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RAI
- 22/09/2001 - 14:33 SENZA CONFINI
Anteprima del film Tv al Prix Italia il 21 settembre. In onda su Raiuno domenica 23 e lunedì 24 settembre. SINOSSI La miniserie in due puntate realizzata dalla Rai racconta la storia reale del questore italiano Palatucci, che durante la Seconda Guerra Mondiale riuscì con un eroico gesto di coraggio a salvare più di 5000 ebrei dallo sterminio. La vicenda inizia dal 1938, quando Palatucci, poco più che trentenne, arriva a Fiume come commissario addetto all’ufficio stranieri della Questura. Nella città di confine risiede una antica comunità ebraica e l’uomo è obbligato a seguire il programma di discriminazione antisemita voluta dal regime fascista. Ma in realtà approfitta della sua posizione per aiutare in segreto i profughi che arrivano a Fiume dal resto d’Europa. |
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PRESENTAZIONE
Un eroe oscuro ma di straordinaria statura storica, il commissario di Pubblica Sicurezza Giovanni Palatucci, che a Fiume negli anni bui del regime fascista, della guerra e della dominazione nazista riuscì a salvare dalla morte o dalla deportazione migliaia di ebrei. E’ il protagonista di Senza confini, il film Tv prodotto da Rai Fiction, liberamente ispirato alla figura e all’opera di Giovanni Palatucci (1909 – 1945), medaglia d’oro alla memoria, e di coloro che con lui vissero e operarono in quel periodo storico.
Raiuno presenta in anteprima al Prix Italia una sintesi della prima e l’intera seconda puntata della fiction, che poi manderà in onda domenica 23 e lunedi 24 settembre in prima serata. *** “Senza confini” ricostruisce momento per momento l’impresa straordinaria di Giovanni Palatucci a partire dal 1938 quando a trent’anni, arriva alla Questura di Fiume come commissario responsabile dell’Ufficio Stranieri. In questa città di confine, crocevia di etnie, culture e religioni diverse, la promulgazione delle Leggi razziali nel 1938 innesca una situazione esplosiva. Spirito libero e indipendente, sorretto da una profonda fede religiosa, Palatucci quando assiste ai danni morali e materiali inflitti agli ebrei fiumani privati di colpo della cittadinanza italiana, si sente istintivamente di proteggerli, di soccorrerli. Migliaia e migliaia di profughi, per la maggior parte ebrei, cercano scampo a Fiume, dove si uniscono ai perseguitati locali. Avvalendosi della sua carica, Palatucci riesce a farli espatriare, dando vita a una vera e propria rete di assistenza ai profughi con l’aiuto di suo zio Giuseppe Palatucci, vescovo di Campagna. Pur potendosi mettere in salvo, il questore di Fiume continuò la sua missione sino al sacrificio della propria vita. Arrestato dai nazisti, morì nel gennaio del 1945 nel campo di concentramento di Dachau. La Prima Conferenza Mondiale Ebraica, tenuta a Londra nel 1945, stabilì che Giovanni Palatucci aveva salvato la vita a più di cinquemila ebrei. In seguito molti altri riconoscimenti sono stati tributati a questa straordinaria figura di italiano. Tra gli altri, nella città israeliana di Ramat Gan, presso Tel Aviv un gruppo di quattrocento ebrei, messi in salvo da Palatucci, hanno dedicato al commissario una strada e un parco. Il nome dell’eroe italiano è stato anche posto ai piedi di un albero sul Viale dei Giusti, che porta al Yad Vashem, la distesa di pietre nere che copre le ceneri delle vittime dei lager. Nel ‘55 una medaglia d’oro venne concessa alla memoria di Palatucci dall’Unione delle Comunità israelitiche d’Italia e nel 1990 venne proclamato “Giusto tra le nazioni” dall’Istituto del Memoriale ebraico dell’Olocausto. Infine nel ‘95 su proposta del capo della Polizia, Masone, delle Comunità ebraiche italiane e del Comune di Montella, città natale del Questore, il presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro conferì alla memoria di Giovanni Palatucci la Medaglia d’oro al merito civile. LA STORIA 1938, anno XVI dell’Era Fascista. Giovanni Palatucci, funzionario di polizia poco più che trentenne, arriva a Fiume come commissario addetto all’Ufficio Stranieri della locale Questura. Meridionale, figlio di un avvocato, Giovanni, pur non essendo antifascista, è uno spirito indipendente, che non accetta compromessi e soprusi. Durante il suo primo incarico a Genova non ha esitato a denunciare, in un’intervista a un giornale locale, l’inettitudine di un superiore, che era costata la vita a uno dei suoi uomini. E, per quell’episodio, Palatucci era stato sospeso dal servizio. La proclamazione delle Leggi Razziali fa assumere all’ufficio stranieri della Questura di Fiume un carattere nevralgico, dagli inquietanti risvolti politici. Fiume è terra di confine, dove risiede una antica comunità ebraica. Palatucci è chiamato a eseguire controlli e accertamenti, all’interno del programma di discriminazione antisemita voluto dal Regime. Per di più Piazza, il prefetto della città giuliana, fascista convinto e amico di Mussolini, intende applicare le nuove norme antiebraiche nella maniera più inflessibile. Una massa di profughi, in gran parte israeliti, in fuga dal Reich e dai paesi dell’Europa Orientale, sempre più minacciati dai piani di espansione tedeschi, si rifugiano in Italia, spesso con l’intenzione di imbarcarsi verso i paesi extra-europei disposti ad accoglierli. Molti scelgono proprio Fiume, sia per la vicinanza geografica, sia perché il suo porto è uno dei più importanti dell’Adriatico. Con la collaborazione del maresciallo Malone, che non nasconde la sua contrarietà al Regime, Palatucci approfitta del suo ruolo per soccorrere segretamente i profughi e aiutarli ad espatriare. Intanto, ha conosciuto Alida, una giovane nazionalista fiumana. Conquistato dalla bellezza e dal carattere indipendente e appassionato della donna, Giovanni ha una relazione con lei. Dopo l’invasione della Polonia e lo scoppio della guerra mondiale, i controlli alle frontiere si fanno sempre più stretti. Anche per compiacere l’alleato tedesco, il governo fascista dirama direttive sempre più severe contro gli ebrei italiani e stranieri. Per fronteggiare la nuova situazione, Palatucci dà vita, assieme ad altri colleghi delle Questure vicine, a una vera e propria rete cospirativa, con lo scopo di proteggere gli ebrei dalle leggi che, in quanto funzionario di Polizia, sarebbe tenuto ad applicare. Con l’aiuto dello zio Giuseppe, vescovo di Campagna, una cittadina nei pressi di Salerno, riesce a far trasferire un gran numero di ebrei stranieri nel locale campo di internamento, gestito con grande umanità. Sempre più coinvolto nella sua missione, Giovanni arriva alla rottura con Alida, che nel frattempo ha accettato un incarico direttivo nell’organizzazione giovanile fascista e plaude all’ingresso dell’Italia in guerra a fianco della Germania. L’amicizia con l’avvocato ebreo Poras apre a Giovanni le porte della casa del giudice Neumann, uno dei più importanti esponenti della comunità israelitica fiumana. Palatucci è attratto da Fiamma, figlia unica del magistrato, appassionata di letteratura moderna, che, a causa delle Leggi Razziali, ha dovuto interrompere gli studi. Dopo un’iniziale diffidenza, Fiamma diventa amica di Giovanni e inizia a collaborare con lui. Intanto, la Germania nazista ha deciso di programmare la “soluzione finale” del problema ebraico. Agli ebrei minacciati di espulsione nei territori del Reich e nella vicina Croazia, dove il pogrom è in corso, Palatucci fornisce documenti falsi che consentono loro di non essere espatriati. L’amicizia con Fiamma è intanto diventata una passione travolgente. Giovanni e la sua compagna “adottano” Marcus, un orfano ungherese. L’arresto di Mussolini e la caduta del Fascismo sembrano creare una pausa di pace. Ma sul futuro si addensano nubi sempre più scure. Il 10 settembre 1943, i carri armati tedeschi occupano Fiume. Il Friuli e la Dalmazia entrano a far parte del Reich. Giovanni, che ha deciso di non abbandonare il suo posto, si trova completamente esautorato, alle dirette dipendenze del colonnello delle SS Odilo Globocnick, spietato promotore dello sterminio ebraico in Polonia. Palatucci invia una lettera di protesta al Ministero dell’Interno di Salò contro il disarmo della polizia italiana. La lettera gli guadagna consensi: viene nominato Questore di Fiume. Con l’intenzione di portare in salvo Fiamma e Marcus, Giovanni accetta l’incarico da parte del CLN di far arrivare in Svizzera un documento per gli Alleati. Per realizzare il suo piano, approfitta di una riunione che si tiene al ministero dell’Interno, alla quale è stato invitato. Da Salò, Palatucci si dirige in auto al confine. Qui, con l’aiuto di un contrabbandiere, riesce a far passare Fiamma e Marcus in territorio elvetico. Poi, nonostante le proteste disperate della sua donna, torna indietro. Di nuovo a Fiume, Giovanni assiste al bombardamento della città e incontra Alida che, disperata per la morte del marito in Russia e pentita dei propri trascorsi fascisti, è ora disposta ad aiutare il commissario. Messo al corrente del piano di Globocnick di rastrellare gli ebrei per inviarli nei campi di sterminio in Germania, Palatucci anticipa le mosse dell’avversario, passando di notte, in compagnia di Alida, ad avvertire, una per una, le famiglie interessate che, in questo modo, riescono a sfuggire alla retata. Infuriato per il tradimento del Questore italiano, Globocnick lo fa arrestare. Dopo alcuni giorni di detenzione Palatucci viene deportato nel campo di concentramento di Dachau, dove morirà nell’autunno del 1944. CURIOSITA' Originariamente il ruolo del questore Palatucci avrebbe dovuto essere interpretato non da Sebastiano Somma, bensì da Stefano Dionisi. Lo sceneggiatore della fiction, Angelo Pasquino, è lo stesso della serie dedicata al Commissario Montalbano. Al questore Palatucci è stata dedicata una strada a Tel-Aviv e un boschetto su una collina della Giudea; gli è stata inoltre concessa una medaglia d’oro nel 1995 dal Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro. CAST ARTISTICO Sebastiano
Somma - Giovanni Palatucci e
con Antonella Fattori – Alida e
con E con i piccoli Andrea Tassoni, Francesca Messere e con la partecipazione di Vanni Corbellini CAST TECNICO Regia
- Fabrizio Costa Bibliografia:
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This page compliments of Marisa Ciceran Created:
Sunday, September 2, 2001; Last updated:Monday October 01, 2007 |