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giovedì 11 gennaio 2001

Copyright Editoriale Il Piccolo S.p.A

Per ora il governo italiano non accede al conto fiduciario del Lussemburgo e, se lo farà, il tutto dovrà integrarsi nella soluzione di indennizzo dei profughi

Italia-Slovenia: sugli esuli ora si dialoga

Resta da superare ancora lo scomodo retaggio della storia. Prospettive europee 


LUBIANA - Italia-Slovenia anno zero. Roma e Lubiana voltano pagina e si ostinano a guardare al futuro. Un futuro che parla il linguaggio europeo, quello dell’integrazione socio-economica. Ma che non per questo rinnega la storia, che parla invece di temi scottanti come l’esodo, la tutela delle minoranze e di un confine che per oltre 40 anni ha diviso, separato, spezzato e confuso. Ieri, qui a Lubiana, il sottosegretario agli Esteri, Umberto Ranieri e il capo della diplomazia slovena, Dimitrij Rupel hanno «sfogliato» assieme l’agenda dei temi bilaterali confrontandosi, seppure involontariamente, ancora con la storia. Quella storia. Ne scaturisce un’istantanea emblematica che ben illustra il cammino fin qui fatto e quanto invece bisogna ancora cercare di dipanare, di risolvere. Al di là delle formali strette di mano.

I conti con il passato non si fanno certo con gli esiti di una commissione bilaterale di storici, ma quella italo-slovena, che ha da poco concluso i propri lavori, lascia grosse aspettative per cercare di chiarire temi e vicende che hanno subito, sia in Italia, sia in Jugoslavia prima e in Slovenia poi anche grossolane quanto pericolose manipolazioni dettate dall’ideologia e infarcite di demagogia. Ranieri conferma che la relazione finale è stata consegnata alla Farnesina. «Per ora - spiega - siamo ancora impegnati in una fase di approfondimento di questo lavoro, che è stato sicuramente proficuo e intenso e che non andrà disperso». Ma le conclusioni scontentano qualcuno o entrambe le parti in causa? «È un lavoro - risponde il sottosegretario - che è durato alcuni anni e che si proponeva non di scontentare, ma di fornire un quadro equilibrato delle vicende che hanno segnato la storia dei due Paesi». Non c’è verso: quanto sta scritto in quella quarantina di pagine resta «top secret» e la Farnesina rimane «in attesa di sviluppi». Attesa emblematica, che da sola spiega quanto «incandescenti» restino quei temi che nè la coscienza collettiva italiana, nè quella slovena sono ancora riuscite a metabolizzare.

Ci sono anche le vicende dell’esodo tra quelle esaminate dagli esperti italo-sloveni. Ma qui storia e politica si toccano. Il contenzioso bilaterale sui beni abbandonati ha profondamente segnato i rapporti tra Roma e Lubiana nel recente passato. Ora, dopo, il «compromesso Solana», la vicenda si è instradata su binari ben delineati. Che parlano il linguaggio del «giusto ed equo indennizzo» per i profughi italiani che lasciarono le terre oggi slovene all’instaurarsi del regime titino. Ma Lubiana continua a versare, in base ai contenuti sanciti dagli Accordi di Roma (1983) susseguenti al Trattato di Osimo del 1975, la sua parte di quei 110 milioni di dollari stabiliti quali risarcimento che l’allora Jugoslavia avrebbe dovuto pagare all’Italia. Lo fa sul conto fiduciario aperto alla filiale lussemburghese della «Dresdner Bank». Anche ieri il ministro degli Esteri sloveno Rupel ha invitato l’Italia ad accedere a quel denaro che nel gennaio del 2002, quando Lubiana finirà di pagare la sua parte (il resto spetterebbe alla Croazia) dovrebbe ammontare a circa 65 milioni di dollari.

Ma qui Ranieri è prudente. Smentisce che il governo italiano abbia dato il via libera per accedere al conto del Lussemburgo. «Prima di tutto - precisa - è importante che con la legge Finanziaria sia stato compiuto un passo significativo nella direzione di una soluzione equa e definitiva della questione dei profughi. Inoltre la Slovenia - continua Ranieri - concluderà solo l’anno prossimo di alimentare questo fondo e in ogni caso nel quadro di una soluzione rispondente all’esigenza di una piena tutela dei diritti degli esuli valuteremo anche la possibilità di usufruire di quei dollari». Per il momento non c’è alcuna decisione, dunque, anche perchè rilevare la somma depositata alla «Dresdner» significherebbe avallare un approccio ben determinato alla questione e che, non è detto, debba andare nella direzione più favorevole agli esuli. Senza dimenticare che il tema dei beni abbandonati dovrà essere affrontato ora in concreto anche con la nuova Croazia del dopo Tudjman.

Dall’altro versante Rupel non ha mancato di chiedere a Ranieri una sollecita approvazione della legge di tutela della minoranza slovena in Italia, per ora ferma in Senato dopo il «sì» ottenuto alla Camera. «È giusto che la Slovenia - sostiene Ranieri - sia interessata alla tutela della sua minoranza in Italia, così come noi lo siamo nei confronti dei nostri connazionali in Slovenia. La legge in discussione corrisponde a un’esigenza di attuazione della nostra Costituzione, decisione discussa dal Parlamento che ha concluso favorevolmente alla Camera e che ora è all’esame al Senato, che deciderà i tempi e le forme della discussione».

La volontà c’è, ma si rischia continuamente di inciampare in qualcosa o in qualcuno che può vanificare gran parte degli sforzi bilaterali fin qui profusi. Forse anche per questo Ranieri auspica che Trieste e l’intero Friuli-Venezia Giulia comprendano come nel 2003, con l’adesione della Slovenia all’Unione europea, quel confine sparirà. Occorre quindi impostare, da entrambe le parti, un discorso che coniughi l’integrazione, sociale ed economica. A iniziare dalle infrastrutture e potenziando le già ottime sinergie a livello di sistema portuale. «I problemi che hanno tormentato questa frontiera - assicura il sottosegretario - sono alle nostre spalle. Con l’allargamento dell’Ue cambia tutto lo scenario, ma Trieste potrà sicuramente continuare ad assolvere a una funzione strategica rilevante».

Ma, giunti a questo punto, dunque, si avrà - di fronte ai «buchi neri» della storia di questi posti e delle sue genti, posti che si chiamano Risiera di San Sabba o Foibe - un simbolico atto di riconciliazione, visto il favore, in questa direzione espresso dallo stesso capo di Stato sloveno Milan Kucan? «Ritengo sia diffusa - precisa Ranieri - sia nella classe dirigente triestina e italiana, sia in quella slovena la consapevolezza della profondità della svolta storica intervenuta con lo sviluppo della democrazia e con il delinearsi sempre più concreto della prospettiva dell’ampliamento della costruzione europea e della riunificazione dell’Europa stessa, al di là delle vecchie contrapposizioni e delle antiche lacerazioni». «La vera riconciliazione - precisa però Ranieri - avviene su questo terreno e poi tutti i gesti, gli atti simbolici che possono renderla più evidente, in parte ci sono stati, in parte ci saranno senz’altro. E saranno utili solo se si fonderanno sulla consapevolezza che è cambiata la storia».

Mauro Manzin

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