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ll’apertura di due nuovi impianti
Cherso punta
sulla maricoltura
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CHERSO - Luce
verde del Consiglio cittadino di Cherso all’ubicazione nell’insenatura
di Smergo di un impianto per la maricoltura. L’insenatura chersina presenta
condizioni particolarmente adatte e insieme alla baia di Vallone dovrebbe
costituire uno dei quindici siti nella regione quarnerina per l’allevamento
di orate e branzini e per la mitilicoltura.
L’iniziativa
si deve alla Contea litoraneo-montana, preposta alla gestione del demanio
marittimo, e dovrebbe prendere corpo nei prossimi mesi, previo concorso
per l'assegnazione delle concessioni. Per quanto attiene all’insenatura
di Smergo, dove ha sede pure lo scalo traghetti (la Valbisca-Smergo collega
Veglia e Cherso), l’impianto si estenderebbe su una superficie di circa
300 ettari, con una produzione annua di 200 tonnellate di pesci e di 300
tonnellate di frutti di mare, ossia «pedoci» e ostriche. Nel
corso della discussione, i consiglieri municipali hanno espresso scetticismo
sugli anzidetti «piani di produzione», evidenziando comunque
che la maricoltura porterebbe in dote anche diversi posti di lavoro a Cherso,
in un periodo in cui la disoccupazione è preoccupante.
Nonostante il
beneplacito, il parlamentino di Cherso ha fatto presente che le strutture
per l’allevamento debbono trovarsi ad almeno 500 metri dalla costa. Da
Smergo a Caisole (Beli) infatti tutta l’area è una riserva ornitologica
per la presenza del grifone, l’avvoltoio dalla testa bianca, che è
specie tutelata dalle leggi croate. Se per Smergo non sono state avanzate
obiezioni, o quasi, non così è stato per Vallon, dove si
prevede un impianto per 150 ettari di superficie e una produzione annuale
di 100 tonnellate di pesci e 200 tonnellate di mitili e ostriche. In questo
caso è stato invece rilevato che la baia di Vallon è una
specie di circuito chiuso, dove la maricoltura potrebbe arrecare danni
all’ambiente.
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