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Corriere della Sera
CULTURA

TERZA PAGINA

giovedì 27 giugno 2002

ELZEVIRO: Notizie dai Balcani

E alla fine vinse la disinformazione
di Claudio Magris

L'eccellente libro di Massimo Nava, Imputato Milosevic, lodato e commentato sul Corriere da par suo da Sergio Romano, trascende il suo pur rilevante tema ovvero l'analisi del processo al leader serbo e della sua legittimità o illegittimità, il racconto preciso della guerra nell'ex Jugoslavia - spaventoso e imbecille massacro artificiosamente montato e delle sue responsabilità individuali e politiche, la descrizione delle stragi e della correttezza o deformazione con cui se ne è data notizia, la verifica dei differenti pesi e' misure con cui si giudicano le atrocità, punendone alcune, enfatizzandone altre, tacendone o assolvendone altre ancora.

Il suo libro - al pari di quello, anch'esso molto notevole, di Ennio Remondino, La Rai va alla guerra, e di quelli ormai classici di Paolo Rumiz sullacarneficinabalcanicaè un inquietante ancorche pacato segnale d'allarme. Viviamo nell'epoca dell'informazione, che mai come oggi ha potuto disporre di strumenti così raffinati per accertare i fatti e comunicare con incredibile velocità, in tempo reale o quasi, le notizie appurate. Come mai dunque è stato tanto difficile sapere veramente se Ragusa - in croato Dubrovnik - ha subìto terribili bombardamenti, con danni gravissimi al suo incantevole centro storico, o invece danni molto minori, dovuti a scontri alla sua periferia? Perchè i dati sulle stragi e l'attribuzione delle loro responsabilità sono così incerti, mutevoli, dilatabili o riducibili a piacere, e sembrano dissolversi in una vaga nebbia? Perchè sembra così difficile sapere cosa facesse o non facesse l'Uck, quali erano e sono realmente - prima, durante e dopo la guerra - le condizioni di albanesi e serbi nel Kosovo, che cosa è accaduto e soprattutto sta accadendo in Mghanistan (ne sappiamo molto meno di quanto non se ne sapesse ai tempi di Kipling), perchè sino a poco fa si celebravano tutti i guerriglieri musulmani quali purissimi eroi e ora si ingiuriano indiscriminatamente tutti gli islamici con argomenti che paiono tolti dal peggiore nazionalismo serbo? Navanonsminuisce i crimini di nessuno, men che meno quelli commessi dalle forze serbe, ma si chiede perchè si siano voluti vedere quasi solo questi ultimi e come mai la «satanizzazione della Serbia» sia riuscita così facilmente e unilateralmente.

Anche a prescindere dal caso jugoslavo, è paradossale ed è grave che nell'era dell'informazione e in società democratiche e pluraliste - ossia in una condizione che dovrebbe essere ideale per garantire l'obiettività e correggere le falsificazioni, a differenza dei regimi totalitari, con le loro verità prefabbricate ed imposte, e dei Paesi tecnicamente arretrati, privi di efficaci strumenti di comunicazione - la disinformazione ossia la menzogna sia così facile. Sembra spesso di vivere in un bazar assordante e truffaldino, alla merce di imbonitori, imbroglioni e imbrogliati che rifilano impunemente merce andata a male. Dobbiamo dunque diventare diffidenti come quei vecchi contadini che si fidavano solo del rosso di sera e non credevano per principio alle previsioni meteorologiche?

E' ben triste, perchè, per la prima volta dopo tanti anni, potremmo vivere senza paura di dire e ascoltare la verità, senza temerne catastrofiche conseguenze.

Ai tempi della guerra fredda, era comprensibile anche se non esaltante - che una verità, la quale mettesse eventualmente in pericolo la sicurezza e dunque la libertà dell'Occidente minacciate dall'Urss, potesse venire nascosta o adulterata. Era il motivo per il quale Montanelli invitava, in molti casi, a turarsi il naso. Ma oggi, caduto il comunismo e divenuta la Russia una recluta dell'Occidente, non c'è più questo pericolo e dunque nessuna denunciadi malefatte eventualmente commesse da chiunque - dai norvegesi, dagli americani, da.gli italiani, dagli ecuadoregni, dall'Ulivo, da Forza Italia - può compromettere la democrazia occidentale. Potremmo e quindi dovremmo essere liberi di dire la verità; sarebbe ora che anche noi potessimo trarre qualche beneficio dalla caduta del comunismo sovietico, come l'hanno tratto i suoi ex sudditi sottoposti in passato alla sua «disinformacija». Ma purtroppo, a furia di tirarsi il naso, l'odorato si atrofizza e ci si abitua ad amare il lezzo di latrina più dell'olezzo delle rose.

Claudio Magris


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