Guido Braini
Ricordi


El Manzo Istrian

Un bell'esemplare bovino, con le sue corna che sono la sua ornatura di forza e difesa. Questo è il vanto del manzo istriano. Questo bellissimo animale, forte e resistente alle calde arsure della campagna istriana, si adattava a tutte le fatiche accanto all'uomo nei lavori dei campi e dei trasporti, prima di essere stato rimpiazzato dai trattori o altri mezzi meccanici. Il bue è sempre stato vicino all'uomo nella marcia verso la civiltà.

Forse, non gli si è dato quel posto che gli aspetta. Per esempio, tanta gloria e stata data al cavallo, simbolo di conquiste ed epiche cariche di cavalleria, ma al manzo? Lui, il manzo, e stato sempre relegato ad un ruolo gregario, a fare le più umili fatiche. Per crudele condizione delle necessità dell'uomo, alla fine dei suoi giorni viene ridotto a deliziosi brodi e gustose bistecche.

Ricordo questa umile bestia, che della parola bestia non ha niente a che vedere. Con quei grandi occhi umidi un pò torbidi ti guarda, quasi con rimprovero, sembra che ti chieda, perché lo hai fatto? Il manzo istriano come tutti gli animali da lavoro, viene castrato perché soltanto così e controllabile. Il toro è incontrollabile e pericoloso. Anche qui, soltanto a pochi esemplari viene concessa la vita piena, con i suoi obblighi di riproduzione della specie.

Bisogna vivere vicino ad un manzo per conoscerne ed apprezzarne le qualità. Il manzo istriano è di origine "Maremmana", quella zona di sterpaglie che si trova nel sud della Toscana vicino al Lazio. E' stato introdotto in Istria probabilmente dai Romani (altri dicono da un nobile di Ravenna) perché è piu resistente al caldo secco, tipico istriano.

Ricordo ancora quando dopo scuola avevo l'obbligo di portarli al pascolo. Li vedo ancora oggi lì, a cercare l'erba fresca. Belli, liberi, senza catene o arnesi da traino. Il nonno era orgoglioso di possederne due, "un per de manzi" di nome Gaiardo e Jalen. Ricordo che il nonno parlava con calma, li accarezzava, non mancava mai la "bruscasdriglia", spazzola e un pettine di ferro per tenerli puliti e rimuovere i peli superflui, lisciando e raspando le corna, mantenendo sempre lucidi i pomelli di ottone che ornavano le estremità delle lunghe corna con il "sidol." La vita di un manzo non è proprio tanto monotona, anche se è castrato, ha tutte le attenzioni del padrone.

Il manzo istriano era l'orgoglio della famiglia contadina, e poi non lavora sempre. Dopo le arature, qualche trasporto con i carri, passava le giornate al pascolo o al giaciglio nella stalla.

Ricordo durante l'inverno quando non si andava ai pascoli, venivano tenuti nella stalla a catena, vicini alIa greppia e alIa mangiatoia ("la magnadora") per i foraggi. Due volte al giorno venivano lasciati liberi per la camminata e la abbeverata. L'acqua doveva esser estratta da un pozzo profondo; quanta fatica per riempire quella vasca di pietra, "el corito o curito" una bella pietra quadrata incavata a perfezione. Dopo quella gran bevuta, tomavano diligentemente alloro posto. Dopo un po' incominciavano a ruminare, masticando il cibo per una seconda volta, come in una "mezza sonnolenza, con gli occhi quasi chiusi continuavano a ruminare per un bel pò. Ricordo il nonno mi domandava; "Guido, i rumiga?", questo indicava che erano in piena salute, pronti per i lavori, come oggi uno si accerta che il trattore sia ben lubrificato e che la coppa dell'olio sia al livello giusto.

Durante i lavori dei campi, l'aratura, che era uno dei loro lavori più duri, essi venivano trattati con particolari cure, con i migliori foraggi e la crusca "la mastela de semola moiada". Si incominciava presto al mattino alle 4-4:30, perché questi animali mangiano piano e a stomaco vuoto non lavorano, così per le 6-6:30 erano pronti per il duro lavoro. Venivano attaccati al giogo ("ziogo") con pertiche ("canavole") e cordami ("zerze e broche") al timone dell'aratro ("el timon del varsor"). Il più grande manzo veniva assegnato a camminare nel solco ("in brazda"). Con poche parole secche, il guidatore ("cazador de manzi") controllava la guida dei buoi, il secondo uomo, teneva saldo il vomere dell'aratro. Il guidatore aveva la frusta o bacchetta ("la scuria"), un bravo "cazador de manzi" non la usava mai. Era solo un simbolo, dato che queste care bestie accettavano la loro sottomissione.

O "bove"

Tu che con il tuo sudore.
Tirando l'aratro rovesci la zolla.
Dando nuovo ossigeno alla terra stanca.
Pronta ad accettar nuovo seme.
Che dara pane al tuo padrone.
Paglia per il tuo meritato riposo.
A te caro bove.

Nota: 

Guido Braini, attualmente presidente dell'esecutivo del Club Giuliano Dalmati di Toronto, 70 anni (nel 2002), è nato a Sermino nei pressi di Capodistria. Esule optante ha lasciato l'Istria nel 1955 emigrando ed arrivando in Canada il 1.mo maggio del 1961 per insediarsi a Halifax. Il suo primo impiego in Canada fu quello di piantatore di tabacco. Dal 1961 è residente a Toronto. È presidente del Club Giuliano Dalmato di Toronto dal febbraio 2001, dopo esserne stato a lungo segretario a fianco dell'ex presidente Edo Cernecca. 

Tratto da:

  • Articolo - Guido Braini, "El manzo istrian", El Boletin, No. 102 (1 giugno 2000), Periodico Informativo del Club Giuliano-Dalmato di Toronto - http://www.giulianodalmato.com
  • Nota - La Voce online, Speciale, Roberto Palisca, "Nelle memorie degli esuli: Boscarin, l'orgoglio delle famiglie istriane" - http://www.edit.hr/lavoce/020621/speciale.htm (estratto).

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Created: Wednesday, June 07, 2000. Last updated: Wednesday November 28, 2012
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