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Giovanni Palatucci
Heros and Victims
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Quel poliziotto disobbediente che salvò migliaia di ebrei
L'omaggio a Giovanni Palatucci

di Annibale Paloscia

Roma - Il ministro dell'Interno, il capo della polizia, il presidente dell'unione delle comunità israelitiche, il direttore di Civiltà cattolica, il questore di Roma e molte altre autorità civili e religiose, che sono sinonimo di ordine e di obbedienza, hanno reso omaggio ieri mattina - all'istituto superiore di polizia - alla memoria del poliziotto che rese la disobbedienza un servizio per la causa dell'umanità. La polizia è grata al commissario Giovanni Palatucci perché ha fatto entrare nella storia d'Italia il nome di un poliziotto amato da due religioni. Gli ebrei gli sono grati perché ne ha salvati cinquemila dagli orrori nazisti. La Santa Sede gli è grata perché lo ha fatto in nome del Vangelo. In Israele è stato consacrato «giusto tra le nazioni» che è un riconoscimento equivalente a quello di beato nel rito cattolico; in Vaticano è stato già avviato il processo per la sua beatificazione. Lo Stato di Israele gli ha assegnato la medaglia d'oro alla memoria; lo Stato italiano ha fatto poi la stessa cosa. Il ministro Pisanu ha trovato una consonanza con i valori in cui credeva Palatucci nel comportamento delle forze di polizia che hanno garantito il diritto di manifestare a Firenze e in tante manifestazioni «che si sono svolte dopo e sono passate nel silenzio».

E' difficilmente dimostrabile che sia stato il suo profondo spirito religioso a farlo considerare dal questore di Genova, prima sede del suo servizio nella Ps, un «funzionario scarsamente attaccato al servizio, assenteista, assiduo frequentatore di luoghi di divertimento, elemento che l'amministrazione della Ps perderà senza risentire alcuno svantaggio». Il che col fascismo imperante significava essere un «disobbediente» da cacciare a pedate dalla Ps. In realtà tutte quelle accuse erano ingiustificate. Palatucci si rese subito conto che i metodi della polizia fascista erano umilianti per i poliziotti ed ebbe il coraggio di rendere pubbliche le sue critiche in un'intervista a un giornale locale. Disobbedì alla prima regola della disciplina: obbedire e tacere. Il capo della polizia, per rispetto dello zio vescovo, anziché cacciarlo via lo trasferì a Fiume, che significava il confine.

Quella città era sede di un'antica comunità ebraica, la questura e la sinagoga erano nella stessa strada. Quando il fascismo emanò le leggi razziali, Palatucci come molti italiani pensò che si era toccato il «fondo della vergogna». Da quel momento disobbedendo agli ordini si prodigò per aiutare gli ebrei, soprattutto quelli in fuga, come un torrente di disperati dalla Croazia, dove i cattolici Ustascia superavano in crudeltà gli stessi nazisti. Per migliaia di perseguitati, la frontiera di Fiume diventò la porta della salvezza. Anziché respingerli, come prescrivevano le direttive del regime, Palatucci, che aveva la responsabilità dell'ufficio stranieri, s'inventava mille strategemmi per dar loro riparo in Italia, li muniva di documenti falsi, trovava loro ospitalità a Fiume, li avviava in Palestina, in Svizzera, negli Stati Uniti, in Canada. Gli furono di grande aiuto il vescovo di Fiume e lo zio Vescovo a Campagna, vicino Avellino. Nel marzo del 1939 stava arrivando a Fiume una nave greca con 800 ebrei in fuga da vari paesi dei Balcani. La Gestapo aveva preso accordi con le autorità italiane per prelevarli e deportarli in Germania. Il commissario Palatucci si fece portare da un peschereccio incontro alla nave e la fece dirottare su Abadia, dove i profughi trovarono riparo nel seminario vescovile. Rimasero lì finché si trovò il modo per farli entrare in Italia. Dopo l'armistizio Fiume passò sotto la sovranità della repubblica di Salò, ma di fatto fu occupata dai nazisti. Palatucci sapeva di rischiare la pelle ogni volta che salvava un ebreo. Mise al riparo in Svizzera la sua compagna, una musicista ebrea fuggita dalla Croazia, e tornò a Fiume perché il suo posto era lì «finché c'è qualche ebreo da salvare».

Quasi tutti i poliziotti italiani abbandonarono la città, rimasero la milizia e le spie. Palatucci, che era il funzionario di grado più alto, fu nominato questore. Come primo atto fece sparire dalla questura tutti i fascicoli riguardanti gli ebrei. Poi si servì della carica per conoscere in anticipo e prevenire tutte le operazioni della Gestapo. Quando stavano per partire le retate, lui si procurava gli elenchi degli ebrei e li avvertiva passando da loro o con una telefonata: li pregava di presentarsi in questura, quel messaggio significava che dovevano fuggire. Fiume è stata l'unica città europea sotto dominio nazista in cui le retate di ebrei sono andate sempre a vuoto. Palatucci fu tradito da una soffiata delle spie fasciste: il 13 settembre 1944 fu arrestato dalla Gestapo e deportato a Dachau dove morì il 10 febbraio 1945.

Tratto da:

  • November 28, 2002 - Liberazione

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This page compliments of Marisa Ciceran

Created: Tuesday, November 29, 2002; Last updated:Monday October 01, 2007
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