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Organ - Organi - Orgulje  
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S. Pietro in Selve - l'organo di chiese dei S.S. Pietro e Paolo

Toccata e Fuga
Il destino degli organi istriani

L'organo, strumento ideale per la musica sacra, che Mozart definiva "re degli strumenti musicali" ha in Istria una storia lunga e interessante. All'inizio di questo [ventesimo] secolo un assurdo decreto bellico del governo austro-ungarico diede il via alla distruzione totale di questi preziosi strumenti, una distruzione da cui l'Istria non s 'e' mai ripresa. E tuttavia ancora oggi e' un vero museo di magnifici e rari organi che andiamo a conoscere con la guida di Ingrid Žic (per il testo) e Renco Kosinožić (per tutte le fotografie meno due).

S. Pietro in Selve - l'organo di chiese dei S.S. Pietro e Paolo. Foto da: Istra, Turistička zajednica Županije istarske (Istria County Tourist Assn.)  

Con i propri borghi e chiesette l'Istria e' un territorio in cui l'arte organaria ha un passato illustre. Tuttavia gli organi pie' vecchi che oggi vi si trovano risalgono appena alla meta' del XVIII secolo. In effetti ce ne furono anche di piu' antichi, pero' non ne abbiamo notizie precise, solo alcune note decantanti la "magnificenza" dell'organo di una determinata chiesa. Cosi' Giuseppe Radole nel suo libro L'arte organaria in Istria riferisce che, in un preventivo spese di Pirano, figurava un contratto, firmato 1'8 agosto 1538, con l'organaro Jacomo da Venezia, in base al quale quegli avrebbe costruito per 200 ducati un nuovo organo per la chiesa. Abbiamo notizie anche di restauratori d'organo: ci e' conservato, ad esempio, un contratto con Giulio Zacchina e M. Massimiliano di Venezia con il quale essi si impegnavano a riparare l'organo della cattedrale capodistriana per 24 ducati. Ma maestri organari c'erano anche in Istria: nel 1381 veniva invitato a Udine "super organis aptandis", quale "magistrum sufficientem de Justinopoli", un maestro di Capodistria. Di Pinguente era un Giovanni Spica che fu organaro a Bologna e che lavoro' anche nell'area veneziana e friulana.

Nel XVII secolo c'erano in Istria maestri come Papo Fonda (cattedrale di Capodistria), Eugenio Casparini (stessa chiesa), Pietro Nacchini (chiesa di Pirano) [nota] e Carlo de Beni (chiesa della Madonna dei Campi di Visinada). I piu' grandi organari sono presenti nella penisola nel XVIII secolo: Giovanni Battista Piaggia, Pietro Nacchini, Francesco Dacci il Vecchio e il Giovane, Antonio Barbini e Gaetano Callido, che fu il costruttore di diversi organi istriani... Quando, insieme alle influenze politiche cominciarono a cambiare anche quelle culturali, s'indebolì naturalmente il dominio della scuola veneziana e si rafforzarono quella austriaca e slovena, del che fanno fede i cognomi degli organari: Kauffmann, Bencz, Dernić, Jenko, Kacin, Rebolj, Tuček, Zupan...

IL FUNESTO 1917

Il colpo piu' duro al patrimonio organaro istriano gli venne inferto durante la I guerra mondiale. Infatti il governo austro-ungarico emano' un esiziale decreto con cui venivano requisiti in tutta la Monarchia, per esigenze belliche, tutti gli oggetti di stagno, piombo, rame, zinco e metalli affini. Ne furono colpite in primo luogo le campane, ma non la scamparono liscia nemmeno le canne d'organo. Oggi puo' apparire paradossale che quel decreto venisse emanato nel maggio del 1917, quando era ormai evidente che l'Impero avrebbe perduto la guerra. Il danno al patrimonio culturale fu irreparabile: nel tentativo di cambiare il corso della storia (invano, come sempre...) vennero fuse campane e canne d'organo. Da quella dispozisione furono comunque eccettuati gli strumenti costruiti prima del 1800, quelli con meno di 8 registri, come pure quelli di particolare valore artistico...

Comincio' allora un commovente carteggio: i sacerdoti, che nelle proprie relazioni erano tenuti a descrivere dettagliamente lo strumento custodito nella loro chiesa, tentarono in varia maniera di scansare l'odioso provvedimento. Alcuni di loro riferirono in maniera asciutta e concisa solamente i dati essenziali, sperando che con la loro vaghezza avrebbero salvato gli organi dalla "condanna"; altri, al contrario, si difussero in descrizioni ampie e precise di tutte le qualita', del grande valore e dell'incomparabile bellezza di suono del loro organo, pensando di accattivarsi la comprensione di coloro cui spettava decidere, preservandolo in tal modo dallo scempio. Cosi', l'organista di Pisino, Gherbitz, scrisse che non era per niente esagerato affermare che il loro strumento era'uno dei migliori, anzi probabilmente il migliore in tutta la provincia! Alcuni adulavano spudoratamente le autorita', contando sulla loro mai abbastanza vellicata vanita', e adducendo che l'organo doveva rimanere in chiesa affinche' il popolo potesse mostrare degnamente il proprio attaccamento a Sua Maesta' Imperiale e cantarne la gloria... Che il metodo fosse azzeccato - come in tutti i tempi - e' confermato dal fatto che I'organo rimase intatto.

I sacerdoti e i parroci istriani tirarono per le lunghe piu' che poterono la consegna delle canne, presagendo che, se gli strumenti ne fossero stati privati, mai piu' il loro suono divino avrebbe accarezzato il cuore e le anime delle loro greggi. Escogitarono infiniti stratagemmi, ma la Monarchia diventava sempre piu' impaziente, le battaglie si perdevano una dopo l'altra, il tramonto di una civilta' si approssimava velocemente, i mesi passavano e il materiale per le armi non arrivava... Nessuno ascoltava piu' le preghiere e i reclami dei sacerdoti, perche le necessita' militari in fatto di "piombo" avevano la precedenza su qualsiasi lamento morale, estetico o artistico. Il Ministero per le questioni religiose invio', il 28 settembre 1917, a tutti gli ordinariati vescovili una circolare annunciante che la requisizione sarebbe incominciata il 22 ottobre. In Istria, che era allora sotto la giurisdizione del Vescovado triestino, I'elenco degli organi esentati dalla requisizione comprendeva quelli di Pisino, San Pietro in Selve, Pinguente, Umago, San Lorenzo in Daila, Buie, Capodistria (il duomo e la chiesa di S. Anna), Isola e Coprive.

Che i fedeli, come il clero, non fossero per niente entusiasti di quanto stava accadendo alle canne organarie e alle campane delle loro chiese, lo apprendiamo da una raccomandazione governativa con la quale si invitavano i sacerdoti a influire in maniera pacificatrice sui parrocchiani per prevenire la resistenza collettiva delle masse che gia' si presagiva.

La confisca, che devasto' questo patrimonio musicale istriano, non venne mai ammortizzata del tutto: ci furono alcuni tentativi di recupero, come quello del 1923, quando, su sollecitazione della Prefettura triestina, vennero ricostruiti gli organi di alcune localiata'. Ma i risultati furono pessimi. Non si presto' attenzione alla qualita' del materiale impiegato; a Pirano e a Portole vennero addirittura scambiati gli ordini organari originali. Parte a causa della crudelta' dei tempi, parte per l'insipienza di coloro che con le loro "riparazioni" rovinarono vieppiu' gli strumenti, quel patrimonio culturale venne praticamente distrutto. Il tempo, le guerre, I'ignorariza, i furti: tutto cio' contribuì a rovinare gli organi che, appoggiati alle pareti frontali delle chiese, pur cosi imponenti, non potevano difendersi. Intanto la moda degli organi stava tramontando: il XX secolo aveva una sensibilita' diversa rispetto al secolo XVIII e XVII. Tra le due guerre l'Istria ottenne solamente quattro nuovi organi e, dopo la II guerra mondiale, anche meno. Per lo piu' fuori uso, nella maggioranza dei casi rotti, privi di alcune componenti essenziali, gli organi da chiesa istriani sono stati lasciati all'incuria, condannati a una pena piu' grave dell'oblio. Creati per diffondere i suoni della rivelazione divina, per riecheggiare potentemente la voce di Dio o soavemente come un canto di serafini o maestosamente come musica oltre mondana, gli e' stata inflitta una sentenza capitale. La loro condanna e' il SILENZIO.

PATRICK COLLON E IL SUO OMAGGIO ALLA BELLEZZA

Alla fine de1 1986, nella chiesa della Nativita' di Maria, a Piemonte, occupata in ogni ordine di posti, Jean Ferard (Belgio) e Humbert Bergant (Slovenia) tennero un concerto d'organo che consacrava la felice conclusione del restauro dl uno dei piu' antichi strumenti organari in Istria. Era stato costruito nel 1740 da un famoso maestro, Giovanni Battista Piaggia. Nonostante si trattasse di uno degli strumenti piu' antichi e di grande pregio storico-culturale, l'organo in questione era stato abbandonato all'incuria totale, completamente fuori uso. E cosi' sarebbe rimasto se il belga Patrick Collon non si fosse sobbarcato il compito del suo restauro. Giunto a Grisignana come ospite del centro culturale della Federazione Internazionale della Gioventu' Musicale, questo famoso organaro e organista si assunse il compito di recuperare gli strumenti abbandonati. Mise a punto un progetto di restauro, smonto' gli strumenti, li pulì, controllo' la struttura delle canne, esamino' lo stato di ogni loro singolo elemento saggiandone l'efficienza, compi' studi comparativi, ingaggio' la ditta olandese "Schreuder and Van der Werdt", trovo' 50.000 franchi belgi... Con un entusiasmo sconfinato Collon si prefisse di salvare il tesoro organario istriano, riuscendo, in una ventina d'anni, a restaurare diversi organi di questa zona. Oltre che all'organo di Piemonte, Collon e' riuscito a restituire il suono, e la vita, a quelli di Grisignana e di Buie.


Piemonte - chiese della Nativita' di Maria

Piccolo e grazioso, in una cassa di legno azzuro cielo dipinta con fregi multicolori, l'organo di Piemonte potrebbe essere definito uno strumento "portatile". Un tempo si trovava in una chiesetta piu' piccola, nella stessa localita', finche nel 1740 non venne trasferito in quella nuova e piu' grande della Natività di Maria. E' situato sotto all'altare. Il suono e' sontuoso, pieno e ricco, come se il piccolo strumento volesse compensare con la potenza del tono le dimensioni modeste. La sua tastiera lignea e' originale ed e' sovrastata da una scritta a caratteri dorati ancora leggibile:

"Oppus lohannis Baptistae Piaggia Venetiarum MDCCXL"

Alzando alternativamente i mantici si effettua il trasferimento meccanico della ventilazione nella canna, provocando la vibrazione della colonna d'aria. Su dei pezzetti di carta una fitta caligrafia in inchiostro nero ha vergato 250 anni fa: Principale, Ottava, Quintadecima, Decimanona, Vigesimaseconda, Voce umana, Flauto in XII. E sulla cassa, proprio sopra alla tastiera, il tempo ha gia' scolorito l'inchiostro azzurro impiegato per la puntualizzazione delle regole e istruzioni per la combinazione dei registri. 

Lo stesso grande Maestro indirizzo' un messaggio all'organista: "Il sonatore poi che osservando la ristrettezza delli registri sapra' e potra' a suo talento noviformare e combinare li pochi a suo pensiero".

IL "TE DEUM" PER PAPA PIO VII

C'e' un solo organo in Istria piu' vecchio di quello del Piaggia a Piemonte. Venne costruito da Gaetano Amigazzi, della famosa famiglia di organari di Verona, attivi durante il XVIII secolo. Gaetano il Vecchio costruì nel 1733 un organo che oggi si trova a S. Lorenzo in Daila. Si tratta dell'unico strumento esistente in Istria di questo maestro. I suoi discendenti lavorarono soprattutto a Padova, Venezia e Treviso. L'organo, collocato nel posto deputato, sopra l'entrata della chiesa di S. Lorenzo (Martire), con una cassa di colore azzurro e argento e un'epigrafe sopra la tastiera, che recita "Cajetanus Amigazzi-Veronensis MDCCXXXlll", cela una storia eccitante. Su un foglio di carta scritto a mano e incollato all'interno dello strumento, si legge una vicenda insolita. La costruzione dell'organo venne ultimata dall'Amigazzi e da due suoi figli il 23 1uglio 1733 a Verona. Nel 1867 lo strumento venne trasferito da Venezia in Istria.

 

S. Lorenzo - chiese di S. Lorenzo (Martire)

Su quell'organo era stato suonato il "Te Deum" per l'elezione di Papa Pio VII. Il grande avvenimento si era svolto nella chiesa di S. Giorgio, a Venezia, dove lo strumento si trovava prima di arrivare a S. Lorenzo in Daila. Nonostante sia stato restaurato per due volte, nel 1898 da Giovanni Celle, un maestro di Cherso, che fondo' il primo istituto musicale di Pola, e nel 1957 da Vinko Rebolj, oggi e' in uno stato pietoso. Secondo il sagrestano di S. Lorenzo in Daila "il mantice di pelle e' pieno di buchi" e deve essere sostituito. Ma chissa' quante altre riparazioni ci vorrebbero per farlo risuonare cosi' solennemente come al tempo dell'elezione del papa. C'e' una cosa ancora da menzionare: il messaggio del Maestro. All'ignoto lettore di un presagito futuro, sul foglio di carta rinvenuto, mando' a dire:

"Quando giungerai a leggere qui ti prego del tuo agiuto pregando Idio per me".

Chiunque tu sia, Sconosciuto, prega per Lui...

L'ORGANO PIU' SOLITARIO

Grisignana. Chiesa dei santi Vito e Modesto, patroni della parrocchia. L'organo, fabbricato con legno bruno, di foggia misurata, quasi elegante, venne costruito nel 1846 da Giuseppe Girardi. Fa parte di quelli che subirono l'oltraggio della requisizione: privato delle canne maggiori, senza alcuni registri, per decenni e' stato inutilizzabile. Su interessamento del parroco grisignanese venne restaurato nel 1943 da Juraj Bencz, ma, a quanto sembra, l'intervento non fu salutare, il suono non era buono. Rimase cosi' finche non arrivo' - come gia' detto - Patrick Collon, che si mise d'impegno al suo radicale restauro, durato alcuni anni, fino alla felice conclusione nel 1971.

Tuttavia non c'e' nessuno, oggi, che suoni l'organo rinato. Solo qualche volta i ragazzi e le ragazze della Gioventu' Musicale vi si esercitano d'estate... Ma succede raramente, e l'organo soffre, oggi, lo stesso isolamento di decenni fa, quando era inservibile, o di prima ancora, quando era mutilato. E dire che Patrick Collon lo ha definito "uno strumento di rara perfezione, di grande valore artistico, che conserva la potenza inebriante della tradizionale maestria italiana!"

Grisignana - chiesa dei santi Vito e Modesto

Fino a 1956 Grisignana aveva avuto un organista. Esisteva pure un coro. Una volta la parrocchia contava quasi 2000 anime, che oggi sono solamente 320. Si suona poco, si suona di rado. "Tutto cio' e' molto triste", dice rassegnato il signor Irenko Gallo, parroco grisignanese. Grande, sfarzoso, barocco, dal suono pieno: e' l'organo della chiesa di S. Servolo a Buie.

Il rivestimento grigio-azzurro, che imita nelle sue venature il marmo, è in gran parte offuscato dalla patina del tempo. Ma neanche questo strato di colore indeterminato ha privato l'organo della sua imponenza: il tendaggio celeste riccamente drappeggiato, con la falda grigio scura orlata d'oro, e' l'ornato "baldacchino" che ci introduce nella sequenza scintillante delle canne argentee composte a forma di W. L'organo e' solo il centro dello scenario complessivo: anche la sopraarchata, il piedestallo, il coro, la porta sulla quale si annuncia la scritta "AD MDCCXCI", hanno la funzione di impressionare il riguardante. Come si trattasse di un palcoscenico teatrale, sul parapetto sotto l'organo troviamo i simboli della musica: chitarre, trombe, pifferi... Il tempio di Dio, e' tempio del suono, dicono quelle immagini.

Buie, chiese di S. Servolo

L'organo venne costruito da Gaetano Callido nel 1791. Callido fu discepolo del Nacchini e uno dei prosecutori del grande maestro. Costruì oltre 400 strumenti, trasformando col tempo il proprio mestiere in un'industria, tanto che i suoi detrattori dicevano che chi aveva visto un suo organo li aveva visti tutti. Lo strumento di Buie venne restaurato nel 1943 da Giorgio Bencz.

Il suo suono sfarzoso si espande in ogni lato della chiesa. Una suora vi suona ogni domenica durante la messa mattutina.

UN POETICO MAESTRO BAROCCO

Un anonimo maestro di ascendenze tedesche creo', prima del 1783, un organo stupendo in una delle piu' belle chiese barocche della Croazia, quella degli apostoli Pietro e Paolo a San Pietro in Selve.

Sinistra: San Pietro in Selve; Destra: SS. Pietro e Paolo

Che magnifico strumento! Di colore verde dorato, intagliato come una pietra preziosa, e' incastonato nel seno della chiesa come un gioiello. E' singolare per la sua "duplicita'": ci si gira attorno e la parte retrostante e' uguale a quella davanti. La tastiera e' "dall'altra parte": questa singolarita' viene spiegata con le esigenze dei frati paolini per cui l'organo e il coro dovevano comunicare direttamente con il convento. Una mano estrosa ha collocato sulla cassa una moltitudine di piccoli angeli dorati, che soffiano nelle fanfare e sbattono le ali: la luce che penetra dalla grande apertura centrale dona a questo mondo di infervorata armonia un sereno splendore.

Non sappiamo chi l'abbia costruito (nel libro di Daniela Milotti Bertoni, Istria - duecento campanili storici e' scritto che l'organo barocco e' di Janez Juraj Eisle, ca. 1770), ma nel 1887 venne restaurato da Eduard Kunad. Nel 1955 vi ha lavorato anche Franz Jenko di Lubiana, che ha sostituito le canne frontali. Per cinque anni l'organo e' stato presso il maestro Ivan Faulend Heferer (nota famiglia di organari) e il 29 giugno dell'anno scorso [1991], festa dei SS. Pietro e Paolo, e' stato solennemente collaudato. E' stato il coronamento di un'azione iniziata piu' di vent'anni fa, quando venne fatto I"'inventario" di tutti gli organi monumentali in Croazia con relativo elenco di quelli di maggior valore. In Istria ci sono un'ottantina di organi, di cui circa trenta sono ritenuti pregevoli per valore estetico, artistico e storico-culturale.

A destra: S. Pietro in Selve - l'organo di chiese dei SS. Pietro e Paolo. Fota dal libro, Istria - duecento campanili storici.

Anche se l'organo di S. Pietro in Selve e' restaurato, non ne ho udito il suono. A giudicare dall'aspetto la sua musica dovrebbe essere come una sfera di cristallo che concentra in se tutta la luce di un ambiente, una sfera in cui si fondono colori dorati e verdi muschiati, uniti senza incontrarsi, allacciati senza giunture, aspiranti, nella loro bipolarita' yin-yang, a diventare un totale, onnicomprensivo Uno.

Nota: Nell'articolo era scritto in errore che l'organo di Pirano era stato costruito da Pietro Napolitano invece di Petro Nacchini.

Tratto da:

  • Ingrid Žic (testo) e Renco Kosinožić (fotografie), "Toccata e Fuga, il destino degli organi istriani" (traduzione dal croato da Elis Barbalich-Geromella), Jurina i Franina, rivista di varia cultura istriana, n. 50, primavera 1992, Libar od Grozda (Pula), p. 22-28. 

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This page compliments of Marisa Ciceran

Created: Monday, September 25, 2000; Last Updated: Tuesday, February 05, 2008
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