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Il ginepro e il vento
Roccia che vince la terra
verde ginepro
alle stagioni solido e dritto
vivi
senza domande
senza riflessi irrisolti
a godere
del bacio dell'acqua
delle carezze del sole
dell'abbraccio del
gelo sul Carso
della compagnia dolce e triste
del rosso sommacco.
Passi tra ombre e luce
senza patemi
vivendo ferite di uccelli
e di mani
senza negare le aspre bacche femminee
mature per giochi maturi.
Povero il vento
consuma una vita senza confini
a frugare anfratti
nascosti
con guizzi nervosi
con logoranti e costanti percorsi
con esasperate rincorse
a riflettere su se stesso
a cercarsi
a ferirsi nella trasparenza delle ore invernali
fino a smarrirsi
nella disperazione di sguardi non raccolti
fra neve e gelo.
Vive
il ginepro
fino a rinsecchire
a bruciare nella calura estiva,
rincorre il vento la vita
instancabile
arando doline
prati e pietre bianche.
Un giorno mi sono fermato.
(Rebellato Editore, 1983) |
I silenzi nella città
I silenzi nella città
di questa città
non sono quelli della notte
o delle morte stagioni.
Nel paese della bora, dal mare al carso,
cortine di nebbia
ristagnano
identità si specchiano
mute
nella loro chiusa diversità.
Dell'assurdità del guardarsi e non vedersi,
del parlare
e del non sentirsi,
di quest'esser contemporanei
allo scoiattolo bruno
e mai alla rjava veverica,
al bianco calcare
e mai al bel apnenec,
al verde ginepro
e mai allo zeleno brinje.
Ho nascosto
in una fenditura di pietra, lassù
un desiderio tutto mio.
(Forum/Quinta Generazione, 1984)
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