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Per
ora il governo italiano non accede al conto fiduciario del Lussemburgo
e, se lo farà, il tutto dovrà integrarsi nella soluzione di indennizzo
dei profughi
Italia-Slovenia:
sugli esuli ora si dialoga
Resta
da superare ancora lo scomodo retaggio della storia. Prospettive europee |
LUBIANA - Italia-Slovenia
anno zero. Roma e Lubiana voltano pagina e si ostinano a guardare al futuro. Un
futuro che parla il linguaggio europeo, quello dell’integrazione
socio-economica. Ma che non per questo rinnega la storia, che parla invece di
temi scottanti come l’esodo, la tutela delle minoranze e di un confine che per
oltre 40 anni ha diviso, separato, spezzato e confuso. Ieri, qui a Lubiana, il
sottosegretario agli Esteri, Umberto Ranieri e il capo della diplomazia slovena,
Dimitrij Rupel hanno «sfogliato» assieme l’agenda dei temi bilaterali
confrontandosi, seppure involontariamente, ancora con la storia. Quella storia.
Ne scaturisce un’istantanea emblematica che ben illustra il cammino fin qui
fatto e quanto invece bisogna ancora cercare di dipanare, di risolvere. Al di là
delle formali strette di mano.
I conti con il passato non si
fanno certo con gli esiti di una commissione bilaterale di storici, ma quella
italo-slovena, che ha da poco concluso i propri lavori, lascia grosse
aspettative per cercare di chiarire temi e vicende che hanno subito, sia in
Italia, sia in Jugoslavia prima e in Slovenia poi anche grossolane quanto
pericolose manipolazioni dettate dall’ideologia e infarcite di demagogia.
Ranieri conferma che la relazione finale è stata consegnata alla Farnesina. «Per
ora - spiega - siamo ancora impegnati in una fase di approfondimento di questo
lavoro, che è stato sicuramente proficuo e intenso e che non andrà disperso».
Ma le conclusioni scontentano qualcuno o entrambe le parti in causa? «È un
lavoro - risponde il sottosegretario - che è durato alcuni anni e che si
proponeva non di scontentare, ma di fornire un quadro equilibrato delle vicende
che hanno segnato la storia dei due Paesi». Non c’è verso: quanto sta
scritto in quella quarantina di pagine resta «top secret» e la Farnesina
rimane «in attesa di sviluppi». Attesa emblematica, che da sola spiega quanto
«incandescenti» restino quei temi che nè la coscienza collettiva italiana, nè
quella slovena sono ancora riuscite a metabolizzare.
Ci sono anche le vicende
dell’esodo tra quelle esaminate dagli esperti italo-sloveni. Ma qui storia e
politica si toccano. Il contenzioso bilaterale sui beni abbandonati ha
profondamente segnato i rapporti tra Roma e Lubiana nel recente passato. Ora,
dopo, il «compromesso Solana», la vicenda si è instradata su binari ben
delineati. Che parlano il linguaggio del «giusto ed equo indennizzo» per i
profughi italiani che lasciarono le terre oggi slovene all’instaurarsi del
regime titino. Ma Lubiana continua a versare, in base ai contenuti sanciti dagli
Accordi di Roma (1983) susseguenti al Trattato di Osimo del 1975, la sua parte
di quei 110 milioni di dollari stabiliti quali risarcimento che l’allora
Jugoslavia avrebbe dovuto pagare all’Italia. Lo fa sul conto fiduciario aperto
alla filiale lussemburghese della «Dresdner Bank». Anche ieri il ministro
degli Esteri sloveno Rupel ha invitato l’Italia ad accedere a quel denaro che
nel gennaio del 2002, quando Lubiana finirà di pagare la sua parte (il resto
spetterebbe alla Croazia) dovrebbe ammontare a circa 65 milioni di dollari.
Ma qui Ranieri è prudente.
Smentisce che il governo italiano abbia dato il via libera per accedere al conto
del Lussemburgo. «Prima di tutto - precisa - è importante che con la legge
Finanziaria sia stato compiuto un passo significativo nella direzione di una
soluzione equa e definitiva della questione dei profughi. Inoltre la Slovenia -
continua Ranieri - concluderà solo l’anno prossimo di alimentare questo fondo
e in ogni caso nel quadro di una soluzione rispondente all’esigenza di una
piena tutela dei diritti degli esuli valuteremo anche la possibilità di
usufruire di quei dollari». Per il momento non c’è alcuna decisione, dunque,
anche perchè rilevare la somma depositata alla «Dresdner» significherebbe
avallare un approccio ben determinato alla questione e che, non è detto, debba
andare nella direzione più favorevole agli esuli. Senza dimenticare che il tema
dei beni abbandonati dovrà essere affrontato ora in concreto anche con la nuova
Croazia del dopo Tudjman.
Dall’altro versante Rupel non
ha mancato di chiedere a Ranieri una sollecita approvazione della legge di
tutela della minoranza slovena in Italia, per ora ferma in Senato dopo il «sì»
ottenuto alla Camera. «È giusto che la Slovenia - sostiene Ranieri - sia
interessata alla tutela della sua minoranza in Italia, così come noi lo siamo
nei confronti dei nostri connazionali in Slovenia. La legge in discussione
corrisponde a un’esigenza di attuazione della nostra Costituzione, decisione
discussa dal Parlamento che ha concluso favorevolmente alla Camera e che ora è
all’esame al Senato, che deciderà i tempi e le forme della discussione».
La volontà c’è, ma si
rischia continuamente di inciampare in qualcosa o in qualcuno che può
vanificare gran parte degli sforzi bilaterali fin qui profusi. Forse anche per
questo Ranieri auspica che Trieste e l’intero Friuli-Venezia Giulia
comprendano come nel 2003, con l’adesione della Slovenia all’Unione europea,
quel confine sparirà. Occorre quindi impostare, da entrambe le parti, un
discorso che coniughi l’integrazione, sociale ed economica. A iniziare dalle
infrastrutture e potenziando le già ottime sinergie a livello di sistema
portuale. «I problemi che hanno tormentato questa frontiera - assicura il
sottosegretario - sono alle nostre spalle. Con l’allargamento dell’Ue cambia
tutto lo scenario, ma Trieste potrà sicuramente continuare ad assolvere a una
funzione strategica rilevante».
Ma, giunti a questo punto,
dunque, si avrà - di fronte ai «buchi neri» della storia di questi posti e
delle sue genti, posti che si chiamano Risiera di San Sabba o Foibe - un
simbolico atto di riconciliazione, visto il favore, in questa direzione espresso
dallo stesso capo di Stato sloveno Milan Kucan? «Ritengo sia diffusa - precisa
Ranieri - sia nella classe dirigente triestina e italiana, sia in quella slovena
la consapevolezza della profondità della svolta storica intervenuta con lo
sviluppo della democrazia e con il delinearsi sempre più concreto della
prospettiva dell’ampliamento della costruzione europea e della riunificazione
dell’Europa stessa, al di là delle vecchie contrapposizioni e delle antiche
lacerazioni». «La vera riconciliazione - precisa però Ranieri - avviene su
questo terreno e poi tutti i gesti, gli atti simbolici che possono renderla più
evidente, in parte ci sono stati, in parte ci saranno senz’altro. E saranno
utili solo se si fonderanno sulla consapevolezza che è cambiata la storia».
Mauro Manzin
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