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9 settembre 2003 SALVORE Neanche una targa per ricordare la nave affondata il
9 settembre 1944 Per le vittime innocenti del piroscafo di linea San Marco, affondato il 9 settembre 1944 a Salvore, non c'è ancora un posto dove deporre una corona di fiori e ricordarli. Stranamente la cosidetta "società civile" si è dimenticata di quelle vittime. Eppure è come se fosse ieri. Sono passati solo 59 anni. Le vittime accertate sono state 154. Poco importa se con l`affondamento del San Marco, sono scomparse intere famiglie, donne e tanti bambini. Gente innocente. Forse si è trattato di uno sbaglio, ma gli aerei angloamericani, dopo aver colpito il San Marco si sono accaniti sulla sua gente, mitragliando e uccidento quasi tutti.Per i piloti di quegli aerei non ci sarà nessun tribunale chiamato a giudicarli, ma è difficile credere che non si siano accorti dei civili che erano sul ponte, e poi in mare. Quella tragedia ha colpito duro tutto l`umaghese, riempendo prima la chiesa di Umago poi il suo cimitero. Il Consiglio comunale di Umago, alla richiesta del consigliere Daniele Fattor, di ricordare con una targa di marmo quella tragedia, è rimasto indifferente. Eppure è una spesa di poco conto , per un bilancio di oltre 80 milioni di kune. Quel 9 settembre 1944 il mare di Salvore si era tinto di rosso, col sangue di 154 persone ,tra cui donne e bambini, diversi dei quali mai ritrovati perché arsi vivi nel rogo del piroscafo di linea San Marco, bombardato dai caccia anglo–americani (forse la stessa squadriglia che fece colare a picco il Rex), venne scritta forse la pagina di storia più triste della II guerra mondiale per la gente dell'umaghese. Ebbene, quel tragico evento è ancora vivo nelle menti dei testimoni (pochissimi i sopravvissuti) che assistettero impotenti e con le lacrime agli occhi alla fine del San Marco che, in extremis, col tentativo di salvare il salvabile, è stato arenato dal capitano a Punta Salvore. Inutile il bombardamento e inutile la carneficina che ne è seguita, perché i caccia hanno mitragliato i naufraghi uccidendo intere famiglie, donne e bambini, distinguibili tra i soldati tedeschi che c'erano sulla nave. Fu in assoluto la maggiore perdita che colpì la compagnia di navigazione "Istria-Trieste" in oltre settantanni di attività, che portò il lutto in tutte le cittadine della costa istriana, oltre che nella stessa Trieste. Il relitto venne successivamente recuperato e demolito. Aveva una stazza lorda di 276 tonnellate e poteva trasportare 503 passeggeri. La squadriglia di caccia compì molti giri sul San Marco, quella fatidica mattina del 9 settembre, e cio` spinse il comandante a far scendere tutti i passeggeri a terra. I veivoli però, a un certo punto si allontanarono per cui dopo mezz'ora si decise di partire. Era un'agguato, quello che fermò la corsa del San Marco, perché poco dopo il piroscafo venne preso di mira dai caccia che fecero una carneficina tra i 260 passeggieri, con 154 che perirono.Con il fuoco a bordo e ancora sottoposto a mitragliamento dagli aerei, il San Marco diventava così la tomba per tante persone. La strage si era compiuta in pochi minuti che sembrarono una eternità. Poi era seguita una calma tombale, lugubre, irreale come ci aveva raccontato in occasione del 50.esimo uno dei testimoni, il dott. Sergio Maurel, che all'epoca aveva 24 anni (poi è diventato segretario della Camera di Commercio, industria e artigianato di Trieste). Un vero macello di carne umana, mani, teste, gambe, corpi squartati, nel mare rosso di sangue . Il San Marco morì così e con lui 154 persone, tra cui molti soldati tedeschi. Radio Milano il giorno della tragedia dava questo bilancio, il più attendibile stando alle nostre ricerche. Il resto è storia, i soccoritori giunti da Umago con la "Relina" (prima dal porto era partita l'Esperia) non poterono fare altro che ricomporre i morti strappandoli all'inferno di fuoco e portarli con i carri nelle chiese di Umago, Salvore, Verteneglio e Buie. Franco Sodomaco |
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