Fulvio Di Gregorio
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Costumi dei dintorni di Trieste (Cicci)

Alcune note storiche sugli istroromeni*
di Fulvio Di Gregorio

[See note]

A queste note desidero fare alcune premesse:

Le presenti sono sole delle "precisazioni" e tali devono essere considerate, anche se vengono riportati alcuni dati completamente inediti, che reputo interessanti, ma che necessariamente devono essere approfondite da seri studi storici (studi che da molto tempo si auspica vengano iniziati, ma purtroppo finora invano).

Alcune delle notizie sugli istroromeni riportate da studiosi generalmente seri, sono generalmente accettate come verità e senza un controllo sulle fonti storiche sia citate che non citate.

ORIGINI

Poco o nulla si sa delle origini e sul periodo di arrivo delle popolazioni romene nel nord dell 'Istria. E soprattutto perché scarsa è la bibliografia sugli stessi, inesistente la loro letteratura, e rarissime le citazioni prima del 1800.

Tralasciando l'originaria ipotesi, oramai ritenuta del tutto superata, di un'origine autoctona, di derivazione romana (es.: A. Covaz 3.1.1846 "L'Istria"), la maggioranza degli studiosi fa risalire l'arrivo dei romeni in Istria verso la metà del secolo XV.

Trascrivo qui, per curiosità, quanto scritto da Dante Alighieri, nella sua "De Vulgari Eloquentia" (circa 1304/1306): "Post hos Aquilegienses est  Istrianos cribremus», qui "CES FA TU?" crudeliter accentuando eructuant". (Da questi passiamo al setaccio gli Aquileiesi e gli Istriani, che crudamente accentando eruttano: CE FAS TU?) Queste parole così come in idioma friulano (ladino) potrebbero appartenere benissimo al Vlaho "CE PACI TU?". [nota: istrorumeno: ce fåsi tu?]

Eccettuato il precedente esempio, del tutto dubbio, il primo documento storicolinguistico che si ha delle popolazioni romene in Istria è quello di Fra Ireneo della Croce nella sua Historia di Trieste (1698), nel quale vengono citate diverse parole e frasi che non sono ne latine ne ladine ne tantomemo tergestine ma inequivocabilmente istroromene.

Mi sembra de tutto scontato quindi che i Cicci citati dall'Ireneo della Croce e gli Istroromeni siano la stessa popolazione.

Malgrado da più parti si sia cercato di spiegare come derivato dal Croato "ČIČE" frase ricorrente nella parlata di questo popolo, oppure sempre dal Croato "ČIČA" (Zio), nessuna tesi è credibile sull'origine del nome CIClO, che, nonostante abbia denominato un territorio (Ciceria o Terra dei Cici) era ritenuto dai popoli circostanti per lo più spregiativi (probabilmente perché considerato diverso, quindi alieno, con usi, costumi e parlata differente).

Orbene è dimostrato che i nostri Cici abitavano nel XVII secolo a Opicina, Banne, Trebiciano, ed in tutte le terre dominate dai Conti Petazzi e (questa è una mia personale ipotesi) anche Cattinara, nome che benissimo potrebbe essere derivato da Catuni, come tanti se ne trovano nell'Istria centrale ed in tutta la Penisola Balcanica, in località abitate da popolazioni di origine pastorale romena; anche perché la prima attestazione del toponimo si trova nell'anno 1349, indicata in Catinara (la forma latina è presente anche nel vicino toponimo Longera, derivante da: Ungaro).

Documenti originali del 1524 parlano dei Cici a Trieste (Biblioteca Civica di Trieste - Archivio Diplomatico), il Kandler ha citato tra gli altri alcuni del 1517 quando vengono incolpati di gravi danni ai boschi tergestini. È chiaro quindi che tale popolazione deve essere arrivata in queste località in periodo ben anteriore.

Un altro documento è quello citato dal Gazdaru del 1181 con un inventario delle proprietà del Monastero di Santa Maria di Aquileia dove ritroviamo in quelle zone nomi di coloni di origine romena probabilmente trasferiti dalle proprietà dello stesso monastero in Istria.

In un documento del 1328 ad Albona troviamo un AMBROSIUS RUMIZ, un QUlRINUS quondam (fu) CIXCIX; nel 1363 sempre ad Albona un NICOLÒ RUSMICIC; nel 1341 gli "Statuti del Comune di Albona" citano un SER BESTlANUS CONDAM (fu) WLECHI (o, secondo un'altra versione VLACHI).

Nessuna parola tergestina, friulana, latina o italiana, a quanto ne sappiamo, può assomigliare ai nostri CICI (o, scritti nella versione veneta CHICHI), tanto che non riusciamo a trovare l' origine.

Stemma della famiglia patrizia triestina De Chichio.

Ebbene sembra strano che neppure il Kandler, studioso di tale popolazione al punto di essersi vestito con il costume tradizionale, si sia accorto che una famiglia CHICHIO (o DE CHICHIO) era presente a Trieste fin dal 1350; come risulta dalla genealogia della famiglia patrizia DE CHICCHIO, estesa da Luigi de Jenner nel 1859, nel quale viene nominato il capostipite Giacomo, già domiciliato a Trieste nel 1350 e morto nel 1365. 

Dobbiamo quindi credere che questo cognome, non trovato nei documenti del 1202, anche perché in periodo venivano citati solo i nomi propri (tutt'al più accompagnati da quello del mestiere), sia comparso a Trieste verso i primi anni del 1300.

La famiglia De Chicchio avrà avuto una certa importanza a Trieste se nell'ottobre del 1382 una delle compagnie di 50 uomini (tergestini), condotta da Nicolò De Chicchio, fornita di cassa di guerra di 400 ducati d'oro, accorse in aiuto al Duca Leopoldo d'Austria (in seguito alla dedizione del 30 settembre 1382). Dobbiamo qui notare che la cittadinanza tergestina, per principio di sovranità territoriale, era riservata ai residenti e quindi la famiglia doveva essere stabile nel Comune di Trieste da un consistente numero di anni.

RELIGIONE

Malgrado quanto scritto da alcuni autori, nessuna tradizione specifica rimane attualmente della passata eventuale appartenenza alla religione ortodossa della popolazione di Susnjevica e di Seiane.

Ciò potrebbe voler dire più cose: o che abbiano perso la loro primigenia religione, amalgamandosi alle circostanti popolazioni croate, da tempo immemorabile;

O che non derivino da località con religione ortodossa; oppure ancora, ed io personalmente propendo per quest'ultima ipotesi che siano arrivati in Istria prima (o contemporaneamente dello scisma del 1054, e che quindi non abbiano risentito minimamente dell'influenza delle tradizioni della Chiesa Ortodossa.

È ben vero anche che i luoghi di culto sono stati sempre cattolici. La chiesa più vecchia (baserica) è quella di Villanova.

Sopra una finestra porta un'indicazione: 1609, però la campana originale, che ora si trova, dopo varie vicissitudini belliche, presso il museo di Pisino, è stata sicuramente fusa nel XIV secolo.

Vari documenti riguardano una delle più antiche diocesi istriane (Pedena), così come le antiche chiese (tutte cattoliche) della zona. Alcune, le maggiori dedicate a San Giorgio (Briani/Brdo e Bogliuno): tale Santo Patrono veniva generalmente dato alle chiese più importanti, ed ancora il convento di Santa Maria al Lago (di Cepic); od una località chiamata Abbazia, con un convento benedettino; ancora i resti (tuttora visibili) della cappella del Castello di Cosliacco.

Possiamo dire quindi, in base a questi dati oggettivi, che il cattolicesimo è stata da sempre l'unica religione delle genti istroromene.

L'ORPHANUS TERGESTINUS

Il Maiorescu nel suo libro "Itinerario in Istria" cita la consuetudine dell'adozione che veniva fatta dagli istroromeni di orfanelli triestini tramite l'Istituto dei Poveri (ora ITIS). Questa tradizione era sicuramente molto diffusa nella metà del 1800 e dopo andò scemandosi.

Dalle ricerche da me fatte presso l'Archivio della Diocesi di Trieste sulle copie dei libri parrocchiali delle nascite/matrimoni/morti (si trovano alla Diocesi di Trieste poichè Valdarsa fino alla fine della seconda guerra mondiale apparteneva a tale Diocesi, erede di quella di Pedena, soppressa nel 1788; gli originali di tali registri purtroppo sono andati distrutti/bruciati assieme alla casa canonica di Briani dai soldati tedeschi nel 1944), ho appurato che tale forma di adozione arrivò sicuramente fino alla fine del secolo XIX.

È da notarsi principalmente che i fanciulli (e gli adulti) venivano scritti con il loro cognome originale (triestino), poi veniva citata la famiglia ospitante (alevatores), e, nella casella prevista per i nomi del padre e della madre veniva scritta la dicitura "orphanus tergestinus".

Dai suddetti registri possiamo appurare che nel 1904 si sposò un tale di 25 anni, quindi nato nel 1879, nel 1897 due altri "orphani tergestini" rispettivamente di 25 e 26 anni, quindi nati nel 1872 e 1871.

È interessante notare altresì che un tale di nome MIKULUS, a Villanova, che qualche studioso potrebbe pensare essere di origine prettamente romena (al pari della famiglia Micleus; questa sì da più secoli attestata in queste terre), portava invece un cognome triestino.

CORTALBA INTER LATINOS

Uno dei punti più affascinanti e misteriosi di cui qualcuno scrive per dimostrare la "romanità " di queste terre riguarda la "VILLA UBI DlCITUR CORTALBA INTER LATINOS", citata dal De Franceschi nel suo libro "I castelli della VaI D'Arsa", da un documento del 1102.

Tale insediamento abitativo compare per la prima volta con tale nome in un documento del 1064 e scompare del tutto, misteriosamente verso il 1400 (si noti il termine di Villa  - potremmo tradurre oggidì come paese) ed ancora nel XIII secolo formava una delle gastaldie patriarcali dell'Istria.

Lo stesso De Franceschi la vorrebbe porre presso Gradaz (Cepic), comunque con qualche dubbio.

Mi sembra personalmente molto strano che mentre sono rimasti simili, nei secoli, i nomi delle località citate assieme, quali Letano (Letai), Bagnoli (Bogliuno), della nostra Cortalba non sia rimasta alcuna traccia, ne una casa, una pietra, un'indicazione seppur minima; neppure una leggenda.

Unica spiegazione possibile mi sembrerebbe che, al pari di quanto accaduto con i nomi di Nigrignano ed Albiniano diventati toponimi slavi Cernogradus e Bellogradus, l'Alba sia diventata Bijela, e quindi sarebbe spiegato il sorgere di Bellai, comparso per la prima volta attorno al 1600 (non già da bello come sostenuto da Luigi Foscan nel suo peraltro magnifico - I Castelli Medioevali dell'Istria).

L'ipotesi però rimane tale e sarebbe tutta da dimostrare.

PASTORIZIA

Una delle principali attività degli Istroromeni (Cicci o Ciribiri) era quella della pastorizia.

Sembra strano ma, da pietre tombali romane rinvenute in riva all'arsa, vengono evidenziati questi posti già abitati da pastori in età augustea.

Non voglio con ciò assolutamente sostenere che i nostri istroromeni siano discendenti dagli antichi coloni romani; però può darsi che i contatti tra i pastori della pianura pannonica, da dove i nostri possono essere arrivati (quando?) e quelli romani o romanizzati, nei secoli non siano stati così infrequenti, soprattutto perché in Istria possono aver trovate condizioni più favorevoli (pascoli, acqua, linguaggio simile, ecc.) che colà; od anche perché spinti da altre popolazioni sopravvenute (croati?).

Montanaro (Ciccio) venditore di carbone.

Montanara (Ciccia) venditrice di cerchi.

Opinione di alcuni studiosi (Burada, Maiorescu, ecc.) è che i nostri siano arrivati per mare.

Se le affermazioni possono avere qualche validità con somiglianze linguistiche con gli antichi raguseo, veglioto, protoromeno - (Cfr. Carlo Tagliavini, le origini delle lingue neolatine) personalmente le ritengo poco credibili.

Prendendo lo spunto dal nostro proverbio "Cicio no xe per barca", che qualche fondamento evidentemente dovrà aver avuto, se pone per antonomasia quale negazione assoluta al mare di questo popolo, non ritengo assolutamente plausibile, per logica, ma soprattutto economicamente, che dei pastori si imbarchino animali, famiglie, ecc. in cerca di nuove terre; e che poi, oltretutto occupino tutte quelle da cui non si veda minimamente il mare Opicina, Trebiciano, Gropada, tutta la Ciceria, Sejane, Susnjeviza, Briani, ecc.).

Sembrerebbe di gran lunga più logico il percorso dal Danubio alla Sava - fiume Kupa - Gorski Kotar - Monte Maggiore e Ciceria da una parte e Valdarsa dall'altra.

A tale proposito debbo evidenziare come tante, troppe, volte sia stata fatta estrema confusione tra popolazioni differenti, seppur con simili linguaggi (da una parte Morlacchi ed Uscocchi, e Rumeri - Cici e Ciribiri, dall'altra).

Come evidenziato da tali note quello degli istroromeni è un rebus storico; e tale, se non avremo ulteriori, clamorose scoperte, rimarrà per sempre.

*Ringrazio qui sentitamente il personale tutto a particolarmente il sig. Sandro Ancon della Biblioteca Civica di Trieste e Mons. Luigi Parentin, archivista della Diocesi di Trieste; per avermi permesso ed aiutato in tale ricerca.

Tratto da:

  • Fulvio Di Gregorio, "Alcune note storiche sugli istrorumeni", L'Istrorumeno - La lingua, la cultura, la storia - Parliamo per salvarlo, Associazione di Amicizia Italo-Romena Decebal, Trieste / Carta Europea delle Lingue Regionali o Minoritarie, Strasburgo 5 novembre 1992. p. 20-23.
  • Stemma - cortesia di Fulvio Di Gregorio.

Note:

This and other articles and materials that are provided on this site that relate to the Istro-Romanian people and language are written by individuals - be they trained historians, scientific researchers, or simply interested parties. Therefore, they do not necessarily represent an authoritative, or even a concensus, on the subject matter which has been widely researched but which has no definitive tracks in history via documentation. Consequently, there are many hypotheses which are pure conjecture, unsupported and contradictory.


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Created: Wednesday, November 14, 2001; Last updated:Wednesday August 24, 2016
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