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30 marzo 2006
ERA NATO A TRIESTE ED È MORTO A
ROMA
MA DA BUON FIGLIO DI ISTRIANI SI È SEMPRE CONSIDERATO DI PARENZO
Leggendario Giorgio Oberweger
In questo numero
ricordiamo un personaggio sportivo leggendario e carismatico, figlio di
istriani. Nato nel 1913 Giorgio Oberweger si spense a Roma nel 1998. Nel
1936, alle Olimpiadi di Berlino, conquistò la medaglia di bronzo nel
disco, (49.23) arrivando dietro agli statunitensi Carpenter (50.48) e
Dunn (49.36). Due anni dopo avrebbe realizzato i primati italiani dei
110 ostacoli (14“7) e del disco (51.49). Nel 1946 diventò commissario
tecnico. della Fidal. Conservò l'incarico fino al 1960 e come
commissario tecnico portò alle Olimpiadi di Londra nel 1948 anche
Ottavio Missoni. Uscito dalla Fidal nel 1967, Oberweger non uscì dallo
sport: Passò alla guida della Scuola centrale dello sport e conservò
quell'incarico fino al 1972.
Ecco come lo ricorda in
un testo pubblicato in un numero d’archivio dell’Arena di Pola, il
giornalista sportivo Ferruccio Calegari.
“Anagraficamente era nato
a Trieste (22 dicembre 1913, e morì a Roma il 14 ottobre1998), ma lui si
è considerato sempre di Parenzo e tale appare nel libro che su di lui ha
scritto Augusto Frasca (“Mitico Oberweger”), che prima della sua morte
stava collaborando con lui alla realizzazione di un libro di memorie,
che non ebbe il tempo di firmare. Julia Parentium è il titolo del primo
capitolo, in cui vengono tratteggiati gli ultimi periodi della sua vita,
nel ricordo delle sue ascendenze. I suoi primi sprazzi nell’atletica
furono registrati nel 1931con l’affermazione a Bologna nel Gran Premio
dei Giovani, dove partecipò alle gare di pentathlon con i colori della
Giovinezza Trieste. Ma già prima la madre, Elena Codan, di Abrega (il
padre, Georg, militare austriaco di Meinitz in Stiria, era scomparso
durante la prima guerra quando il nuovo astro Adolfo Consolini scagliò
l’attrezzo am. 53,34.Era un atleta eclettico, assettato di conoscere
(tra l’altro conosceva a memoria anche la Divina Commedia), e nel mondo
dell’atletica non era mistero il suo interessamento anche mondiale) lo
incoraggiò a intraprendere l’attività sportiva e il suo primo approccio
fu col canottaggio, alla Canottieri Adria di Trieste. Nell’atletica fu
un autodidatta e iniziò a cimentarsi sulla pista in carbonella da 300 m.
della Ginnastica, alternando marcia, corse veloci, salto in lungo e
salto in alto. I suoi orizzonti si aprirono anche a nuoto, sci,
motociclismo, ciclismo e più tardi all’aviazione (fu anche valoroso
pilota da caccia durante la guerra).Nel 1931 esplorò anche il misterioso
mondo dei lanci e cominciò a dedicarsi con particolare impegno al lancio
del disco, intraprendendo quella importante carriera che l’avrebbe
portato dopo cinque anni sul podio olimpico di Berlino. Nel 1938 con m.
51,49 fissò il nuovo primato italiano, che rimase imbattuto sino al
1941agli altri settori e ad una riunione a Firenze nel 1938 fu
autorizzato a gareggiare nei 110 ostacoli, battendo a sorpresa il
primato italiano. Oberweger non era il semplice “operaio” che esegue, ma
era uno studioso che approfondiva ogni particolare dei movimenti, sia in
pista che in pedana. E studiava innovazioni tecniche, che non tratteneva
perse, ma illustrava anche agli altri, all’epoca sui maggiori quotidiani
sportivi di cui era divenuto collaboratore e poi, nel dopoguerra, quale
commissario tecnico della F.I.D.A.L. e poi quale docente e direttore
tecnico della Scuola dello Sport del Coni all’Acqua Acetosa, a Roma ed i
suoi manuali fecero testo anche in campo internazionale. Si era laureato
in legge all’Università di Bologna, ma per temperamento era un
ricercatore, un tecnico, che avrebbe potuto primeggiare in qualsiasi
campo. Tra l’altro aveva brevettato anche un antifurto elettronico per
l’auto, dopo esserne stato più volte derubato. Giorgio Oberweger
conseguì nel 1938 il brevetto di pilota civile di primo grado e
successivamente vinse il concorso per l’Aeronautica Militare. Divenne
pilota da caccia, volando prima sui CR.42 e poi sul più moderno G.50.
Nel periodo fino all’8 settembre 1943 operò in quattro grandi settori:
Mediterraneo, Mare del Nord, Canale della Manica e territorio
britannico, Africa settentrionale. Tre decorazioni al valor militare:
una medaglia d’argento e due croci di guerra. E cinque mesi prima di
morire, dopo oltre 50 anni dai fatti di guerra, gli pervenne con “tassa
postale a carico del destinatario” la nomina a Ten. Colonnello Ruolo
d’Onore. Il ricordo della sua intensa vita richiederebbe ben più spazio
che un fascicolo del giornale, ma senza eccedere, anche per rimanere nel
solco della sua semplicità di considerare e trattare i fatti, gli
avvenimenti che per tanti anni lo hanno visto protagonista, penso che
anche una nota così stringata lo rincuorerà se da lassù riuscirà a
rendersi conto che non è dimenticato. |