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Letteratura


Ulderico Munzi, Il Romanzo del Rex

Sperling & Kupfer - Collana: Saggi (2003)
Pagine XV-250, Formato 13x22
Note: Postfazione di Maurizio Eliseo - Con un ricordo di Tonino Guerra

Caratteristiche: rilegato, illustrato, con sovraccoperta

ISBN 8820035677

Price/prezzo:  € 17,00


Descrizione del libro
Simbolo della sfida lanciata da Mussolini a tedeschi e inglesi per la supremazia sul mare, il Rex era il più grande transatlantico mai costruito nel nostro paese, il più lussuoso e veloce. E diventò subito un mito. Per la sua costruzione il governo fascista era intervenuto a sostegno degli armatori, che si erano impegnati con finanziamenti da capogiro. Nelle pagine di questo libro - in cui, a partire dalla storia e dalla cronaca del tempo, l'avventura del Rex diventa un romanzo - il glorioso transatlantico riemerge dal passato con il suggestivo carico di personaggi ed eventi che contribuirono ad alimentare la sua leggenda.

Note di copertina
Un leggendario transatlantico, l'Italia fascista, l'alta società internazionale, le storie del mare.

" L'uffidale marconista Landini, eccitato e trionfante come ai tempi in cui era accanto a Guglielmo Marconi, telegrafò a quanti potevano raccogliere il battito frenetico del suo telegrafo: Qui S/S Rex, qui SIS Rex. A tutte le unità in ascolto. Ascoltate. Posizione 41° 57 Latitudine Nord - 46° 51 Longitudine West. Ascoltate dirczione Ambrose. Attenzione attenzione. Stiamo arrivando a 30 nodi. Ripeto: 30 nodi."

Simbolo della sfida lanciata da Mussolini a tedeschi e inglesi per la supremazia sul mare, il "Rex" era il più grande transatlantico mai costruito nel nostro paese, il più lussuoso e veloce. E diventò subito un mito. Per la sua costruzione il governo fascista era intervenuto a sostegno degli armatori, che si erano impegnati con finanziamenti da capogiro. Nelle pagine di questo libro - in cui, a partire dalla storia e dalla cronaca del tempo, l'avventura del "Rex" diventa un romanzo - il glorioso transatlantico riemerge dal passato con il suggestivo carico di personaggi ed eventi che contribuirono ad alimentare la sua leggenda. Vittorio Emanuele III e la regina Elena, superando la paura di un possibile attentato anarchico, la mattina del primo agosto 1931 arrivano in una Genova affollata di autorità e gente in festa per celebrare il varo della nuova ammiraglia. Gli agenti dell'Ovra si aggirano fra i turisti sospettando che sulla nave si rifugino dei sovversivi. Il comandante Francesco Tarabotto riporta sul proprio diario le impressioni di una traversata avventurosa: quella in cui la sua nave conquista il Nastro Azzurro, il record di velocità, strappandolo ai tedeschi. Al comando di una squadriglia di idrovolanti Italo Balbo sorvola l'oceano e il "Rex" meditando sui suoi rapporti velenosi con il Duce. Ecco il cappellano del transatlantico che sfugge alla persecuzione degli agenti del regime. Un giovanissimo Romano Mussolini, orgoglioso e tremante, ne stringe per qualche minuto il timone. Luigi Pirandello e Arturo Toscanini litigano fra loro discutendo del regime, il pugile Primo Camera, il pilota Tazio Nuvolari, l'attrice Isa Miranda si mescolano fra i ricchi passeggeri di prima classe e le loro vicende si intrecciano su quella favolosa passerella degli anni Trenta. Neppure i missili degli aerei Alleati, che, nel settembre 1944, affondarono il "Rex" nella baia di Capodistria, riuscirono a oscurare la fama del 'levriero del mare'. I piloti dissero: "Abbiamo commesso un delitto".

Prefazione

Tutte le grandi navi, affondando, lasciano fantasmi dietro di loro. Tragici come per il Titanic e il Lusitania, nei primi anni del XX Secolo, tristi e disperati come per il Rex alla fine della seconda guerra mondiale.

Questo libro è dedicato al Rex e racconta soprattutto la sua avventura, sia la parte segreta sia la parte epica come si diceva un tempo. È il romanzo del Rex o, forse, sarebbe meglio dire una rappresentazione della sua realtà virtuale, stratagemma narrativo adottato in molti film e biografie dei nostri giorni. Nel libro la macchina da presa si avvicina al transatlantico, si allontana, si alza, si abbassa per poi tornare ad avvicinarsi mostrando da varie angolazioni la nave e i suoi personaggi.

Tutto è vero perché è veritiero e perché non potrebbe essere altrimenti in una certa situazione. Un dato anagrafico e un dato economico consentivano agli allievi del francese Braudel di dipingere la vita di una famiglia nel Medio Evo, come mangiava, come si comportava, coeme coltivava i campi, come considerava e faceva l’amore.

Più volte, cercando materiale sul Rex, ho avuto la sensazione di scendere come un subacqueo a profondità inestimabili. L’espressione può apparire molto vaga, invece suona realistica. Gli abissi non sono soltanto marini. Ci sono abissi in cui fluttuano carte, documenti, riluttanze, misteri, perfidie poliziesche, testimonianze e addirittura entusiasmi che risalgono intatti da ricordi di gioventù. E in tutto questo si avvertono anche quelle strane ombre che sfiorano il sommozzatore quando è sceso dove il mare diventa sempre più scuro.

Certo, anche nelle testimonianze più ricche si coglie (ma non sempre) la volontà di abbellire i ricordi o, meglio, di trasfigurarli. Nei discorsi di alcune persone tra gli ottanta e i cent’anni, con le quali mi sono a lungo intrattenuto, s’intravede di tanto in tanto un’immagine che talora brilla di chiarezza e ce l’hai come a portata di mano, poi si spegne o guizza via con una scia che per qualche attimo resta scintillante a mezz’aria come nei cartoni animati. Ma può capitare che certe parole o una sola parola di un diario, di un telegramma, di un rapporto di polizia o di una testimonianza non ti sfuggano più ed aprano così uno squarcio sulla verità.

Taluni dicono che anche la storia delle navi dev’essere imbastita solo di documenti, dati, fonti di archivio, certezze, rotte, termini nautici, eccetera. Non sono del tutto d’accordo. La risonanza del Rex ne sarebbe immiserita.

La sua vicenda è ormai lontana nel tempo e i suoi poveri resti sono nel mare di Capodistria, in Slovenia. Neanche in acque profonde. Del Rex sopravvivono solo narrazioni, una certa tradizione orale, e pochi oggetti o parti di arredamento che gli furono rubati, prima che affondasse, dalla soldataglia tedesca e trasportati, come refurtiva, in Germania.

Il Titanic è un santuario vandalizzato in fondo all’Oceano. Del Rex ci resta qualche ferro arrugginito e coperto di alghe.


Perché ho scelto il Rex?

Perché non era soltanto un transatlantico di oltre 50mila tonnellate con le sue turbine, le sue caldaie, i suoi segreti costruttivi, i suoi 140mila cavalli vapore ; non era soltanto il vincitore della corsa per il Nastro Azzurro, una Versailles navigante, una reggia anche per i più poveri fra i passeggeri, quelli della terza classe.

Il Rex era una specie di totem, era un simbolo agli occhi di marinai, tecnici, fuochisti, ingrassatori e camerieri che lo servivano come se ne fossero soggiogati. Un simbolo innanzi tutto per gli operai che lo costruirono credendo di essere guidati da un potere invisibile. Lavorarono fino a sfiancarsi, alcuni morirono di Rex. Una divinità per i suoi comandanti.

Non era un’espressione del fascismo. Nell’esistenza del Rex il fascismo si manifestò come un epifenomeno. Era un regime che dominava l’Italia quando la nave percorreva trionfalmente mari e oceani negli Anni Trenta. Il fascismo volle inserirla nella sua liturgia, ma pochi ci credettero, soprattuto i suoi passeggeri. La nave portava con sé un campionario d’italianità in un contesto internazionale. A bordo c’era anche lo spirito che animava gli Italiani dei Trenta.

Forse solo Genova che per secoli ha navigato per sfida e per commerci e per fare storia marinara, forse solo Genova dai suoi punti più alti, dalle sue alture, e la Genova della stazione marittima di allora capì che nel cantiere dell’Ansaldo, in quei giorni, prendeva forma un’entità straordinaria. Era inevitabile, a Genova, soffrire della sindrome del Rex.

Anche chi vi ha navigato ha paragonato il Rex a una divinità, una divinità di certo pagana nonostante tutte le benedizioni che ricevette. Alla fine, nel 1944, si offerse, senza difesa, alla furia di aerei nemici. Gli Alleati furono troppo stupidi e vigliacchi, come del resto lo erano stati i tedeschi che avevano depredato la grande nave. E poi più stupidi e vigliacchi di tedeschi e Alleati, gli slavi che ne demolirono lo scheletro per rubare il suo acciaio, le sue paratie, le sue eliche, le sue estreme strutture. Ma ai tedeschi chiedo, sotto forma di appello, che restituiscano al governo italiano o, meglio ancora a Genova, quanto fu sottratto al Rex. Non per farsi perdonare, ma per dimostrare che sono diversi dai loro padri o dai loro nonni presi da un vento di follia. [...]


Un appello per il Rex

[Il seguente testo è l'appello mandato al nostro sito dal giornalista e scrittore Ulderico Munzi che è l'inviato a Parigi del quotidiano di Milano Il Corriere della Sera.]

L'unico cimelio esistente è la campana della zona delle ancore (attualmente custodita a Roma) che deve essere stata prelevata probabilmente, prima del trasferimento della nave da Trieste a Capodistria.

Il Rex mi affascina come mi affascinano gli Anni Trenta. Hanno rappresentato l’ultima occasione per liberarci del Male, parola che scrivo in maiuscolo perché esiste un male ordinario e frammentato. Ma sia il Male sia il Bene, in quel decennio, ebbero ideologie, personaggi ed eventi straordinari e irripetibili. Il Rex, nave italiana, ne fece parte e non fu un epifenomeno del fascismo. Era fatto di sangue e sudore. Era fatto d’entusiasmo, anzi aveva come aspirato tra lamiere e strutture la fierezza d’essere italiani, tutta la fierezza di quegli operai che lo costruirono. C’era tanto sano orgoglio nel mandare per mare una nave così bella, così seducente, così valorosa.

Il Rex rappresentava, a mio avviso, l’Italia migliore. E quando, scrivendo Il romanzo del Rex per la Sperling & Kupfer, raccontai la sua morte a Capodistria, cominciai a piangere. Non perché fu stupidamente bombardato dagli aerei alleati, ma perché nessuno lo aveva difeso. Era stato depredato, pezzo per pezzo, dai soldati tedeschi, tutti i suoi specchi, le sue posate, i suoi quadri, i suoi arazzi, persino i suoi servizi igienici finirono (e sono) in Germania e non solo in Germania.

Nel 1944 il Rex appariva invecchiato, soprattutto per quell’orrenda vernice mimetica. Io credo che ogni nave abbia un’anima. Nessuno riuscì a rubare l’anima del Rex che si era rifugiata, immagino, nel più sperduto angolo di una stiva. Mi dicono che abbiano rubato anche gli italiani, arrivavano con le loro barche sul relitto piegato sul fianco e portavano via ciò che restava. Poi calarono gli slavi che lo demolirono, lamiera dopo lamiera, con ostinazione e forse perfidia. Non so dove sia finito tutto l’acciaio del Rex, ma il suo arredamento è disperso in certe case, tedesche, italiane e slave o in luoghi pubblici. Poco importa. Ogni antico oggetto è come intriso dello spirito dei tempi in cui venne usato, ammirato, toccato. Un quadro del Rex è ancora misteriosamente impregnato degli sguardi dei passeggeri che sostarono per ammirarlo. Se qualcuno, in Europa o altrove, possiede una “cosa” del Rex, faccia il bel gesto di restituirla. Ecco perché lancio quest’appello: unitevi a noi per creare un Rex Memorial, un museo, un “tempio”, se volete, di una nave da leggenda. L’anima del Rex, che cerca pace, ve ne sarà grata.

Ulderico Munzi

recensione

Rex arriva a NY
Il Rex arriva a New York, 7 ottobre 1932

Affascinante, sontuoso, poderoso, il Rex entra nelle acque del porto di New York, tappa finale del viaggio inaugurale, il 7 ottobre 1932. Qui il Rex si mostra perfettamente proporzionato all'imponenza della Grande Mela. E pensare che questo transatlantico, primo al mondo per velocità, dimensioni e lusso, nasce nei cantieri navali dell'Ansaldo a Sestri Ponente. Chissà quale idea di grandezza è riuscito a portare oltreoceano questo colosso genovese.

Questa l'idea che volevano trasmettere il collage di documentari dell'Istituto Luce che hanno aperto la presentazione del libro di Ulderico Munzi Il romanzo del Rex, giovedì 27 novembre, presso la Stazione Marittima. Renzo Parodi ha fatto da mediatore tra l'autore e il pubblico. Presenti inoltre il presidente dell'Autorità Portuale Giuliano Gallanti e Mario Magonio, testimone del varo del Rex, all'epoca un ragazzino che frequentava il collegio, ora un simpatico vecchietto ancora molto arzillo, che ha contribuito con il proprio ricordo affascinato.

Gallanti ha introdotto il pubblico nel contesto della nascita del Rex, ricordando come il progetto di questa nave si discostasse per dimensioni dalle precedenti costruzioni. Furono infatti effettuate modifiche ingenti per ingrandire i cantieri di Sestri, e fu demolita una parte di molo nei pressi della Stazione Marittima per permetterne l'attracco.

Purtroppo il Rex non ebbe vita troppo lunga. Dopo il suo varo, nel 1932, fu affondato, nel corso della Seconda Guerra Mondiale, da sei caccia alleati nel porto di Istria; a giudizio di molti per invidia degli inglesi nei confronti di quello che era l'orgoglio della Marina Italiana.

Continua Munzi:” Quando penso agli anni trenta penso alle baionette, alle ideologie, a tanto odio. Poi sopra tutto questo si erge il Rex, che con il suo splendore fuggiva dalle disgrazie che anticipava. Le navi di adesso, gli yacht, hanno tutto: sono dei veri alberghi galleggianti, ma non hanno neanche una principessa.... Le navi di oggi non fanno sognare”.

Il romanzo non è lo studio di un esperto, si tratta semplicemente di un racconto che vuole ridare gloria a una nave, alle tradizioni marinare, a Genova e al suo porto, un tempo ben più importante.

La presentazione si è conclusa infine con un appello rivolto ai possessori di reperti appartenuti al Rex, letteralmente saccheggiato dopo il suo affondamento, perchè collaborino per farne un museo a Genova.

Alberto.Baschiera
28 novembre 2003

Testi e immagini da:

  • Ulderico Munzi
  • Tuttonet - http://www.tuttonet.com/y1y.asp/cf_libri/libro_Il+romanzo+del+Rex/isbn_8820035677
  • LiberOnWeb - http://www.liberonweb.com/asp/libro.asp?ISBN=8820035677
  • Mentelocale - http://www.mentelocale.it/contenuti/index_html/id_contenuti_varint_8557
  • Pietro Valente

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This page compliments of Ulderico Munzi, Pietro Valente and Marisa Ciceran

Created: Sunday, March 07, 2004; Last updated: Saturday, December 15, 2012
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