Mauro Manzi
Memories

Montona - Motovun

Montona: La Solitudine della Rocca

Una città antichissima che ha perso nell'ultimo dopoguerra la sua identità.

MONTONA Lasciata la stretta valle che da Pinguente scende verso la costa, il fiume Quieto lambisce con le sue acque una serie di colline alluvionali straripanti di vigneti. Gli odori e il paesaggio assomigliano maledettamente a quelli toscani. Sembra un sogno, ma a risvegliare l'inequivocabile aroma istriano Ë una rocca, che solo più tardi si svela come una vera e propria città-fortezza. Montona innalza i suoi contrafforti dal nulla. Dal fondovalle verso il cielo con quelle merlature presenti fin sulla torre campanaria del Duomo. Strategicamente una posizione che la trasforma in una sorta di sentinella inespugnabile, ma a sfogliare i libri di storia, invece, si scopre il tormento e le invasioni che questa San Marino nel cuore dell'Istria ha dovuto subire, ma alle quali ha resistito sempre con dignità aristocratica. Inconfondibile è la sua origine celtica, svelata dalla desinenza "ona" del suo nome, che non fu cambiato neppure dai romani durante la loro conquista del II secolo a.C.. Montona esiste con questo nome da più di duemila anni. Dopo aver dato i natali a ben quattro consoli venne sottomessa dai Goti, dai Bizantini e dai Longobardi per diventare città dei Franchi nel 789. Ma la sua vera fortuna sono state da sempre le sue fortificazioni. Ancora oggi è impressionante il massiccio baluardo che esse impongono allo sguardo del visitatore.

Passando tra il ciotolato che si inerpica sotto le mura, tra case grigie e imposte semichiuse, si incontra solo il negozio di un abile intagliatore del legno, mentre, passato il torrione "Porte nove", un piccolo negozio di souvenirs vende ai pochi turisti bocce di vetro con l'immancabile gondola di Venezia. Fa tristezza vedere una città così artisticamente e architettonicamente fiera vivere in uno stato quasi di prostrazione sociale. Eppure, quei verdi vigneti ai suoi piedi parlano di una terra rigogliosa che dare frutti buoni e, quindi, in grado di vivacizzare l'economia del suo principale centro. Ma tant'è, oggi tutto gravita verso la costa, Mecca del turista pagano che non sa cogliere dell'Istria i suoi gioielli più nascosti. E dei cavalieri di Montona non restano che i fantasmi coccolati dalle loro diafane dame. "Nell'827 - scrive Dario Alberi nel suo volume Istria1 (ed. LINT), "Montona aveva in parte superato la crisi della nuova era del feudalesimo; già allora ebbe un proprio consiglio cittadino cosÏ stimato da essere chiamato Arbitro, per la serietà dimostrata nella delicata controversia tra i patriarchi di Grado e Aquileia per la posizione di metropolita delle sedi vescovili". E dal potere patriarcale Montona si affrancò alleandosi con Venezia. La dedizione al Leone di San Marco fu comunicata al doge veneziano dal nobile Nicolà Polesini. Colpita dalla peste, acerrima nemica di Capodistria, il comandante della città-fortezza assurse al rango di capitano-podestà.

Poi venne l'Austria, Napoleone e l'Italia.

Infine la seconda guerra mondiale alla fine della quale ben 1.100 persone su 1.400 abitanti lasciarono Montona per l'esilio. Ancora oggi salendo i suoi bastioni l'impressione che si ha Ë di un'enorme fortificazione abbandonata dai suoi armigeri e dimenticata dai vincitori. Dall'alto dei suoi 277 metri Montona impera, triste e solitaria sopra la valle del Quieto. Per lei c'è solo il ricordo di una storia fatta di battaglie, di cavalieri d'armi e d'amori, di resistenze e di fondamentali atti civici. Oggi resta solo il rimbombare vuoto del suo ciotolato. Ingiusta decadenza di una nobilsignora.

Mauro Manzi 27 LUGLIO 1997 Hotmail.

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Nota:

1Dario Alberi. Istria, storia, arte, cultura, LINT (Trieste, 1997)

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Created: Thursday, September 07, 2000; Last updated: Tuesday, October 02, 2007
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