line_gbg68.gif (1697 bytes)
istrians.gif (1498 bytes)
Alberto Cvecich
Clergy
line_gbg68.gif (1697 bytes)

Don Alberto Cvecich è nato il 3 luglio 1921 a Noselo-Villanova, nell'Istria che parlava l'istrorumeno (vlashki), in una famiglia conosciuta con il soprannome di "lu Zure".

Ben presto, dopo aver frequentato nel suo paese natale la scuola elementare, si trasferì con la famiglia a Fiume ed entrò in Seminario. Completati gli studi liceali, passò nel Seminario di Venezia per seguire i corsi di teologia, e fu poi ordinato sacerdote a Fiume nel 1943 dal vescovo mons. Ugo Camozzo, diventato dopo l'esodo arcivescovo di Pisa: celebrò la sua prima messa nella chiesa dei Salesiani di Fiume, ma non aveva dimenticato le sue origini istrorumene, celebrando subito dopo una messa nella chiesa parrocchiale di Brdo-Briani: fece molto scalpore il fatto che il "santino" distribuito a ricordo dell'evento fosse scritto in "vlashki" e ancora di più che nella stessa lingua don Alberto pronunciasse anche la sua predica: era una delle poche volte che questa lingua riceveva una così solenne consacrazione, dopo il tentativo, ben presto terminato, del maestro Glavina di insegnarla nella scuola.

21 maggio 1944. Ricordo della prima messa di Don Alberto Cvecich. Questa cartolina era fra i ricordi della cugina di don Alberto, Maria Iurman-Aikler (1909-95), anche lei nata a Noselo (ora Nova Vas), la sorella p vecchia di Giovanna Iurman-Ciceran (1923- ) e di Pierina Iurman-Cristofich. La loro nonna, Giovanna Cvecich-Iurman era dalla famiglia "lu Zure", era sorella di Martin Cvecich, il padre di don Alberto. Le tre sorella tutte e tre hanno conosciuto il loro cugino a Fiume.

Nel suo primo incarico pastorale, che era stato quello di cappellano nella chiesa del Duomo di Fiume, nel tempo in cui era parroco mons. Luigi Torcoletti, don Alberto si fece molto amare dai parrocchiani per l'efficacia delle sue prediche, per la cura che prestava in chiesa alle cerimonie liturgiche, per l'attenzione che rivolgeva ai bambini e ai giovani, continuando in questo campo il lavoro iniziato già da mons. Torcoletti con la fondazione dell'Oratorio e dal cappellano don Severino Scala.

9 ottobre 1945. Il funerale di Eufrasia Tedeschi Marincovich (1878-1945) al Cimitero di Cosala. Si vede pure don Torcoletti, il nonzolo, e l'unica bimba, Annamaria Marincovich, la nipote della defunta.
1946. Parroco mons. Luigo Torcoletti, __?__ Camozzo e don Alberto.

Durante la guerra, si prodigava correndo sotto le bombe per dare assistenza ai malati e ai moribondi, e per dire messa nei rifugi sotterranei; dopo la guerra, nei primi tragici tempi dell'occupazione dei partigiani jugoslavi di Tito, portava una parola di conforto ai malati e ai poveri nelle loro case con pericolo della propria vita, perché strettamente sorvegliato dalla polizia comunista. Durante quelle visite si faceva sempre accompagnare da un chierichetto che incaricava di portare alla famiglia visitata una "puturitza", cioè un fascetto di legna da ardere per riscaldarsi e cucinare (i titini avevano introdotto la vendita della legna a misura invece che a peso!).

Essendo proibito fare catechismo a scuola, don Alberto riuniva i bambini in chiesa alle 2 del pomeriggio, quando la chiesa era vuota: in fondo alla chiesa, vicino alla porta, una spia della polizia, senza darlo a vedere, stava sempre a controllare, finché un giorno don Alberto, alla fine del catechismo, disse a voce alta per poter essere ben sentito: "Ed ora preghiamo per quella brava persona così devota che viene tutti i giorni a sentire il nostro catechismo". La spia non si fece più vedere. Dopo il catechismo, arrivava quasi sempre una signora che regalava a don Alberto un "libro": in realtà era un vassoio di dolci (a Fiume si diceva una guantiera), che i bambini si mangiavamo prima di ritornare a casa o di rimanere a giocare nell'Oratorio. Un Natale con i chierichetti fece il "presepio vivente", novità assoluta per quei tempi, e per San Nicolò don Alberto si metteva addosso un piviale e in testa una mitria e distribuiva i regali ai bambini dal palco del teatrino. Così cercava di rendere meno tristi quei tristi tempi.

1972. Pieve di Caprona. (?)

Ma don Alberto si prodigava anche per aiutare i bambini che avevano difficoltà nello studio, o volevano imparare il latino che non si insegnava più nelle scuole. Molti hanno ricevuto da lui in quel tempo la passione per la storia dell'arte, perché don Alberto in sagrestia mostrava ai ragazzi gli atlanti di arte e insegnava loro ad apprezzare la bellezza.

Ma la situazione con la polizia si faceva sempre più tesa. Un giorno, al processo contro il salesiano don De Martin, a sentire le false accuse del procuratore e dei testimoni, don Alberto non aveva resistito ed aveva gridato qualcosa contro l'ingiustizia che si celebrava in quel "tribunale del popolo". Dopo poco da una indiscrezione venne a sapere che la polizia era pronta ad arrestarlo da un momento all'altro. Allora ebbe la prontezza di prendere un taxi (ancora si poteva) e di scappare a Trieste: era il 1946-47 circa.

Dopo una breve sosta a Venezia, don Alberto si traferì a Roma, per seguire i corsi alla Pontificia Università Gregoriana, dove prese la licenza in diritto. Ma la sua nuova diocesi fu Pisa, dove nel frattempo era stato nominato arcivescovo mons. Camozzo.

A Pisa, don Alberto fu prima direttore della Casa del Seminario a Calci, poi, dal 1952 al 1955 parroco nel comune di San Giuliano Terme, dove si fece ben volere, nonostante che il paese fosse uno dei più comunisti d'Italia. Dal 1956 fino alla sua morte, avvenuta il 20 febbraio 2007, don Alberto è stato parroco di una delle chiese più antiche e più belle di Pisa, San Paolo a Ripa d'Arno, appena restaurata dopo i gravi danni subiti nei bombardamenti durante la guerra. È stato anche insegnante di religione nei licei statali e docente di teologia morale nel Seminario di Pisa, dove ha formato generazioni di giovani preti.

Per il suo carattere introverso e la sua riservatezza, la sua azione pastorale si è sviluppata soprattutto nei rapporti personali, mediante i quali affascinava le persone per la sua cultura teologica e profana, e per la sua capacità di parlare semplicemente ma con fermezza al cuore della gente. Le sue passioni sono state la liturgia, la musica, l'arte, per l'efficacia delle sue prediche e per la bellezza delle sue liturgie, la sua parrocchia era frequentata da un numero di fedeli probabilmente superiore a quello dei soli parrocchiani.

Molta gente continua a sentire la sua mancanza, specialmente tra le persone colte. Per cura dei suoi amici e ammiratori, nel primo anniversario della sua morte, è stata murata una lapide a suo ricordo all'interno della chiesa di cui è stato parroco per più di cinquant'anni, e sono state pubblicate, per le Edizioni ETS di Pisa, le sue più belle prediche, con il titolo "Illuminati dalla parola (omelie di don Alberto Cvecich)".

1969. Durante un viaggio in Germania e Svizzera. Da sinistra a destra: un giovane prete pisano, don Severino Dianich, don Alberto Cvecich, ed Antonio Dianich.
Sopra: La chiesa di San Paolo, Pisa. [Cliccare le immagini per ingrandire.]
Sotto: La lapide dedicata a don Cvecich  murata nell'interno della chiesa.

Vedete anche:


Main Menu


This page compliments of Marisa Ciceran and Antonio Dianich

Created: Tuesday, March 04, 2008; Last updated: Monday, August 10, 2015
Copyright © 1998 IstriaNet.org, USA