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venerdi, 21 febbraio 1992

Torna in Istria un giornale italiano

il "Piccolo" di Trieste sbarca nei territori di Croazia e Slovenia

TRIESTE - Trentacinque talleri per sentirsi più vicini all'Italia. Questa mattina, per la prima volta dopo mezzo secolo, torna nelle edicole istriane, quarnarine e goriziane d'oltreconfine un giornale italiano. È il "Piccolo" di Trieste, cacciato dagli antichi chioschi dalle truppe titine, che costrinsero ad andarsene oltre trecentomila persone. Un'altra piccola rivincita sulla storia. Ma non solo: il quotidiano rappresenterà uno dei rarissimi, se non l'unico esempio al mondo di giornale tra nsnazionale. 

Al di là della frontiera, infatti, il "Piccolo" sarà venduto con quattro pagine di cronaca locale dedicate alla "Primorska", cioè a quella che era l'ex provincia di Gorizia (per il 93% inghiottita dopo la guerra dalla Slovenia), all'Istria e al Quarnaro (con un occhio di riguardo per Zagabria e Lubiana), che furono a lungo un'area di diffusione della testata triestina. Il prezzo sarà leggermente più alto dei giornali locali. Trentacinque talleri in Slovenia, 40 dinari in Croazia . Cioè circa 600 lire, appena sufficienti a pagare la carta, visto che il quotidiano sarà composto e stampato nello stabilimento giuliano della Ote (Organizzazione tipografica editoriale), la casa editrice legata a Carlo Melzi, titolare della Weissen fels (catene) e azionista dell'"Indipendente". "È una scommessa" dice Mario Quaia, il direttore del "Piccolo"... "Certo non andiamo di là per fare soldi, anche se in estate, dopo la guerra, dovremmo avere qualche soddisfazione. La nostra iniziativa h a motivazioni diverse. I tempi ci sembrano maturi per un giornale di frontiera". Il primo riscontro positivo viene dalla pubblicità, affidata a un'agenzia di Lubiana. La redazione, affidata a Pierluigi Sabatti, è al secondo piano di un palazzone di Capodistria ed è composta da cinque giornalisti (due "in prestito" dalla sede centrale, tre con passaporto sloveno e assunti in base ai nuovi contratti di lavoro sloveni) e da una fitta rete di collaboratori a Fiume, Pisino, Nuova Gorizia, Pola, Par enzo e in tutti i principali centri della regione. L'obiettivo è di vendere quattromila copie. 

Non sarà però il giornale della nostra minoranza. Nell'area di diffusione, oltre alle 30.000 persone che si sono ufficialmente dichiarate di nazionalità italiana all'ultimo censimento, vivono infatti almeno altrettanti italofoni, cioè potenziali lettori che hanno studiato l'italiano. 

G. St. 

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