9 settembre 2005

L'AFFONDAMENTO DEL «SAN MARCO» VISTO DA UNO DEI SOCCORITORI
A BORDO DEL MOTOPESCHERCCIO «GRAZIELLA»

Quel funesto 9 settembre 1944 nei ricordi del piranese Sergio Perentin

Il capitano di porto, comandante Luigi Marino, redasse una relazione concernente l'affondamento del piroscafo "San Marco", nella stessa, tra l'altro, si può leggere: "Contemporaneamente si provvedeva al ricupero delle salme improvvisando con tavoloni una barella. Questo servizio veniva disimpegnato dagli equipaggi del M/p Graziella e M/v Esperia che erano stati invitati a raggiungere il luogo del sinistro". Sul motopeschereccio 'Graziella' si trovava pure il signor Sergio Perentin di Pirano, all'epoca diciassettenne, al quale abbiamo fatto alcune domande sulla sciagura di oltre sessanta anni or sono.

*   Cosa fece la mattina del 9 settembre 1944?

"Io lavoravo per il mio datore di lavoro, Giovanni Bartole, e mi trovavo sul motopeschereccio 'Graziella' e la mattina, quando si è verificato il bombardamento, le autorità hanno interpellato il nostro padrone, siamo stati mobilitati per il soccorso. In quell'occasione mi trovavo anch'io a bordo, come ragazzo facevo tutti i lavori possibili. Come equipaggio eravano in tre-quattro, non eravamo in molti perché era tempo di guerra e un gran numero di uomini erano mobilitati. Da Pirano molti avevano visto sorvolare gli aerei nonché le esplosioni delle bombe che avevano colpito il 'San Marco'. Dopo il bombardamento la capitaneria di porto ha mobilitato sia noi del peschereccio più un'altra barca. Vedemmo prima le esplosioni e poi le fiamme, dato che il piroscafo prese fuoco. Siamo arrivati sul posto dopo un'ora circa, e già c'erano i primi soccorsi provenienti dalla terraferma, dato che il comandante fece incagliare l'imbarcazione verso la costa per salvare il salvabile.

*   Come si svolsero i soccorsi?

"I feriti vennero medicati a terra dai medici mentre noi e l'equipaggio dell'altra imbarcazione piranese, l''Esperia' iniziammo a caricare i morti che i pompieri avevano portato dalla sala passeggeri sul ponte. Molti corpi erano carbonizzati gli altri, invece, a causa del fuoco, li dovemmo lasciare tra le fiamme. I soccorsi si svolsero con non pochi problemi poiché il piroscafo continuava a bruciare, con una pompa sola era difficile domare le fiamme perciò l'incendio perdurò per tutta la notte. I morti venivano accatastati gli uni sopra gli altri, avevamo la barca piena. Siamo giunti a Pirano, per far rapporto alla capitaneria di porto, ma siccome i cadaveri non appartenevano a quel comune dovettero portarli ad Umago".

*   Chi erano i passeggeri sul "San Marco"?

"La maggior parte dei passeggeri era composta da donne, infatti sulla costa ebbi modo di vedere molte ragazze, che dovevano andare a Trieste. Il contatto con questa città era frequente, portavano i prodotti della campagna per scambiarli con altri generi, come il vestiario o altre cose necessarie per la casa".

*   Come fu accolta la notizia a Pirano?

"Per i piranesi si trattò certamente di un avvenimento funesto, si era verificato un disastro di civili, e questo a causa dei tedeschi che vi erano a bordo. Gli aerei alleati ispezionavano quotidianamente il territorio, per osservare i movimenti germanici, a volte hanno pure mitragliato e bombardato il centro urbano".

*   Nella fase finale del conflitto gli aerei alleati erano sempre più frequenti, come vi comportavate?

Il pericolo c'era, perciò come pescatori cercavamo sempre di stare vicini alla costa. I pescatori non avevano militari a bordo, le barche da trasporto, invece, avevano un soldato a bordo, per sorvegliare la merce che veniva trasportata. Queste imbarcazioni avevano pure la mitragliatrice e allora il pericolo era maggiore, perché gli apparecchi potevano colpire con molta più probabilità. Infatti vi furono pure alcuni piranesi morti proprio per questo motivo. Durante la guerra pescavamo solo nella baia di Pirano sino a Salvore o addirittura sino ad Umago".

Kristjan Knez

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