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Letteratura
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Storia della letteratura istriana dal secolo XII al XX
- Breve riassunto -

Della Dott.ssa Elsa Gregori

Il Trecento

Il trecento è caratterizzato da una letteratura in volgare e in latino, di tipo umanista. La città più colta in tutta L'Istria è Capodistria, la sua preminenza letteraria rimarrà indiscussa per molti secoli.

Beato Monaldo

Frate francescano del XIII sec. e autore di Summa Iuris Canonici o Summa monaldina 1270-1274

Nicoletto d'Alessio (1320-1393)

Notaio, segretario di Francesco I da Carrara, amico di Petrarca e di Pier Paolo Vergerio il vecchio, e autore di rime in volgare.

Daniele di Bernardo del Pozzo

Docente di Grammatica a Venezia, XIII sec. e autore di una canzone sull'alchimia.

Il Quattrocento

Questo è il secolo dell'umanesimo, il centro letterario dell'Istria rimane Capodistria, la maggior parte delle opere di questo secolo continua ad essere scritte in latino.

Pier Paolo Vergerio il vecchio (Capodistria 1370 - Buda Ungheria 1444)

Maggior esponente del movimento umanistico istriano, e docente universitario di Dialettica, Logica, Dottore in Diritto Civile e Canonico, segretario a Padova di Francesco II da Carrara, Cancelliere della Curia Pontificia a Roma, collaboratore del concilio ecumenico di Custoza, Poeta Laureato in Boemia, presso L'Imperatore Sigismondo.

Vergerio è autore di:

  • Paulus 1388-1389: primo esempio di commedia umanistica in latino ad imitazione di Terenzio.
  • De ingenuis moribus et liberalibus studiis 1400-1402: Trattato di pedagogia, dedicato ad Umbertino da Carrara, è considerato il suo capolavoro.
  • De principibus Carrariensibus et gestis eorum liber1402-1405: storia genealogica della famiglia dei Carrara
  • De arte metrica, trattato poetico
  • De situ Iustinopolis, dissertazione storica sulla città di Capodistria

Fra le sue opere viene anche ricordato uno scritto filologico del poema Africa del Petrarca, alcune traduzioni dal greco, nonché due sonetti in volgare composti durante la sua permanenza a Roma.

Il Cinquecento

Il cinquecento è caratterizzato da:

  1. opere scritte in latino che continuano la tradizione umanistica del secolo precedente,
  2. a metà del secolo nasce a Pirano un circolo di seguaci della Riforma Protestante,
  3. un altro avvenimento importante di questo secolo è la nascita delle accademie a Capodistria -

    • 1478-1567: La Compagnia della Calza
    • 1553-1554: L'Accademia dei Desiosi
    • 1567-1637: L'Accademia dei Palladi

a. 

Giovanni Battista Goineo (Pirano 1514- ?)

Medico di Pirano, maggior esponente dell'Umanesimo in lingua latina, sostenitore della superiorità dei classici e del latino sul volgare.

Goieno è autore di:

  • Medici enchiridion: trattato medico
  • De situ Histriae1540-1546: trattato geografico
  • Dialogus, quod philosophi et medici dogmatici iuriconsultos dignitate praecedant: dialogo sulla medicina, stampato postumo nel 1727
  • Defensio pro Romuli Amasei auditoribus: in difesa del gusto classico
  • Paradoxum quod latino potius quam vulgari sermone scribendum sit: trattato dove afferma la supremazia del latino

b. Fra i seguaci della Riforma Protestante sono ricordati oltre a Giovanni Battista Goineo anche: 

Pier Paolo Vergerio il giovane (Capodistria 1498 - Tubinga 1536)

Nipote di Pier Paolo Vergerio il vecchio, è avvocato a Venezia, nunzio apostolico a Vienna, a Wittenberg conosce Martin Lutero, vescovo a Capodistria nel 1536. A causa delle sue idee riformatrici è considerato un eretico e si rifugia in Svizzera dove abbraccia la fede protestante nel 1549. Viene ricordato per: trattati, opuscoli polemici, lettere sia in italiano che in latino.

Matteo Flaccius, Vlacic detto Illiricus (Albona 1520-1575)

Storico, teologo e studioso d'ebraico, insegnante in diverse università tedesche, divulgatore del protestantesimo.

Flaccius è autore di:

  • Clavis Scripturae Sacrae1567: opera di divulgazione protestante
  • Ecclesiastica historia 1559-1574: conosciuta come Centuriae Magdeburgenses, storia della Chiesa dalle origini al duecento dal punto di vista protestante.

c. A Cadodistria sorgono le accademie, circoli letterari molto importanti, perché testimoniano un’attività letteraria molto florida e meramente aristocratica. Fra queste vengono ricordati i due massimi esponenti del cinquecento istriano:

Girolamo Muzio (Padova 1496 - Valdelsa 1576)

Aderente dell'accademia dei Desiosi (1553-1554), fervente rappresentante della contro Riforma, letterato cortigiano alla corte dell'imperatore Massimiliano I d'Asburgo, del re Carlo V di Spagna, e alla corte d'Urbino dove diviene precettore del duca Francesco Maria II e di Torquato Tasso.

Munzio è autore di:

  • scritti religiosi in difesa della fede romano cattolica come - 

    • Operette Morali 1550
    • Le Vergeriane 1550
    • Lettere secolari 1551 
    • Tre testimoni fedeli: Basilio, Cipriano, Ireneo 1555
    • L'antidoto cristiano 1562 
    • Della istoria sacra 1570
    • Lettere cattoliche 1571

  • Egida 1572: poemetto in endecasillabi sciolti, dove viene narrata mitologicamente la nascita di Capodistria.
  • Rime diverse 1551: raccolta di versi di carattere vario
  • Il duello 1550: trattato cinquecentesco sul codice cavalleresco, opera molto famosa che Manzoni incluse fra i libri di don Ferrante
  • Il gentiluomo: trattato sulla posizione dell'intellettuale del cinquecento
  • Battaglie per difesa dell'italica lingua 1582 (postume), dissertazioni sulla difesa della lingua italiana, come espressione di lingua comune a tutti gli ascrittori migliori e non esclusivamente a quelli toscani

Francesco Patrizi (Cherso 1529 - Roma 1597)

Studioso, è annoverato come filosofo naturalista fra Bruno e Campanella, cortigiano presso le corti di Venezia, Padova, Cipro, Spagna, Roma e Ferrara dove conosce Torquato Tasso e Giovan Battista Guarini e diviene precettore della futura poetessa Tarquinia Molza. E’ considerato un sostenitore della modernità contro il culto pedissequo dei classici.

Patrizi è autore di:

  • Nova de universis philosophia1 591-1593: trattato filosofico dove si concilia il platonismo con il cristianesimo in un’ottica matematica scientifica
  • Discussiones peripateticae 1571-1581: trattato filosofico dove viene confutato il pensiero Aristotelico
  • Dialogo dell'onore 1533: condanna il duello come pratica di difesa dell'onore.
  • Della istoria 1560: opera storica, rivendica lo studio della storia da un punto di vista scientifico.
  • Paralleli militari 1594: su ispirazione del Machiavelli, auspica la necessità di un esercito nazionale
  • La città felice 1553: idea di governo ideale su esempio della Serenissima
  • L'Eridano 1557: poemetto eroico-mitologico in lode degli Estensi di Ferrara
  • Della retorica 1562: trattato di retorica
  • Della poetica 1586: trattato dove respinge i canoni poetici classici aristotelici per una poesia come invenzione della fantasia del poeta

Il Seicento

  1. caratterizzato dal classicismo, il cui maggior esponente è Marco Petronio Caldana
  2. nuove accademie letterarie a Capodistria e Pirano
  3. innovativa produzione di trattati storici e medici

a. 

Marco Petronio Caldana (Pirano 1651 - Pirano 1716)

Cortigiano letterato alle corti di Vienna dell'imperatore Leopoldo I d'Asburgo, di Parigi di Luigi XIV, e poeta barocco di tradizione epica cavalleresca, la sua produzione riflette influenze tassiane,

Caldano è autore di:

  • Clodias 1687: Poema amoroso epico-cavalleresco, dedicato a Luigi XIV, viene definito come la sintesi della poesia dell'umanesimo, poiché scritto in latino e della poesia barocca, vista L'influenza del Tasso e le tematiche cortigiane.

b. Nascono le accademie degli Intricati (?) a Pirano, dei Risorti (1646-1699) e dei Divertiti (1698- ?) a Capodistria. Le accademie manifestano un’abbondante produzione lirica occasionale, caratterizzata dall'enfasi ridondante e pomposa della poesia barocca di questo secolo. Fra gli aderenti vengono ricordati storici come Prospero Petronio, il docente di medicina a Padova Girolamo Vergerio, il giurista diplomatico Orazio Fini e Giovan Battista Gavardo.

c. Nelle accademie nascono nuove figure di scienziati e storici più rigorosi verso il dato reale e meno letterari come accadeva nei secoli scorsi, fra questi si ricorda:

Santorio Santorio (Capodistria 1561 - Capodistria 1636)

Medico, già esponente dell'accademia dei Palladi, docente all'università di Padova, precursore della medicina moderna per alcune brillanti intuizioni.

Santorio è autore di:

  • De statica medicina 1614: opera maggiore con nozioni di medicina

Il Settecento

  1. caratterizzato sia dall'Illuminismo che dall'Arcadia, il movimento poetico nato dall'accademia romana. Il maggior esponente per l'Illuminismo è Gian Rinaldo Carli, mentre per L'arcadia istriana è Alessandro Gavardo.
  2. continua L'operosità lirica delle accademie letterarie di Capodistria e Pirano. La letteratura è ancora appannaggio della classe aristocratica e del clero.

a. 

Gian Rinaldo Carli (Capodistria 1720 - Milano 1795)

Nobile, laureato in scienza nautica e astronomica, insegna a Padova per qualche anno, vive a Venezia, dove sposa la nobile contessa veneziana Paolina Rubbi, (sulla quale Fulvio Tomizza scrisse il romanzo storico: L'ereditiera veneziana), si stabilisce poi a Torino, Milano, Firenze e Pisa ricoprendo incarichi economici e commerciali. 

Nel 1757 diventa principe dell'accademia dei Risorti a Capodistria, in seguito al fallimento della sua fabbrica d'abiti in lana, si reca a Milano dove conosce i fratelli Verri e collabora per la loro rivista illuminista Il Caffè, dal 1765 al 1780 viene nominato Presidente del Supremo Consiglio del Commercio, dell'Industria e delle Finanze di Milano. Erudita, scrittore, pubblicò molte opere di natura economica, finanziaria, archeologica, teatrale, poetica.

Carli è autore di:

  • L'Indole del Teatro tragico antico e moderno 1743: una storia critica del teatro all'insegna di un’ispirazione teatrale meno legata all'imitazione pedissequa dei classici.
  • Ifigenia 1744, rappresentata a Venezia nel 1744: opera teatrale secondo i canoni illuministici per la libertà dell'ispirazione.
  • Teogonia 1743: prima traduzione in italiano dell'opera d'Esiodo.
  • Ragionamento delle antichità di Capodistria 1743: opera storica.
  • Osservazioni sulla musica antica e moderna 1744: scritto dedicato all'amico Giuseppe Tartini.
  • Andropologia, ossia della società e della felicità 1748: poemetto filosofico in tre canti, che tratta in chiave illuministica L'origine della società e la formazione dell'uomo.
  • Istituzione civile, o sia elementi di morale per la gioventù 1754: scritti per L'educazione del figlio.
  • Nuovo metodo per le scuole pubbliche in Italia 1754: trattato pedagogico.
  • Della spedizione degli Argonauti in Colco 1744, pubblicati nel 1771
  • Del libero commercio de’ grani 1770: Trattato.
  • L'uomo libero 1772: confutazione delle tesi del Contratto sociale di Rousseau.
  • Intorno all'origine e falsità della dottrina dei maghi e delle streghe 1774: dissertazione illuministica.
  • Lettere Americane 1780: opera storica sulla civiltà precolombiana in America.
  • Delle antichità italiche 1788-1791: opera storica
  • Delle monete e dell'istituzione delle zecche d'Italia 1750-1760

Viene inoltre ricordato L'articolo pubblicato sul Caffè dei Verri:

  • Della patria degli Italiani 1765, dove il Carli proclamava L'esigenza di una patria comune per tutti gli Italiani manifestandosi come precursore del Risorgimento italiano del secolo successivo

Alessandro Gavardo (Capodistria 1732 - Venezia 1818)

Nobile, avvocato a Capodistria, fu membro dell'accademia dei Risorti e ne fu segretario, maggior esponente arcadico istriano e amico del Carli.

Gavardo è autore di:

  • La Rinaldeide o sia il lanificio di Carlisburgo 1765: poema eroico storico sull'impresa industriale del Carli e sui convegni letterari nella villa La Certosa del Carli a Capodistria.

L'opera, con influenze dall'Ariosto e dal Tasso, ha un’impronta arcadica, e ci fornisce L'atmosfera di una società, quell'aristocratica letteraria capodistriana del settecento, con le sue conversazioni, gli intrighi, i pettegolezzi da salotto.

b. Se Gian Rinaldo Carli è L'esponente di una letteratura filosofica e impegnata, Alessandro Gavardo è L'esponente di un certo costume aristocratico volto all'intrattenimento. Due aspetti diversi ma contemporanei dell'ambiente delle accademie del settecento di Capodistria, che continuano a produrre componimenti occasionali e opere in parte impegnate su temi che spaziano dalla filosofia all'archeologia, alla critica letteraria.

  • L'accademia dei Risorti che riprese la sua attività nel 1699 fino al 1806 annovera fra i suoi partecipanti: Alessandro Gavardo, Gian Rinaldo Carli, Girolamo Gravisi
  • L'accademia degli Operosi fu fondata a Capodistria nel 1737 da Gian Rinaldo Carli
  • L'accademia degli Intricati fu fondata a Pirano nel 1706

Anche altre città come Parenzo, Cittanova e Rovigno ebbero le loro accademie.

L'Ottocento

  1. La prima parte del secolo è caratterizzata dal movimento romantico, che va dal 1800 al 1861 anno del trattato di Campoformio che sigla il passaggio dall'Istria veneta all'Austria. Il romanticismo in Istria risente ancora dell'influenza illuministica e classica, e a differenza del resto dell'Europa, vengono a mancare il movimento prettamente decadente anglo-germanico e francese, così come i movimenti quali, il verismo, il realismo e il naturalismo. In Italia e specialmente in Istria, il sentimento d'amor patrio e di ricongiungimento con il veneto e con la madre patria è quello che ne caratterizza tutta la letteratura.

  2. Nella seconda parte del secolo, dal 1861 con la proclamazione del regno d'Italia fino allo scoppio della prima guerra mondiale 1914, si assiste alla nascita del movimento irredentista e il romanticismo si manifesta ancor di più con un forte sentimento patriottico, cioè il risorgimento italiano atto ad affermare una piena italianità dell'Istria.
  3. Venendo a mancare movimenti come il verismo, il realismo ed il naturalismo, in Istria si assiste invece ad un’operosità sia nella ricerca storica che geografica, archeologica e linguistica.
a. Il maggior esponente della letteratura romantica della prima parte dell'ottocento è:

Pasquale Besenghi degli Ughi (Isola 1797 - Trieste 1849)

Poeta romantico, laureato in giurisprudenza a Padova, sposa Agnese degli Ughi e aggiunge al suo cognome quello della moglie, la cui famiglia con lei si estingueva. Gli Ughi sono citati da Cacciaguida nel XV canto del Paradiso ed esulati in Istria al tempo della proscrizione dei Bianchi del 1302.

Nel 1820 con Carlo Ippoliti decide di recarsi a Napoli per unirsi alla rivoluzione contro i Borboni, ma arrivato a Taranto fa ritorno in patria, perché Ferdinando I aveva già domato la rivolta.

Si stabilisce a Trieste dedicandosi alla poesia, nel 1828, quasi per imitazione di Lord Byron, parte per la Grecia per combattere contro i turchi. Nel 1846 di ritorno a Trieste, gli viene offerta una cattedra all' Università di Torino, ma si ammala di colera e muore nel 1849.

Viene definito come poeta classico nella forma e romantico nell'animo. I suoi temi vanno dall'inquietudine esistenziale all'amore per la donna, dall'esperienza dei viaggi alla visione pessimistica della realtà. Tra gli autori cui maggiormente attinge ricordiamo il Foscolo, il Parini e il Leopardi.

È autore di:

  • Saggio di novelle orientali 1826: novelle satireggianti in prosa illuministica, ad imitazione delle Lettres Persanes di Montesquieu, dove viene messa in ridicolo la città di Trieste insieme con i suoi abitanti illustri.
  • Apologhi 1828: novelle satiriche in versi dove triestini e avvenimenti della città sono visti in chiave allegorica.

Tra i poeti minori di questo periodo ricordiamo:

Michele Facchinetti (Visinada 1812 - Visinada 1852)

Poeta, viene definito come l'antitesi di Besenghi degli Ughi, per il carattere socievole.

Chiamato anche il "poeta della parrocchia" per le sue liriche alla virtù, alla bontà, alla carità. I poeti che lo hanno ispirato sono quindi il Manzoni, il Pindemonte.

Il Facchinetti viene anche ricordato per aver collaborato insieme a Besenghi degli Ughi al periodico La Favilla fondato dal capodistriano Antonio de Madonizza e dallo storico albanese Carlo de Franceschi. Il periodico triestino fu portavoce del sentimento patriottico che allora infiammava gli animi dei giuliani, dalmati e istriani contro il governo austriaco.

Nel 1848 con lo scoppio dei motti risorgimentali si dedica alla politica e diventa deputato della Dieta Costituente di Vienna. Nel 1850 sino alla morte di ritorno a Visinada pubblica il periodico Il Popolano d'Istria.

Facchinetti è autore di Frate Felice 1847: poema che affronta temi diversi che vanno da motivi religiosi a politici

Giulio Gravisi (Pinguente 1752 - 1827)

Marchese della casata di Pietralonga, laureato in legge a Padova, poeta, viene ricordato per le sue liriche d'ispirazione arcadica e d'occasione raccolte nei Componimenti lirici e drammatici per tutto L'arco della sua vita.

Girolamo Agapito (Pinguente 1873 - Trieste 1844)

Gazzetta di Trieste, viene ricordato per le sue liriche d'occasione e la raccolta Fiori anacreontica nel giardino di Citera, per un romanzo La Giulia Russa da Mosca recata in Italia, e per i suoi scritti d'interesse storico ed artistico.

Antonio Maria Lorenzini (Albona 1766 - Albona 1840?)

Laureato in legge a Padova, sposa la nobile veneziana Giustina Corner ed esercita la professione di notaio ad Albona per tutta la vita, poeta e precettore di Tommaso Luciani, viene ricordato per L'egloga pastorale Tirsi e Aminta ad ispirazione arcadica, scritta in occasione del matrimonio di Nicolina e Vittorio, figli dei suoi amici carissimi il barone Nicolò Lazzarini Battiala e l'avvocato Antonio Scampicchio, e gli scritti di natura sociale come le Riflessioni sopra il Ragionamento di Gian Giacomo Rousseau. La tragicommedia La Coraly, ovvero la Forza dell'amicizia e gli scritti critici Parallelo di celebri autori greci, latini e italiani.

Antonio Albertini (Parenzo 1776 - Venezia 1836)

Laureato in legge, procuratore, poeta e scrittore, viene ricordato per aver scritto varie opere di giurisprudenza, poesie occasionali e soprattutto tragedie storiche come Epulo, re degli Istri del 1827, che scrisse affinché fosse alimentato l'orgoglio nazionale nel ricordo della guerra istro-romana, come viene narrata da Livio. Nel 178 a.c. il console A. Manlio Vulsone con dieci navi partendo da Aquileia arriva alla baia di Sistiana e vi approda. Epulo re degli Istri insieme con il suo popolo attacca i Romani e vince, ma l'anno successivo i Romani si ripresentano guidati dal console C. Claudio Pulcro e distruggono Nesantium capitale degli Istri e l'Istria diventa la X provincia romana.

Gabriele D’Oplanich (Parenzo 1804 - Parenzo 1824) e Giovanni D’Oplanich  (Parenzo ? - Parenzo 1866)

Poeti. 

Gabrile, morto prematuramente, era un giovane promettente nell'ambito lirico. Infatti Gabriele venne riconosciuto da Rossini per la sua spiccata attitudine alla musica, di lui rimangono solo una raccolta d'epigrammi, versi e il saggio sullo Stato delle arti tutte esistenti in Venezia nel 1797.

Giovanni, visse più a lungo, amico del Facchinetti insegnò a Trieste e collaborò a diverse riviste. Viene ricordato per le sue poesie occasionali, per aver offerto i suoi versi al volume antologico Monumento di carità, che raccoglieva fondi per aiutare gli istriani nella carestia del 1853-54. Fu anche un fervente patriota, nel 1848 si impegnò attivamente alle elezioni per inviare gli istriani alla Costituente a Vienna.

Jacopo Andrea Contento (Lussinpiccolo 1828 - Pirano 1854)

Appassionato per le lettere e il disegno, frequentò a Venezia l'Accademia delle Belle Arti dal 1847 al 1853, durante la rivoluzione veneziana contro gli austriaci. Sarebbe stata sua intenzione scrivere un’opera enciclopedica che raccogliesse poesie, prosa, commenti sugli usi e i costumi con disegni sull'Istria, ma non riuscì nel suo intento perché malato di tisi. Strinse amicizia con Tomaso Lucani d'Albona che ne apprezzò le qualità morali, di lui rimangono un Cantico all'Istria e varie prose e poesie.

Tra gli scrittori minori di questo periodo ricordiamo:

Pietro Stancovich (Barbana in Arsia 1771 - Barbana 1852)

Studia teologia e filosofia a Padova, diventa sacerdote ed esercita a Barbana, poeta, viene ricordato per la raccolta di poesie Versi 1818 di tipo arcadico settecentesco e la Biografia degli uomini distinti dell'Istria 1828-1829.

Marco Antonio Bazzarini (Rovigno 1782 - ? 1850)

Critico e linguista, viene ricordato per le Lettere drammatico-critiche sopra la Didone abbandonata di Metastasio 1816 e per l'Ortografia enciclopedica universale della lingua italiana in 15 volumi 1833-36.

Francesco Combi (Capodistria 1793 - Venezia 1871)

Nobile capodistriano di antenati lombardi, laureato in legge a Padova, avvocato a Capodistria e più volte podestà della stessa, fu esule a Venezia perché perseguitato dagli austriaci per il suo ardente patriottismo, viene ricordato per aver tradotto le Georgiche di Virgilio e Les Martyrs di Chateaubriand.

Giuseppe de Lugnani (Capodistria 1793 - Capodistria 1857)

Laureato in ingegneria ed architettura a Padova, insegnante di fisica e matematica a Trieste e a Capodistria, direttore della Biblioteca Civica di Trieste e del quotidiano l'Osservatore Triestino, viene ricordato per una tragedia classica Steno a Contarena, un canzoniere e varie traduzioni d'autori latini.

Il maggior poeta del secondo ottocento è:

Giuseppe Picciola (Parenzo 1859 - Firenze 1912)

Frequentò la Normale Superiore di Pisa, fece parte del cenacolo del Carducci, dal 1885 intraprese la professione d'insegnante e più tardi di preside in diverse città italiane.

Viene ricordato come "il poeta della famiglia" per i suoi versi dedicati agli affetti familiari, ma anche ai paesaggi istriani e al doloroso esilio dall'Istria. La sua poetica riecheggia l'insegnamento del Carducci, del Pascoli e della scuola stilnovista.

Picciola è autore di:

  • Matelda 1902: opera di critica letteraria, figura dantesca che identifica con la contessa Matilde di Canossa
  • Antologia carducciana 1908
  • Poeti italiani d'oltre i confini 1914: antologia uscita postuma e ristampata nel 1919 con il titolo Poeti italiani delle terre redente
  • Versi 1890: raccolta di poesie
  • Rime 1899: raccolta di poesie

Tra i poeti di larga reputazione di questo periodo ricordiamo:

Renato Rinaldi (Portole 1889 - Portole 1914)

Giornalista a Pola, fu redattore di Il Giornaletto e del periodico irredentista La Fiamma collaborò anche per Il Piccolo di Trieste. Il suo nome è legato però alla poesia, di cui si ricordano due raccolte d'impronta Pascoliana per lo stile e la metrica, Dannunziana per la sua sensibilità decadente: Canti 1910 e Vecchie arie 1912, scrisse anche tre racconti: La parabola della fiamma, Il ritorno e Tusneda.

Tino Gavardo (Capodistria 1891 - Capodistria 1914)

Frequentò la facoltà di Giurisprudenza dell'Università di Graz in Austria e viene ricordato come poeta vernacolare, patriottico e comico. La sua raccolta più importante è: Fora del semenà del 1912, dove rappresenta con poesie a volte satiriche caricaturali, a volte nostalgiche, la borghesia e i personaggi popolari di Capodistria.

Giovanni Tagliapietra (Pirano 1813 - Pirano 1892)

Medico chirurgo laureato a Vienna, poeta romantico, viene ricordato come il poeta di Dante e di Tartini, per le sue liriche. Giuseppe Tartini del 1853 è una cantica in terzine al noto musicista settecentesco piranese, carica di speranze risorgimentali, Le ceneri di Dante del 1865 scritte in terzine, sono un’opera patriottica dove professa il culto per l'Italia e per il suo primo poeta.

Fra i poeti minori di questo periodo ricordiamo:

Lorenzo Schiavi, abate (Pordenone 1829 - Capodistria 1911)

Poeta, drammaturgo, storiografo letterario. Politicamente fu un convinto austrofilo. Per il suo atteggiamento conservatore, la sua poesia si pone fra l'arcadia e il romanticismo, mentre il suo teatro viene inteso solo ad un fine moralistico. Vengono ricordate la raccolta di Poesie varie del 1900, per i suoi temi istriani, i testi teatrali Torquato Tasso del 1894, La Malibran a Venezia del 1905, su imitazione dei Rusteghi di Goldoni. Fra le opere letterarie ricordiamo un Manuale didattico-storico della letteratura italiana del 1873.

Francesco Petronio, monsignore (Pirano 1837 - Trieste 1926)

Parente di Jacopo Andrea Contento, sacerdote a Capodistria, si operò nell'assistenza ai malati durante il colera del 1866, e si adoperò per sensibilizzare l'opinione per il problema ancora irrisolto della tratta degli schiavi. Ebbe una grande passione per la musica, infatti fu un ricercatore delle opere del Tartini, e quella poetica in latino e in italiano.

Tra le sue opere ricordiamo la cantica in terzine San Nazario protovescovo di Capodistria 1877 e il discorso tenuto durante una conferenza popolare Per l'abolizione della tratta dei Negri in Africa.

Giovanni de Manzini (Capodistria 1838 - Capodistria 1883)

Discente di una famiglia nobile capodistriana, avvocato, patriota, amico di Carlo Combi fu poeta vernacolare. Tra le sue liriche in italiano d'impronta carducciana ricordiamo Barcarola 1855, Rivista 1860, Il Genio Tutelare della Costa d'Istria 1861. In dialetto ricordiamo le poesie dedicate al postino Checo affinché con l'anno nuovo si assicurasse una "bonaman" più cospicua, e il suo capolavoro La fabbrica de pan senza farina 1866, dove immagina che i nonni ritornino in vita per vedere le nuove invenzioni come il telegrafo e la fotografia.

Giovanni Bennati (Pirano 1848 - Trieste ? 1918)

Sacerdote, insegnante ed editore di liriche che lui stesso scriveva e poi pubblicava facendole circolare presso gli amici, ricordiamo le raccolte di poesie romantiche d'ispirazione carducciana dannunziana e pascoliana: Malinconie 1888, Rime Istriane 1889, Echi istriani 1892.

Domenico Venturini (Pola 1874 - Trieste 1964)

Insegnante, giornalista, storico, drammaturgo e poeta di carattere storico e d'occasione, tra le sue opere ricordiamo gli scritti La famiglia del poeta Pasquale Besenghi degli Ughi del 1889, una Guida storica di Capodistria del 1906, L'epistolario inedito di Agostino Carli-Rubbi del 1910, l'opera teatrale I franzesi a Capodistria del 1920, tra i suoi scritti lirici ricordiamo I Fasti d'Italia con la quale ricevette il riconoscimento da parte della stampa fascista di Roma nel 1927.

Dopo l'esodo, a Trieste, la RAI trasmise varie sue poesie e drammi.

Ada Sestan (Pisino 1875 - Trieste 1946)

Poetessa, scrittrice di novelle, traduttrice dal tedesco, ottenne grandi elogi con la traduzione del dramma in versi Der arme Heinrich (Il povero Enrico) dello scrittore esponente del naturalismo tedesco Gerard Hauptmann, premio nobel nel 1912. Dopo la Prima Guerra, si dedicò al giornalismo e fondò il periodico femminile Femmina, scrisse anche per Il Resto del Carlino, Le Tre Venezie e Il Piccolo. Il saggio La rondine, l'aquiletta e le donne di Savoia le valse un riconoscimento dall'Accademia d'Italia. Tra i suoi scritti ricordiamo le poesie di sensibilità sociale, d'ispirazione romantica intimista, d'amore per la sua terra, raccolte in Canti dell'Istria del 1906.

Giovanni Quarantotto, Quarantotti dal 1931 (Rovigno 1881 - Venezia 1977)

Padre di Pier Antonio Quarantotti Gambini, scrittore, poeta, insegnante a Trieste, critico letterario e storico. E’ noto per i suoi saggi storici come: Figure del Risorgimento in Istria 1930, Uomini e fatti del patriottismo istriano 1934, Storia della Dieta del Nessuno 1938, Trieste e l'Istria nell'età napoleonica 1954. Viene anche ricordato per la sua vena poetica carducciana tra cui parodie spiritose sui poeti istriani del suo tempo. Ricordiamo le raccolte: Tentativi 1901, Musiche e fantasmi, Sponde adriatiche 1903, il poemetto Histria 1903, Sonetti istriani 1903-08 e Florilegio 1911.

Michele Depangher (Capodistria 1865 - Capodistria 1924)

Medico bizzarro, acceso politico, giornalista, appassionato d'opere teatrali, inventore e rimatore, potrebbe essere definito come l'Angiolieri dell'800, per la sua natura incline allo scherzo. Scrisse poesie satiriche, eroiche, politiche e non si limitò a trasferire la medicina in versi nel Manuale pratico di medicina popolare modernissima in versi (1905), ma parodiò la Nave di Gabriele D’Annunzio, nell'opera eroico-comica La Peata del 1908. il Depangher si divertì a scherzare sulle origini di Venezia e la gloria dell'Italia dal mare come celebrate nella Nave, non ottenendone i consensi del vate.

c. Sugli insegnamenti di Pietro Kandler, si innesta nel filone romantico una nuova scrupolosa e precisa attenzione alla documentazione storiografica, emergono così in questo periodo molto florido per gli studi scientifici importanti studiosi storici. La stampa e i quotidiani assumono un ruolo molto importante per la loro funzione patriottica e politico a favore della lotta irredentista e risorgimentale. Si svilupparono anche interessi legati allo studio della linguistica e in particolare alla dialettologia e all'etnologia.

Tra gli storiografi, i giornalisti e gli studiosi più importanti di questo periodo ricordiamo:

Girolamo Curto, don  (Rovigno 1860 ? - Trieste 1918)

Laureato in lettere a Pisa, prese i voti nel 1893 e diventò sacerdote, insegnò a Trieste.

La sua profonda conoscenza germanista, lo portò a pubblicare una Grammatica tedesca e lo studio critico Die Figur des Mephisto in Goetischen Faust sulla figura di Mephisto nel Faust di Goethe. Fu il maggior dantologo istriano dopo Francesco Gregoretti, pubblicò diverse opere critiche sui testi danteschi come: La Beatrice e la Donna gentile di Dante Alighieri 1897, Il Conte Ugolino di Dante 1900, A Paolo Tedeschi intorno al verso di Dante "più che il dolor potè il digiuno 1901, Quando Dante salì al cielo "fatto avea mane di là", cioè sul Gange 1904, Incongruenze e indeterminatezze nella Divina Commedia 1912. Si dilettò anche nel teatro e scrisse un dramma Il Trionfo dei Vinti 1911, per glorificare il martirio di San Giusto e la chiesa tergestina.

Valeriano Monti (Sanvincenti 1871 - Trieste 1950 ?)

Insegnante di lettere a Pisino, sacerdote, come ricercatore storico scoprì un testo che narrava la storia di Pola di Horatio Moreschi, un autore seicentesco e si prodigò a far conoscere Antonio Covaz (1820-1898), un pisinese che per primo individuò il sito dell'antica capitale degli Histri, Nesanctium. Scrisse una monografia su Michele Facchinetti poeta e uomo politico 1909, e collaborò alle Pagine Istriane.

Carlo de Franceschi (Albona 1809 - Albona 1893)

Storico, viene ricordato per la monografia Istria, Note storiche 1879, essendo stato il primo tentativo di sintesi organica della storia istriana.

Tomaso Luciani (Albona 1818 - Venezia 1894)

Discendente da antiche famiglie nobili locali fu un fervente patriota risorgimentale, podestà di Albona, attratto dalle scoperte archeologiche di Pietro Kandler collaborò con i periodici il Museo d'antichità, l'Istria, il Conservatore. Insigne studioso di storia patria pubblicò: 

  • Del Quarnero, di Albona, Studi storici ed etnografici 1864, 
  • Il Litorale Veneto-Istriano 1865, 
  • Istria. Schizzo storico-etnografico 1866, 
  • Fonti per la storia dell'Istria 1890, 
  • Tradizioni popolari albonesi 1892.

Si dedicò anche alla poesia didattica d'ispirazione manzoniana, ricordiamo la Canzone popolare ispirata a San Luca che venne inserita da Nazario Gallo (poeta Capodistria 1810 - Capodistria 1868) nel suo Monumento di carità 1857.

Giuseppina Martinuzzi (Albona 1844 - Albona 1925)

Figlia del podestà di Albona, venne tenuta a battesimo da Tomaso Luciani che fu per sempre il suo maestro letterario. Insegnante, precorritrice del femminismo, militante politica abbraccia il Partito Socialista Italiano per combattere le stentate condizioni di vita dei minatori dell'Arsa e successivamente per riscattare dal degrado i sobborghi di Barriera Vecchia e Cittavecchia di Trieste. Si adoperò con saggi e conferenze per promuovere il credo marxista, collaborò con alcuni giornali come Il Lavoratore, L'Avanti, e L'Umanitè. Scrisse Fra Italiani e Slavi nel 1914, auspicando la fratellanza fra i due popoli. Si dedicò anche alla poesia di stampo romantico garibaldino, ma la sua opera maggiore è Ingiustizia, Canto storico-sociale sul mistero del dolore umano.

Marco Tamaro (Pirano 1842 - Pirano 1905)

Storico appassionato di Gian Rinaldo Carli pubblicò un’opera con il nome dell'artista Settecentesco nel 1892, viene ricordato per Le città e le castella dell'Istria del 1892-93.

Giovanni Moise, abate (Cherso 1820 - Cherso 1888

Viene ricordato per i suoi studi linguistici e grammaticali, diede alle stampe una Grammatica della lingua italiana nel 1867 e una Grammatichetta della lingua italiana nel 1875.

Antonio Ive (Rovigno 1851 - Rovigno 1937)

Docente di lingua e letteratura italiana nell'Università di Graz in Austria, fu un rinomato dialettologo e etnologo. Viene ricordato per L'antico dialetto di Veglia 1888, Saggi di dialetto rovignese 1888, I dialetti ladino-veneti dell'Istria 1900, Canti popolari velletrani raccolti e annotati 1907.

Bernardo Benussi (Parenzo 1846 - Rovigno? 1929)

Maggior storiografo istriano, fra le sue opere ricordiamo: Storia documentato di Rovigno 1888, Nel Medio Evo. Pagine di Storia istriana 1897 e L'Istria nei suoi millenni di storia 1924.

Carlo Combi (Capodistria 1827 - Venezia 1824)

Figlio di Francesco de Combi, fu il più grande patriota dell'Istria, intraprese gli studi giuridici a Padova durante i fermenti del 1844-48, si laureò in legge a Genova nel 1850. Lavorò come avvocato nello studio del padre ma si adoperò anche come insegnante di lettere e storia al Ginnasio di Capodistria, ma nel 1859 il governo austriaco lo invitò a lasciare la cattedra e assunse la direzione del Comitato nazionale segreto per Trieste e l'Istria. Poiché le regioni d'Italia si conoscevano poco una con l'altra durante gli anni che precedevano il regno d'Italia, cioè durante il Risorgimento, Combi decise di pubblicare opere storiche, geografiche ed etnografiche al fine di fare conoscere l'Istria alle altre regioni italiane. Ricordiamo 

  • Etnografia dell'Istria 1860 
  • La frontiera orientale d'Italia e la sua importanza 1863 
  • L'Istria e le Alpi giulie 1864 
  • Saggio di bibliografia istriana 1864 
  • Della rivendicazione dell'Istria agli studi italiani 1873
  • Di Pietro Paolo Vergerio il Seniore da Capodistria e del suo epistolario 1880

Si dedicò pure alla poesia patriottica e di denuncia sociale, nello stile risenti l'influenza di Michele Facchinetti. Scrisse componimenti occasionali e satire.

Grande importanza ebbe la stampa nel divulgare notizie politiche, storiche, archeologiche, scientifiche e letterarie:

  • L'Istriano (1860-1861) - settimanale rovignese, diretto da Federico Spongia
  • La Provincia (1867-1903) - periodico capodistriano
  • L'Unione (1844-1991) - bimensile capodistriano, diretto da Domenico Manzoni
  • L'Istria (1882-1903) - settimanale di Parenzo, diretto da Marco Tamaro
  • L'Eco di Pola (1887-1897) - quotidiano
  • L'Idea Italiana (1896-1914) - giornale di Parenzo
  • Il Popolo Istriano (1898-1906) - settimanale di Pola, diretto da Giovanni Timeus
  • Il Giornaletto (1900-1915) - quotidiano di Pola, diretto da Giovanni Timeus
  • Fiamma (1911-1912)- settimanale di Pola, fondato dall'avv. Antonio Pesante
  • Memorie della Società Istriana di Archeologia e Storia Patria - periodico, fondato a Parenzo nel 1884 dall'avv. Andrea Amoroso e diretto da Marco Tamaro
  • Pagine Istriane - periodico scientifico-letterario-artistico, fondato a Capodistria nel 1903 dall'etnologo Giovanni Vesnaver e diretto da Giuliano Tessari.

Il Novecento

  1. Bruno Maier nella sua Letteratura italiana dalle origini al Novecento divide il Novecento in due periodi principali: il primo può essere definito come il periodo fra le due guerre e il secondo del dopo 1945. Il primo si suddivide a sua volta, in altri due momenti storici che segnano la letteratura istriana: uno ha inizio con la prima guerra mondiale, dal 1914 fino al 1918; l'altro con l'avvento del regime fascista nel 1922 fino allo scoppio della seconda guerra mondiale. Quest’ultimo è il periodo in cui la letteratura istriana finalmente coincide con la letteratura del resto d'Italia

  2. Nel secondo periodo, che ha inizio dopo la fine del secondo conflitto mondiale, si assiste ad una spaccatura, l'esodo segnerà profondamente e fisicamente la letteratura di là del confine, in altre parole: la letteratura cosiddetta dell'esodo, a volte definita triestina, cui fanno parte tutti gli scrittori che hanno lasciato l'Istria, e quella di qua del confine, in altre parole, la letteratura istro-quarnerina o istro-fiumana dell'ex Jugoslavia, cui appartengono gli scrittori che sono rimasti in Istria.

Con il Novecento finisce la storia della letteratura italiana in Istria coincidente con quella del resto d'Italia. Il Duemila è ancora tutto da scrivere, così come gli eventi storici. Con la caduta dello stato Jugoslavo, l'Istria è stata ulteriormente divisa in slovena e croata, ma possiamo affermare che la letteratura italiana, rimane tuttora presente come il prodotto della minoranza e persegue un suo percorso, diverso da quello degli scrittori italiani che operano in Italia. Le letterature slovena e croata nate in Istria appena nel secolo scorso, nel Novecento, si affiancano a quell'italiana istro-quarnerina-fiumana, la quale, per sopravvivere sta cercando una sua identità, così com’è già accaduto in passato ad altre letterature nel mondo: come quell'anglo-indiana, anglo-cinese, anglo-africana e franco-algerina, etc., ma questa, sarà un'altra storia!

***

  1. Nel periodo che va dallo scoppio della prima guerra il 1914 e l'inizio della seconda guerra mondiale il 1939, la letteratura istriana si unisce e si confonde con quella nazionale. E’ caratterizzata dal passaggio dell'Istria all'Italia, in altre parole si assiste alla realizzazione degli ideali politici, patriottici e irredentisti della letteratura dell'ottocento.

    Si assiste anche al fenomeno del regime fascista dal 1922 al 1943 che limitò la libertà di pensiero degli scrittori, così come avvenne più tardi, nell'immediato dopoguerra, a quegli scrittori italiani che rimasero a vivere in Istria durante il governo jugoslavo.

    Appartengono a questo primo periodo il narratore Pier Antonio Quarantotti Gambini, la poetessa Lina Galli e lo scrittore Enrico Morovich.

Pier Antonio Quarantotti Gambini  (Pisino 1910 - Venezia 1965)

Figlio dello storico Giovanni Quarantotti e di Fides Histrae Gambini figlia dell'avvocato Pier Antonio Gambini che fu un fervido patriota, podestà di Capodistria e deputato della Dieta istriana al Parlamento di Vienna.

Si laureò in giurisprudenza a Milano nel 1937, Dal 1942 al 1945 fu direttore interinale della Biblioteca civica di Trieste, nel 1945 si trasferì a Venezia dove morì nel 1965.

E’ considerato come il più gran narratore istriano del primo periodo. Fu anche giornalista e poeta.

I suoi romanzi hanno come sfondo, sia Trieste sia l'Istria, e i suoi personaggi sono giovani che ripercorrono il tema dell'introduzione alla vita, la qual è sempre rappresentata in modo pessimistico, l'esistenza come dolore, piuttosto che felicità in cui s’intreccia la tematica dell'amore e il ricordo del passato, nel fluttuare temporale, fra il presente e la memoria del tempo che fu.

E' autore di:

  • I nostri simili 1932 - Raccolta di tre racconti: I tre crocifissi, Il fante di spade, e La casa del melograno, dove risentono dell'influenza di Dostoevskij e Svevo, la prosa è realistica e anticipa l'elemento drammatico ed erotico e la predilezione per il mistero che saranno presenti nella produzione matura.
  • La rosa rossa 1937 - romanzo ambientato a Capodistria
  • Le trincee 1942 - romanzo del ciclo di Paolo de Brionesi Amidei alter ego dell'autore, insieme con i romanzi:
  • Amor militare 1955, conosciuto anche come L'amore di Lupo, Il cavallo di Tripoli 1956
  • Le redini bianche 1967, La corsa di Falco 1969
  • La calda vita 1958 - romanzo
  • L'onda dell'incrociatore 1947 - romanzo
  • Il poeta innamorato 1984 - a cura di Riccardo Scrivano, raccolta d'articoli giornalistici, diaristica, storici
  • Racconto d'amore 1965 - raccolta di liriche, postuma
  • Il sole e al vento 1970 - raccolta di liriche, postuma.

Lina Galli (Parenzo 1899 - Trieste 1993)

Studia a Capodistria dove consegue il diploma magistrale, insegna nelle scuole elementari di Trieste, dove muore nel 1993. Scrittrice di novelle per bambini, è principalmente ricordata per la sua poesia. La sua lirica si colloca nell'ambito dell'ermetismo per la poesia intimista e il gusto dell'essenziale che mescolano con i temi a lei cari: quali l'angoscia del vivere quotidiano, la guerra e l'esodo, incomunicabilità, l'auspicio ad un mondo nuovo. è autrice di:

  • Le filastrocche cantate col tempo - novelle

e le raccolte di poesie:

  • Pianti, risate e stelle 1935
  • Città 1938
  • Giorni di guerra 1950
  • Tramortito mondo 1953
  • Notte sull'Istria 1958
  • Mia città di dolore 1968
  • Giorni d'amore 1956
  • Domande a Maria 1959
  • Incontri 1963
  • L'agosto dei monti 1966
  • Dal fondo della stiva 1970
  • Note contrapposte 1977
  • Chi siamo? 1982
  • Il tempo perduto 1987
  • I sogni 1989
  • Eppure ancora un mattino 1973<
  • Un volto per sognare 1987

Enrico Morovich (Fiume 1907 - Rapallo 1994)

Cresciuto nel sobborgo popolare fiumano di Sussak, frequenta prima le scuole ungheresi e poi quelle italiane diplomandosi in ragioneria nel 1924. Lavora come impiegato nella Banca d'Italia e nei Magazzini Generali fino al 1950, poi con l'esodo si trasferisce a Napoli, a Pisa. Nel 1958 fissa dimora a Genova come funzionario del Consorzio Autonomo del Porto. Muore a Rapallo nel 1994.

Collabora ancora giovane per riviste nazionali come La Solaria(1926-1936) di Firenze, affermandosi come scrittore.

  • L'osteria sul torrente: prima raccolta di racconti
  • Miracoli quotidiani 1938
  • I ritratti del bosco 1939: racconti
  • L'abito verde 1942: romanzo
  • Contadini sui monti 1942: racconto
  • Il baratro 1964: romanzo
  • Racconti a righe corte 1977: silloge di poesie
  • Cronache vicine e lontane 1981: raccolta di poesie
  • Ascensori invisibili 1980: racconto
  • Nostalgia del mare 1981: racconto
  • Notti con la luna 1986: racconto
  • La caricatura 1983, romanzo
  • I giganti marini 1984, romanzo
  • Piccoli amanti 1990, romanzo
  • Non era bene morire 1992, romanzo
  • Racconti di Fiume e altre cose 1985, racconti
  • Un italiano di Fiume 1993, memorie autobiografiche

Tra gli scrittori minori del primo periodo ricordiamo:         

Antonio Palin (Dignano 1882 - Trieste 1964)

Partecipò come volontario alla prima guerra mondiale, fu soccorritore insieme a Nazario Sauro e Scipio Slapater dei terremotati d'Avezzano nel 13 gennaio 1915. Nel dopoguerra Fu insegnante e preside a Trieste.

Viene ricordato per

  • Notturni 1913, opera teatrale
  • Sull'ali del canto 1927, raccolte di liriche
  • Canzone di Sauro 1936, lessa nel ventesimo della morte di Nazario Sauro nell'arena di Pola

 Rimasero inediti

  • Il profeta dell'amore, commedia
  • Cagliostro, poema drammatico

Nino de Totto (          )

Si laureò in lettere all'università di Firenze, partecipò alla seconda guerra mondiale rimanendone mutilato. Insegnante e deputato del Movimento Sociale Italiano.

Viene ricordato per la sua passione per la poesia. Scrisse le raccolte:

  • Voci nel tempo 1937
  • Canti dell'oasi 1938 
  • Le laudi della Valle Sacra 1984

e i romanzi:

  • Case senza nome 1981
  • Il sapore del cielo 1982  
  • La vigna delle cento uve 1983  

ma il suo capolavoro è il romanzo Il comito della Leona 1984, d'ispirazione Woolfoniana, riprende la storia d'Orlando con il personaggio Andrea Tofanio che più volte muore e rinasce a distanza d'anni, come pretesto per raccontare la storia dell'Istria attraverso i secoli.

Umberto Urbani (Capodistria 1888 - Capodistria 1955)

Docente di lingua e letteratura serbo-croata all'Università di Trieste, traduttore e scrittore, viene ricordato per

  • Ninfe d'Italia 1919, raccolta di liriche
  • Nella repubblica di Masaryk 1935, opera letteraria
  • Scrittori jugoslavi 1927, opera letteraria
  • Parliamo croato 1942, manuale linguistico
  • un dizionario della lingua italiana e croata
  • Sangue impuro (il romanzo del serbo Boris Stankovic), traduzione
  • Il serto della montagna, poema eroico, del principe serbo Pietro II Petrovic Njegos

Annibale Pesante (Montona 1889 - Trieste 1948)

Insegnante alle scuole superiori e docente di filologia romanza nell'Università di Trieste, scrisse due opere critiche dal titolo: 

  • Due manzoniani: Ippolito Nievo–Emilio De Marchi 1930
  • Federico Mistral e la Pleiade provenzale 1936

Camillo de Franceschi (Parenzo 1868 - Trieste 1953)

Storico, scrisse varie opere, ricordiamo 

  • I castelli della Val d'Arsa. Ricerche storiche 1900, noto volume
  • L'arcadia Romano-Sonziaca e la Biblioteca Civica di Trieste 1939, opera letteraria
  • Storia documentata della contea di Pisino, 1963 (postuma)
sul soggiorno di Dante in Istria e a Pola 
  • Il Comune polese e la dinastia dei Castropola. Con documenti inediti 1905

  • Dante e Pola 1933

  • Esuli fiorentini della compagnia di Dante, mercanti e prestatori a Trieste e in Istria 1939

Francesco Salata (Ossero 1876 - Trieste 1944)

Fu deputato nella Dieta provinciale dell'Istria nel 1909, poi consigliere dei ministri Calandra e Sonnino, membro della commissione italiana nella conferenza della pace dopo la prima guerra mondiale, senatore  nel 1922 e ministro plenipotenziario a Vienna nel 1936. Scrisse perlopiù opere storiche come: 

  • L'antica diocesi di Ossero 1897
  • Il diritto d'Italia su Trieste e l'Istria 1915 
  • Carlo Alberto 1931
  • Guglielmo  Oberdan 1924

Melchiorre Corelli (Pèdena 1886 - Trieste 1955)

Fu insegnante a Capodistria, Fiume, Firenze e Trieste, commissario prefettizio di Albona dal il 1943 al 1945, collaboratore del Comitato di Liberazione nazionale e direttore di Pagine Istriane dal 1949 al 1954. Scrisse un volume storico con il titolo Il diritto d'Italia sulla Venezia Giulia 1950.

Pier Gabriele Goidanich (Volosca 1868 - ? 1953)

Linguista, docente universitario a Pisa dal 1899 al 1905 a Bologna dal 1905 al 1938, fu direttore dll'Archivio Glottologico Italiano, pubblicò opere linguistiche 

  • L'origine e le forme della dittongazione romanza 1907
  • Grammatica italiana 1918 
  • Saggi linguistici 1940

Matteo Giulio Bartoli (Albona 1873 - Torino 1946)

Linguista, docente di glottologia nell'università di Torino dal 1908 fino alla morte, pubblicò 

  • Das Dalmatische 1906 
  • Introduzione alla neolinguistica 1925 
  • Saggi di linguistica spaziale 1945 
  • Breviario di neolinguistica 1925
  • Alle porte orientali d'Italia. Dialetti e lingue nella Venezia Giulia 1945
Enrico Rosamani (Capodistria 1875 - Trieste 1965)

Docente all'università di Trieste, viene ricordato per

  • Vocabolarietto veneto-giuliano 1922 
  • Vocabolario giuliano 1968
  • Vocabolario marinesco giuliano-dalmata 1975

Giuseppe Vidossi (Capodistria 1878 - Trieste 1969)

Insegnante e preside a Trieste, segretario di redazione dell'Atlante linguistico italiano e condirettore dell'Archivio Glottologico Italiano e infine docente all'università di Torino. Pubblicò molte opere come

  • Nuovi materiali per la storia del Collegio di Capodistria 1899
  • La lingua del Tristano Veneto 1906
  • Le origini. Testi latini, italiani, provenzali e franco-italiani 1956
  • Studi sul dialetto triestino 1962
  • Saggi e scritti sul Folclore 1967

[to be continued]

Estratto da:

  • Bruno Maier, La letteratura italiana dell'Istria dalle origini al Novecento, Ed. Italo Svevo (Trieste, 1996)
  • Paolo Blasi, Poeti dell'Istria dai Dogi a Francesco Giuseppe, Ed. Italo Svevo (Trieste, 1997)
  • Idem, Poeti dell'Istria dell'Età Risorgimentale, Ed. Italo Svevo (Trieste, 1998)
  • Idem, Poeti dell'Istria alla fine di un’epoca, Ed. Italo Svevo (Trieste, 1999)
  • Idem, Poeti dell’Istria tra le due guerre mondiali, Ed. Italo Svevo (Trieste, 2000)
  • Idem, Poesia piranese dell’Ottocento, Ed. Italo Svevo (Trieste, 1995)
  • Bruno Maier, La letteratura italiana dell'Istria dalle origini al Novecento, Ed. Italo Svevo (Trieste, 1996)

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This page is compliments of Elsa Gregori and Marisa Ciceran

Created: Tuesday, November 06, 2001; Last Updated: Thursday, October 08, 2015
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