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Il topo

II grande centro di Venezia e la laguna veneta hanno dato vita a numerosi tipi di barche a fondo piatto rispondenti a tutti gli usi e a tutte le necessità. Tra di esse spetta un posto di non scarso rilievo quella barca chiamata «topo» con un termine che può sembrare curioso, ma che non ha nulla a che fare col sorcio se non per il fatto, forse, della sua piccola taglia originaria (anche i Romani chiamavano topo, «musculus», una loro piccola barca).

Il topo è barca ancora attiva grazie alla sua versatilità, principalmente da pesca ma adatta anche al trasporto, al traghetto, al diporto. Nato sulla linea di confine tra laguna e mare, il topo è impiegabile con pari fortuna nell'uno e nell'altro ambiente tanto da trovare diffusione lungo tutto l'arco delle coste dell'Adriatico settentrionale, dalla Romagna all'Istria. È nata così una numerosa famiglia di natanti differenziata nelle dimensioni e in taluni particolari ma conservanti le caratteristiche di base: topo romagnolo, topo chioggiotto a pizzo, musso o mus-setto. topo mestiere topo da sabbia, topo buranelo, topo istriano, ecc. sino alla sampierota, che viene assegnata alla famiglia dei sandoli ma che del topo conserva ancora taluni elementi essenziali. A Venezia esiste inoltre una varietà detta i. con la poppa a specchio, che ha incontrato nuova fortuna perché si prestaal motore fuoribordo. Ci sono topi di tutte le grandezze, talvolta a due alberi, ma generalmente si presentano ad un albero solo collocato ad un terzo di lunghezza a partire dalla poppa. Prua gradevolmente arcuata e slanciata, fiancate bombate, fondo piatto e grande timone a calumo semicompensato in funzione anche di deriva. La capacità di risalita al vento ad angolo stretto ha decretato l'impiego del topo anche come portolata, la barca cioè incaricata di portare a terra il pescato delle altre barche, che rimanevano in attività sul posto.

Comune anche nel golfo di Trieste, il topo è stata la barca più usata dai pescatori piranesi, isolani e capodi.stri.ani, che, ingrandendola, l'hanno preferita al bragozzo. Il topo capodistriano, spesso interamente pontato, ha assunto a poppa una forma simile a quella del bragozzo mentre i piranesi si sono ispirati, per lo più, al tipo di Venezia con poppa arrotondata.

Le flottiglie istriane perla pesca notturna del pesce azzurro erano forniate in gran parte da topi, motorizzati negli ultimi tempi, a partire dagli anni trenta.trainanti due o più battelli muniti di fonte luminosa e molti ricorderanno ancora la fìtta successione delle «lampare» che, nelle notti estive, segnavano la linea dell'orizzonte tra Punta Grossa, Punta Ronco e Grado.

Anche il topo è ormai barca del passato, almeno nelle acque istriane. Oggi se ne vedono ancora in buon numero a Venezia, ma hanno perduto quasi tutte le caratteristiche originarie: ingranditi e motorizzati, sono impiegati nei trasporti di merci in laguna e nei canali della città sacrificando alla capacità di carico le armoniose linee di una volta.

Tratto da:

  • Aldo Cherini & Paolo Valenti, Il mare di Trieste e dell'Istria, Associazione Marinara "Aldebaran", Edizioni Luglio (Trieste, 2004), p. 111-113. All rights reserved.

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This page compliments of Aldo Cherini, Marisa Ciceran & Pietro Valente

Created Thursday, January 20, 2005; Last updated: Monday, August 10, 2015
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