 |
Delbello:
«Restaurare il villaggio è buona cosa. Ma resta fondamentale
recuperare (ove possibile) i nostri immobili»
I
profughi istriani ringraziano «Ma ridateci i beni
confiscati» |
TRIESTE - Gli esuli
ringraziano Radin e Mesic per le importanti aperture politiche che arrivano
dalla Croazia, ma vogliono anche la restituzione (ove possibile) dei beni
abbandonati. Anzi, degli immobili confiscati da Tito, come si è potuto sentire
ieri all’incontro con il deputato della minoranza italiana.
Ad iniziare da Silvio Delbello. «Voglio
dire grazie all'onorevole Radin - ha esordito il presidente dell’Unione degli
istriani - per aver promosso l’iniziativa di erigere il monumento sulla foiba
di Vines. La nostra associazione si sta già adoperando per raccogliere i fondi
necessari alla concretizzazione del progetto. E crede che anche le altre
associazioni degli esuli, l’Unione italiana e gli enti si attiveranno in
questo senso».
«Per quanto riguarda - ha aggiunto
Delbello - il recupero di questo villaggio abbandonato in Istria, penso che sia
una cosa molto buona dal punto di vista della conservazione della nostra memoria
storica».
«Tuttavia - ha precisato - la cosa
più importante per gli esuli è quella di rientrare nelle nostre case a pieno
titolo. In fin dei conti, si profila l’entrata della Slovenia e della Croazia
in Europa. E le questioni delle proprietà agli stranieri dovranno essere
risolte. Si parla dei trattati internazionali sottoscritti con la Jugoslavia?
Bisogna però considerare le condizioni che hanno portato alla firma di quegli
accordi. Per questo motivo Radin deve fare pressioni in Croazia, mentre noi
esuli dobbiamo farle in Italia, affinché si arrivi a una restituzione dei beni
confiscati dalla Jugoslavia comunista».
Marucci Vascon, esule
capodistriana, ha parlato di «necessità di uscire dalla logica della timidezza
e delle ipocrisie, dell’elemosina». Per la presidente del consiglio
provinciale triestino, bisogna chiarire che gli esuli furono costretti a
andarsene «oltre che per le foibe, anche per le 25 leggi dello stato jugoslavo
contro di noi. Non abbiamo optato per niente, non abbiamo scelto». E in merito
ai beni abbandonati, ha respinto la logica dell’indennizzo a favore di quella
della restituzione (ove possibile) delle proprietà confiscate.
Favorevole al recupero non solo di
paesini, ma anche del tessuto produttivo locale, il presidente del Circolo
Istria Livio Dorigo, secondo cui «i beni abbandonati sono stati finora usati
come uno slogan per non risolvere la questione».
|