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5 maggio 2005
Toponomastica
istriana: alle radici del nome e delle origini di questa località
Cepich, le leggende del lago
Cepich (Čepić) è un
insediamento creatosi attorno al convento, da tempo scomparso, di S. Paolo
al Lago ed alla chiesa della Madonna sul Lago, risalenti alla fine del XIV
secolo e costruiti con i mezzi dei signori di Cosliacco. Il convento, col
tempo, ottenne vari possedimenti. Il nome di questa località non ha mai
subito variazioni che non fossero semplicemente dovute alla grafìa (nei
documenti in lingua tedesca troviamo Zepitsch), con un'unica eccezione
dovuta alla slavofobìa dei fascisti che la ribatezzarono "Felicia" dopo il
prosciugamento del lago e la bonifica della Valle dell'Arsa fino al mare e
alla zona paludosa di Carpano. Ci furono, tuttavia, non poche corruzioni,
sicché troviamo anche le varianti di Ceppici, Ceplia e Cepliano.
Da un antico e primitivo
castello che era forse l'abitazione del gastaldo dei Patrìarchi aquileiesi
(sorgeva in prossimità del lago, non lontano dal convento della Madonna al
Lago), diroccato nel 1395, i croati chiamarono originariamente il luogo
Gradaz. Questo nome non si estese però al villaggio sorto in seguito e
chiamato Cepich. Un nome al quale gli austriaci - che scrivevano Zepitsch,
come detto, ma abbreviavano anche in Pitsch - aggiunsero la dizione
popolare istriana Purgarìa. Ed ecco perché. Quando il lago non era ancora
impaludato, diversi nobili e borghesi austriaci costruirono qui le loro
residenze estive, dicendo "burger". Da questo termine tedesco, la gente
del luogo disse Cepich-Purgarìa.
Il significato del nome di
questa località, che ha un omonimo presso Portole, è esattamente "piccolo
tappo". In proposito esiste una leggenda popolare secondo la quale il lago
di Cepich sarebbe stato creato "tappando", cioè imbonendo con pietre e
terriccio la voragine del fiume Boljunčica che si versa nell'Arsa. E qui
ci sia permesso, anche per alleggerire la lettura, di raccogliere e
raccontare due leggende che spiegano appunto "come nacque il lago".
Una ragazza, divenuta madre
contro la propria volontà dopo essere stata violentata da un signore,
decise di sbarazzarsi della "vergogna" gettando il corpicino del neonato
nella sorgente del fiume insieme al coltello con il quale aveva reciso il
cordone ombelicale; ma al contatto con l'acqua il bambino riprese vita e,
afferrato il coltello, fece un grosso buco nel letto del fiume,
trasformandolo in lago.
L'altra leggenda dice che
un contadino ricoperse con pelle di bue il buco dal quale sgorgava il
ruscello Boljunčica e, così tappandolo, provocò la formazione del lago.
Questa seconda variante non manca di una certa fondatezza. Il lago,
infatti, di origine carsica, veniva alimentato dal fondo da sorgive di
falde carsiche. Qualche studioso, però, respingendo le spiegazioni della
leggenda popolare, afferma che non si tratta di "tappi" bensì dei Gepidi,
nel significato di "lacum gepidicum".
Da "claustrum" - chiostro è
derivata la località di Kloštar, sempre nella zona di Cepich, che ricorda
l'antico convento dei Paolini. Da "zatka" - un termine croato adoperato
quasi esclusivamente nell'Albonese per indicare un "campo", e cioè parte
di un possedimento agricolo, di un podere, derivano invece i toponimi di
Zatka-Čepić e Zatkari.
A sentinella dei passi del
Monte Maggiore furono costruiti tra gli altri i castelli di Letaj
(Letay-Lettai) e Belaj (Bellai). Qual'è l'origine di questi toponimi?
Secondo Mate Šantić in "Sphinx Adriatica" (1946), Letay rientra nella
sfera della toponomastica ungherese, si tratterebbe di un insediamento
ungherese risalente agli anni 904-906 quando gli Ugri penetrarono in
Italia. Šantić scrive: "Il Leta è un fiumiciattolo nella Transilvania e
Letay significa nobile di Leta. Il signore di quella città fu nientemeno
che l'ex re ungherese Salamone". Effettivamente il suffisso "tay" di Letay
potrebbe essere ungherese nel significato di terra, paese, regione, mentre
Belay riecheggia i nomi di alcuni sovrani della dinastia degli Arpad, fra
questi Bela I, la cui figlia Sofia andò in sposa al marchese istriano
Ulderico di Pinguente, mentre un'altra figlia, Elena, divenne moglie del
re croato Zvonimir. Quest'ultimo, in seguito a una congiura architettata
da Salamone e da Ulderico nel castello di Letay, venne ucciso nel 1089. A
sua volta Salamone fu cacciato dal trono ungherese e si rifugiò in Istria
dove morì, a Pola.
Ma furono veramente
costruiti dagli ungheresi i castelli di Letay e Bellai? La risposta è no.
La maggior parte dei castelli della Val d'Arsa risalenti all'inizio del
feudalesimo, fu costruita nell'XI secolo: Lupogliano, Bogliuno, Vragna,
Cosliacco, Chersano, Lettai, Gradigne, Passo, Cepich. Il più recente è
castel Lettai costruito alla fine del XVI secolo da Giorgio Barbo accanto
al diroccato castello di S. Martino di Bellai o Possert.
Il nome di Bellai compare
la prima volta (storpiato in Bray) in un documento del 1367; si riferiva,
come pure oggi, al territorio. Non a caso il Castello di Bellai fu
periodicamente indicato fino al XVIII secolo anche con il nome di Castrum
Sancti Martini, ma nella maggioranza dei documenti - a cominciare dagli
atti di donazione di Enrico III del 1040 e di Enrico IV del 1064 - la
località viene indicata insieme a Letaj scritto nel primo documento Letai
e nel secondo Lehanewit. Trattandosi però della conferma di una donazione
precedente, espressamente richiamata, la strana trasformazione subita da
Letai nel secondo documento è dovuta a una distrazione dello scrivano.
Il Valvasor, che sostò in
tutti i castelli della regione interna, ricorda Belai ma trascura Letaj.
Egli afferma che "il castello di Belaj, così chiamato anche in lingua
slava, ebbe il suo nome dall'Italia, poiché degnamente e bellamente si
adatta alla parola italiana bello, da cui deriva. Esso effettivamente
merita questo nome, posto com'è in sito bello e adatto, fra alte colline
eppure in mezzo a vigneti, fecondi oli veti, campi di grano e non lungi da
un bosco. Sta in Istria, fra Cepich e Passo (...) Un tempo apparteneva ai
signori Barbo, da alcuni anni è feudo del principe Auersperg che l'ha
annesso insieme a molti altri della Contea. Nelle immediate vicinanze di
Belaj sorge il castello di Schabetz, ma è del tutto deserto e abbandonato
(...) ritengo che Belaj sia sorto in seguito all rovina di Schabetz,
sviluppandosi in luogo più adatto e più bello".
Di Belaj-Bellai oggi sono
rimaste le rovine del castello, e poche case, mentre Letaj-Letài può
essere ancora considerato un borgo di rilievo che, insieme ad altri,
gravita verso Susgnevizza. Letài non ha mai cambiato nome dopo che nel
1102 fu indicato come Castrum Letai. Solo una volta, per disattenzione
dello scrivano, in un documento del 1367, fu scritto Latoy. Qualcuno ha
tentato di ribattezzarlo in Letano.
In questa stessa zona,
dominata da Letaj, troviamo le località di Gromnik, Gradinje, Tupljak,
Nova Vas, Jasenovik ed altri borghi dai nomi tipicamente slavi che i
parlanti italiano dell'Istria si limitarono semplicemente ad adattare alla
propria lingua, senza tradurli.
Gromnik, deriva da "grumen"
(zolla) oppure da "gromak" (mucchio di sassi).Il quasi inacessibile
Gradinje deriva da "gradina", costruzione antica o rovine di un antico
castello, ma quasi sempre indica il luogo in cui sorgeva un castelliere o
un castro romano. Tupljak (in italiano adattato in Topliacco) ha il
significato di "smussato", "decapitato", dalla forma del colle.
di Giacomo Scotti
(2 e continua) |