26 GENNAIO 2001, ORE 12:15

Palatucci, l'altra metà della memoria
di Roberta Scorranese

La Polizia sta per dare alle stampe un libro sulla vita e i gesti del poliziotto che riuscì a salvare centinaia di ebrei. L'Italia lo conosce poco, ma il mondo lo ricorda e in Vaticano è in corso la beatificazione. 

MILANO - Dove comincia la memoria? Dalle persone? Dai gesti? Dal ricordo che ne portano i superstiti? Oppure la memoria comincia dal racconto? Forse. E allora cominciamo dalla storia. Quella di Giovanni Palatucci e della lettera che scrisse ai genitori nel '41.

"Ho la possibilità di fare un po' di bene e i beneficiati da me sono molto riconoscenti. Nel complesso riscontro molte simpatie. Di me non ho altro di speciale da comunicare". Questo scriveva il giovane questore di Fiume alla famiglia avellinese, mentre non lo sapeva, ma stava scrivendo uno dei gesti che avrebbero poi composto la memoria italiana. Il poliziotto Palatucci (che domani anche il presidente del Senato Nicola Mancino ricorderà nella sua città natale, Avellino) aveva iniziato la sua carriera nella Pubblica Sicurezza dopo la laurea in Legge, nel 36 è a Genova come vice commissario di Pubblica Sicurezza. L'anno dopo è a Fiume, una città dai forti connotati cosmopoliti, dove diventa questore.

Il volume che la Polizia sta preparando alla sua memoria, racconta anche che il suo arrivo a Fiume venne deciso dagli alti vertici, quale punizione per un suo atteggiamento fortemente critico nei confronti della Pubblica Sicurezza. Quello che le carte ci raccontano è che qualcosa si muove in Giovanni, all'indomani della proclamazione delle leggi razziali del '38 e della persecuzione che stava cominciando a toccare gli ebrei in tutta Europa.

Erano decine gli ebrei che raggiungevano l'Italia nella loro fuga. Dalla vicina Austria, dalla Croazia, dove imperversavano gli ustacha. Non sappiamo e non sapremo mai che cosa si è mosso dentro Giovanni, sappiamo solo che comincia ad accogliere queste persone  e a indirizzarle verso dei rifugi sicuri. Fra cui anche il campo di concentramento di Campagna affidandoli alla protezione dello zio Vescovo.

Giovanni si rende conto che la vicinanza dello zio può diventare una carta di sicurezza.

Dieci, cinquanta, cento, centinaia di ebrei che riesce in poco tempo a salvare.

Come quella volta, nel '39, quando riesce a salvare 800 fuggiaschi che stavano per essere consegnati alla Gesapo, raccomandandosi al vescovo Isidoro Sain, che nascose nella località di Abbazia. Palatucci riuscì a far uso di strumenti che gli erano propri, come la conoscenza delle leggi, in modo da procurarsi documenti falsi e far espatriare gli ebrei negli Stati Uniti.

E' responsabile degli stranieri, in una zona calda di confine e riesce a trovare sempre la chiave per salvare decine di persone. Nel libro che la commissione istituita dal Ministero dell'Interno sta approntando, sono riportate le decine di testimonianze che raccontano i suoi espedienti. Ma presto, all'indomani della guerra, qualcosa comincia a non andare per il verso giusto. E ci si accorge che negli uffici di Fiume c'erano degli ingranaggi che non funzionano.

Un ispettore che giunse nell’ufficio di Palatucci il 23 luglio 1943, trova solo elenchi di stranieri non residenti più in Italia da moltissimo tempo e ne trae la convinzione che il giovane funzionario non si fosse mai curato di seguire gli stranieri con la dovuta vigilanza. A Palatucci arriva il rimprovero per avere reso inefficiente il servizio stranieri.

L'8 settembre 1943, a Fiume ci sono 3500 ebrei, per la maggior parte profughi della Croazia e della Galizia. Con la  Repubblica Sociale ed il disfacimento dell’esercito italiano, Palatucci rimane solo. Solo a difendere quello che resta della dissoluzione e a cercare di salvare gli ebrei. Nel novembre Fiume è incorporata nella zona controllata dai tedeschi, quella zona che si estende dalla provincia di Udine a quella di Lubiana. Lo Stato italiano in quel territorio non esiste più. Palatucci resta solo a mantenere quella che era la Questura, un ufficio che non c'è più.

Cerca di salvare altre decine di persone da una scomparsa inevitabile. Perfino il Console svizzero a Trieste lo avvisa del pericolo che corre e lo invita a trasferirsi in Svizzera.

La storia comincia con Giovanni e finisce con Giovanni. Aiuta ad espatriare in svizzera la donna ebrea di cui è innamorato, ma rimane ancora a Fiume. Ma resta a Fiume, a difendere quello che resta.

I nazisti non si fidano più di lui gli perquisiscono la casa. Palatucci ingiunge all’ufficio anagrafico del Comune di non rilasciare più certificati ai nazisti, se non dietro sua autorizzazione: riesce a preavvertire quelli presi di mira dalle Ss e li aiuta a nascondersi. A questo punto il Capitano nazista capisce dov'è il nodo della storia.

Il 13 settembre 44 Palatucci è arrestato dalla Gestapo e tradotto nel carcere di Trieste. I 22 ottobre viene trasferito nel campo di sterminio di Dachau dove muore a poci giorni dalla Liberazione e a soli 36 anni.

Tratto da:


Main Menu


This page compliments of Marisa Ciceran

Created: Sunday, September 2, 2001; Last updated:Tuesday October 02, 2007
Copyright © 1998 IstriaNet.org, USA