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Lissia e ombrelin Mi succede ogni tanto di vedere, dalla mia terrazza, una ragazzina dell'edificio accanto nell'atto di stendere i panni sulla tiramolla, la mattina quando probabilmente sua madre è al lavoro (e suppongo sappia mettere in moto e fare da sola una lavatrice di roba), e allora il pensiero mi riporta ai tempi in cui io stessa avevo circa dieci anni e Mande veniva da noi a fare la "lissia". Ecco, nemmeno oggi so come si facesse. E non è neanche tanto strano se si considera come si viveva in quel tempo lontano della mia infanzia. Ogni casa aveva da qualche parte in cantina la "lissiera" con lo "spaher" o con una grande caldaia murata dentro al focolare per scaldare l'acqua e far bollire la biancheria. Era un luogo che i bambini non dovevano frequentare, era invece la lavandaia che saliva in cucina, una volta all'ora di pranzo e una volta prima di andarsene. Era un lavoro che comportava tempo e fatica, cosicche le famiglie benestanti, a prescindere dalla domestica fissa, ingaggiavano saltuariamente anche una lavandaia. Già diversi anni prima della seconda guerra mondiale si cominciò ad abbandonare quel vecchio modo di fare la liscivia con la cenere. Era cominciata la prodizione del "Radion", reclamizzato dallo slogan "lava da solo", ma ovviamente ancor sempre la biancheria veniva lavata da Mande, ancor sempre dabbasso, in lissiera. E si continuò per quella via fino alla comparsa delle prime lavatrici automatiche negli anni cinquanta. Nel frattempo avevo già perso di vista la Mande. La rividi molti anni più tardi nel mio paese natale. Venne a trovarmi, la stavo ad ascoltare con piacere, sempre così sveglia e allegra. Solo lei avrebbe potuto svelarmi il segretto della lissia. E Mande, infatti, non si fece pregare due volte: prima di tutto si metteva la roba a mollo la sera prima del grande bucato. Poi la si lavava a mano, su una tavola appoggiata al mastello. Si usava sapone quasi sempre fatto in casa, con morchia di olio o altro grasso simile unito a soda caustica. La roba così lavata veniva poi stivata in una tinozza larga, un capo dopo l'altro, calato per lungo, facendo ben attenzione che la liscivia penetrasse ovunque. N el frattempo, a parte, si faceva bollire la cenere (sempre e solo di legna e ben passata al setaccio) e poi la si lasciava "deponer". Si copriva la biancheria con uno straccio pulito e bianco oppure con un sacco bollito (ce n'erano anche di bianchi) e lentamente si versava sopra la lissia calda. Si lasciava così tutta la notte, e il giorno dopo si tornava a lavare e a risciacquare. Per quella soluzione si facevano passare più tardi i panni di colore scuro; ciò che rimaneva veniva utilizzato per "fregare" le scale. - ...Jera un lavor 'ssai pesante - mi diceva Mande - ma 'l jera anca ben pagado. Quella volta i pagava quindise dinari per giornada, e anche i dava de magnar... e el magnar jera caro e no se butava via niente de quei tempi. Se doveva spicular sun tuto... Compravimo carne solo de domenica... ma chi che andava a lavorar a giornada, zapar in campagna o lavar per le case dei siori, se cucava un bel toco de carne... E sarìa sta anca un arar se la lissia no la te smagnava in quela maniera le man. El sangue te strizava soto le onge, ma con chi ti se podevi lamentar? Bisogna anche saver soportar. Gnente smorfie, ...le man in un per de giorni le saria guaride e tornade come prima, e i soldi no casca miga dal ciel, bisogna guadagnarseli... Così parlava Mande della sua vita dura, fatta di lavoro e di sacrifici per "inquistar" e avere qualcosa di proprio, e ogni tanto si lamentava della nuora che pretendeva "lussi". Non fa che comprare e spendere, come tutti i giovani del resto. Non ce ne sono più di risparmiatori. Quel giorno il cielo s'era rannuvolato e sembrava che stesse li lì per piovere. Ma Mande non se ne preocupava, aveva con se il suo "ombrelin", e piovesse pure. Una parola tira l'altra, saltò fuori la storia dell'ombrellino. Ecco, lei in tutta la sua vita aveva avuto questo solo ombrello, uno unico, tutta la vita. Uno solo. E funziona come nuovo, come appena preso nuovo di zecca fuori dal negozio. E non avrà bisogno di un altro, fino alla fine dei suoi giorni... E sua nuora?! E chi riuscirebbe a contarli gli ombrelli della nuora! Ogni volta che va a Trieste ne ritorna con uno nuovo. Dapprincipio andavano di moda i pieghevoli che si possono tenere in borsetta... poi cominciò a dire che erano poco pratici, si guastano presto, si rompono che neanche merita ripararli... E così si comprò uno grande, lungo. Ma poi nemmeno quello andava bene, perche il manico di metallo rischiava di attirare i fulmini. E così alla prima occasione si comprò un altro ancora, quelli portati a tracolla come un fucile. Non ricordava che difetto avesse trovato anche a quello là, tanto che il prossimo fu un ombrello che si apriva automaticamente premendo un bottone. - Gesù mio, ma cossa xe così dificile verser l'ombrela! La signora podarìa stancarse!... Bisogna che sia tuto strucaboton, ma chi strucheràpo' i botoni!... - rideva la Mande - e chi ga mai senti che el fulmine se scariga sul manigo dela lombrela?!... Però, per dir la verità, tanta gente se ga becà la polmonite perche i se ga bagnà, sensa ombrela... e de polmonite se moriva in quei tempi... e mi jero ormai ragassa fata e andavo a servissio per guadagnarme la giornada e no' gavevo l'ombrela. E miga solo mi. Jerimo in tanti che no la gavevimo... e co' se prometeva ala parona de vignirfar la lissia e ela la meteva la roba a mojo, no ti podevipiù tirarte indrio... Ma che piova d'Egito, no' semo miga fati de suchero che se squaia in acqua... E anche se la vigniva so a mastei, a mastei digo! bisognava andar... Mia mare no' podeva comprarme niente, e mi ogni soldin guadagnado me lo metevo departeper farme la dote... Linsioi, intimele, sugamani... Povera sì, ma miga la peso de tute. Questa ombrela me xe vignu costar quarantacinque dinari... La stava là in vitrina, belissima, ogni volta che traversavo la piassa me la magnavo coi oci e gavessi tanto voludo comprarmela... ma sempre me disevo "xe tempo... gabi passiensa"... E dopo in novembre ga tacà piover... E Mande prese la fatidica decisione: per prima cosa comprarsi l'ombrellino. Sarebbero bastati tre giorni di bucato in casa della signora Olga- ...là jera tre omini in casa e solo biancheria bianca... Camise bianche, mutande, canotiere... per no' parlar de linsioi e tavaje... E tavaje sempre maciade de vin, de quel nero fisso domaci che ti lo poI tajar col corteI... i gaveva certe vigne al sole... i mii fradei andava de lori a guadagnarse la giornada sapando... e anche el mio Pasko... no' se conossevimo però ancora... Solo gavevo sentido parlar de un giovane bravo e lavorator. Jera el meo lavorante de tuti i paragi. I diseva ch' ellavora de sapa come un scrivan con la pena. Tanto che 'l paron ghe racomandava: l/Più pian, Pasko, i altri no' te riva tignir drio...1/ ...con questo no vojo miga dir che i altri jera pigri, no, solo che Pa8ko jera tropo bravo, tropo svelto... Qualche volta el vigniva domandarghe qualcossa ala signora Olga. Mi te lo guardavo passar per la corte... jera un bel giovine... ma fassevo finta de gnente, come se no 'l esistessi per mi... no' sta ben che una putelaperben la guardi igiovinoti... E lui intantoghe domandava a siora Olga chi che son mi, se go 'l moroso e de dove che son, perche vignivo de un paese sora monte che lu no conosseva. E siora Olga la ghe ga dito: "No che no la ga 'l fidansato, ma vara che xe una ragassa timorata de Dio e onesta, anche se la xe povera. Lassila in pase, Pasko. E Pasko ghe ga dito." "E chi la toca con un dito, siora Olga, no' son miga mi un moscardin,... però xe per vero una bela mula, xe unpiasser per i ociguardarla, cossì operosa e timida... pecà che no la mega gnanche per i ultimi. ..sicuro la pretendi per se qualcosa de mejo de uno povero in cana come mi sensa leto ne teto..." E siora Olga de rimando la me vien contar tuto. E mi sita. Mi lo gavevo cucado, altroche, anche prima, fregando i scalini, e anche più tardi, in cesa. Jera cossì un bel mulo. Qua davanti, i cavei ghe fasseva tre onde come se 'l gavessi 'vù la permanente... e parechie ragasse de bona famiglia ghe fasseva un pensierin. ..Chi gavessi podù gnanca pensar che un giovanoto sim ile gaveva messo i oci proprio sora de mi. Lui el podeva pretender qualcossa de più, qualcheduna che ghe porti in dote campi e vigne, e anche forsi un toco de casa. ..bel el jera e lavoratore.. .quante che se lo gavessi grampado... E mi me consolavo in testa mia: forsi che no'l vol una rica, una rica vol esser servida e riverida, cossa faria una compagna a trovarse sensa leto,.. i nostri veci po' disi che le benestanti le finissi per magnarse la dota da sole... chi sa... Così Mande pensava a Pasko e per deviare il corso dei suoi pensieri li convogliava sull'ombrellino. Due giorni di lissia in casa della signora Olga, e il terzo giorno giù a lavare le scale e il grande portone con l'acqua buona rimasta. La piastra bianca doveva brillare bianca come la neve. Appena ebbe i soldi in quella sua mano martoriata e rovinata dalla lisciva, andò difilata in quel negozio in piazza e si comprò l'ombrello. Toccava il cielo con un dito. E adesso piovesse pure! Le pareva incredibile poter passeggiare tranquillamente sotto la pioggia senza bagnarsi! Non avrebbe più dovuto avvolgersi nel grosso scialle materno che la proteggeva fin tanto che la lana non si riempiva di acqua e finiva per diventare un pesante impiastro bagnato. Ogni mattina spalancava le persiane per osservare curiosa il cielo. Ma come per dispetto le giornate erano serene, limpide e piene di sole. E il borino lasciava prevedere tempo asciutto dopo le abbondanti piogge. Quel tipo di tempo aveva sempre avuto il potere di restituirla al suo naturale buon umore, ma da quando l'ombrello stava appeso nell'armadio un unico desiderio la tormentava: che piovesse. O almeno che un nuvolo preannunciasse la pioggia. Ma da giorni non si vedeva uno straccio di nube. Finalmente una mattina il cielo apparve coperto di nuvole nere. Il cuore in petto si mise a fare allegre capriole... Le sembrò una grazia personale concessale dal Signore, soprattutto perche era domenica. Tutta emozionata, si mise in ghingheri e via lei in chiesa con l'ombrellino appeso al braccio, tutta presa dalla solennità di quel momento felice in cui aveva finalmente realizzato il sogno di avere un ombrellino tutto suo! Ed ecco che nel bel mezzo della predica cominciò a piovere. "Ho dalla mia Dio e tutti i santi del paradiso", pensò lieta mentre densi rivoli d'acqua colavano lungo le vetrate policrome. Dopo la messa chi non aveva l'ombrello restò ad aspettare sotto le arcate dell'atrio che il maltempo si placasse. Tra di loro c'era pure Pasko, perche neanche tutti i giovanotti avevano l'ombrello. C'era sempre qualcosa di più urgente da comperare. Mande lo vide con la coda dell'occhio, ma non si girò, anche se c'era da fare un tratto di strada in comune. Non si addiceva a una ragazza seria e perbene invitare un uomo sotto l'ombrello. Sarebbe stata una cosa estrememente disdicevole, da interpretarsi in una sola maniera. Tuttavia, pur avendo ben chiare in testa queste cose, il suo buon umore si afflosciò trovandosi a camminare sola soletta sotto l'ombrello spalancato solo per lei. Non aveva finito di formulare questo pensiero che udì il rumore di passi veloci sul sagrato. Continuò per la sua strada senza darsi pensiero che qualcuno potesse venirle dietro. In quel momento Pasko la chiamò per nome.. - Gnanca una ociada a un povero disgrassià bagnado come un se lega to. ..la signorina no' se degna dopo che la se ga comprà l'ombrelin per farse maravea con 'ste arie de gran dama! - Capì che il giovane con quelle parole scherzose cercava di entrare nelle sue grazie... - Dài, vien soto, xe posto anche per ti... - Lo accolse sotto l'ombrello, benche sentisse che l'altra spalla, rimasta scoperta, si bagnava, ma mica per questo si sarebbe avvicinata di un solo millimetro a lui! E, da parte sua, pure lui si guardava bene dallo sfiorala mentre camminavano l'uno accanto all'altra... Così cominciò la storia di Pasko e dell'ombrellino. Un anno più tardi erano marito e moglie, ed ecco, il prossimo Natale festeggeranno le nozze d'oro... E l'ombrello a lei serve ancora. Era giunta l'ora del congedo e fuori stava venendo giù una sottile pioggia autunnale. A lei sicuramente non dava fastidio. Aprì l'ombrello e s'incamminò con passo fermo. Tratto da:
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Saturday, September 30, 2000; Last Updated: Saturday, August 18, 2007 |