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Lo zòppolo di Santa Croce

Conviene, a conclusione di questa rapida rassegna, dedicare almeno un cenno ad una piccola ma inusitata imbarcazione, che è stata la più antica a comparire sulle acque del Golfo di Trieste, e la più longeva considerato che un esemplare, costruito alla fine dell'altro secolo o agli inizi del presente, esiste ancora e perfettamente integro fino a non molti anni fa. Si tratta dello zòppolo di Santa Croce.

Era un'imbarcazione monossile, ricavata cioè da un grosso tronco d'albero e pertanto di origine antichissima, un tempo diffusa sulle acque interne della Bassa Friulana e della Padania, come testimoniato da vari reperti d'epoca preistorica, romana e medioevale, rimasta tipica della zona di Santa Croce dove era usata dai terrazzani, che alternavano all'attività di agricoltori il mestiere di pescatori..

Dell'impiego di questi zòppoli nella nostra regione si hanno notizie abbastanza vecchie come attestato dal termine "zaupum" o "saupum" contenuto nei quattrocenteschi statuti della città di Arbe, simile alla voce friulana "zanp" (truogolo), mentre in un documento di Fogliano di Monfalcone, risalente all'anno 1371, viene citato lo "zopo" quale imbarcazione impiegata sul fiume Isonzo. L'esemplare originale ancora conservato a Trieste (ed oggi purtroppo gravemente lesionato) è lungo poco più di 6 metri, largo 66 centimetri e profondo poco più di mezzo metro.

È munito a prora di un piccolo paramare massiccio e a poppa, di due scanalature che servivano per alloggiare ad incastro un lungo postìccio atto a portare gli scalmi fuori bordo, come si vede in una preziosa fotografia presa molti anni fa nel porto di Arbe, elemento che possiamo chiamare "bmzzera" secondo il dialetto triestino o "trasto" secondo la parlata istriana. Ciò si deduce anche da un vecchio modellino esistente tra il materiale museograflco del Civico Museo del Mare di Trieste. Questo tipo di imbarcazione andava soltanto a remi, manovrati "alla veneziana" da un uomo solo, non essendo atto alla vela dato l'alto rapporto esistente tra la lunghezza e la larghezza dello scafo, piatto, senza chiglia e senza timone. Una sopravvivenza, giunta sino ai nostri giorni, che ha pochissimi riscontri essendo noto qualche esemplare solo in Dalmazia, in Francia, in Ungheria ed in Albania.

Tratto da:

  • Aldo Cherini & Paolo Valenti, Il mare di Trieste e dell'Istria, Associazione Marinara "Aldebaran", Edizioni Luglio (Trieste, 2004), p. 117-118. All rights reserved.

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This page compliments of Aldo Cherini, Marisa Ciceran & Pietro Valente

Created Thursday, January 20, 2005; Last updated: Monday, August 10, 2015
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