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Endangered Languages
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Nota sui dialetti e vernacoli al limes tra latini e slavi del Sud
Olinto Mileta Matiuz

Da secoli la fascia di territorio ad oriente della Penisola rappresentò il confine etnico tra le popolazioni latine e quelle slave, nei luoghi che furono oggetto di contesa dei governanti di turno (confine mobile), ma che rappresentò anche un irripetibile punto d’incontro e d’intesa, almeno fino agli albori del XX secolo, di queste popolazioni, miscellanea di culture, commerci, lingue e dialetti. Si rammenta, però, che per secoli le popolazioni slovene ma specialmente croate furono bilingui, cioè conoscevano più o meno bene la lingua franca da usare nei rapporti intersociali specialmente tra campagna e città: il veneto con le varianti, triestino-goriziane, istriane, fiumane e dalmate. Per dare un’idea al lettore sulla complessità etno-glottologica di questo territorio di confine, propongo la Mappa 1 orientativa d’inizio Novecento.

Nella mappa sono indicati sia i dialetti della lingua slovena delle zone di confine, sia quelle relative al serbo-croato (le due lingue sono alquanto diverse tra loro). Le tre parlate fondamentali di quest’ultima, nonchè le loro varianti, sono innestate su ceppi štokavo (sctòcavo), kajkavo (càicavo) e čakavo (ciàcavo) così denominati per la forma del corrispondente pronome interrogativo che/cosa (što, kaj, ča). La mescolanza di tali parlate fu, ed in parte lo è ancora, molto accentuata specialmente nell’Istria: dei tre dialetti suaccennati tutti si ritrovarono, specialmente nella zona centrale di questa penisoletta (Pinguentino) con una mescolanza di varianti straordinaria.

Gli idiomi di matrice latina erano diffusi in tutto il territorio specialmente lungo i centri delle coste e sono tuttora presenti, anche se in forma alquanto ridotta, sui luoghi di insediamento storico (dialetti veneti, parlate friulane, istriote e rumene). [1]

Molte delle realtà dialettali, specialmente dopo la Grande Guerra, si ridussero; nel Ventennio fascista, poi, vi fu un grave tentativo sul piano scolastico e sociale di eliminare la cultura sloveno-croata con la chiusura di scuole e circoli culturali, nonché di ridurre la presenza fisica alloglotta in questa regione incentivando l’emigrazione. Tale esecrabile iniziativa, però, non escluse la continuazione a livello domestico di tali parlate che si mantennero pressoché intatte fino al Secondo conflitto mondiale quando vennero eradicate quasi totalmente quelle storiche romanze.

Le Amministrazioni slovena e croata ebbero poi, nell’ultimo mezzo secolo, un forte potere omologante alle lingue ufficiali sulla complessa realtà dialettale di queste terre, specialmente quella istriana. Ultimamente si sono riscontrate timide iniziative volte al recupero delle vecchie parlate.

Le diverse realtà linguistiche sono elencate in Appendice e riguardano le parlate slovene, croate, le loro commistioni nonché i dialetti e le lingue romanze.

Le parlate

Le parlate e i dialetti di questa regione di confine, tra il mondo degli Slavi del Sud e quello latino, furono una realtà viva almeno fino alla vigilia del Secondo conflitto mondiale dove l’idioma veneto nelle sue varianti istro-fiumano-zaratine rappresentava una sorta di linguaggio interetnico, una lingua franca, utilizzato in particolare dagli sloveni e croati, da secoli perfettamente bilingui, come lingua d’uso intersociale.

Gli idiomi di questo limes possono riassumersi come segue:

Dialetti sloveni

- Si parlava, ma ancora in parte si favella, il rižanski della valle del Resia, il tersko, il nadiško, il briško della Benècia friulana (Benečija) delle valli del Natisone, nell’alta e bassa valle dell’Isonzo rispettivamente l’obsoško ed il banjški, mentre nell’entroterra di Nova Gorica si parla il Kraško usato anche nei sobborghi di Gorizia e nella costa da Sistiana a Prosecco alle porte di Trieste [2]

- Alle spalle di questo Capoluogo e nell’Istria slovena troviamo la parlata su base caicava, con cadenze icave (ikavsko) come il Savrino (šavrinski) il Barchino (brkinski [3) e Bersano a nord del fiume Dragogna e più ad est dell’attuale confine politico, nonché il dialetto dell’area del Risano (rižanski) [4].

Dialetti misti sloveno-croato-veneti

Sono mescolanze di basi caicave e ciacave con diverse inflessioni venete:

- dal fiume Quieto (Mirna) al Dragona il dialetto parlato veniva definito dalla popolazione di inizio Novecento il “basgonzi” [5]. Nell’Ottocento tale parlata fu anche definita, da alcuni etnografi italiani, schiavetto [6] un misto di croato, sloveno e veneto che grosso modo insisteva nel triangolo Buie-entroterra parentino-Montona [7]. Nel montonese, inoltre, c’era il gruppo dei Besiachi che insieme ai Fucki del pinguentino sono da considerare i più antichi insediamenti slavi nell’Istria centrale [8]

- il cicio-ciacavo che comprende una stretta fascia dell’altopiano della Ciceria che va da Slavnik a Rupa. Tale popolazione perse con il tempo la  parlata rumena trasformandola in un dialetto misto sloveno-croato su base ciacava [9],

- le forme dialettali su basi caicave a sud di questo confine (conosciuti dagli istriani anche come zacai) con inflessioni icave a nord di Pinguente e su basi miste ciacavo-caicave a sud di questo Capoluogo, nonché i summenzionati Fucki.

Tali ripartizioni linguistiche, però, passano attraverso ulteriori incroci dialettali tra i summenzionati linguaggi; ad esempio nel Pinguentino il caicavo parlato era un misto vernacolare sloveno-croato che, al variare della latitudine, passava da prevalenza slovena (Cernizza) a quella croata (Draguccio) con una particolare accentuazione, alla francese, sull’ultima vocale.

Ad esempio, per dire "che cosa", nel giro di pochi chilometri in tre villaggi del comune di Portole, si dice Cià a Sterna, a Ceppich e Kaj a Sorghi. A Portole si parlava, invece, veneto [10].

Mentre gran parte della Croazia usava, e usa tuttoggi come lingua ufficiale il caicavo (neo-caicavo), l’Istria utilizza da sempre per la gran parte del suo territorio croato il dialetto ciacavo (čakavski) e le sue varianti. 

- al centro-sud con parlate a dizione prettamente ciacava di insediamento antico comprendete la fascia con asse Pisino-Albona e costa liburnica. Vi furono delle isole dialettali legate ad una immigrazione più recente dall’interno della Dalmazia (Sei-Settecento) con matrice probabilmente stocavo-icava che furono ben presto assimilate dalle parlate ciacave preesistenti [11].

- parlata ciacava recente insistente nella fascia che parte a sud del Quieto seguendo un andamento parallelo tra la costa occidentale e l’asse Pisino-Albona, detta Morlacchia Istriana o Vlašija [12],

- il cicio-caicavo che comprende la fascia adiacente a quella precedentemente citata (cicio-ciacavo) arrivando a lambire il territorio di Pinguente [13],

- nella facia orientale del Carso dalla zona di Castelnuovo a quella di Castua viene parlato un dialetto su base icave-ciacave originario della Dalmazia settentrionale e della Bosnia nord-occidentale [14],

- la parlata di Peroi (Pola) su base stocavo-iecavo (jekavsko- štokavski); questa popolazione giunse in Istria nel 1657 dal Montenegro ed è l’unica popolazione istriana ad aver conservato la religione ortodossa.

Parlate romanze

- il friulano, che s’incunea nel goriziano fino a Mossa-Lucinico e anche nello stesso Capoluogo.

- il bisiaco (bisiac), un dialetto a base arcaico-veneta influenzato dal friulano e che contiene parole di origine latina, ma anche germanica e slava. La Bisiacheria insiste sul triangolo Sagrado - San Canziano – Monfalcone.

- il dialetto muglisano, attualmente scomparso ma ancora parlato a Muggia e dintorni a fine Ottocento con un forte sostrato friulano [15] e sostituito attualmente dal dialetto triestino-veneto,

- il dialetto istroveneto era in gran parte presente lungo la costa occidentale istriana (circa il 70% del suo totale nel 1910 [16]) ed il rimanente nelle cittadine e borghi dell’entroterra e nelle isole di Cherso e Lussino. Il grafico evidenzia come in tutti i centri dell’Istria interna, tranne Pugnano-Pomjan, la parlata veneta era preminente,

- parlata istriota (inquinata, però, in maniera consistente dall’istroveneto) insistente nella fascia comprendente Rovigno, Valle, Fasana, Dignano, Gallesano e Sissano [17],

- il rumeno della Valdarsa/Susgnevizza (Ciribiri) che mantenne fino ai nostri giorni la parlata arcaica rumena (valacco).

Fonte Perselli, elab.OMM


  1. Nel 1910 il 70% delle parlate venetofono-istriote erano distribuite lungo le città costiere e nell’immediato entroterra, il restante 30% nelle cittadine e borghi dell’Istria interna. (cfr. Olinto Mileta Mattiuz: I confini etno-linguistici nell’Istria interna e nel Carso istriano. Anomalie nei rilevamenti absburgici. CRS Rovigno. Collana dei Quaderni XVIII. 2007.
  2. AA.VV.: Slovenija. Karta slovenskih narečij (Slovenia, Mappa dei dialetti sloveni) Slovenska Akademija znanosti in umetnosti, Ed. Mladinska, Ljubljana 1990.
  3. Il dott. Marino Bonifacio, autore di fondamentali e completi lavori sui cognomi di Trieste, dell’Istria e della Venezia Giulia in generale, mi scrive in proposito: …barchino  è legato alla regione o altipiano avente per capitale Barka, in origine però Barca come Barcis in Carnia, voce alpina da barge <capanna, tettoia, baita>. In dialetto veneto diciamo dialetto bercin o barcin (riguardo il tipo di dialetto sloveno montanaro ivi parlato).
  4. Claudio Percin in La Ricerca del CRSR n°19 indica come dialetti sloveni istriani il Savrino e il Barchino, mentre nella parte centro meridionale dell’Istria i dialetti misti quali: kaikavo-ciakavo, ikavo-ciakavo, stojkavo-ciakavo, e jekavo-stojkavo.
  5. Interessante la suddivisione tra gli slavi istriani che il dott. Alberto Cernaz ha udito da un anziano di Laganisi (comune di Portole):
    "Ut Dragonje gori su Shavrini" - Dal Dragogna in su' ci sono i Savrini;
    "Ut Dragonje du Mirne smo Bazgonci" - Dal Dragogna al Quieto siamo Basgonzi";
    "A ut Mirne doli, oni su Vlahi" - A sud del Quieto ci sono i Morlacchi.
  6. Da non confondere con lo schiavetto ecclesiastico, con il quale veniva inteso il glagolitico, che tra Otto-Novecento accese le dispute religiose istriane a sfondo patriottico (F. Salimbeni in La Ricerca n°9 del CRSR.1994).
  7. Egidio Ivetic: L’istria moderna. Un’introduzione ai secoli XVI – XVIII. p.132 e seguenti. Collana degli Atti del CRS Rovigno, 1999.
    Il Rosamani (Vocabolario giuliano dei dialetti parlati nella Venezia Giulia, in Istria, in Dalmazia, a Grado e nel Monfalconese. Ed. Lint, ristampa del 1999) definisce lo “s’ciaveto, una lingua italiana slavizzata in bocca dei croati d’Istria”.
  8. Lauro Decarli: Origine del dialetto …. citato a p. 15.
  9. Miroslav Bertosa Nel mosaico etnico dell'epoca (nel Cinque-Seicento, ndr) s'inseriscono anche i cosiddetti Istroromeni, i Valacchi aromeni o Cici, provenienti dalle regioni montagnose croate a ridosso del mare, specie dalla regione della Cetina e del Velebit. Per quanto fittamente insediati in alcuni villaggi e anche se riuscirono a conservare a lungo la propria lingua, finirono tuttavia per condividere la sorte dei gruppi non autoctoni della penisola: la maggioranza, dedita permanentemente alla pastorizia e all'agricoltura, gradatamente si croatizzò, mentre un'altra parte, disseminata per l'intera Istria, in parte si italianizzò o in parte si croatizzò…” “…Alla fine del XVII secolo il quadro etnico istriano era compiuto…” (Monografie istriane.  Ed. Europlanning - Verona -1994).
  10. Notizie fornitemi dal dott. Alberto Cernaz.
  11. Egidio Ivetic: Spunti dalla cronaca di Gherdosella, Castelverde (Grdoselo, Contado di Pisino, 1680-1705). ATTI del CRSR Vol.XXXI (2001), p. 145.
  12. Egidio Ivetic: L’istria moderna… citato, p.127.
  13. Bogo Grafenauer: Miti sull’Istria e verità della penisola istriana.  Acta Histriae, I, 1993, pp 9-52  ...L'esame dei dialetti (odierni, NdA) dimostra che la linea etnica non corrisponde esattamente a quella dialettale – linguistica: all'interno del territorio repubblicano nazionale sloveno si allunga da Slavnik a Rupa una sottile fascia di parlanti il dialetto ciacavo - ciccio, mentre in territorio croato attorno a Pinguente è presente un agglomerato piuttosto ampio della parlata caicava - ciccia, geneticamente legata ai due dialetti sloveni della Carniola interna e della Savrinia.”
  14. R. Starec: Mondo popolare in Istria. Cultura materiale e vita quotidiana dal Cinquecento al Novecento. Collana degli Atti del CRSR, n. 13 1996, p.23.
  15. Giuseppe Brancale, Lauro Decarli: Istria. Dialetti e preistoria. Ed. Italo Svevo. Trieste 1997. Pag. 17 e seg.
  16. Olinto Mileta Mattiuz: I confini etno-linguistici nell’Istria interna e nel Carso istriano. Anomalie nei rilevamenti absburgici. CRS Rovigno. Collana dei Quaderni XVIII. 2007.
  17. B. Bursic-Giudici: Alcuni aspetti della terminologia domestica nell’istrioto di Sissano. ATTI CRSR vol. XXV (1995).

{Reprinted by permission of Olinto Mileta Matiuz.)


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This page is compliments of Olinto Mileta Matiuz

Created: Thursday, October 15, 2009; Last Updated: Monday, November 26, 2012
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