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Il
leader della minoranza Tremul ha anche espresso soddisfazione per
l’intenzione di Roma di aumentare i fondi a favore della comunità
«Un’Istria
bilingue? Modello anche per Fiume»
Via
libera dell’Ui alle modifiche dello Statuto regionale, «congelato»
dall’ex regime Hdz |
FIUME
- L’Istria tornerà ad essere «bilingue» a pieno titolo, anche in
conformità con la legge croata. L’Unione italiana si sta infatti includendo
nel procedimento di modifica e integrazione allo Statuto della Regione Istria,
cassato nel 1995 dalla Corte costituzionale croata su precise volontà politiche
dell’allora regime accadizetiano. La Giunta esecutiva Ui, stando a quanto
comunicato dal suo presidente Maurizio Tremul nell’incontro stampa tenutosi
ieri a Fiume, ha inviato alla Contea istriana le proprie indicazioni e proposte,
che riguardano in primo luogo la reintroduzione degli articoli cassati che
riguardavano la comunità nazionale italiana. Ricordiamo che Zagabria decise di
mettere fuori legge l’articolo 3 dello Statuto istriano in cui si affermava
che nella regione le lingue croata e italiana erano paritetiche. Ora tutto
tornerà come prima. E così, nell’articolo 24 si afferma che la parità delle
lingue viene stabilita dagli Statuti regionali, cittadini e comunali, mentre in
quello seguente si garantisce il diritto all’uso pubblico della lingua scritta
e parlata, nonché il diritto all’educazione e istruzione elementare, media
superiore e universitaria. Il tutto, ovviamente, in italiano.
Nello stesso
articolo si rileva che nelle occasioni solenni, sugli edifici regionali si deve
esporre il tricolore italiano assieme alla bandiera nazionale croata e a quella
della regione Istria. L’articolo 26 invece recita: «La Regione impiega un
adeguato numero di dipendenti che usano allo stesso modo le lingue italiana e
croata. Gli appartenenti alla minoranza hanno diritto di usare la propria lingua
nei procedimenti di primo e secondo grado negli organismi amministrativi della
Regione, come pure nei procedimenti dinanzi agli organismi
dell’amministrazione statale di primo grado». E non è tutto poiché l’art.
27 afferma che nei comuni e città bilingui è obbligatorio studiare
l’italiano nelle scuole croate, mentre nelle altre municipalità la lingua
italiana si può studiare in modo facoltativo. La Regione Istriana riconosce
inoltre nell’Unione italiana l’unico rappresentante di tutti gli
appartenenti alla Cni. E infine, nell’articolo 40 si ribadisce la necessità
di stimolare il libero rientro di tutti gli emigrati istriani. Oltre a chiedere
il reintegro delle norme cassate, la giunta Ui ha proposto che siano inseriti
sette nuovi articoli. Tra questi, si chiede l’uso paritetico ufficiale
dell’italiano durante i lavori del Consiglio e della Giunta regionale. Infine
si propone che la Contea assicuri ai cittadini il rilascio di documenti e moduli
bilingui. «La nostra speranza – ha aggiunto Tremul — è che le proposte
siano accolte.
L’intenzione è di estendere tale forma di tutela anche alla
Regione fiumana». Parlando della recente seduta triestina del Comitato di
coordinamento per la legge 89/98 (in favore della Cni), Tremul ha espresso forte
soddisfazione per l’avvio, promosso dal ministero degli Esteri italiano, del
rifinanziamento della legge 19/91 per il prossimo triennio. La proposta prevede
di portare a 10 miliardi annui i fondi riservati ai connazionali che vivono in
Croazia e Slovenia, da inserire nella prossima Finanziaria. «Siamo grati alla
Farnesina – ha concluso Tremul – perché ha recepito le istanze
dell’Unione italiana».
Andrea Marsanich
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