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La gaeta, il leuto e il guzzo

II Golfo di Trieste, centro di propulsione e di attrazione di attività marittime grandi e piccole, ha richiamato correnti immigratone di varia provenienza, la gente che spesso s'è portata dietro le proprie barche anche se non adatte al particolare ambiente marino e al regime dei venti, come le barche a fondo piatto.

Si spiega così la presenza delle barche a chiglia nate per lo più in Dalmazia e del Quarnero adottate anche nella più vicina Istria. È questo il caso della "gaeta", bella e svelta imbarcazione con prua munita non di rado di un caratteristico becco o rostro superiore, con carena arrotondata e ben raccordata con la prua e con la poppa, di linee filanti e adatte alla risalita del vento di terra, che può essere pericoloso quando spira forte la bora.

L'albero, posizionato ad un terzo di distanza dalla prua, alzava in origine la vela latina sostituita poi dalla vela al terzo con caduta prodiera più o meno corta, senza pennone inferiore. Facevano parte dell'armamento anche lunghi remi con forcole a più morsi.

Gli esemplari più grandi erano pomati quasi per intero e allora venivano chiamati "leuti". Erano muniti, talvolta, di due alberi ciascuno con vela al terzo, di differente grandezza, sempre senza pennone inferiore, con il solito corredo di remi. Gli esemplari più piccoli, non pontati, prendevano il nome di "guzzi" ("guzzi adriatici" da non confondere con altri tipi di guzzo presenti in altri mari). Impiegati originariamente nella pesca minore, avevano fatto buon servizio come imbarcazioni da diporto sia in Quarnero, dov'erano maggiormente diffusi nelle stazioni climatiche, sia a Trieste e nelle acque istriane passando dalla coloritura nera, propria di tutti e tre i sottotipi, al colore bianco dello scafo e della vela. Nel porto di Trieste erano frequenti fino ai primi anni di questo seco-lo, piccoli "guzzi" a remi impiegati nel servizio di traghetto tra le rive e i numerosi piroscafi, che sostavano in rada in attesa di attracco alla banchina. Ma maggior notorietà hanno avuto i "guzzi da regata", alleggeriti nella struttura e con grande vela accompagnata da un flocco, imbarcazioni molto manovriere che hanno avuto notevole diffusione fino alla comparsa delle barche progettate per lo sport della vela.

Tratto da:

  • Aldo Cherini & Paolo Valenti, Il mare di Trieste e dell'Istria, Associazione Marinara "Aldebaran", Edizioni Luglio (Trieste, 2004), p. 115-117. All rights reserved.

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This page compliments of Aldo Cherini, Marisa Ciceran & Pietro Valente

Created Thursday, January 20, 2005; Last updated: Monday, August 10, 2015
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