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Letteratura


Silvio Facchini, La Grande Carratada Istriana

Silvio Facchini
Via G. Marconi, 6
34133 Trieste
Italia

Tel. 040 768010


La Grande Carratada Istriana è un libro che l’autore, non trovando un editore disposto a prenderlo in esame, ha deciso di pubblicarlo a proprie spese. Un vero peccato non trovarlo nelle librerie perché è un opera ricca di una documentazione introvabile: antiche mappe catastali delle località istriane, ducali della Repubblica Veneta, insegne e bellissime fotografie soprattutto di carattere agricolo, dove il magnifico manzo istriano è il più in vista.

Ci dice l'autore:

Talvolta, per circostanze indefinite e imprevedibili, può accadere di incorrere in qualcosa di inatteso. Fu così che rivenni un quaderno, stilato a penna e matita, del secolo scorso.

Incuriosito dal testo che sembrava riportare argomenti insoliti e forse ignoti, fui subito stimolato alla lettura. Raccoglieva fatti e notizie riguardanti vicende istriane. Da questo a volerlo trascrivere in bella il tempo fu breve, pur non essendo stata agevole la decifrazione di quelle parole sbiadite o coperte da macchie, scritte su pagine ormai ingiallite dal tempo.

Il quaderno riunisce proclami, dispacci e ordinanze emesse dalla Serenissima Repubblica di Venezia nel XVIII secolo. Vi sono pure riportati in modo sparso parecchi nomi dei Podestà dei castelli di Portole e Grisignana, nonché dei Capitani di Piemonte, che ricoprono un arco di più secoli.

dal libro
La carratada, essenzialmente, era un’organizzazione di uomini e mezzi volta alla raccolta e al trasporto dell’importante ed ingente legname dell’Istria, in particolare quello ricavato dagli alberi di rovere. Essa comprendeva tutta un’articolata serie di operazioni che andavano da quelle primarie di prelievo, a quelle più che considerevoli di trasporto a mezzo di carèzi (carri agricoli), a quelle concernenti la consegna del materiale ligneo presso un carigadòr (ossia uno scalo marittimo) che ne effettuava l’imbarco a favore dell’Arsenàl di Venezia, ove detti legni venivano impiegati per le costruzioni navali da guerra e per quelle mercantili della Serenissima Repubblica.

Altrettanto importante era la legna da fuoco, come risulta anche nella tabella lapidea esposta ancora oggi sulla facciata di una casa prospiciente la Piazza della Cisterna a Visinada (vedi fotografia).

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Sulla valle dove era ubicata la Foresta Demaniale di San Marco, nei pressi di Santo Stefano, dove molti dei cosiddetti roveri di valle, centenari, raggiungevano un diametro di circa 80 cm alla base ed un’altezza intorno ai 20 metri, così l’autore descrive il trasporto:

Nei primi decenni di questo secolo, l’utilizzo del legname era ancora notevole e copioso. Il trasporto fuori dal bosco degli alberi abbattuti veniva sempre eseguito per mezzo di carri.

Le operazioni di carico dei tronchi più lunghi, opportunamente privati dei rami e della punta, avevano inizio con la separazione delle due parti che componevano il carro. Sull’asse delle ruote anteriori si appoggiava la base del fusto legnoso, mentre la parte più sottile del tronco trovava alloggio, collocata a sbalzo, sul segmento posteriore del carro, che poteva così porsi fino ad anche dieci metri di distanza, a seconda delle opportunità del caso. Fissato il fusto agli appoggi con  delle catene, si dava infine avvio al trasporto del legname affidandolo al tiro dei boi (buoi) dal manto grigio-chiaro e dalle lunghe corna.

Nella valle era consuetudine aggiogare bovini di grossa mole, in particolare quelli di razza di discendenza romagnola, capaci di trasportare carichi superiori al consueto e transitare su terreni spesso fangosi della selva.

Procedendo gli un i di seguito agli altri in una lunghissima fila, essi raggiungevano infine i punti di raccolta o di deposito. Ove il legname veniva accatastato in attesa della spedizione al di fuori del territorio.

I buoi eseguono tranquilli il loro lavoro come sempre, lenti ma potenti. La museruola veniva apposta per impedire che si distaessero fermandosi a piacere.

L’importante e dettagliata distinta dei manzi di tutta l’Istria relativa all’anno 1560, necessaria per effettuare dapprima la suddivisione delle carrate a peso delle singole comunità e quindi il trasporto del legname dai querceti distrettuali agli scali cantieri per l’Arsenale di Venezia (descrizione de Manzi de tutta l’Istria fatta per gettar la compartizion de carezi per carizar li legni per la casa del’Arsenal), offre l’occasione di conoscere con un certo dettaglio l’entità e la dislocazione dei buoi sul territorio istriano nei vari paesi, per un totale di circa 6000 bovini da lavoro.

Carta geografica dell'Istria è dell'anno 1550 (Cosmografia di Sebastiano Munster, Basilea)

Conosciuta la consistenza numerica dei buoi e inviatati i rappresentanti dei Comuni, in osservazione alle disposizioni del Consiglio dei Dieci e del Provveditore dell’Arsenale, a presentarsi a Pinguente, il Capitano de Raspo Giovanni Corner dispose nel 1560 per i legni tagliati nell’Istria la suddivisione della carratada a carrate nove e mezzo per coppia di buoi (carezi nove et mezo per para di buo). Ordinò inoltre che avesse inizio, presumibilmente nel mese di maggio, la condotta dei legnami ai rispettivi caricatori costieri della Provincia e che venisse ultimata entro il mese di agosto.

Volendo ricordare la carratada istriana nel suo considerevole evento e nelle decine di migliaia di carrate con un’immagine particolare, dando così con immediatezza ed efficacia un’adeguata idea corrispondente all’effettiva sua entità, ci si potrebbe figurare un suggestivo ininterrotto carreggio diretto verso il mare lungo ben 300 km.

Si lascia pure all’immaginario dei lettori la lunghezza del convoglio di carri che risulterebbe dall’aggiunta, alla grande carratada dei roveri, di quella del legname da remo e di quella della legna da ardere: carratade, queste, che comunque si svolgevano tutte sempre annualmente, pur nella soggezione alle variazioni quantitative e qualitative dipendenti dalle necessità della casa dell’Arsenal e dei Provveditori sopra le Legne e Boschi, conformemente alle previsioni risultanti dallo studio dei catartici, nonché sulle disponibilità rinvenibili in natura.

Tale immenso lavoro, frutto della fatica di migliaia di uomini, coadiuvato dal supporto del devoto bove, organizzato dalla tenacia delle Signorie dell’Istria e protetto dal vessillo di San Marco, faceva ancora una volta attraversare l’Adriatico al legname infine imbarcato.

autore
Silvio Facchini è nato nel 1928 a Levade di Portole e lascia il suo paese con la famiglia che si rifugia a Trieste, qualche mese prima della fine della guerra.

Il libro nasce nel 1997 e quasi  per caso, come dice l’autore nella sua prefazione. È dedicato al padre, Emilio Facchini, pioniere dell’aviazione e ultimo podestà di Portole.

Comm. Emilio Facchini nato a Levade nel 1888, studente a Vienna, pioniere nel cielo di Lombardi, imprenditore fattivo e versatile, Podestà di Portole d'Istria, spentosi esule in Patria a Trieste nel 1961.

Oltre La Grande Carratada Istriana, Silvio Facchini ha scritto recentemente, sempre a sue spese, un altro bellissimo libro, Portole d’Istria, tra immagini e memorie, molto più consistente di questo, ma che ha in comune una veste quasi da libro d'arte con un a rilegatura accurata e pagine in carta patinata, con splendide e rare  illustrazioni a colori e in bianco e nero.

Per acquistare uno o ambidue questi libri, contattare l'autore:

Silvio Facchini
Via G. Marconi, 6
34133 Trieste
Italia

Tel. 040 768010

[Questa pagina è courtesia di Pietro Valente]


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This page compliments of Marisa Ciceran and Pietro Valente

Created: Tuesday, March 15, 2005; Last updated: Saturday, December 15, 2012
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