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Giuseppe Radole, Folclore Istriano Nei cicli della vita umana e delle stagioni, con una Appendice di ricette MGS Press (Trieste, 1997) Prezzo : € 12,91 In copertina: «Contadini di Albona», litografia colorata a man tratta dal libro Memorie di un viaggio pittorico nel Littorale austriaco, di A. Selb e A. Tischbein. |
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dalla copertina PRESENTAZIONE La gran parte del contenuto di questo volume è apparsa in prima edizione nella I collana del Centro Studi Storico Religiosi del Friuli Venezia Giulia, n. 22, con il titolo , «Trieste e l'Istria tra religiosità popolare e folclore» (Trieste 1991), dove la parte triestina era stata scritta da Pietro Zovatto, direttore della collana stessa. Non essendo più reperibile, ci è venuta la voglia, per quello che riguarda l'Istria, di riprendere in mano il lavoro, rimpolpando alcuni capitoli che nella prima stesura, per motivi di spazio, avevamo dovuto sacrificare, raddrizzando e correggendo altri, e aggiungendo in appendice alcune ricette culinarie provenienti da Barbana. Il lettore attento si accorgerà facilmente che, se abbiamo privilegiato la parte italiana (ma ciò era nelle nostre intenzioni), non abbiamo passato sotto silenzio la presenza di elementi slavi in molte delle tradizioni descritte. Il travaso è avvenuto comunque anche in senso inverso poiché sarebbe stato impossibile fare distinzioni nette considerando i vasti e secolari intrecci etnici che ci sono stati, ed esistono ancora, in Istria. Abbiamo pure tenuto presente che la popolazione italiana, anche rurale, ha da sempre preferito insediarsi nei grossi centri sia della costa che dell'interno, dai quali gli agricoltori si recavano di buon mattino, col somarello, al lavoro dei campi. La popolazione slava, invece, stava qua e là nei paesotti, nei villaggi e nelle case sparse dell'entroterra. La convivenza, fondamentalmente pacifica, divenne ardua alla fine della seconda guerra, tanto da provocare l'esodo di trecentomila persone. Per questo il piranese prof. Diego de Castro, informatissimo sulle vicende istriane, antiche e moderne, recensendo la prima edizione (Il Piccolo, 30.12.1991) con acuta cognizione storica, poteva affermare: «Non è vero che italiani e slavi, in Istria, litigassero tra di loro. Litigavano, se mai, i capi politici o amministrativi. La gente comune si rispettava a vicenda e sinceramente, conscia di appartenere a due etnie e, per la maggior parte, a condizioni sociali diverse. Sarebbe tanto bello se i giovani di oggi, ateizzati dal titoismo, potessero conoscere la poesia e la bellezza di quella religiosità vera che esisteva allora in Istria. È un fatto storico noto che, dopo le dittature, ritorna purtroppo il nazionalismo, ma ritorna anche la religione. Occorre, perciò, ricordare il passato per poterlo proiettare nel futuro, altrimenti la ricerca diviene un ripiegamento su se stessi e risulta sterile». Allorché ci si trova in avanti con gli anni, quasi senza averne coscienza, tanto rapidamente si sono svolti gli avvenimenti, i nostri ricordi ritornano alla felice età (così ci sembra) dell'infanzia e della giovinezza, nella quale ci si rifugia come in un'oasi di ineffabile pace. Speriamo di risvegliare nel cuore degli esuli istriani, e di tutti quelli che ci leggeranno, queste stesse vaghe sensazioni di nostalgica dolcezza e nello stesso tempo di contribuire alla conservazione della memoria storica della nostra cultura. Un grazie sentito all 'Istituto Regionale per la Cultura Istriana ed al suo Presidente Arturo Vigini che hanno reso possibile la pubblicazione di questo volume. PREFAZIONE Terminata la stesura della parte del volume riguardante 1'Istria, bisognava por mano alla presentazione, in capo alla quale ci sembra che vada bene quel motto che campeggia sopra una bottega nei pressi di casa nostra: «abbiamo di tutto, ma non tutto». Molte, infatti, sono le informazioni folcloristiche sull'lstria qui confluite, dal ciclo della vita umana, alle tradizioni legate alle varie ricorrenze calendaristiche, sacre e profane. Altre, invece, sono rimaste fuori, secondo quel principio che scrivere vuol dire tralasciare qualcosa: per cause diverse, o perché non si sa, o non si vuole, o non si può. Chiamando in causa or l'una or l'altra di queste motivazioni, abbiamo appena sfiorato o totalmente escluso argomenti quali l'architettura degli insediamenti abitativi, la vita marinara, la novellistica, la musica e la danza, l'arte popolare, il vestiario, la cucina, anche per che una summa non potrebbe essere capita se non in una serie di più volumi. D'altra parte per quel che riguarda i canti popolari, la novellistica ed i giochi infantili, un contributo l' abbiamo pur dato. Le nostre indagini ed informazioni hanno in più un limite territoriale, estendendosi soltanto all'Istria ex veneta, e un limite temporale, che si arresta all'anno 1950, sino a quando cioè è esistita una collettività che conservava, creava e mutava un suo modo di essere e di far cultura, tramandandosi un insieme di inestimabili valori pratici, etici ed estetici. Le difficoltà ad una visione generale accettabile non sono state poche, essendo l'Istria una realtà molto complessa. Si pensi soltanto alla varietà delle parlate dialettali da Muggia a Pola, alla molteplicità delle infiltrazioni slave (croate e slovene) ed altre nel tessuto italiano che, grosso modo a partire dall'ottavo secolo, hanno instaurato convivenze e mescolamenti più o meno sofferti, per arrivare al ribaltamento radicale di una situazione secolare. Sono stati più di trecentomila gli istriani che, alla fine della seconda guerra, furono necessitati alla via amara dell'esilio. Il grosso da Pola:
Ecco perché una sintesi è stata quanto mai ardua ed alcuni lettori potranno rimanere forse delusi per non ritrovare almeno qualche particolarità del proprio luogo. Le linee fondamentali però, a nostro avviso, ci sono, e ciascuno, nel patrimonio di tutti, potrà incontrare e raccogliere qualcosa che era anche suo. Il nostro pensiero riconoscente va ai tanti informatori (alcuni passati al mondo dei più), che abbiamo avvicinato dagli anni Sessanta in poi, tormentandoli e tempestandoli di domande. Sono molti, a cominciare dai nostri genitori e dalla cugina Laura Bordonaro per Barbana, alla famiglia di mons, Domenico Delton per Dignano; dalla signora Eleonora Giusti per Parenzo, ad Eufemia Cecchili (ci ha sommerso di carte) per San Lorenzo; dai Patelli e Maier per Visinada, ad Agostino Ghersa per Montona; da tante persone di Zambrattia, a don Nino Pagliaro, Elisabetta Pagliaro ved. Chierego, don Piero Fonda ed altri per Pirano; da Guerriero Spizzamiglio per Castelvenere, ad Anna Bortolin per Buie; da Giuseppe Carboni per Isola, a Domenica Pizzamei per Muggia. E non sono tutti. Di grandissima utilità, specialmente per il ciclo della vita umana, ci sono stati gli appunti del prof. Carlo Riccobon di Capodistria, appunti trasmessici alla sua morte dalla vedova, signora Santina. Dalla bibliografia citata ci sono venute molte conferme, segnalate nelle note, volutamente ridotte all'essenziale per non soffocare in un mare di richiami. Giuseppe Radole Ristampato da:
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This page compliments of Marisa Ciceran Created: Friday, October
25, 2002; Last updated: Wednesday, August 01, 2007
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