Umberto Matteoni
Poesia



E poi il lampo e il tuono

Ragazzi vestiti da soldato
vendono I' odio dei padri.

Nei tuguri del cuore
ognuno conta
i suoi trenta denari.

Dagli occhi
sgorgano i perche?
Quarantadue bambini
che urlano pietà
da Vukovar.

E il grido giunge alla trincea
e poi il lampo e il tuono.


I confini della fiaba

Ho ritrovato
le fiabe a tutto tondo
raccolte da bambino,
levigate dai giochi
e dai perché.

Con i colori fitti fitti
nei precisi confini,
senza uscite.
Con le case sorridenti e calde,
con le foglie sempre verdi
(I'accartocciarsi è fuori dal prodigio).

Erano gli anni della meraviglia,
del pianto e del riso dentro il castello,
quando la spada era di legno
e la morte una finzione.

Quindi uscii dalla fiaba
tra le pietre
degli umani sentieri.

Ecco! Dai confini del cuore
un silenzioso rivo
straripa al ciglio.


Il volo del passero

E combattemmo per la libertà
nelle umide trincee dell'odio
con le mani tese al focolare
al profumo dell'alga, del fieno;
strappammo la libertà a piccoli lembi,
calpestammo il rovo e il fiore;
anche dopo e sempre
la mano stringerà
il fiore della vita e della morte.
Siamo riusciti a volare i cieli dell'infanzia
saturi di aquile e vessilli
oltre i feudi e gli sterili fossati
portando in aride terre fecondi semi.

A quando l'ultimo gesto?
Portare alla luce dai misteriosi meandri
il nostro vero volto,
abbattere i recinti e le mura
amare l'altro anche quando non ci assomiglia,
alla civile ordinata bellezza si contrappone
il tranquillo sorriso del fiore
i voli negli infiniti spazi dell'anima.

A quale nuova croce
porteremo i tre doni?

Sul Golgota del mondo
croci uncinate e rosse bandiere
segnarono olocausto,
anche dall' oriente trapunto di stelle
il rosso scolora
e l'azzurro ritinge di nuova speranza
gli incerti passi,
da quale ceppo il nuovo germoglio?
Come riaccendere i fuochi spenti dell'infanzia?

Ma forse
il cinguettio del passero
sovrasta l' aquila.


L'urlo (Pola 1947)

E l’urlo veniva 
dalle piccole cose
strette al petto degli amici,
le "scinche", gli aquiloni
il "castagnacio con la xonta".
E dal fossato del castello
l’urlo
che poi asperso d’incenso
rintonava nel chiostro francescano
rimbalzando sul selciato del Foro
fin sotto l’arco dei Sergi.
E l’urlo disumano ripeteva
finché rimasi solo coi sassi dell’antico.
Una grave nave nera
rubava la mia infanzia. 


La città del sole

Lattine vuote
ai bordi delle strade
riempite del solito sogno
rotolano ai margini dell'odio
e della speranza.

È forse l'ingiustizia
che riempie la siringa
di pane e sogno?

Tra ferraglie di falci
e di martelli
un uomo barbuto cerca l'errore.

Proudhon e 8abeuf
toccano lamiere e cartoni

ed ecco bidonville glassata d' oro
si scioglie come neve al sole.

Dal tronco della vita
stormivano le foglie:
chi fa per se fa per tre.


La mano del nonno

Sicura ed apprensiva
stringeva il nonno
la mano del bambino.

Col gesto che vien dalle radici
coglieva il nonno
la stella più lucente.

E amava il bambino
la mano del nonno
satura di gesti antichi
dove r orco non poteva entrare.

E nel loro
rapido e lento passo
segnavano la sabbia
di orme profonde e lievi.

Più in là splendeva
il meraviglioso castello
fino alla prossima marea.


La morte del soldato

Non  vorrei morire
disse il soldato
e la mano cercava
il volto delle cose
Sono un soldato si disse
e devo vivere di soli tramonti
e la mano cercava nel cielo
la purezza dell’ azzurro
Intorno al sole gabbiani d’acciaio
giocavano alla guerra
penetrando soffici batuffoli vaganti
Piegarono i fiori la corolla
bagnando di rugiada
il campo del dolore
dove agli uccelli
e` proibito cantare
perché la tristezza
non fa rumore


Le foglie d'autnno

Anche oggi
stormi di bambini
saltellano e pispigliano
sul volto rugato del!' autunno.

Luce dolcissima
tra le piccole ciglia
del novello fiore,
diamanti di rugiada
per le foglie morte.

Anche oggi
stormi di bambini
saltellano e pispigliano
sul volto rugato del tempo.


Lettera alla madre

(Quel ragazzo dall’altra parte e` tuo nemico
tutti i tuoi nemici sono dall’altra parte
in questi prati lanciavano gli aquiloni
e noi sospesi nel cielo)
(Devo entrare nel tuo cuore 
caro nemico
con tutti gli aquiloni sospesi al fucile
vedo del pianto negli occhi del cielo)
Madre i fiori di questo prato sono rossi
e rosso e` il dolore 
che entra nel casto mondo del ricordo
Madre se non ritornno
voglio mi ricordi sospeso all’aquilone
in pudichi e casti voli dell’amore
Tra i lampi gialli dell’estate
le nostre dita strimpellano chitarre di morte
Madre non posso piu` cantare 
devo mirare al cuore
addio cara madre
dallo sguardo dolce e antico
addio carissima madre


Lettera dall'Albania

Caro Babbo Natale,
qui dicono che io sono felice
e che ho quasi tutto.

Qui c'insegnano le grandi virtù
e la scelta delle parole
e che tutte le cose hanno un valore,
un capello, un filo d' erba,
un ciottolo, un fiocco di neve,
una goccia d' acqua.

Ma noi abbiamo dei lunghi pennelli
per dipingere d' azzurro e di giallo
il cielo.
E quando ci regalano una caramella
ce la succhiamo a vicenda
perche, dicono,
questo è vero comunismo.

Però, caro Babbo Natale
io vorrei un piatto d' argento
nel quale i gattini mangiano
la pappa al salmone;
e 10 vorrei con dei pezzetti di carne
che piace tanto ai cani
di quel signore buono in televisione.

Tante belle cose
dalla tua Jasmina


Piccole mani

Nella disperata guerra
troppe piccole mani
accusano l' antica stirpe dei draghi
che in tortuose spelonche
nascosero il sole.

Troppe piccole mani
cercano il sole
nel racconto delle ceneri;
e lunga è la sosta
delle mani giunte, dopo il dolore,
in chiese scoperchiate
dove madonne attonite
mirano il cielo.

Nella disperata guerra
piccole mani adornano
con petali di luce
il silenzio dei padri.


Sorrisi dell'anima

Quando piangerai
non farlo per te
e piangerai perle
Se riderai
fallo come polla
che si dona
a labbra sconosciute
Se ti muoverai
non toccare 
i castelli di vetro
dei tuoi simili
E quando guarderai
i tuoi occhi
entrino nell’anima
ma prima bussa
e le tue parole
siano scelte
con cura
come quando
si regala. 


"Zento" de Contrada (Gallesano)

 Solo la sera 
rientrano i rumori
e la "zento sui sassi assapora
gli ultimi bagliori
d’un sole dolcissimo
Dalle calli
i profumi del "zorno"
dalle calli
il brontolio inquieto delle botti
piene di sole
e canti di "segnale".
A S. Rocco
l’acqua cheta della pila
lievemente freme
al tocco delle dita
Poi sussurri di speranza 
e lavacro dell’anima.

Estratto da: 

  • Elis Deghenghi Olujic', "Per molti versi",  La Battana, numero speciale 4, EDIT Fiume, (Fiume-Rijeka 1998). 
  • Nelida Milani Kruljac, "Su quel che e' dato" e "Dedicato al bambino che c'e' in noi" (le poesie), La Battana, Anno XXIX dicembre 1992, numero 106, EDIT Fiume, (Fiume-Rijeka, 1992), p. 23-32.

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This page compliments of Marisa Ciceran, Michael Plass and Vanda Mezzulli

Created: Sunday, November 30, 2000, Last Updated: Saturday, August 11, 2007
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