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giovedì 11 gennaio 2001


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Delbello: «Restaurare il villaggio è buona cosa. Ma resta fondamentale recuperare (ove possibile) i nostri immobili»

I profughi istriani ringraziano «Ma ridateci i beni confiscati» 


TRIESTE - Gli esuli ringraziano Radin e Mesic per le importanti aperture politiche che arrivano dalla Croazia, ma vogliono anche la restituzione (ove possibile) dei beni abbandonati. Anzi, degli immobili confiscati da Tito, come si è potuto sentire ieri all’incontro con il deputato della minoranza italiana.
Ad iniziare da Silvio Delbello. «Voglio dire grazie all'onorevole Radin - ha esordito il presidente dell’Unione degli istriani - per aver promosso l’iniziativa di erigere il monumento sulla foiba di Vines. La nostra associazione si sta già adoperando per raccogliere i fondi necessari alla concretizzazione del progetto. E crede che anche le altre associazioni degli esuli, l’Unione italiana e gli enti si attiveranno in questo senso».
«Per quanto riguarda - ha aggiunto Delbello - il recupero di questo villaggio abbandonato in Istria, penso che sia una cosa molto buona dal punto di vista della conservazione della nostra memoria storica».
«Tuttavia - ha precisato - la cosa più importante per gli esuli è quella di rientrare nelle nostre case a pieno titolo. In fin dei conti, si profila l’entrata della Slovenia e della Croazia in Europa. E le questioni delle proprietà agli stranieri dovranno essere risolte. Si parla dei trattati internazionali sottoscritti con la Jugoslavia? Bisogna però considerare le condizioni che hanno portato alla firma di quegli accordi. Per questo motivo Radin deve fare pressioni in Croazia, mentre noi esuli dobbiamo farle in Italia, affinché si arrivi a una restituzione dei beni confiscati dalla Jugoslavia comunista».

Marucci Vascon, esule capodistriana, ha parlato di «necessità di uscire dalla logica della timidezza e delle ipocrisie, dell’elemosina». Per la presidente del consiglio provinciale triestino, bisogna chiarire che gli esuli furono costretti a andarsene «oltre che per le foibe, anche per le 25 leggi dello stato jugoslavo contro di noi. Non abbiamo optato per niente, non abbiamo scelto». E in merito ai beni abbandonati, ha respinto la logica dell’indennizzo a favore di quella della restituzione (ove possibile) delle proprietà confiscate.

Favorevole al recupero non solo di paesini, ma anche del tessuto produttivo locale, il presidente del Circolo Istria Livio Dorigo, secondo cui «i beni abbandonati sono stati finora usati come uno slogan per non risolvere la questione». 

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