Recensioni
Letteratura


Anna Maria Mori & Nelida Milani, Bora

Edizioni Frassinelle (Como, 1998), 240 p.
ISBN 88-7684-532


note di copertina
«Si può vivere senza la bambina o il bambino che si è stati, poco o tanto tempo fa, senza i suoi luoghi e magari anche i luoghi comuni della sua infanzia, senza i suoi ricordi di ambiente, volti e parole, senza le certezze conquistate contemporaneamente alI' uso della parola, prima, e poi della parola scritta, senza il Duomo scuro della sua prima comunione con il vestito di pizzo quasi da sposa, senza il rito dei crostoli e delle pinze di Pasqua, senza il gran ridere nella sala da pranzo col parquet che la memoria rimanda enorme, con gli zii che insieme alla mamma amavano e bevevano il vino di Dignano, senza il dialetto, il sapore del radicchio tenero e amaro 'di primo taglio' che non esiste e non si trova oltre i confini di Trieste, senza le compagne di scuola, e persino senza le bombe, le macerie e il fumo che hanno fatto da cornice a quei tempi lontani, impossibili da dimenticare...?»

«Gente di confine signtfica anche fragilità estrema. L 'Istria ha il profumo di questa fragilità, di un luogo prenatale dove avversione e attrazione [...] sono una componente dell'aria stessa. L'evento di rottura ti pone a vivere lungo la linea di unione fra due lingue e due culture che entrano in contatto e si confondono in una fascia grigia strattficata e sovrapposta, un territorio rimosso, quasi onirico nella sua reale irrealtà. [...l Il grigio è la bruma del non-luogo, un' entità misteriosa, che produce spaesamento, stupore, paura, curiosità, invito a 'camminare lontano nelle scarpe altrui' facendo capriole, libertà da ogni senso opprimente di appartenenza.»

***

Come vive, e cosa pensa, prova, soffre, anche senza raccontarlo neppure a se stesso, chi è stato sradicato dalla propria terra e allontanato dalla propria gente, dalla propria casa? E chi, pur restando, viene separato da coloro insieme ai quali è cresciuto, e privato della lingua in cui ha imparato a parlare, leggere, comunicare? Questa lacerazione, questo esilio dell' anima si può superare o quanto meno accettare, oppure la ferita resterà aperta per sempre?

Anna Maria Mori, istriana di Pola, ha lasciato con la famiglia i luoghi della sua infanzia al termine della seconda guerra mondiale, quando sono «passati» dall'Italia alla Jugoslavia: un esodo che ha coinvolto altri trecentocinquantamila italiani che, come lei, si sono trovati all'improvviso cittadini di un altro stato, per giunta pregiudizialmente ostile nei loro confronti. All'epoca, Anna Maria era una bambina; da allora è sempre vissuta in Italia, ma non ha mai smesso di sentirsi una «profuga».

Il tempo non ha cancellato il trauma subito: semplicemente, lo ha relegato sul fondo della coscienza, in una sorta di angolo buio dal quale è però emerso con prepotenza in questi ultimi anni. Ha sentito allora il bisogno di ripercorrere la sua dolorosa vicenda e ha, inaspettatamente, cercato e trovato un'interlocutrice in Nelida Milani, anche lei istriana, anche lei nata nella Pola italiana e che - al tempo della fuga - è invece rimasta, rinunciando alla lingua, a molti degli affetti, alla consuetudine con un mondo che, con brutale ferocia, veniva snaturato.

Le due donne - accomunate da una sorte uguale e contemporaneamente diversa - si sono scambiate una fitta corrispondenza, tante lettere dove le riflessioni si intrecciano ai ricordi, gli aneddoti si sovrappongono alla cronaca degli eventi storici, la nostalgia si coniuga con il senso di privazione. Il loro epistolario è diventato questo libro, specchio di una condizione subita da migliaia di altri  individui e testimonianza di due destini in cui la frontiera - termine piuttosto obsoleto nel mondo della globalizzazione e dell'Europa unita - ha invece giocato un ruolo determinante.

Un'opera a due voci che riescono a non sopraffarsi (e su questo varrebbe la pena riflettere) e a non propone ciascuna la sua soluzione, e dunque interlocutoria, «aperta» .E se a tratti la lettura può turbare, ferire, apparire scomoda, il rimpianto struggente di Anna Maria e Nelida per qualcosa di amato e perduto ci regala alcune tra le pagine più belle, autentiche e sincere sull'ingiustizia dell'esilio e sull'intolleranza degli uomini.

Anna Maria Mori è nata a Pola, in Istria, ha studiato a Firenze e vive a Roma. Giornalista, ha lavorato prima alla radio, poi nei periodici femminili, alla terza pagina del Messaggero di Roma, e come inviato di cultura e spettacoli a la Repubblica per tutta la durata dell' «era Scalfari» .Collabora con la televisione. Ha pubblicato Il silenzio delle donne e il caso Moro nel 1978 (edito da Lerici) e per Frassinelli Nel segno della madre (1992), Ciao maschi (1994), La Claudia. tu Claudia (1995) e Donne mie belle donne (1997).

Nelida Milani è nata e vive a Pola, oggi in Croazia. Docente di lingua italiana contemporanea nella locale università, è autrice di La comunità italiana in Jugoslavia tra bilinguismo e diglossia (Rovigno-Trieste 1990). Nel 1992 ha vinto il Premio Mondello opera prima con Una valigia di cartone (Sellerio 1991). Nel 1996 ha pubblicato L'ovo glosso/Trulo jaje per Le Durieux di Zagabria e l'EDIT di Fiume. È caporedattore della rivista di cultura La Battana, EDIT, Fiume.


"Un libro vivacissimo, lucido e poetico, nel quale grandi temi storici si intrecciano all domande elementari dell'esistenza..."

Claudio Magris, Corriere della Sera


Due donne italiane dell'Istria tra l'esilio volontario in Italia e l'esilio volontario in Croazia. Profughe e cittadine dello stesso Paese, della stessa terra.

La storia degli italiani residenti in Istria è diversa da quella degli altri italiani che vivono all'estero. L'Istria, infatti, un tempo fu Italia e gli istriani italiani, che parlavano la lingua italiana, che mangiavano spaghetti e coltivavano fiori nei giardini. 

Poi, la guerra con la sua giustizia, con i suoi vincitori, con i suoi vinti. L'Istria, già occupata dai soldati di Tito, fu assegnata alla Jugoslavia. Gli italiani divennero slavi, l'italiano scomparve, così come le case in stile umbertino, i colori ed i profumi della nostra tavola, i sapori della nostra cucina. Un esilio confinato nella propria terra, mentre comparivano scritte in slavo sui cartelloni, sulle indicazioni stradali. Alcuni rimasero, altri se ne andarono. Nelida Milani rimase, Anna Maria Mori partì. Entrambe poco più che bambine, hanno portato nella loro nuova vita, chi in Italia, chi in Jugoslavia, quel mondo oramai scomparso, quella terra che non c'era più: l'Istria fu cancellata dalla storia, dalle cartine geografiche, dalla memoria. Dalla memoria di chi rimase, costretto a dimenticare le proprie origini nel terrore del nuovo regime di Tito, dalla memoria di chi se ne andò, costretto a dimenticare per non impazzire in un Italia distrutta dalla guerra, che spesso in modo semplicistico sovrapponeva gli istriani con i "fascisti". Lo ricordano le autrici, in questo libro-diario, raccontando un cambiamento incomprensibile ai loro occhi di bambine, del quale però avvertirono fin dall'inizio la gravità, e soprattutto l'ineluttabilità. 

Questo libro non è solo una storia nella storia. Sia Nelida Milani che Anna Maria Mori non hanno creato bellissimi personaggi.  No, hanno raccontato le loro vite e quelle ad esse intrecciate dall'indissolubile filo della discendenza. Spiccano tra le intense pagine di "Bora", infatti, le nonne delle due autrici. Donne tra loro diverse, come lo sono le nipoti, che hanno loro trasmesso la lingua, le tradizioni delle regioni che un tempo lasciarono per arrivare a Pola. Quel senso di "italiani" che a decenni di distanza è ancora forte nella memoria di Nelida e di Annamaria, che ricordano il sapore del pesto, quello genovese, del vino….il profumo del mare di Pola, del vento che spira violento, colpendo il viso. 

Ricordi che non sono tramontati e che hanno una localizzazione precisa: l'Istria, l'Istria italiana.

In questo libro, hanno un volto i fiumi di italiani che sulle navi giunsero a Trieste, i corpi degli italiani gettati nelle foibe, non fascisti, non comunisti, italiani. Hanno un volto ed una voce gli occhi degli istriani che sono rimasti, imparando a dimenticare l'italiano, i loro nomi, le loro radici. Hanno un volto ed una voce gli occhi degli istriani che se ne sono andati nel loro Paese, in Italia, imparando a dimenticare la terra in cui sono nati, il mare di Pola e la bora. "Bora" è la memoria della storia, una memoria di donna nella mano di chi scrive, nelle parole di chi parla, nella passato di chi ricorda. Raccontata di donna in donna, attraverso le generazioni: le nonne, le mamme ed, infine, loro, le figlie, Nelida ed Anna Maria. 

Una storia vera di casa e di cucina, di scuola e di feste, …. di vita ….di una vita quotidiana, che risalta su uno sfondo fatto di "grandi". Mentre è "piccolo" il dolore delle donne, e di queste donne, piccolo perché si perde nel piccolo di tutti i giorni: nella casa che non c'è più, negli amici e nei parenti partiti, in quelli scomparsi. Una vita quotidiana che a mezzo secolo di distanza rivendica la sua ufficialità, la sua visibilità in un mondo che l'ha cancellata con un trattato di pace, ed insieme ha cancellato il passato ed il presente di persone, di italiani, di italiane.

"Bora" è anche la storia di noi, gli italiani e le italiane nate e cresciute in Italia, un'Italia che un tempo comprendeva anche Pola, anche l'Istria.  Questo è un libro è la restituzione di un passato che ci appartiene, un ricordo che ci unisce e ci rappresenta in quanto donne, in quanto italiane. 

Sara De Alexandris

Tratto da:

  • Anna Maria Mori & Nelida Milani, Bora, Edizioni Frassinelli (Como, 1999)
  • Italia Donna - Progetto Italintranet 

Vedete anche:


Main Menu


This page compliments of Marisa Ciceran

Created: Saturday, September 16, 2000; Last updated: Sunday, August 05, 2007
Copyright © 1998 IstriaNet.org, USA