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martedì 22 novembre 2000


 
Il leader della minoranza Tremul ha anche espresso soddisfazione per l’intenzione di Roma di aumentare i fondi a favore della comunità

«Un’Istria bilingue? Modello anche per Fiume»

Via libera dell’Ui alle modifiche dello Statuto regionale, «congelato» dall’ex regime Hdz


FIUME - L’Istria tornerà ad essere «bilingue» a pieno titolo, anche in conformità con la legge croata. L’Unione italiana si sta infatti includendo nel procedimento di modifica e integrazione allo Statuto della Regione Istria, cassato nel 1995 dalla Corte costituzionale croata su precise volontà politiche dell’allora regime accadizetiano. La Giunta esecutiva Ui, stando a quanto comunicato dal suo presidente Maurizio Tremul nell’incontro stampa tenutosi ieri a Fiume, ha inviato alla Contea istriana le proprie indicazioni e proposte, che riguardano in primo luogo la reintroduzione degli articoli cassati che riguardavano la comunità nazionale italiana. Ricordiamo che Zagabria decise di mettere fuori legge l’articolo 3 dello Statuto istriano in cui si affermava che nella regione le lingue croata e italiana erano paritetiche. Ora tutto tornerà come prima. E così, nell’articolo 24 si afferma che la parità delle lingue viene stabilita dagli Statuti regionali, cittadini e comunali, mentre in quello seguente si garantisce il diritto all’uso pubblico della lingua scritta e parlata, nonché il diritto all’educazione e istruzione elementare, media superiore e universitaria. Il tutto, ovviamente, in italiano. 

Nello stesso articolo si rileva che nelle occasioni solenni, sugli edifici regionali si deve esporre il tricolore italiano assieme alla bandiera nazionale croata e a quella della regione Istria. L’articolo 26 invece recita: «La Regione impiega un adeguato numero di dipendenti che usano allo stesso modo le lingue italiana e croata. Gli appartenenti alla minoranza hanno diritto di usare la propria lingua nei procedimenti di primo e secondo grado negli organismi amministrativi della Regione, come pure nei procedimenti dinanzi agli organismi dell’amministrazione statale di primo grado». E non è tutto poiché l’art. 27 afferma che nei comuni e città bilingui è obbligatorio studiare l’italiano nelle scuole croate, mentre nelle altre municipalità la lingua italiana si può studiare in modo facoltativo. La Regione Istriana riconosce inoltre nell’Unione italiana l’unico rappresentante di tutti gli appartenenti alla Cni. E infine, nell’articolo 40 si ribadisce la necessità di stimolare il libero rientro di tutti gli emigrati istriani. Oltre a chiedere il reintegro delle norme cassate, la giunta Ui ha proposto che siano inseriti sette nuovi articoli. Tra questi, si chiede l’uso paritetico ufficiale dell’italiano durante i lavori del Consiglio e della Giunta regionale. Infine si propone che la Contea assicuri ai cittadini il rilascio di documenti e moduli bilingui. «La nostra speranza – ha aggiunto Tremul — è che le proposte siano accolte. 

L’intenzione è di estendere tale forma di tutela anche alla Regione fiumana». Parlando della recente seduta triestina del Comitato di coordinamento per la legge 89/98 (in favore della Cni), Tremul ha espresso forte soddisfazione per l’avvio, promosso dal ministero degli Esteri italiano, del rifinanziamento della legge 19/91 per il prossimo triennio. La proposta prevede di portare a 10 miliardi annui i fondi riservati ai connazionali che vivono in Croazia e Slovenia, da inserire nella prossima Finanziaria. «Siamo grati alla Farnesina – ha concluso Tremul – perché ha recepito le istanze dell’Unione italiana».

Andrea Marsanich

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