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Malaria and Cholera
Infectious Diseases
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Intorno al preteso «bacillus malariae» di Klebs, Tommasi-Crudeli e Schiavuzzi

Osservazioni del Dott. Camillo Golgi, Professore di Patologia generale ed Istologia nell'Università di Pavia.

I.

Annunzio di importanza veramente eccezionale dava il Prof. Tommasi-Crudeli alla R. Accademia dei Lincei, nella eoa adunanza del 4 aprile 1886:

Dall'aria dei dintorni malarici di Pola d'Istria, il Dott. Bernardino Schiavuzzi aveva ottenuto la coltura pura di uno schizomicete bacillare, assolutamente identico al bacillo che lo stesso Tommasi-Crudeli e Klebs avevano precedentemente descritto col nome di Bacillus malariae.

I preparati che nel fare l'importante comunicazione venivano dal Tommasi-Crudeli presentati ai Lincei, stavano a prova dell'asserita identità. Però lo stesso Prof. Tommasi-Crudeli assennatamente rilevava, che, se non poteva esservi dubbio sulla identità morfologica del bacillo di Schiavuzzi con quello precedentemente descritto come rappresentante del fermento malarico, pel coronamento della dimostrazione che l'annunciato bacillo di Pola fosse veramente il bacillus malariae, mancava la dimostrazione della sua specificità patogenica. [94]

«Se si arriverà a produrre per mezzo dello schizomicete isolato da Schiavuzzi», così pronunciavasi il Prof. Tommasi-Crudeli, «le febbri che abbiano tutte le caratteristiche cliniche ed anatomiche delle febbri da malaria, la questione etiologica potrà considerarsi come risoluta» (Rendiconti della R. Accademia dei Lincei).

Non corrispondono all'assennato riserbo contenuto in questa prima parte della comunicazione, le osservazioni che il Prof. Tommasi-Crudeli nella stessa adunanza ha voluto fare in aggiunta; per es., che i corpi ameboidi descritti da Marchiafava e Celli e che gli stessi supposero di natura parassitaria, altro non fossero che l'espressione di una degenerazione del protoplasma dei globuli rossi...; nè esser fatto che possa sorprendere quello dei movimenti ameboidi, giacchè «ogni-qualvolta il protoplasma dei globuli rossi soggiace ad una metamorfosi regressiva graduale, esso acquista una motilità più o meno manifesta e talvolta ragguardevolissima»...; che «in molti stati febbrili il protoplasma dei globuli rossi si distrugge, convertendosi in lunghi filamenti incolori i quali hanno movimenti vivacissimi e nuotano nel plasma del sangue, flagellando e spostando i globuli rossi ancora intatti».

Da chi fosse stata fornita la dimostrazione che le forme ameboidi, descritte da Marchiafava e Celli, altro non fossero che un'espressione della degenerazione dei globuli rossi, il Prof. Tommasi-Crudeli certo non avrebbe potuto dirlo, giacchè, fino allora, nessuno aveva pur pensato di accingersi a siffatta dimostrazione. È bensì vero che al Congresso Medico Internazionale di Copenaghen, tenutosi nel 1884, il Prof. Tommasi-Crudeli aveva espresso l'opinione che le alterazioni del sangue dei malarici, nel precedente anno descritte da Marchiafava e Celli, si dovessero interpretare quali manifestazioni di un processo degenerativo ; ma trattossi semplicemente di un'opinione personale o di un'ipotesi alla quale, evidentemente, non potevasi attribuire il significato di una dimostrazione.

Quali sieno gli stati febbrili nei quali dovrebbe essere così [95] facile verificare la distruzione dei globuli rossi e la loro conversione in mobili filamenti, Tommasi-Crudeli nemmeno avrebbe potuto farcelo sapere ; nè io potrei supporre egli abbia pensato di assimilare le condizioni in cui i globuli rossi possono trovarsi nel sangue circolante dei febbricitanti, con quelle dei noti sperimenti di Scbultze. D'altra parte è notorio che le caratteristiche alterazioni dei globuli rossi nei malarici, ancora più che durante la febbre lieve o mediocre od alta, si trovano nell'apiressia (su ciò che puossi riscontrare nei diversi periodi delle febbri intermittenti, io ho ripetutamente richiamata l'attenzione dei patologi) ; mentre la formazione dei filamenti mobili derivanti dalla decomposizione dei globuli rossi, secondo i noti sperimenti dì Schu1tze, ha luogo quando nei preparati di sangue fuori dell'organismo la temperatura è artificialmente portata a 52 C. (1) (non a 42°-48° C., come a Tommasi-Crudeli è piaciuto di scrivere nella sua nota (2)).

E molto meno avrebbe potuto appoggiare l'asserzione sua che movimenti ameboidi, simili a quelli verificati nel così detto Plasmodium malariae, si possano parimenti verificare ogni qualvolta il protoplasma dei globuli rossi soggiace ad una metamorfosi regressiva.

Ma se poco addicentisi al riserbo scientifico parvero i giudizii espressi nelle righe qui ricordate, ancora meno giustificabili ne si presentano altri giudizii ed asserzioni esistenti in una successiva nota ai Lincei, per es.: che la segmentazione dei parassiti malarici «descritta da Golgi» (segmentazione che a lui piacque di tradurre come formazione di un detrito granulare) «si vede frequentissimo nei globuli rossi del sangue quando si disorganizzano, anche se vengono disorganizzati da un'azione violenta, quale è quella che esercitano [96] su di essi le scariche elettriche»; e per meglio precisare, il Tommasi -Crudeli, non si è peritato ad asserire, che la mia figura rappresentante l'inizio del processo di segmentazione dei parassiti malarici «trova il suo esatto parallelo nella figura III di Rollet ohe rappresenta il primo effetto di una scarica elettrica sul globulo rosso dei sangue della rana»! (Rendiconti della R. Acc. dei Lincei, seduta del 2 maggio 1886).

Davvero che nel leggere asserzioni come queste, si è obbligati a credere, ohe, lungi dall'aver studiato nel vero i fatti sui quali si pronunciava, il Prof. Tommasi-Crudeli non si è nemmeno presa la briga di fare un riscontro delle figure mie con quelle di Rollet!


Se non che, tutto questo non rappresenta che un preludio nello svolgimento della controversia.

Devo ora soggiungere che quanto vi era di incompleto riguardo al significato della oomunicazione fatta nell'aprile, parve trovasse il suo completamento nel seguente nuovo annuncio, che, il 5 dicembre di quell'anno, lo stesso Prof. Tommasi-Crudeli faceva all'Accademia dei Lincei.

Il bacillo dell'atmosfera malarica di Pola, già riconosciuto morfologicamente identico al così detto bacillus malariae, ed ottenuto in coltura pura da Schiavuzzi, nelle mani di questi «s'è dimostrato veramente capace di produrre, nei conigli, febbri aventi tutte le caratteristiche delle febbri di malaria; e negli animali infettati mediante colture purissime di quel bacillo, i globuli rossi del sangue subiscono quelle alterazioni che Marchiafava e Celli hanno descritto come caratteristiche dell'infezione malarica» (Rend. della R. Accademia dei Lincei).

Dall'intonazione dei giudizii precedenti di Tommasi-Crudeli si può facilmente argomentare quali dovessero essere i suoi giudizi nuovi, dopo l'annuncio qui accennato e più ancora dopochè un autorevole osservatore parve aver dimostrato che [97] le alterazioni dei globali rossi giudicate caratteristiche della malaria, si possono, quando si voglia, con espedienti semplicissimi, artificialmente riprodurre.

Di plasmodi della malaria non doversi più parlare, cosi proclamava Tommasi-Crudeli, essere espressione di infatuazione quanto in Italia e fuori era stato scritto a proposito del così detto plasmode; infine la questione della natura delle alterazioni da Marchiafava-Celli e Golgi giudicate caratteristiche della malaria, essere ormai risoluta brillantemente risoluta (Rend. della R. Acc. dei Lincei, seduta del 1° maggio 1887).

A questo punto è pur necessario io dichiari, che se tutte codeste proclamazioni e l'eco da esse derivata, han potuto in me suscitare un sentimento di tristezza, pel tono con cui eran fatte, non valsero però mai a far entrare la più tenue ombra nel campo delle mie convinzioni.

Nè mi son commosso di più, quando lessi che il celebre botanico di Breslau, Ferdinando Cohn, in una lezione tenuta Del giugno 1887 presso la Schlesichen Gesellschaft für vaterländische cultur, asseriva che, in seguito a soggiorno in Pola, aveva potuto verificare l'esattezza delle esperienze di Schiavuzzi, e dichiarandole decisive nella questione, s'impegnava di pubblicarle nell'autorevole periodico, Beiträge zur Biologie der Pflanzen, da lui diretto.

Egli è che le mie convinzioni erano appoggiate, non già su dati dottrinali o sopra verifiche fatte alla leggera, ma so centinaia di osservazioni con scrupolosa cura raccolte ed insistentemente controllate e che qui e altrove (ho fatto osservazioni, non soltanto a Pavia, ma anche nella maremma toscana, ed in diverse località malariche della Sardegna) io aveva l'opportunità di riconfermare e far constatare ai colleghi l'esistenza e l'esattezza delle leggi che ebbi la fortuna di verificare, sia intorno allo sviluppo dei parassiti malarici, sia riguardo alla corrispondenza del ciclo evolutivo di essi col ritorno degli accessi febbrili.

Riguardo alle constatazioni di Cohn, trovai facile darmene [98] ragione, non essendo punto strano che un cultore della biologia vegetale abbia potuto credere le oscillazioni termiche presentategli da Schiavuzzi, espressione di accessi di terzana o quotidiana, mentre, a quel grado, nei conigli, sono invece oscillazioni perfettamente normali. — Se erano presentate come patologiche da medici, come potevano non essere giudicate tali da un botanico?

Per egual ragione non potè recarmi sorpresa che lo stesso Cohn giudicasse corrispondenti alle alterazioni malariche, le alterazioni dei globuli rossi rappresentate da semplici spazii chiari o da altre deformazioni diverse (quelle riprodotte nelle figure di Schiavuzzi), come sempre si riscontrano anche nel sangue dei conigli sani. Egli non sarebbesi certamente a quel modo pronunciato, se qualche volta avesse veduto forme malariche vere. Però da uno scienziato di grande merito, quale è il Cohn, era da aspettarsi maggior cautela di giudizio in cose di non stretta sua competenza.

Infine, chi abbia per unico obbiettivo della ricerca, la conoscenza dei fatti, lungi dal sentirsi turbato pei non ponderati giudizii che dovetti menzionare, dallo svolgersi delle controversie intorno alla natura dell'infezione malarica, non poteva che ritrarre argomento di soddisfazione : i risultati dei nuovi studi sulla malaria sonosi diffusi con rapidità corrispondente al valore ad essi attribuito, ed ora può ben dirsi che i risultati medesimi sono accettati quale sicuro patrimonio della scienza da tutti quei patologi, che, seguendo attivamente i progressi di essa, usano studiare le questioni col controllo dei fatti : dato il giusto indirizzo, quanti han voluto, poterono verificare i caratteristici reperti della malaria; ora anzi, perfino accade che taluni osservatori, punto scrupolosi di tener conto dei lavori altrui, ridescrivono come nuovi, fatti da tempo conosciuti (3).

[99] Se non che, di fronte alle insistenti e recise contestazioni delle nuove conoscenze, ed alle altrettanto recise affermazioni di fotti contrarli, io non potevo non sentire il dovere di verificare, per mio conto, il valore delle oontestazioni medesime. È poichè il perno della questione ormai era rappresentato dai risultati delle esperienze di Schiavuzzi col bacillo da lui isolato dall'aria dei dintorni di Pola, stimai conveniente rivolgermi allo stesso Dott. Schiavuzzi, affine di ottenere una autentica coltura del bacillo in questione.

Il Dott. Schiavuzzi, con una cortesia della quale gli rendo grazie, ha prontamente soddisfatto la mia richiesta inviandomi una coltura in agar del bacillo da lui e da Tommasi-Crudeli battezzato come bacillus malariae.

È superfluo il dire che appena venuto in possesso della preziosa coltura, sema frapporre indugio, intrapresi le osservazioni di controllo; ma dopo i primi risultati, dei quali darò conto in seguito, giudicai di doverle sospendere, perchè, trattandosi di esperienze di controllo, parvemi precetto elementare mettermi con esattezza nelle condizioni sperimentali seguite dallo Schiavuzzi, il cui lavoro, fino allora, era soltanto preannunciato.

Finalmente il già famoso lavoro, preannunciato alla Accademia dei Lincei fino dal 4 aprile 1886, fatto argomento di un nuovo preannunzio il 5 dicembre dello stesso anno, ancora una volta preannunciato da Cohn nel giugno 1887, è comparso nell'aprile di quest'anno; ed era ancora il Prof. Tommasi-Crudeli che lo presentava ai Lincei all' 8 di detto mese (4).

Ed ecco un brano dei commenti che accompagnarono la presentazione:

«.....Nella figura 5a della tavola corredante la pubblicazione, sono raffigurate le degenerazioni subite dai globuli rossi del sangue negli animali inoculati col bacillus malariae; [100] degenerasioni che erano state interpretate da insigni patologi italiani ed esteri come rappresentanti lo sviluppo di un parassita animale nell'interno di quegli elementi. Questo preteso-parassita... non esiste. Se ne riproducono tutte le formeche lo simulano, a volontà, ogni qualvolta si fanno morire lentamente i globuli rossi del sangue in una cavità chiusa del corpo dei mammiferi o degli uccelli... Sarebbe desiderabile che la convinzione, essere la oausa della malaria riposta nel bacillus malariae, si faccia rapidamente strada nel mondo scientifico, onde riparare, in parte almeno, alla perdita di tempo prezioso che si è fatto, spendendo nove anni in sterili controversie morfologiche».

Io devo ancora alla cortesia del Dott. Schiavuzzi, se, verso la metà del maggio u. s. ho potuto alla mia volta venir in possesso della tanto aspettata pubblicazione sulla malaria di Pola.

Se raramente verificossi il caso di tanta aspettazione preliminare, creata per un lavoro scientifico in corso, non meno raramente credo sia avvenuto che la delusione pel contenuta del lavoro sia stata così completa come quella derivata dalla lettura di questo sulla malaria di Pola.

A giustificare questa mia dichiarazione, basterebbe un breve esame critico della memoria; tuttavia, alle osservazioni critiche, io intendo far seguire anche una documentazione colle esperienze di controllo che ho dianzi accennate.

Qual era il còmpito che doveva prefiggersi il Dott. Schiavuzzi colle ricerche intraprese? — Eccolo, secondo le stesse sue parole, che son pur quelle del Prof. Tommasi-Crudeli: «dimostrare che coll'inoculazione del bacillus malariae si possono produrre delle febbri presentanti tutti i caratteri clinici ed anatomici delle febbri di malaria».

In qual modo l'autore abbia soddisfatto quel còmpito, può esser detto in poche righe, giacchè, riguardo all'azione patogenica del supposto bacillus malariae, il corredo sperimentale di documentazione, in verità, sarebbe inferiore all' aspettazione, anche se questa fosse stata negativa.

[101] Trattasi di un esperimento eseguito a circa un mese di distanza in due diversi conigli: totale conigli N. 2, esperimenti N. 4.

In seguito all'iniezione delta coltura pura del suo bacillo, VA. fece metodiche misurazioni della temperatura rettale nei detti due conigli; e avendo verificato che giornalmente (nelle ore antimeridiane) avvenivano remissioni di alcuni destai di grado, eon certe irregolarità nell'andamento (qualche maggior aumento ora al 4°, ora. al 5° giorno, con molta ingenuità, l'A.da ciò deduce l'esistenza di febbri intermittenti col tipo di quotidiana e di terzana. Il Dott. Schiavuzzi osserva bensì che l'esperimento venne intorbidato dallo sviluppo di ascessi od anche di gangrena nel luogo dell'iniezione, ma non per questo, egli sentesi meno sicuro di identificare lo curve termometriche dei suoi due conigli, con quelle delie febbri malariche.

Degli stessi due animali sperimentati, l'A. esaminava il sangue, trovandovi, oltre i globuli normali, alcuni deformati « come se avessero perduto una parto dei loro contenuto e alcuni altri il cui contenuto centrale era più delimitato e più splendente». I globuli così alterati, li dichiara corrispondere alle alterazioni descritte come caratteristiche dell'infezione malarica. Vedremo appresso in qual senso depongano le figure dimostrative che. corredano il lavoro.

Nel plasma sanguigno, lo Schiavuzzi scopriva, insieme a rari bacilli, molte granulazioni oolorantisi coll'azzurro di metilene. Per determinare la natura di questi granuli, coltivava il sangue in cellette microscopiche, e dopo 24 ore vedeva in. esse brulicare dei bacilli, «i quali, mediante la colorazione colla fuesina, dimostravansi quali veri bacilli malarici»! E con ciò egli dichiara, fino all'evidenza dimostrato «che i granuli altro non erano che le spore del bacillus malariae».

Eguale sviluppo di bacilli malarici otteneva coltivando il succo splenico e quello delle ghiandole linfatiche addominali.

Uccisi i due conigli ed esaminatane la milza, risultava, che questa aveva, nell'uno, dimensione, maggiore, nell'altro, dimensione minore in confronto della milza di un coniglio sano.

[102] Per le dettagliate conclusioni delle sue ricerche, lo Schiavuzzi si riferisce a quelle precedentemente formulate dal Prof. Tommasi-Crudeli nella nota da questi presentata ai Lìncei nella seduta dell'8 dicembre.

Dopo aver testualmente riportata tale nota, l'A. chiude la parte sperimentale del suo lavoro con questa sorprendente conclusion. «L'Accademia dei Lincei in Roma ha quindi confermate le mie ipotesi, e crede che da me sia stata fornita la dimostrazione che l'unica causa della malaria è il Bacillus malariae trovato da Klebs e da Tommasi-Crudeli».

Se questa conclusione sia abbastanza giustificata dalle seguenti frasi scritte da Tommasi-Crudeli allo Schiavuzzi «io credo e con me credono i più competenti dell'Accademia dei Lincei, che ella abbia risolta la questione della malaria» lascio ai più competenti di cui è qui parola il decidere; per mio conto, riaffermandomi di opinione diametralmente contraria, alle conclusioni di Schiavuzzi-Tommasi-Crudeli contrappongo le osservazioni ed i dati seguenti:

II.

Ci troviamo adunque in presenza dell'asserzione del Dott. Schiavuzzi, insistentemente e con studiata solennità convalidata dal Prof. Tommasi-Crudeli, che il bacillo dell'aria di Pola, inoculato nei conigli, in essi produce «delle febbri presentanti tutti i caratteri clinici ed anatomici delle febbri di malaria».

Volendo un po' da vicino analizzare il valore di codeste asserzioni, mi occuperò innanzi tutto dei dati clinici, i quali, riguardo ai due conigli sperimentati dallo Schiavuzzi, sono rappresentati:

  1. Dalle curve termiche giornaliere;
  2. Dalle alterazioni subite dai globuli rossi del sangue.

1° Curve termiche. — Dalle due curve grafiche che nella tavola del lavoro di Schiavuzzi sono indicate col n° I, [103] le quali curve però si riferiscono alla 2a esperienza eseguita nell'altro coniglio (secondo le tabelle numeriche giornaliere, queste curve dovrebbero invece essere indicate col n° II) il Dott. Schiavuzzi deduce nientemeno che quanto segue: «il 1° coniglio nei primi giorni presentava una curva termografica piuttosto irregolare, talvolta col tipo quotidiano, con maggiori aumenti di temperatura ora al quarto ora al quinto giorno, talvolta con accesso di terzana (?) — il 2° coniglio invece aveva continuamente una regolare febbre terzana, talvolta però interrotta da due quotidiane».

Ebbene è semplicemente impossibile comprendere come il Dott. Schiavuzzi sia riescito a scoprire tutte queste cose nelle sue curve, a meno che «le regolari diminuzioni di alcuni decimi di grado» della temperatura giornaliera, che egli fa rilevare, e le corrispondenti giornaliere salite di alcuni decimi, per lui rappresentino altrettanti accessi febbrili. Ma ciò è così grave che entra nei limiti dell'inverosimiglianza.

Per poter darci una ragione delle espressioni che lo Schiavo zzi adopera, è pur necessario ammettere egli ignori come il coniglio appartenga a quella categoria di animali, riguardo alla cui media di normale temperatura non si può stabilire una legge precisa, e che perciò le determinazioni termiche riguardanti questo animale hanno un valore essenzialmente relativo. — Eppure, consultando qualcuno dei trattati di fisiologia più alla mano, egli avrebbe potuto apprendere essere questa un'antica ed elementare conoscenza, come avrebbe potuto accorgersi che le temperature che figurano nella sua tavola grafica (da lui interpretata nello strano modo che abbiamo veduto) sono tutte — dico tutte — comprese nei limiti della temperatura che, da autorevoli sperimentatori, nel coniglio venne data come normale (p. es. Delaroche la mette fra i 39.60 ed i 40.00.

Ora, avendo appunto riguardo al fatto che'nei conigli quanto a temperatura non esistono norme ben determinate — e nessuno che non sia affatto digiuno di pratica sperimentale può ciò ignorare — è evidente che per dare alle sue osservazioni [104] qualche valore dimostrativo il Dott. Schiavuzzi avrebbe dovuto: o eseguire una serie di osservazioni comparative in diversi conigli, oppure, nei due conigli che furono oggetto de* suoi esperimenti, render possibile un riscontro fra la temperatura dei giorni precedenti e quella dei giorni consecutivi all'iniezione. Sta invece come fatto inconcepibile, che, mentre asserisce di aver tenuto un coniglio di confronto, non si è poi curato di far i riscontri di cui è qui parola.

Pertanto, alle curve che il Dott. Schiavuzzi ne presenta sotto il n° I, il solo rimarco che può farai è, che, lungi dal dimostrare resistenza di una febbre intermittente terzana. o quotidiana, com'egli dice, appariscono affatto normali, tanto che difficilmente potrebbersi trovare, anche nei conigli incontestabilmente sani, curve termiche cosi regolari.

Analoghe osservazioni si devono fare alle curve che nella tavola sono indicate col n° II (riferentisi al primo esperimento sui due conigli).

Sebbene, in ambidue i conigli, resperimento sia stato intorbidato dallo sviluppo di ascessi e da gangrena nel punto dell'inoculazione, tuttavia lo Schiavuzzi nelle curve medesime ha saputo scoprire l'espressione di «una febbre non svidentemente (vorwiegend) terzana, ma piuttosto quotidiana».

Io mi limiterò a rilevare che in queste curve, fuori dell'andamento normale, emerge solo una salita a 41.00 (nella 1a) ed a 41.40 (nella 2a). — Ora, considerando la comparsa di ascessi ed insorgenza di gangrena, che, in ambidue i casi, ebbe luogo, non credo valga la pena di discutere se quella salita, verificatasi una sol volta, abbia un valore qualsiasi rispetto alla tesi che lo Schiavuzzi s'è prefisso di sostenere.

E qui, poichè trattasi di appurare la serietà di decantati esperimenti', panni non sia lecito lasciar passare inosservato, come in uno degli ascessi sviluppatisi in seguito all'inoculazione, insieme al pus caseificato, lo Schiavuzzi abbia trovato dei filamenti di un'ifornicete!

Questo reperto da una parte, il fatto, altrimenti inesplicabile, dello sviluppo della gangrena dall'altra, senza dire [105] dell'abbondante suppurazione avvenuta nel punto dell'innesto, sono dati più che sufficienti per autorizzare dei dubbi gravi sulla scrupolosità di metodo operatorio da parte dello Schiavassi; e codesti dubbi hanno un necessario riflesso sul valore delle colture di controllo del sangue e dei succhi di organi, di cui dovrò far parola in seguilo.

Devo ora ritornare all'interpretazione delle curve termiche.

Sebbene il valore negativo di tali curva rispetta all'asserita azione specifica del bacillo di Schiavuzzi debba presentarsi evidente a chiunque abbia eseguito qualche sperimento, tuttavia, di fronte alle recise ed insistenti affermazioni di cui ho dato conto, parvemi dovere fare alla mia volta nei conigli una serie di osservazioni termografiche di controllo.

È superfluo il dire che nel fare queste osservazioni, ho tenuto conto delle note circostanze — mettendomi quindi nelle condizioni di evitare le relative cause d'errore — le quali, al'infuori delle differenze di termometro, possono influire sui risultati, ad es. temperatura dell'ambiente, stato» di tranquillità, od inquietudine dell'animale durante l'osservazione, precedenti movimenti, maggiore o minore altezza a cui nel retto è spinto il termometro, ecc. (5). Posso dividere queste osservazioni nei seguenti tre gruppi:

  1. Osservazioni termografiche in conigli del tutto sani ;
  2. Id. id. in conigli inoculati col bacillo di Klebs, Tommasi-Crudeli e Sohiavuzzi;
  3. Id. id. in conigli inoculati con una coltura pura di un microrganismo notoriamente non patogeno.

Osservazioni termometriche nei conigli sani. — Pur sapendo che nulla contengono di nuovo, stimo di dover qui esporre ordinati in tabella e riprodotti in curve grafiche, i risultati di alcune fra queste osservazioni. Mi limiterò a tre sulle otto o dieci eseguita.[106]

[3 tables]

[107]

[3 images]

[108] Il significato di questi dati apparisce ben chiaro; noto ad ogni modo, che leggendo cogli occhi di Sohiavuzzi, dovrebbesi dire che i miei conigli erano in preda a febbri intermittenti malariche ben più spiccate che quelle dei conigli di Pola ; con un pò di buon volere si potrebbe ben anco scorgere qualche volta tua andamento a tipo di terzana o magari di quartana... ma i conigli erano sani!

Osservazioni termometriche in conigli inoculati col preteso Bacillus malariae. — Come già dissi, venuto in possesso di un'autentica coltura del bacillo di Klebs, Tommasi-Crudeli e Schiavuzzi, mi son credito in dovere di cimentarne; alla mia volta la specificità patogenica, mediante inoculazioni net conìgli. Nel procedimento fondamentale ho preso a modello gli esperimenti di Schiavuzzi, avendo cura però (nell'intento di far emergere la reale influenza eventualmente esercitata dall'inoculazione sulla temperatura degli animali) di far precedere all'iniezione della coltura, per quattro, sei, otto giorni, una serie di metodiche quotidiane misurazioni dalla temperatura, misurazioni eseguite con precenzioni scrupolmente identiche a quelle seguite nelle misurazioni successive all'inoculazione bacillare.

Fra le otto osservazioni di questo genere — i cui risultati essenzialmente concordi ho pure riassunto in tabelle e riprodotto la in curve grafiche — per la documentazione del caso, riporterò le tre seguenti, prese affatto casualmente. Esse naturalmente esprimono il risultato complessivo:\

[109]

[2 tables]

[110]

[2 tables]

[111]

[3 images]

[112]

[2 images]

[113] Ogni commento anche qui sarebbe superfluo, epperò soltanto rilevo, come dal confronto dei contrapposti due tratti della curva termica (quello prima e quello dopo l'inoculazione) sarebbe impossibile scoprire differenze esprimenti una legge qualsiasi. Certe differenze sono evidentemente casuali, giacchè, facendo un confronto fra le diverse curve, appariscono volta a volta eguali oscillazioni così prima, come dopo l'iniezione bacillare.

L'unico rimarco, che riguardo all'andamento delle curve termiche de' miei conigli inoculati col bacillo di Pola, potrebbesi fare con certo fondamento, è che l'iniezione abbia determinato qualche volta un lieve e transitorio aumento di temperatura.

Siffatte elevazioni, per altro, oltrechè non costanti, non furono mai superiori a taluni massimi giornalieri precedentemente verificati, nè si protrassero oltre il secondo giorno. Di esse si può trovare un'ovvia spiegazione nell'irritazione locale esercitata dall'iniezione, da una parte (irritazione che anatomicamente si tradusse nella dimostrabile iperemia e nel più o meno rilevante afflusso di leucociti nel connettivo sottocutaneo invaso dal liquido iniettato), dall'altra, forse nel lavoro di distruzione ed eliminazione della sostanza estranea introdotta nell'organismo.

Nei miei conigli, l'esperimento non venne mai intorbidato dAlla formazione di ascessi o da sviluppo di gangrena. Ma non credo fuor di luogo il notare che trascurai nessuna delle cautele elementarmente richieste per evitare l'intromissione, del resto tanto facile, di germi estranei al microrganismo che dovevo studiare. E precisamente, l'iniezione di circa 3 cm.c. di emulsione bacillare (da trasporti della coltura pura inviatami dal Dott. Schiavnzzi), preparata con acqua previamente sterilizzata, era preceduta da esportazione dei peli in un'area cutanea della regione dorsale dell'estensione di 3-4 cm. quad., da sterilizzazione della stessa area cutanea con soluzione di sublimato, e da successiva lavatura con alcool ed etere. — La siringa da iniezione veniva alla sua volta previamente sterilizzata nella stufa portata a 150 C.

[114] Osservazioni termometriche in conigli inoculati con una coltura pura di un microrganismo notoriamente non patogeno. — Per quest'altra controprova, mi son servito di uno fra i microrganismi più diffusi nell'aria: la sarcina lutea. — È classificata fra i microrganismi non patogeni in tutti i libri di bacteriologia e nelle tabelle sistematiche di Eisenberg.

Ecco il quadro riassuntivo delle 2 esperienze fatte coll'inoculazione di sarcina lutea.

[2 tables]

[115]

[2 images]

[116] Se anche da queste esperienze non risultasse un lieve e transitorio aumento di temperatura venuto subito dopo l'inoculazione e protrattosi non oltre il secondo giorno, le curve termometriche qui riprodotte potrebbero stare — identicamente a quelle dei conigli inoculati col bacillo di Schiavuzzi — nel primo gruppo, quello dei conigli affatto sani. Ad ogni modo, anche questi rialzi termici fanno un esatto riscontro con quelli verificatisi in seguito all'inoculazione del così detto bacillus malariae, ed in ciò abbiamo una nuova riprova della supposizione, che il lieve e transitorio aumento di temperatura che figura nelle precedenti esperienze, è essenzialmente da riferirsi alla irritazione locale ed al lavoro di distruzione ed eliminazione della sostanza estranea introdotta nell'organismo, con che si esclude una specifica azione patogena di qualsiasi genere.

2° Alterazioni del sangue. — La questione della temperatura è indubbiamente di grande importanza per la determinazione della specificità patogenica del supposto bacillus malariae, ma punto di importanza ancora maggiore, anzi quello veramente capitale, è a mio credere rappresentato dalla proclamata riproduzione delle forme corrispondenti alle varie fasi di sviluppo dei parassiti malarici endoglobulari, ottenuta da Schiavuzzi per opera dei suoi bacilli.

Per mio conto la questione potrebbe essere senz'altro risolta solo col dare uno sguardo alle figure corredanti il lavoro di Schiavuzzi, facendone poi il confronto colle figure colle quali io ho riprodotto il ciclo evolutivo dei parassiti malarici, nonchè con quelle che illustrano i lavori di Laveran e di Marchiafava e Celli.

Le figure di Schiavuzzi, secondo quanto egli e Tommasi-Crudeli han asserito, dovrebbero adunque riprodurre tutte le fasi di sviluppo dei parassiti malarici. Ora, qui è il caso semplicemente di vedere, e non già di vedere coll'occhio dello scienziato, ma coll'occhio di un profano qualsiasi: ebbene su questo punto devo mio malgrado dichiarare, che per [117] avere il coraggio di mettere in campo quella corrispondenza, è proprio necessario aver fissato il chiodo di non voler far osservazioni di confronto, non soltanto rispetto alle alterazioni che si ha la pretesa di identificare, ma nemmeno rispetto alle figure che rappresentano fedelmente quelle alterazioni!

Poichè trattasi di grossolani confronti, io non so far di meglio che riferirmi alle figure che corredano i varii lavori su questo argomento già da me pubblicati.

Sebbene l'asserzione che nel sangue dei conigli inoculati col bacillo di Schiavuzzi si possono riscontrare le forme corrispondenti a tutte le fasi di sviluppo del parassita malarico, dal semplice paragone delle figure, risultasse patentemente falsa, tuttavia, non accontentandomi di questa parte negativa della dimostrazione, stimai conveniente indagare alla mia volta se per avventura nel sangue di conigli, nel modo anzidetto inoculati, si potesse verificare qualche cosa che a quell'asserzione desse un po' di appiglio. In parecchi dei conigli di cui dianzi ho dato conto, non ho mancato di ripetere siffatte indagini, pazientemente, insistentemente, con un'ostinazione tanto maggiore, quanto meno di positivo io otteneva. Il risultato fu invariabile: nulla mi fu dato riscontrare che potesse minimamente autorizzare un lontano dubbio in quel senso. — Infatti un reperto come quello che il Dott. Schiavuzzi descrive «di globuli deformati come se avessero perduto una parte del loro contenuto e alcuni il cut contenuto centrale è più delimitato e splendente e che mediante la colorazione col violetto di metilene presentano colorata un' areola centrale» può esser ottenuto in ogni sangue normale e più facilmente in quello di soggetti anemici. Chi abbia un po' cimentati sul sangue i moderni metodi di colorazione colle aniline, ha certo più o meno abbondantemente, a seconda di certe modificazioni del procedimento, riscontrate quelle forme in ogni preparato di sangue; ma il voler assimilare forme siffatte ai parassiti malarici, sarebbe peggio che l'assimilare un arancio ad una zucca.

Qualora vogliasi poi tener conto che i globuli in detto modo [118] alterati, possono presentarsi ora di fronte, ora da lato, abbiamo dati più che sufficienti per spiegare tutte le maniere di deformazione che Schiavuzzi ha voluto riprodurre nella sua tavola, non escluse quelle sulle quali gli è sembrato di dover più particolarmente richiamare l'attenzione.


Oltrechè delle alterazioni dei globuli, fra i dati clinici relativi ai due conigli sperimentati, Schiavuzzi descrive anche la presenza nel sangue circolante e nel pus degli ascessi : 1° «di bacilli malarici» ; 2° di certe granulazioni tondeggianti a contorno spiccato e colorantisi coll'azzurro di metilene.

Qual valore abbia l'asserzione di Schiavuzzi che i bacilli veduti nel sangue fossero malarici, apparirà da quanto dice intorno alle granulazioni anzidette. — A proposito di queste, racconta che avendo voluto chiarirne la natura, coltivava il sangue in camere microscopiche (ognuno sa quanto codesti apparecchi siano infidi) e che dopo 24 ore «vedeva che esse brulicavano di bacilli i quali mediante la colorazione colla fucsina dimostravansi quali veri bacilli malarici» (!!). — Da ciò Schiavuzzi conclude essere «chiaramente risultato che i granuli non erano altro che le spore del bacillo della malaria»!

À questo punto mi trovo nella necessità di appellarmi allo stesso Prof. Tommasi-Crudeli, il quale, pur avendo davanti i preparati di Schiavuzzi colorati in rosa ed in azzurro, assennatamente dichiarava la forma non essere criterio sufficiente per ammettere che i bacilli inviati da Schiavuzzi fossero bacilli malarici; occorrere per poter esser autorizzati ad ammettere ciò «che ne fosse messa alla prova l'azione patogenica».

Ora come va, che, in base al solo criterio della forma; Tommasi-Crudeli ammette senz'altro che i bacilli dopo 24 ore brulicanti in preparati così poco garantiti, fossero bacilli malarici?

[119] Noi invece, tenuto conto del metodo seguito, che non offre guarentigia di esterna penetrazione, tenuto conto che, per quanto si dovette precedentemente rilevare, il Dott. Schiavuzzi non sa circondarsi di quelle altre cautele che in questo genere di esperimenti sono indispensabili, crediamo di meglio apporci al vero, ritenendo che i bacilli formicolanti nei suoi preparati, anzichè provenire dalle supposte spore, appartenessero invece a quei microrganismi (probabilmente protei) dalla cui invasione è tanto difficile salvare i preparati anche ben difesi. — Le mie esperienze, di cui darò conto appresso, sulla sorte a cui vanno incontro i bacilli di Schiavuzzi inoculati nei conigli, giustificano ampiamente siffatta supposizione.

Passando alla seconda parte della tesi fondamentale di Schiavuzzi-Tommasi-Crudeli, che il bacillo dell'aria di Pola inoculato nei conigli vi produca anche i caratteri anatomici dell'infezione malarica, possiamo dire, che il contributo di fatti che l'autore su questo terreno ne presenta, si riduce presso a poco al solo reperto della milza, reperto descritto colle seguenti sole parole: «all'esame della milza e col confronto del suo peso e delle sue dimensioni, risultò che una era di dimensione più grande, l'altra più piccola che quella dei conigli sani (?) (trattasi sempre dei 2 conigli inoculati, più il terzo, il quale comparisce esclusivamente per questo confronto)».

Il Dott. Schiavuzzi qui dichiara che il minor volume della seconda milza è da riferirsi a ciò che il coniglio relativo pesava 200 grammi meno dell'altro. Viceversa egli non si cura di far sapere in quale dei due conigli che figurarono negli esperimenti la milza fosse più grossa; circostanza questa, che, ricordando la precedenza di suppurazione e gangrena, avrebbe avuto un valore ben più grande che quello dei 200 grammi di minor peso, di cui esclusivamente egli ha voluto tener conto, come se fosse precisato nei conigli il volume che deve avere la milza in rapporto a qualche differenza del peso di essi.

A dir vero, fra i dati anatomici de' suoi conigli mette anche [120] lo sviluppo di «bacilli malarici» ottenuto dalla milza e dalle ghiandole linfatiche addominali, il cui succo conteneva inoltre gli stessi granuli che il plasma sanguigno. — Ma quanto ha precedentemente osservato a proposito degli identici reperti rispetto al sangue circolante, mi dispensa dell'occuparmi più oltre di siffatte osservazioni. — I giudizi in proposito espressi dal Dott. Schiavuzzi sono così poco serii, quanto, nel loro insieme, sono sconclusionate le sue esperienze.


Voglio invece succintamente dar conto delle osservazioni da me intraprese per conoscere quale sia la sorte e il moda di comportarsi dei bacilli di Schiavuzzi inoculati sotta la cute.

11 bacilo di Schiavuzzi appartiene alla categoria di quelli che con grande facilità si riproducono nei comuni mezzi nutritivi di coltura e che sono dotati di notevole resistenza rispetto alle influenze che solitamente danneggiano la vita dei microrganismi.

Se il bacillo in questione fosse dotato di un'azione generale specificamente patogena, come quella che gli si vuole attribuire, sarebbe necessario che, diffusosi nell'organismo, esso conservasse le diverse sue attività biologiche e sopra tutto la capacità di riprodursi in guisa che, coi noti spedienti, si dovrebbe facilmente riottenere nelle colture.

I fatti, lungi dal corrispondere a questa supposizione, decisamente la contraddicono.

Ad una serie di conigli, colle imprescindibili cautele antisettiche d'uso, ho praticato la solita iniezione di circa 3 cent. c. della coltura (emulsione in acqua previamente sterilizzata) e li ho successivamente uccisi a diverso periodo di distanza dall'inoculazione, e precisamente dopo 24-18-11-7-4 ore; aperti quindi i cadaveri, procedendo sempre a filo delle ridette cautele! praticai, negli usitati mezzi nutritivi (agar o gelatina peptonizzata) entro diverse provette, delle seminagioni di sangue, di succo splenico, epatico e renale. Le prove in tal modo [121] eseguite sommano a parecchie dozzine ; se si eccettuano due casi nei quali verificai una ricca vegetazione di protei, tutte queste seminagioni son rimaste sterili. — Da ciò è necessità concludere che subito o poco dopo il suo ingresso nella circolazione generale, il bacillo Schiavuzzi perde la capacità di riprodursi, come verosimilmente perde tutte le altre sue proprietà biologiche. Nuova prova codesta, però non necessaria, della inattendibilità delle cose dette da Schiavuzzi.

Può dirsi qualche cosa sulle sorti a cui va incontro il materiale iniettato?

In proposito voglio limitarmi a notare che le colonie di bacilli iniettati, in gran parte, se non esclusivamente, sono inglobati dalle cellule amiboidi che in grande quantità affluiscono nel tessuto in seno al quale l'emulsione bacillare si espande. — Tale processo di inglobazione e la distruzione che ne è conseguenza, sembra si verifichi in un modo abbastanza rapido : In un caso, ucciso il coniglio dopo tre ore dall'inoculazione, trovai il processo fagocitarlo molto spiccato e diffuso; in altro caso, ad uccisione avvenuta dopo sei ore, lo stesso processo era ancora facilmente dimostrabile, ma certo in misura molto minore che nel precedente, dopo 12 ore dall'inoculazione; in altro caso, mi è stato impossibile constatare la presenza di elementi fagocitarli; naturalmente non posso asserire fossero già del tutto scomparsi.

Se la scomparsa de' bacilli dal luogo dell'iniezione avvenga esclusivamente per opera delle cellule fagocitarle, oppure se in parte essi penetrino altrimenti in circolazione ; se la distruzione dei bacilli inglobati, avvenga presto in luogo, oppure se accada successivamente, non sono in grado di precisarlo, non essendomi su queste osservazioni soffermato colla voluta insistenza. — Probabilmente il lavoro di distruzione e di eliminazione dei prodotti della disgregazione dei bacilli, dura più di quanto puossi obbiettivamente dimostrare. A questa supposizione dànno fondamento i casi nei quali l'aumento di temperatura che supponemmo appunto riferibile al lavoro di distruzione ed eliminazione dei cumuli bacillari iniettati, è [122] durato per 12-24 ore dall'iniezione. La presenza nel parenchima epatico, entro le prime 12-24 ore di un'insolita quantità di irregolari granulazioni (dimostratesi però sterili, come già notammo) in uno ad una spiccata alterazione del colore di tale organo, fanno pensare che il prevalente centro di distruzione e la principale via di eliminazione del materiale bacillare, sia rappresentato dal fegato.


Resterebbe ora a prendere in esame altro, pur importante lato della questione, quello rappresentato dall'asserzione che le alterazioni del sangue descritte come caratteristiche della malaria, si possono, quando si voglia, artificialmente riprodurre con una serie di espedienti.

La base di codeste affermazioni è esclusivamente costituita dalle note osservazioni di Mosso e Maragliano, secondo le quali, nel sangue rimasto per tre giorni nella cavità addominale di una gallina (Mosso) e sottoposto all'azione di agenti diversi od anche solo lasciato a se chiuso in paraffina (Maragliano) «si riscontrano le alterazioni dei globuli rossi e le forme jaline e pigmentate simili a quelle che Laveran, Richard, Marchiafava, Celli e Golgi hanno descritto nei loro lavori sull'infezione malarica ». — Come è pur noto, da queste osservazioni si è voluto trarre la precisa conclusione « che è necessità considerare come forme di un processo degenerativo quelle che fino ad ora erano considerate come forme di un processo di sviluppo o generativo».

Questa parte del tema, per aderire a mia preghiera, venne studiata dagli egregi miei assistenti, Dott. A. Cattaneo e Dott. A. Monti, i quali sul tema medesimo, pubblicarono un lavoro corredato da tavole (6).

[123] Lo studio essendo stato condotto, da questi autori, colla speciale competenza derivante dall'aver per una serie d'anni applicato il criterio delle alterazioni parassitarie del sangue alla diagnosi clinica dell'infezione malarica, e colla serietà richiesta dalla delicatezza delle osservazioni, io mi associo nel modo più assoluto alle conclusioni cui essi sono giunti. — Per ciò su questo argomento io credo di non poter far di meglio che riportare testualmente le stesse loro conclusioni analitiche (7):

I. Il parassita ameboide non pigmentato che si osserva entro i globuli rossi (quello cui Marchia fa va e Celli dettero il nome di Plasmodium malariae), fu dal Mosso ritenuto identico agli spazi chiari di varia forma (vacuoli?) che si osservano, quantunque scarsi, nel sangue fresco, e che appaiono più numerosi nel sangue di cane trafuso nell'addome di gallina. Ma se noi facciamo un accurato paragone, troviamo che la differenza è molto grande. Innanzi tutto, i plasmodi sono dotati di caratteristici moti ameboidi molto vivaci che mancano affatto agli spazi chiari osservati da Mosso e da Maragliano. Questi presentano soltanto un'ondulazione dovuta al movimento d'assieme del globulo; ma questa ondulazione non ha nulla a che fare coi moti irregolari, spontanei, coi molteplici cambiamenti di forma che presentano i plasmodi. — D'altra parte, un occhio esercitato facilmente distingue il parassita dagli spazi chiari (vacuoli?) dei globuli, perchè questi ultimi hanno la particolar rifrangenza sopra ricordata, molto diversa da quella del parassita. Un altro criterio importante per la diagnosi differenziale è la colorazione. Le osservazioni di Maragliano, quelle di Foà e le nostre sulla colorabilità di alcune parti costitutive del globulo rosso [124] normale non tolgono valore alla colorazione come mezzo per dimostrare i parassiti malarici. Questi infatti si colorano in massa, non hanno quindi nulla che assomigli alle coroncine di punti finissimi che noi e Foà abbiamo descritto.

II. Le forme ameboidi contenenti granuli di melanina che il Golgi ha osservato entro i globuli tanto nelle quartane come nelle terzane, nel primo giorno dopo l'accesso sono caratteristiche per i vivacissimi movimenti ameboidi, per i continui e svariati cambiamenti di forma, per la presenza di finissimi bastoncini di pigmento nero. Tali forme non trovano riscontro in alcuna di quelle che si osservano nel sangue degenerato. Questo stadio dei parassiti malarici avrebbe dovuto richiamare l'attenzione di Mosso e mostrargli la fallacia della sua identificazione.

III. I corpi pigmentati, che il Golgi ha osservato entro i globuli nei giorni d'intervallo delle terzane e delle quartane rilevandone il graduale accrescimento non trovano un termine di paragone neanche lontanissimo, nelle forme presentate dal sangue degenerato. Nessuno certamente li potrà confondere cogli spazi chiari (vacuoli) molto grandi, i quali hanno rifrangenza diversa e non contengono quei particolari granelli melanici finissimi i quali si fanno sempre più numerosi quanto più il parassita consuma, crescendo, l'emoglobina.

IV. I corpi pigmentati liberi delle quartane e i corpi pigmentati circondati da un alone (ultimo residuo del distrutto globulo rosso) che il Golgi ha osservato al mattino del giorno dell'accesso nelle terzane, furono dal Mosso identificate colle varie forme di cellule globulifere e pigmentifere.

Ma, tanto le cellule giganti quanto i leucociti pigmentiferi e globuliferi (i globuli rossi in degenerazione ialina di Mosso) hanno dimensioni molto variabili, ma pur sempre maggiori che i globuli rossi (da 12-20 sino a 40 micromillimetri). Questo carattere basterebbe per non lasciarli confondere coi corpi [125] pigmentati liberi della malaria, i quali hanno grandezza costante che raggiunge appena quella di un globulo rosso. Inoltre le cellule globulifere sono molto variabili di forma, mentre i corpi pigmentati si presentano sempre sotto una forma tipica. Infine, le cellule globulifere e pigmentifere contengono degli interi globuli rossi, o dei citoframmenti, o dei detriti emoglobinici, non sono sempre uniformi di struttura; qualche volta presentano granuli o gocce adipose. I corpi pigmentati contengono dei granuli finissimi, uniformi di pigmento nero (ben diverso quindi dai globuli rossi e dai detriti emoglobinici) e presentano costantemente un protoplasma ialino.

V. I corpi pigmentati col pigmento al centro furono da Tommasi-Crudeli giudicati simili a quelle forme che Rollet e Brücke ottennero sottoponendo il sangue di rana alla corrente elettrica o ad altri agenti diversi, ed anche a quelle che Dujardin ha osservato fin dal 1842 nel sangue in qualche modo maltrattato.

Ora, è facile osservare che esiste una differenza così enorme tra simili alterazioni dei globuli e le suddette alterazioni malariche, che sembra strano il confronto tra le medesime.

Maltrattando globuli nucleati, si vede qualche volta l'emoglobina raccogliersi sul nucleo, si ha così un corpo ialino con un ammasso emoglobinico più o meno raccolto al centro. Ma nel caso dei corpi pigmentati non si tratta già di emoglobina, bensì di pigmento melanico, la differenza è quindi evidente.

VI. Le forme in scissione dei parassiti della quartana e della terzana, quelle caratteristiche margheritine, furono dal Mosso dichiarate identiche a quei globuli bianchi in degenerazione granulo-grassa che si osservano nel sangue di cane trafuso nell'addome di pollo e che si trovano facilmente anche nel pus.

Noi rileviamo però che tra le due sorta di elementi esistono differenze capitali. Iufatti i globuli bianchi in degenerazione (le rosette di Mosso) sono più grandi di un globulo rosso, [126] mentre le margherite malariche sono più piccole. I primi non contengono pigmento o sono diffusamente imbevati di emoglobina, le seconde presentano un caratteristico acoumulo di pigmento nero centrale. I primi constano di granulazioni irregolari, le seconde sono costituite da globetti caratteristici per la rifrangenza e per la regolarità e la costanza della grandezza, della forma e della disposizione. D'altra parte, le forme in scissione non sono confondibili colle zolle pigmentali circondate da granulazioni chiare, perchè queste zolle non sono nere, non sono regolari di forma, e le granulazioni sono molto variabili di grandezza e di numero, hanno un particolare riflesso giallastro, tutto un insieme che caratterizza i detriti.

VII. Le forme semilunari descritte da Laveran, Marchiafava e Celli, Golgi, Osler, Councilmann, furono dal Mosso identificate a certi elementi che egli trovava facendo la sua trasfusione. É certo che qualche volta, nei coaguli del sangue trasfuso nel peritoneo di pollo si trovano delle cellule semilunari. Noi crediamo però che non sia difficile riconoscere che tali elementi sono cellule staccatesi dall'endotelio peritoneale. Esse differiscono dalle semilune malariche perchè ne sono immensamente più grandi, non contengono i caratteristici granelli di melanina e sono fornite di un grosso nucleo ovale. Crediamo che nessuno vorrà paragonare le semilune malariche ai globuli rossi deformati e disposti su un piano verticale (come è quello che vedesi disegnato nell'atlante di Dujardin).

VIII. Le forme flagellate furono da vari osservatori giudicate identiche a quelle forme che si ottengono sottoponendo i globuli rossi all'azione del calore. Ma, come Laveran ha già fatto rilevare, i flagellati malarici hanno una forma caratteristica simile a quella di altri flagellati, contengono dei granuli di pigmento nero, ed hanno dei movimenti spontanei ; i prodotti di distruzione dei globuli rossi hanno forme svariatissime e lasciano riconoscere la natura globulare. [127]

IX. Come criterio generale di distinzione tra le forme malariche e le forme degenerative dei globuli rossi sta il fatto che tutti gli osservatori che hanno una conoscenza precisa della malaria, non hanno riscontrato simile alterazione in nessuna altra malattia febbrile. Oltre i primi osservatori della malaria, più recentemente Councilmann (8), e noi stessi, abbiamo cercato invano in altre malattie le alterazioni osservate nella malaria.

X. Un secondo criterio generale per distinguere le alterazioni degenerative dei globuli rossi dalle alterazioni malariche è il progressivo sviluppo di queste forme che il Golgi ha dimostrato per la terzana e la quartana, sviluppo che accadetipicamente entro un determinato e costante periodo di tempo' corrispondente alla riproduzione periodica della febbre. Caratteristica è la segmentazione del parassita in corrispondenza all'inizio del brivido febbrile. Anche noi abbiamo potuto seguire al microscopio la costante e tipica evoluzione dei parassiti malarici quale fu descritta dal Golgi: nulla di simile si osserva per le forme degenerative.

Noi dobbiamo pertanto conchiudere, che le alterazioni del sangue malarico descritte da Laveran, Richard, Marchiafava e Celli, e particolarmente da Golgi, confermate recentemente da Sternberg (9), Osler (10), Councilmann, Metschnikoff (11) non hanno alcun rapporto colle alterazioni che subisce il sangue sottoposto ai diversi procedimenti che ne alterano la struttura, come può facilmente convincersene chiunque abbia l'opportunità di osservare, anche una volta sola, le due diverse serie di alterazioni dei globuli rossi (12).'

[128] La conclusione generale che patentemente scaturisco quanto precede è che:

Il così detto bacillus malariae di Klebs, Tommasi-Crudeli e Schiavuzzi, nulla ha a che fare [con l'in]fezione malarica.

Se facciamo poi astrazione della sua azione locale [missing word] irritante e in debole grado piogenica, il bacillo medes [missing text]  potrebbe nemmeno essere ascritto fra i microrganismi [missing text]geni: certo non ha alcuna azione specificamente pa [missing text]  quale parassita, sul generale dell'organismo.

[two image pages]

Note:

  1. Archiv für mikroskopische Anatomie, vol. 1° pag. 26, 1865.
  2. L'errore è tanto grave, e di tal natura da cambiare rilevantemente il valore dell'argomentazione, che, parmi, avrebbe meritato, da parte dell'autore, una correzione in qualcuna delle note da lui successivamente pubblicate.
  3. Per es. Councilman recentemente descrisse il ciclo evolutivo dei parassiti malarici, che già da tre anni venne, con maggior esatterza, da me descritto.
  4. Dott. Bernardo Schiavassi, «Untersuchungen über die Malaria in Pola», Sonderabdruck aus: Beiträge zur Biologie der Pflanzenherausgegeben von Dr Ferdinand Cohn. Editore J. U. Kern in Breslau, 1888.
  5. Notoriamente da questo diverse circostante possono derivare, non soltanto le variazioni di alcuni decimi, ma di oltre un grado.

  6. Dottori A. Cattaneo ed A. Monti, «I parassiti della malaria e le alterazioni degenerative dei globuli rossi». Diagnosi differenziale. Comunicazion fatta alla Sezione di Anatomia, Fisiologia e Patologia del XII Congresso Medico di Pavia, seduta del 22 settembre 1887 [Atti del XII Congresso Medico, tip. Fusi, 1888) e Arch. per le Scienze Mediche, vol. XII, fasc. I, 1888).

  7. Ad identiche conclusioni vennero, con proprie ricerche, anche i Prof. Marchiafava e Celli. V. il lavoro seguente: «Sui rapporti fra le alterazioni del sangue del cane introdotto nel cavo peritoneale degli uccelli e quelle del sangue dell'uomo nell'infezione malarica» {Bollettino della R. Accademia Medica di Roma, anno 1887, fasc. VII).

  8. Medical News di Philadelphie, 15 gennaio 1887.

  9. The med. Record., vol. XIX, n. 18, 1887.
  10. Philadelphia medical Times, novembre 1886.
  11. Centralblatt f. Bakter. u. Paras., n. 21, 1886.
  12. Intorno alla possibilità di confondere le così dette alterazioni degenerative dei globuli rossi colle fasi iniziali di sviluppo dei parassiti malarici, credo opportuno citare l'autorevole giudizio che il Baum [missing text] ha recentemente espresso sull'argomento:

    «Noi non neghiamo che certe alterazioni degenerative dei glo [missing text] del sangue possano offrire una superficiale somiglianza coi plas [missing text] larici; ma escludiamo in modo assoluto che un esercitato micro [missing text] il quale conosca le due categorie di forme per osservazione proprio ammettere la loro identità» (Jahresbericht über die Fortachritt [missing text] Lehre von den pathogenen Mikroorganismen, dritter Jahrgang, p. [missing text] 1888).

Tratto da:

  • «Intorno al preteso "Bacillus Malariae" di Klebs, Tommasi-Crudeli e Schiavuto. Osservazioni del Dott. Camillo Golgi, Professore di Patologia generale ed Istologia nell'Università di Pavia», Archivio per le Scienze Mediche — Vol. XIII. N. 5 - 1889. p. 93-128. Google books - http://books.google.com/books?id=-k4DAAAAYAAJ&vq=Schiavuzzi&source=gbs_navlinks_s

Sources:

  • Biography - http://books.google.com/books?id=ItZqAAAAMAAJ&q=Bernardo+Schiavuzzi&dq=Bernardo+Schiavuzzi&ei=EpNIS8_yOILmzAT90uz_DQ&cd=6
  • Biography - http://www.intercam.it/valcam/assoc/golgi/index22.htm
  • Biography - http://www.faqs.org/health/bios/47/Camillo-Golgi.html
  • Image - http://nobelprize.org/nobel_prizes/medicine/articles/golgi/

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Created: Saturday, January 09, 2010; Last Updated: Sunday, December 16, 2012
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