questa prospettiva, il libro di Budinich, si colloca come testimonianza significativa di quanto sarebbe possibile realizzare in Italia, se la classe politica fosse meno assente rispetto ai problemi della scienza e della cultura e se intellettuali e scienziati avessero il coraggio di prendere iniziative con forza e decisione.

La lungimiranza e la tenacia di Budinich, ha infatti permesso la nascita e lo sviluppo del “Sistema Trieste”, caso praticamente unico, nel panorama scientifico italiano, di concentrazione sinergica di attività scientifiche e culturali. In questa realtà trovano, infatti, collocazione il Centro Internazionale di Fisica Teorica delle Nazioni Unite (ICTP), la Scuola Internazionale di Studi Superiori Avanzati (SISSA), l’Accademia delle Scienze del Terzo Mondo (TWAS), il Laboratorio di Luce di Sincrotrone “Elettra”, l’Area di Ricerca ed il Laboratorio di divulgazione scientifica ”Immaginarioscientifico” .

Il racconto biografico, si snoda a partire dal ricordo della casa natia a Lussino, negli anni di formazione alla Normale di Pisa e poi attraverso le avventure vissute negli anni della guerra. Il ritorno nel dopoguerra nella società civile coincide con la rinascita dell’amore per gli studi scientifici e con un impegno crescente a favore della città di Trieste con l’obiettivo di lenire le tante lacerazioni determinate dai nuovi assetti territoriali.

Lussino è un’isola tra quelle che i Greci chiamarono le Assirtidi, e che D’Annunzio cantò come “le isole di sasso che gli ulivi fan d’argento”. Ai nativi la storia travagliata di queste pietre apparve sempre insensata. Quando io vi nacqui, nel 1916, era austriaca; nel 1918 quando venni portato a Trieste, era italiana; poi quando vi ritornai alla fine della guerra, nel 1946, era iugoslava, e oggi infine è croata.


L'arcipelago di Budinich

Una storia di lupi di mare è quanto propone il libro autobiografico di Paolo Budinich, fondatore del Sistema Trieste, uno dei centri scientifici più vivaci d'Italia.

L'arcipelago delle meraviglie. Avventure di mare e di scienza, questo il titolo del libro, racconta infatti la vicenda di un uomo di frontiera vissuta in luoghi di frontiera.

Il mare, d'altra parte, è radicato nelle tradizioni della famiglia dello scrittore, che vanta capitani di ventura fin dai tempi della Serenissima.

Appassionato di sport velici, Budinich ha ambientato il suo racconto - a metà tra avventura di mare ed esplorazione scientifica - nell'isola in cui è nato, quella Lussino adriatica che ha cambiato quattro volte Stato di appartenenza nel corso dei secoli.

Il tentativo, riuscito, di Budinich è stato quello di far parlare la scienza in modo romantico dal momento che "ciò che abbiamo finora esplorato e capito è solo una frazione infinitesima dell'immensità, ancora inimmaginabile, che ci resta da scoprire".

Corredato di foto, si tratta di un documento storico prezioso se non altro perché, attraverso il racconto di una vita, si ripercorre l'intera vicenda del secolo che si è da poco concluso. 

Questo il saluto dell'autore ai suoi lettori:

"A me piace pensare la vita come un viaggio in un paese sconosciuto, che intraprendiamo forniti di un mezzo, che io, nato su un'isola, immagino simile a una barca, per navigare in un vasto arcipelago".

Valeria Garabello


Paolo Budinich, L'arcipelago delle meraviglie
Nel libro «L’arcipelago delle meraviglie» ripercorre la sua vita dall’infanzia alla fondazione del Centro di fisica teorica

Pietro Spirito

Uomo di frontiera, navigatore, ex sommergibilista, soprattutto scienziato. Ha fondato la Scuola internazionale maggiore di studi avanzati, ha contribuito alla fondazione del Centro di fisica teorica di Miramare, ha ideato e portato avanti l’Immaginario scientifico. Quando si farà la storia della scienza a Trieste si dovrà dedicare a Paolo Budinich un lungo capitolo. E non solo per i suoi meriti scientifici, ma per la sua intera vicenda biografica, l’avventura di un uomo che ha vissuto nella scienza con la stessa passione e umiltà con cui ha vissuto sul mare. Non a caso «avventure di mare e di scienza» è i sottotitolo dell’autobiografia di Budinich, «L’arcipelago delle meraviglie» (Di Renzo Editore, pagg 123), dove lo scienziato ripercorre la sua storia a partire dalla natia Lussino, isola del Quarnero che gli ha messo il mare nel sangue.

Nel libro l’autore racconta l’infanzia in una famiglia di antichi e blasonati navigatori, i primi studi e le prime avventure tra le isole quarnerine, la guerra e le battaglie prima sui sommergibili, poi sugli aeroplani come osservatore (gli fu conferita la medaglia di bronzo al valor militare), la prigionia in America, il ritorno a Trieste e sugli amati studi, in particolare sulla fisica teorica dei raggi cosmici. Poi, negli anni Cinquanta, l’inizio di un’altra grande sfida: «Trieste - scrive Budinich - era ancora una malata grave, sofferente per un confine di stato - allora la cortina di ferro - troppo vicino l’Università era forse una delle poche possibili medicine, ma era appena nata. Io mi resi immediatamente conto che (…) dovevo anche dare».

Nella rete di amicizie e contatti con i più grandi scienziati del mondo (da Wolfgang Pauli a Werner Heisenberg a Oppenheimer) Budinich riuscì a tessere la trama che preparava il campo alla fondazione dell’Istituto di fisica teorica: prima calamita ad attrarre a Trieste il fior fiore della scienza mondiale, e primo nucleo di quel Sistema Trieste che oggi comprende un reticolo di iniziative di altissimo livello, alle quali forse non si presta sempre la pubblica attenzione che si meritano.

Ma il libro di Budinich - tra l’altro di piacevole lettura, infarcito com’è di aneddoti divertenti e curiosi - non è solo la testimonianza di una vita intensa e proficua ma la dimostrazione che anche da queste parti, quando si vuole si può. Se oggi Trieste è uno dei maggiori centri internazionali di studi e ricerche scientifiche, ciò si deve certamente al suo «genius loci».

La garbata ironia con cui Budinich ci racconta le sue avventure di mare e di scienza, trattando le teorie sull’infinito - dai raggi cosmici all’elettrodinamica quantistica, dalla simmetria conforme alla geometria spinoriale - con la stessa immediatezza con cui parla di un scampagnata tra le isole del Quarnero, ci dice a quanta antica e profonda cultura, a quanta tradizione esplorativa si può attingere per realizzare qualcosa di importante, a dispetto di piccole beghe e baruffe da pollaio. Fondare l’Ictp non è stato facile, ma la volontà di persone che , come Budinich, amano vivere la vita come continua avventura, ha prevalso su ogni interesse particolare. «L’arcipelago delle meraviglie» non è solo un’autobiografia, ma un esempio da tener sempre presente quando si pensa che a Trieste «non se pol».


La Gazzetta del Mezzogiorno, mercoledì 11 aprile 2001, Cultura & Società, pag. 23:

Arcipelago di volumi meraviglie
Dalle «Avventure di mare e di scienza» di Paolo Budinich, ai tanti libri di matematica, fisica, arte…
di Gianfranco Dioguardi

Ho letto per caso, ma con appassionante interesse, L'arcipelago delle meraviglie. Avventure di mare e di scienza di Paolo Budinich attratto, soprattutto dall'insolito sottotitolo (Di Renzo Editore, pp. 126, L. 20.000). Sono rimasto affascinato dalla straordinaria vita del professore nato sull'isola di Lussino, che negli anni Sessanta portò avanti l'idea di creare a Trieste un grande Centro internazionale di ricerca in Fisica, sotto la bandiera delle Nazioni Unite: una sorta di copia della Scuola normale superiore di Pisa in grado di sfruttare strategicamente la posizione geografica della città e la sua centralità rispetto all'Europa.

Nel libro vengono raccontate le avventurose vicende e le battaglie diplomatiche che un evento così importante sempre inevitabilmente comporta. Si chiamò Ictp, «International Center for Theoretical Phisics», e doveva essere orientato anche verso i paesi del Terzo mondo. Per questo lo diresse Abdus Salam, pachistano, destinato a essere insignito nel 1979 del Premio Nobel per la Fisica insieme con Steven Weinberg e Sheldon Lee Glashow, proprio per le ricerche da lui condotte nell'ambito dell'istituzione triestina. Si racconta del sodalizio che Budinich stabilì con Salam, e sono straordinari i ricordi dei suoi incontri con i massimi fisici del mondo: Heisenberg a Gottinga; Wolfgang Pauli a Zurigo; Dirac, Oppenheimer e Kastler, premio Nobel per la scoperta del laser, a Trieste, sempre nel corso delle riunioni tenute all'Ictp. Si rivivono pagine inedite dell'esaltante mondo della fisica del Novecento attraverso la frequentazione diretta con coloro che ne furono i protagonisti. E poi, ancora, si partecipa alle ansie e alle aspettative che portarono alla fondazione della Sissa, la «Scuola Superiore di Studi Avanzati» di Trieste, creata il 6 marzo 1978 con il D.P.R. n. 102.

I racconti di scienza e di gestione delle importanti istituzioni si accompagnano ai ricordi del mare di Trieste, tanto amato in particolare per quel bellissimo arcipelago che lo caratterizza e che giustamente può essere definito delle «meraviglie». Il libro diviene così un vero e proprio «ricordo-rifugio a cui ricorrere in caso di bisogno, quando niente sembra più andare per il verso giusto». Il qual fatto ben rappresenta il «mestiere di vivere», tanto intensamente e proficuamente interpretato da Paolo Budinich. Un mestiere nel quale sono presenti anche tanti momenti di sconforto e di amarezza, come ciascuno di noi può ben testimoniare riferendosi alla propria esistenza.

Così incuriosito dall'affascinante racconto di questa avventura umana, piuttosto inusuale nella ordinaria editoria, mi sono interessato all'editore e agli altri suoi libri. Ho allora scoperto che Sante Di Renzo pubblica lavori di scienza (fra l'altro quelli dell'Accademia dei Lincei) e io stesso mi sono accorto di aver frequentato le sue edizioni in tempi oramai lontani quando, appassionato del grande filosofo della matematica Luigi Fantappié, avevo trovato i suoi lavori pubblicati proprio da Di Renzo. Lessi a quel tempo, di Fantappié, Le Conferenze scelte (1992/3) e poi i Principi di una teoria unitaria del mondo fisico e biologico (1993) pubblicati nella «Collana Arcobaleno» dove, sugli stessi argomenti, si trovano anche i lavori di Giuseppe e Salvatore Arcidiacono, allievi del grande matematico.

Di recente, nella stessa collana, Di Renzo ha pubblicato altri due bellissimi saggi diventati grandi successi editoriali. Si tratta di Enrico Fermi e i secchi della sora Cesarina di Fabio Cardone e Roberto Mignani, e Il caso Majorana di Erasmo Recami. Per entrambi, i sottotitoli sono esplicativi del loro interesse: per Fermi: Metodo, pregiudizio e caso in fisica, che furono elementi fondamentali del successo degli esperimenti dei «ragazzi di via Panisperna»; mentre per quanto riguarda il mistero di Ettore Majorana, il libro nasce come Epistolario, documenti, testimonianze.

Ma il mio interesse maggiore era rivolto a quella innovativa «Collana i Dialoghi», dove ho trovato tanti altri libri bellissimi scritti da grandi personalità del mondo della scienza (per esempio Margherita Hack che racconta Una vita tra le stelle, e poi Giuliano Toraldo di Francia, Paul Davies, Ervin Laszlo, e tanti altri fino allo stupefacente L'importanza di essere imprevedibile di Freeman Dyson), dell'economia (come Christopher Freeman e il nostro Sergio Ricossa), dell'arte (molto interessante la testimonianza intervista di Federico Zeri).

Nel caso di tutti questi autori il canovaccio è simile: il libro viene costruito insieme all'editore che si incuriosisce alla loro storia, pone domande per chiarire meglio il racconto, sollecita i ricordi del protagonista e di come sia approdato al successo, evidenzia il passato che si proietta nel futuro. Nessuna delle domande viene riportata nel testo, così da lasciare l'autore unico protagonista di un racconto piacevole e intrigante quanto non mai.

Ecco allora che, mentre la grande editoria è sempre più appiattita in una noiosa uniformità di titoli banali e insignificanti, da un piccolo straordinario editore-imprenditore emerge l'affascinante richiamo dell'innovazione, un richiamo che si esprime in una collana di invenzioni esaltanti perché tutte legate alla meravigliosa avventura dell'esistenza.


Corriere della Sera, sabato 3 febbraio 2001, Elzeviro Tra scienza e romanzo:

Il fisico si muove con coraggio corsaro
di Giulio Giorello

“Nella luna c’è una certa isola presso un grande continente, …sembra avere qualche affinità con l’Inghilterra…In quest’isola dimorano tre Filosofi –Suzione L’Epicureo, Quid il Cinico e Succiabricciole il Pitagorico”. Così William Blake nel lontano 1785 descriveva la sua immaginaria (ma non troppo) “Isola nella Luna”, burlandosi dei filosofi che passano il loro tempo a “pensare al nulla”- finché un giorno nell’isola irrompe “Trovavento” e questo straordinario pensatore cambia la loro visione del mondo, rivelando che le cose non sono così semplici e che ogni infima particella di materia ha il suo doppio. In una storia poeticamente ricostruita della fisica del Novecento “Trovavento” potrebbe essere Paul Adrien Maurice Dirac (1902-1984), il grandissimo fisico britannico che ha formulato rigorosamente i principi della meccanica quantistica e che è passato alla storia come lo scopritore (o inventore) dell’antimateria. E Dirac è anche l’eroe per eccellenza del fisico Paolo Budinich nel suo L’arcipelago delle meraviglie. Avventure di mare e di scienza ( Di Renzo, Roma 2000, pp. 1-123, lire 20.000) Il “pitagorico” Galileo, una sorta di Succiabricciole della nascente scienza moderna, aveva dichiarato che il Libro del Mondo era scritto in caratteri matematici e, rompendo con la secolare tradizione aristotelica, aveva invitato a cercare le “ragioni geometriche” dei fenomeni osservati. Nel secolo che appena si è chiuso Dirac ha compiuto un passo ulteriore: la matematica anticipa le strutture del reale che il fisico con paziente lavoro di riscontro andrà a ritrovare ed esplorare. Cosa avrebbe mai scoperto Colombo senza le mappe di Toscanelli? Anche quando si imbatte in un ostacolo imprevisto, lo scienziato postgalileiano viaggia armato di una “mappa” matematica. Questo “Ulisse della conoscenza” rivela mondi nuovi, staccandosi dalla costa, battendo rotte audaci, accettando le sfide dell’oceano. Come Bertolt Brecht diceva di Galileo, parafrasando forse inconsapevolmente l’elogio che del “matematico fiorentino avevano tracciato gli accademici Lincei (1623) come di colui che era stato scopritore non di un latro continente bensì di “non vedute parti del cielo”. Parola di Budinich – che è non solo un prestigioso fisico (le sue ricerche spaziano dallo studio dei raggi cosmici all’elettrodinamica quantistica, dai fondamenti della relatività all’impiego della simmetria nell’unificazione delle forze fondamentali; oggi è professore emerito di quella Scuola internazionale superiore di studi avanzati, o Sissa, di Trieste, di cui è stato fondatore), ma anche provetto navigatore in quell’arcipelago delle meraviglie che è il mare del Quarnero, sorta di “mitico oceano casalingo”. Paolo – ci racconta - è nato su un isola, Lussino, “tra quelle che i Greci chiamavano le Assirtidi e che D’Annunzio cantò come le isole di sasso che gli ulivi fan d’argento. Ai nativi la storia travagliata di quelle pietre apparve sempre insensata. Quando io vi nacqui, nel 1916, era austriaca; nel 1918, quando venni portato a Trieste, era italiana; poi quando vi ritornai alla fine della guerra, nel 1946, era jugoslava e, oggi, infine è croata”. Così operano le vicissitudini della storia. Forse contro tale “insensatezza” un buon rimedio è la ricerca di leggi invarianti tipica della scienza. E qui torna opportuna la lezione di Dirac: lo strumento matematico, scrive Budinich, funziona da “telescopio mentale”. Permette di ritrovare quel senso che una miriade di fenomeni apparentemente contradditori sembra mettere in discussione. Quando Dirac si trovò a conciliare le due grandi rivoluzioni fisiche del Novecento, la relatività di Einstein e la meccanica quantistica, guidato solo dal gusto per l’eleganza matematica, ideò per il moto dell’elettrone un’equazione che prevedeva anche “soluzioni per valori negativi dell’energia” –il che allora sembrava solo un paradosso. Sfidando la comunità dei colleghi, Dirac escogitò un’immaginifica “teoria dei buchi”, in base alla quale lo spazio vuoto veniva concepito come “un mare di elettroni in stati di energia negativa”- l’assenza, di uno di questi elettroni, pensata come un “buco” in quel “mare”, poteva allora intendersi come “un elettrone di energia positiva” o, come poi venne battezzato, un “positrone”. E’ un esempio affascinante di come la matematica orienti la lettura delle pagine del galileiano Libro del Mondo; anche se la “teoria dei buchi” venne in seguito relegata tra le immagini che hanno svolto una pura funzione euristica nella determinazione delle leggi fisiche, l’esistenza del positrone fu sperimentalmente accertata –e oggi non c’è fisico che non ammetta l’antimateria come quella fondamentale porzione della realtà che ha la proprietà di “annichilire la materia ordinaria”. Anche il fisico cerca la rotta come un navigatore che “viaggia in un paese sconosciuto” e la sua imbarcazione è guidata dall’intuizione matematica. Questo ci porta ad interrogarci sulla natura del timoniere: che sono mai la nostra mente, la nostra coscienza, quella cosa impalpabile ed elusiva che chiamiamo “io”, capaci di sollevare tante domande e di trovare qualche buona risposta ai misteri dell’universo? Forse niente di più dell’abilità di un navigatore, della destrezza di un corsaro, in grado di correre l’avventura del sapere con lo stesso coraggio e la stessa modestia di qualunque “barcaiolo” del Quarnero.

Sources:


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Created: Monday, November 17, 2003; Last updated: Sunday, December 02, 2007
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