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martedì 28 giugno 2005 |
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Si trova a Lisignano la grande stele dedicata ai 96 marinai periti nell’affondamento della nave causa una mina austriaca nel 1918 Caduti del «Rossarol»: progetto di restauro del monumento TRIESTE Roberto Pietrosanto, console generale d’Italia a Fiume, ha a cuore le vicende della Marina italiana e la sua storia e perciò si è mobilitato per il recupero del monumento eretto a Punta Grande di Lisignano, nei pressi di Pola, dai famigliari delle vittime dell’affondamento del «Rossarol». Monumento di cui restano oggi i ruderi. Ma ecco la storia di questa nave dedicata all’esploratore Cesare Rossarol, finita in acque minate dagli austroungarici sin dall’inizio del conflitto 1914-18, a sudest di Pola, poco distante da Medolino. Il Rossarol, alle 12.55 del 16 novembre 1918, affondò squarciato in due dall’urto di una mina subacquea, la prua a circa 50 metri di profondità, la poppa proiettata a circa 250 metri al largo. Tutto a picco in due minuti e mezzo. La nave era in missione di appoggio al battaglione San Marco, già presente a Fiume e in procinto di occupare le isole del Quarnaro. Aveva 134 uomini d’equipaggio. Per l’occasione, poiché doveva superare campi minati, il Comando di Pola imbarcò l’«esperto pilota delle acque locali» Giovanni Pizzini. Non servì a evitare che la nave, urtasse una mina e si inabissasse. In superficie rimasero 36 membri dell’equipaggio, in grandi difficoltà per tenersi in vita nell’acqua molto fredda e avvolta in una macchia di olio con rottami di legno, vento da Nordest che spingeva i naufraghi verso Punta Grande di Palera. I naufraghi furono recuperati e le loro testimonianze consentirono di documentare la sciagura. Essi furono alloggiati nella caserma Tegetthoff, i feriti ricoverati nell’ospedale della Marina. Il mare inghiottì 96 uomini: 7 ufficiali, 12 sottufficiali, 13 sottocapi, 64 marinai comuni. In ricordo della sua tragica fine le famiglie dei Caduti eressero il monumento su una superficie di 80 metri quadrati, a circa 150 metri dal mare, inaugurato il 10 novembre 1919. Esso consiste in un blocco di pietra, una grande ancora dell’ammiragliato e piastre di pietra con i nomi dei Caduti in bronzo.
Durante il periodo italiano in Istria il monumento veniva curato da una persona fissa. A ogni ricorrenza della tragedia si celebrava una messa nella chiesa della Madonna di Cuvi. L’ultima commemorazione ufficiale avvenne il 16 novembre 1942. Successivi eventi bellici e il dopoguerra fecero cadere il luogo in desuetudine e abbandono. Il monumento, piano piano, fu invaso dalle erbacce ed eroso; i nomi si staccarono dalle piastre o si ossidarono. Dal 2003 la pietà umana è tornata sul luogo. La commemorazione dei Caduti si rinnova spontaneamente ad opera dell’associazione «Istria Verde» e del Centro Sub Medvescak-Sava con la posa di corone d’alloro. Si attivano anche i giornali locali, in primis «Glas Istre» e il Comune di Lisignano decide di affidare la manutenzione dei ruderi alla società sportivo-marinara Merlera. E il professor Antonio Pauletich insieme all’architetto Nelo Grbac redigono un progetto pilota per il restauro e la rivitalizzazione del monumento. Il console Pietrosanto considera questa proposta come un’alta missione civile e assicura che non lascerà d’intentato per portarla felicemente a termine attivando le due Cancellerie, la croata e l’italiana. Italo Soncini Source of images: |
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