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giovedì 23 giugno 2005 |
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Massimiliano, scienziato «di mare» A integrazione di quanto specificato dal lettore, all’arciduca Ferdinando Massimilano, anche se più noto per la sfortunata vicenda messicana bisognerebbe attribuire più onore per le altre sue iniziative. E’ noto che quando il governo austriaco ritenne più conveniente trasferire il Comando della Marina da Venezia a Pola, nel settembre 1854, Massimiliano venne nominato com.te in capo della Marina austriaca con il grado di contrammiraglio; in precedenza, nel 1851, era entrato in Marina come i.r. tenente di fregata. Nel periodo che fu com.te dal 1854 al 1862 si adoperò per il miglioramento e ristrutturazione della flotta tra cui fu presa in considerazione la trasformazione di alcune navi da velieri in piroscafi, usando il progetto dell’elica dell’ispettore forestale della Marina austriaca Josef Ressel (nostro concittadino adottivo), tra cui la «Novara», a cui fu affidato il compito del giro del mondo a fini esclusivamente scientifici, dal 30 aprile 1857 al 30 agosto 1859, il cui comando fu affidato al cap. di fregata Bernhard von Wuellerstorf-Urbair che partì da Trieste seguendo la rotta del Mediterraneo, Stretto di Gibilterra, Madeira, Rio de Janeiro, Atlantico Meridionale, Capo di Buona Speranza, Ceylon, poi verso le ex colonie austriache delle coste del Coromandel, arcipelago delle Nicobare; l’isoletta di Teressa che ricordava il breve periodo coloniale all’epoca dell’Imperatrice Maria Teresa, le cronache narrano che un indigeno mostrò con orgoglio la sua uniforme: una giacca sdrucita della «Guardia Triestina»: terminato il rilievo nautico dell’Oceano Indiano, il viaggio continuò per Singapore, Giava, Filippine, Hong-Kong, Canton, Macao, risalì lo Yang Tse Kiang, Pacifico (Guam) Isole Caroline, Salomone, Australia, Nuova Zelanda, Sydney, Cile, Stretto di Magellano, Atlantico, Azzorre, nel frattempo scoppiò la guerra tra Austria, Italia e Francia. Solo toccando Gibilterra al ritorno il comandante seppe che Napoleone III aveva dichiarato la nave «neutrale», vista la grande importanza scientifica attribuita alla spedizione che prevaleva sulla condizione giuridica militare della fregata. L’arciduca lasciò Miramar il 14 aprile 1864, trovò la morte il 19 giugno 1867 e i suoi resti mortali tornarono a Trieste appena alla fine di novembre dello stesso anno sulla stessa «Novara». Nel 2002 viene edito un libro scritto da Johann Georg Lughofer «Des Kaisers neues Leben» che riporta un’ardita tesi attribuita a Rolando Deneke, per cui l’imperatore del Messico non fu giustiziato ma il suo corpo fu sostituito con quello di un’altra persona, le trattative condotte segretamente con Benito Juarez, l’ex imperatore del Messico si rifugiò in El Salvador con il nome di Justo Armas attraversando il confine messicano il 23 giugno 1867, visse a lungo (104 anni). Morì nel 1936, si dice che il vescovo di El Salvador fosse a conoscenza della sua identità e che quando morì disse «In verità è morto un Principe». Nella sua vita reale l’Arciduca era un uomo che amava le scienze e il progresso, la sua breve vita è stata testimone di ciò, quando morì tutta Trieste era in lutto, le bandiere erano a mezz’asta su tutte le navi. Messe funebri vennero celebrate dappertutto, tutto il regno Lombardo-Veneto era in lutto. A Venezia e Milano tutte le vetrine avevano il ritratto di Massimiliano, in memoria del Principe la cui bontà e umanità avevano indotto gli italiani a dimenticare che era un Asburgo. Solo al Castello di Miramar non ci furono segni di lutto. Trieste farebbe bene a ricollocare la sua statua nell’attuale piazza Venezia (ex piazza Giuseppina) per ricordare non un imperatore ma un uomo di scienza, suo cittadino adottivo. Giampaolo Lonzar |
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