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24 novembre 2004 Un libro di Vanni D'Alessio sui
nazionalismi Vanni D’Alessio, giovane storico napoletano, da una decina d’anni coltiva un sincero amore per l’Istria, in particolare per Pisino e il contado. Un amore che ha radici familiari: la mamma dello studioso, dottore di ricerca in Storia della società europea presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università Federico II di Napoli, è istriana; ha pure una zia fiumana: i Verbanac-Verbano (che ci portano nel territorio di Albona) a loro volta intrecciati con i Ćus/Chiussi ed altre casate di queste terre di mescolanze. L’amore di Vanni D’Alessio per l’Istria si manifesta nelle sue ricerche storiche e nei risultati di queste ricerche. Ricordiamo alcuni dei testi finora pubblicati su varie riviste: “Elites nazionali e divisione etnica a Pisino (Istria) a cavallo tra XIX e XX secolo” nel fascicolo di aprile 1997 di “Quaderni Storici”; “Riflessioni sul problema dell’identità etnica e nazionale dell’Istria tardoasburgica” nel fascicolo 8-9/1998-1999 di “Ricerche Storiche” del CRS di Rovigno; “Italiani e Croati a Pisino tra fine Ottocento e inizio Novecento: la costruzione delle identità nazionali”, Rubettino, Firenze, 2003. Non è difficile individuare la tematica sulla quale D’Alessio concentra il proprio interesse. Il nazionalismo in una comunità multietnica Le sue ricerche, almeno quelle condotte finora, hanno portato ora alla pubblicazione di un nuovo testo, frutto di più ampie e approfondite ricerche, il libro dal titolo “Il cuore conteso” (Filema edizioni, Napoli, ottobre 2003) il cui sottotitolo, spiega di che si tratta: “Il nazionalismo in una comunità multietnica – L’Istria asburgica”. Anche stavolta il centro dell’indagine si trova a Pisino, per l’esattezza nel territorio all’est del Capitanato distrettuale di Pisino comprendente, con Pisino città le località di Vermo, Gallignana, Lindaro, Pedena, Villa Treviso (Comune di Pisino), Antignana, San Pietro in Selve, Corridico, Bogliuno e Gimino Con le inevitabili variazioni peculiari, il quadro del Pisinese – per ciò che riguarda la problematica del risveglio nazionale e degli schieramenti politici – si può estendere all’Istria intera. L’autore ha fatto bene, però a dedicarsi al territorio dell’Istria centrale, per due ragioni: primo, Pisino con il suo territorio, anche per la secolare appartenenza all’Austria ed alla sua contrapposizione all’Istria veneta, è stata sempre considerata la roccaforte della croaticità istriana, ed era stata sempre sottintesa (almeno negli ultimi sessant’anni) l’inesistenza di una componente italiana di qualche rilievo, componente che invece c’è stata ed è stata forte, come dimostra la documentazione fornitaci dal D’Alessio nel suo volume; secondo, la storiografia degli ultimi sei decenni, almeno da parte italiana, aveva negato qualsiasi attenzione a Pisino ed al suo territorio, dando per scontato che non le appartenessero. D’Alessio ha dimostrato che da Pisino, invece si può e si deve partire per comprendere certe situazioni di svolta verificatesi tra le fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, in particolare l’origine dei nazionalismi slavo e italiano in Istria. Territorio ed egemonie “Il cuore conteso” di Vanni D’Alessio, dunque come lui stesso afferma nelle conclusioni, “è un libro sulla nascita del nazionalismo”; di un’ideologia “basata su differenze aprioristiche tra la popolazione”; affronta “le dinamiche politiche e culturali con cui si sviluppa e diffonde l’adesione e il sostegno a gruppi organizzati che competono per l’egemonia sul territorio e che si presentano come depositori di un'ideologia". Attraverso un dibattito originariamente culturale, e poi sempre più politico, facilitato dalla relativa tolleranza dell’impero asburgico, vengono alla luce e si affermano le diverse élites territoriali, le diverse culture nazionali e i contrapposti nazionalismi. Che nel suo libro D’Alessio affronta alle radici, soffermandosi sulle loro fasi iniziali. L'Istria veneta e l'Istria asburgica “Il cuore conteso”, il cuore geografico dell’Istria, Pisino-Pazin-Mitterburg, è la “finestra-specchio” utilizzata dall’autore per additarci e farci comprendere vari momenti storici. Si comincia con un viaggio tra Istria litoranea ed Istria intera, fra il passato e il presente; viene poi presentato il quadro della presenza di Italiani, Croati e Sloveni tra l’Istria veneta e l’Istria asburgica. L’autore continua illustrando l’Ottocento austriaco, il crollo e la sopravvivenza di Venezia: l’Istria asburgica e ottocentesca diventa a questo punto la protagonista del libro, il “cuore contesa”. D’Alessio si addentra in “questioni di numeri”, nelle statistiche sulle nazionalità e lingue d’uso dal 1846 al 1945; tratta di etnìe e risorgimenti in Istria, dei Croati istriani tra mobilitazione e competizione elettorale negli anni dell’Ultimo Ottocento; degli Italiani negli scontri elettorali a Pisino; di scuole e scolari in quella stessa città; di momenti di tensioni; infine dell’associazionismo secondo gli schieramenti nazionali. L’associazionismo offre un quadro preciso degli schieramenti etnici, sociali, politici e culturali, presentandoci pure i protagonisti di quelle associazioni italiane e croate, le prime delle quali sorsero nel 1844 (il Casino di Società di Pisino) e furono tutte italiane fino al 1892, anno in cui nacque la prima associazione croata, il Tamburaški zbor. Dopo il 1892 il numero delle associazioni italiane e croate a Pisino finirà per eguagliarsi, mentre nel rimanente territorio prevalsero le società croate. Non ci furono mai associazioni italiane a Vermo, Cerreto, Gallignana, Terviso, Lindaro, Ježenj, San Pietro in Selve, Corridico e Bogliuno. Esaminando queste associazioni, l’attività dei due ginnasi (croato e italiano) esistenti in città, i modi della convivenza e del conflitto fra le etnie, l’autore presenta Pisino come “simbolo di processi culturali e politici legati all’interazione comunitaria” e viene utilizzata dall’autore per comprendere le dinamiche dell’identificazione etnica e dell’appartenenza nazionale, i meccanismi della cultura e della politica in un contesto multietnico come quello istriano e asburgico. Dopo Pola, ci dice D’Alessio, i raduni e le manifestazioni a sfondo nazionalistico ebbero luogo proprio a Pisino all’inizio del Novecento con risse in città e nel circondario. In città si giunse alla prima sassaiola nel 1907; le prime revolverate, per fortuna senza vittime, si sentirono nel 1911; i primi feriti si ebbero nel 1914 e furono due italiani, un facchino e un calzolaio, dai cognomi tipicamente croati. Era il 21 giugno. Una settimana dopo venne ucciso a Sarajevo l’arciduca Francesco Ferdinando e scoppiò la prima guerra mondiale. Tutte le associazioni italiane furono chiuse e gli italiani divennero il nemico interno; alcuni pisinotti vennero internati in campi di prigionia. “Una sorte – scrive D’Alessio – che si capovolgerà contro i croati con la fine della guerra e l’arrivo delle truppe italiane in Istria. È il salto di qualità del nazionalismo nel Ventesimo secolo”. Giacomo Scotti Source: |
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