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Itinerario di Giambatista Giustiniano
Addì 8 Maggio 1553.

L’ Itinerario attraverso l'Istria e la Dalmazia del sindico veneziano Giovanni Battista / Gian Battista / Giambatista Giustiniano, dalla famiglia patrizia veneta, che fu mandato come delegato da parte della Repubblica di Venezia, insieme ad Anzolo Diedo, ad esaminare la situazione in Dalmazia fu pubblicato nel 1877 dallo storico croato Šime Ljubić e da quel momento venne continuamente utilizzato dagli storici, in modo particolare da Grga Novak per le sue ricerche sulla storia della città di Spalato. L’ Itinerario viene esaminato da diversi punti di vista: come visione della città alla metà del sedicesimo secolo da parte di un funzionario veneziano, come documento singolare dell’ aspetto urbanistico ed architettonico della città, come testo letterario di un’ eminente personalità veneziana nel periodo del tardo Rinascimento. L'originale si trova nel Codice cartaceo 4. scr. secolo XVII. E nel Museo Civico di Venezia. (Racc. Cicogna N. 1337).

Breve descrizione d'Istria.

Al 8 di maggio 1553 io Zuan Battista Giustiniano fu di messer Marin il cavaglier, fu del clarissimo messer Sebastian cavaglier, et procurator mi partii da Venezia con tutta la corte per andar al mio sindacato in Dalmazia; et andai alla Fratulla, ivi espertai il mio collega il magnifico messer Anzolo Diedo fin alli 16, et ivi caricassimo nel navilio tolto a posta per comodo nostro vini, farine et altre cose del Friuli. Alli 19 partissimo da Caurle per Pirano con barca a posta per eseguir una commissione datami dall' illustrissima signoria, et nel passar il colfo di Trieste trovissimo un poco di fortuna pericolosa, ove giungessimo a ore 21. Alli 21 detto andassimo a capo d'Istria, dove dimorassimo tutto quel giorno, et il seguente dì si partissimo per Dalmazia per dar principio ad esercitar l'uffizio del sindacato. Da Pirano a Capo d'Istria sono miglia X. Ma fra l'una e l'altra v' è un castello detto Isola, posto [191] a marina, da noi veduto solamente, per pasaggio lontono da Capo d'Istria miglia 5, ed il medesimo da Pirano.

Capo d'Istria è città antica, et come si dice fabricata da uno figliuolo di Giustiniano imperatore, alla quale egli diede il nome di Giustinopoli; et fabbricata che egli l'ebbe, vi condusse ad abbitarla le famiglie Sabina, Vida, Gasarda, Verza et altre, le quali oggidì vivono in quella città; la quale è situata sopra un scoglio prodotto dalla natura, circondato d'ogni intorno dal mare, il cui circuito può esser intorno un miglio e mezzo; et ancora, che il mare la circondi, è nondimeno cinta di mura antiche, et al porto ha un molo non troppo bello e poco sicuro, dove le barche mettono scala, et ha medesimamente diverse porte, che guardano verso la marina. Verso la parte di levante ha una porta, fuori della quale è fabricato un ponte consolidato di terra e sassi, che giace nel mare, il quale in quella parte è poco profondo, et non è lungo più d'un miglio e mezzo; alla mettà del quale è un castellino vecchio di poca fortezza, detto Lion, nel quale vi sta un castellano nobile Veneziano in vita, il quale verso la porte di terra ha un ponte levatoie, e ivi attorno sono certe paludi, fra le quali sono molte saline, che danno assai utilità ai cittadini Per il ponte si va in terra ferma et al Monfalcone, castello della patria del Friuli, lontano da Capo d'Istria miglia 25. Quella città ha oltre il canal maritimo verso levante assai buon territorio, posto per la maggior parte in colli ameni e fruttiferi, che producono vini eccellentissimi in quantità, di modo che oltra i vini, che son bastanti a tutto quel paese, ne vendono gli abitanti ogni anno per ducati 25 milla in 30 milla, et avanti si seccassino gli oliveri si cavava bona quantità in detto oglio, che cresceva l'entrata a cittadini ogni anno per 20 milla ducati all'anno, la quale è del tutto mancata, pur si va di nuovo allevandoli. Biave non nascono in quel territorio se non pocchissime, di maniera che non bastano per vivere di tre mesi all' anno alla città e territorio. Si prevagliono la città e territorio di biave della Puglia, della Marca e del Cragne. Sono nella città anime dieci milla in circa. Il popol è devotissimo alla serenissima signoria. Tutti gli abitanti così nobili come popolari sono ornati di bellissimi costumi; gli abiti loro sono all'italiana, e vi son molti dottori e letterati, ma il territorio tutto abitato e coltivato da gente slava. La camera fiscal scode poco danaro, e dalla entrata alla spesa, che ha essa camera, è poca diferenza.

Piran è castello assai antico situato alla marina in modo d'arco, parte in pianura e parte in colli, alto, ameno e fruttifero, il quale è serato dentro le mura, e sopra di esso è fabricata la chiesa principale, ch' è dedicata a s. Zorzi protettore di quel castello, il circuito del quale è di due terzi del miglio; e dove mettono scala le barche, è un molo belissimo fabricato nuovamente, il quale s'estende in mare circa passa 70; e nel corpo del castello è un canaletto in forma rottonda, nel quale stano barche piccole e marciliane. Verso la marina vi sono molte porte piccole, e fra levante et ostro è la porta Marzia, che tende in terra ferma, per la quale si può andar per tutta l'Istria. La comunità di questo luogo ha d'entrata ordinaria lire 12 mille piccoli, e tal anno cresce a 15 mille, 20 mille e fino a 30 mille, secondo che si vendono i [192] dazi, e secondo che è buona stagione di pesci e sali, perchè la comunità vende all' incanto alcune valli, nelle quali si piglia gran quantità di pesci; e di tutti i sali, che si fanno, locano alla comunità d'ogni sette stara uno; oltrachè la comunità affitta all' incanto certe colline da far feni in buona quantità, de quali denari manda essa communità a Venezia certa tansa o limitazione, e paga ancora alcuni soldati di Raspo, et dà al messer podestà lire 800 di piccoli all'anno per suo salario. Tien un medico fisico salariato, un chirurgo et un precettor a' suoi figli. Il popolo tutto è fedelissimo alla republica; e può esser nel castello anime tre nulla e cinque cento. Gli abitanti hanno costumi italiani assai buoni, e parlano buona lingua franca. L'aere è salubre, e la prospettiva di bei colli e delle valli amene rende il castello bello a meraviglia. Il territorio è tutto in colli ameni e fruttiferi, e produce molti vini, che sono il nervo dell' entrade degli abitanti del luogo, li quali vendono per lo più alle gallere quando vanno a disarmare. Vero è, che in coltivar le vigne spendon molti danari e gran fatica. Biave nascono pochissime, le saline sono in una valle alta lungi da Pirano 5 miglia, e rendono a tutti i Piranesi gran utilità dei sali, delli quali si fanno grandissimi contrabandi a danno del publico. Non poco lungi circa 5 miglia v' è una ponta chiamata Salvore o sia Salbura, ove la serenissima signoria fece quel fatto d'armi navali così memorabile ad istanza di papa Alessandro fugito e scacciato da Federico imperatore, il quale ruppino, e fecino il figliuol prigione.

Alli 22 detto s'incominassimo seguendo il nostro viaggio, nel quale vedesimo Umago castello lontano da Piran miglia 15. Città Nuova lontana da Umago X miglia quasi inabitata e dessolata. Parenzo città lontana da Città Nuova miglia 7 assai buon luogo. Orsera castello sottoposto al pontefice, lontano da Parenzo miglia 5. Rovigno castello lontono da Orsera miglia due, a dirimpetto del quale è un scoglio, sopra il quale è fabricato un monasterio dei frati Zoccolanti, la chiesa del quale è consecrata a nome di sant'Andrea, et ove è un boschetto così folto et adorno d'albori vaghi, alti, belli e frondosi, che rendon quel scoglio bellissimo e così ameno e dilettevole, che saria luogo proprio d'academia, e degno della solitudine di spiriti elevati et alti ingegni per eccitar gli animi loro a bei studi. Quei religiosi vivono d'elemosina, che loro è data dai naviganti, che per là ogni ora passano, e perciò tengono una barca.

Pola è città antichissima lontana da Rovigno 20 miglia, dove dimorassimo quella notte stando in galia, la cui antichità si comprende e dal teatro o rena, che oggidì sta in piedi fabbricata in forma rottonda e dalle gran rovine del bel palazzo detto Zargia, collonia di Romani e dalle altre diverse antichità, che si vedono per la città, la quale per essere sottoposta ai venti australi, che vi soffiano di continuo, e per la quantità di pesci toni, che mangiano, l'interiori dei quali restano sopra quelli mattoni, ha l' aere pestifero affatto, che la terra è inabitata, e vi stanzia poca gente, di modo, che i nobili di consiglio non sono oltra 17. Per la qual cogione per tutta l'Istria è pessimo aere, e per ciò inabitata, la quale se fosse più piena di gente e coltivata, per essere piana e fertile in gran parte, darebbe grandissimo sovegno di biave a Venezia; oltra di ciò ordinariamente si tragono gran copia d'uomini da [193] remo. Il territorio è grandissimo ma poco coltivato, e s'estende fino agli scogli delle Promontore, dove comincia il flutuoso golfo del Quarnero.

Alli 23 partissimo dal capace porto di Pola, e giungessimo al scoglio di Selva, ove dimorassimo quella notte; nel qual viaggio vedessimo le Promontore ditte una piccola l'altra grande, che sono due scogli sotto acqua lontani de Pola miglia 12, posti alla bocca del Quarnero, pericolosissimi ai naviganti per non esser ivi oltra sei piedi d'acqua, che volendoli schiavare, non bisogna passare per mezzo ma appresso li scogli, che sono sopra aqua, dove è maggior fondo. Vedessimo, passato Quarnero, uno scoglio Unie lontano dalle Promontore miglia 30. Il scoglio di s. Pietro di Nembo lontano dal scoglio Unie miglia 10. Arivassimo ai scoglio di s. Pietro di Selva lontano da s. Pietro di Nembo miglia X. Questi tre scogli hanno porti bellissimi da capir ogni gran legno et ogni annata, ma non del tutto sicuri, e nel passar il Quarnero, golfo pericoloso e largo miglia 30, avessimo un segno di fortuna con marizada grossa. Alli 24 detto giungessimo a Zara lontano dal sudetto scoglio di s. Pietro di Selva miglia 30, dove alli 29 di maggio fu cominciato l'ufficio del sindacato.

E basti aver tocco una parola della provincia d'Istria, veduta anzi superficialmente scorsa, e con diligenza non esaminata per non aver avuto tempo ed occasioni di vederla, ma piutosto descritta per memoria, per poterla leggere e per raccontare il viaggio come fu, non lasciando parte alcuna a dietro.

[...]


  1. Da un codice di proprietà speciale dell'editore del XVII secolo.

Tratto da:

  • Monumenta spectantia historiam slavorum meridionalium (PDF file), Volumen VIII. Commissiones et Relationes Venetae, Tomus II. Edidit Academia Scientiarum et Artium Slavorum Meridionalium, Rx Officina Societatis Typographicae, in Taberna Libraria Leopoldi Hartman (Zagrabiae, 1877), p. 190-193.
  • Studi biografici e bibliografici sulla storia della geografia in Italia, Volume 1, Biografia dei Viaggiatori Italiani colla bibliografia delle loro opere; per Pietro Amat di S. Filippo, Edizione Seconda. Alla sede della Società Geografica Italiana (Roma, 1882), p. 297.
  • Pregled bibliografske jedinice broj: 348668 - http://bib.irb.hr/mzos/prikazi-rad?&rad=348668

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Created: Sunday, September 05, 2004; Last Updated: Sunday, January 31, 2016
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