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Umberto Saba
Poesia
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C'era | Trieste

C'era

C’era, un po’ in ombra, il focolaio; aveva
arnesi, intorno, di rame. Su quello
si chinava la madre col soffietto,
e uscivano faville.

C’era nel mezzo una tavola dove
versava antica donna le provviste.
Il mattarello vi allungava a tondo
la pasta molle.

C’era, dipinta in verde, una stia, e la gallina in liberta' raspava.
Due mastelli, la' sopra, riflettevano,
colmi, gli oggetti.

C’era, mal visto nel luogo, un fanciullo.
Le sue speranze assieme alle faville
del focolaio si alzavano. Alcuna
– guarda! – e' rimasta.


Trieste

Ho attraversato tutta la città,
Poi ho salito un erta,
popolosa in principio, in la deserta,
chiusa da un muricciolo:
un cantuccio in cui solo
siedo; e mi pare che dove esso termina
termini la città.

Trieste ha una scontrosa grazia. Se piace,
è come un ragazzaccio aspro e vorace,
con gli occhi azzurri e mani troppo grandi
per regalare un fiore;
come un amore 
con gelosia.

Da quest'erta ogni chiesa, ogni sua via
scopro, se mena all'ingombrata spiaggia,
o alla collina cui, sulla sassosa
cima, una collina, l'ultima s'aggrappa.
Intorno
Circola ad ogni cosa
un aria strana, un aria tormentosa,
l'aria natia.

La mia città che in ogni parte è viva,
ha il cantuccio a me fatto, alla mia vita
pensosa e schiva. 

Fotografie da:
  • Andre Mohorovičić & Daniel Načinović, Istria - Terra Magica, Laurana (Zagreb, 1994)

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This page compliments of Franco Aitala and Marisa Ciceran

Created: Tuesday, November 07, 2000, Last Updated: Saturday, August 18, 2007
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