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Post World War II Refugee Camps and Holding Stations
Italy

Details of Camps

La scrittrice Marisa Madieri, nata a Fiume nel 1938 e deceduta a Trieste nel 1996, moglie del noto storico triestino Prof.Claudio Magris, oltre a racconti ed articoli vari, ha scritto due romanzi: La Radura e Verde acqua, pubblicati da Einaudi.

Di Verde acqua, racconto-diario che intreccia episodi attuali e ricordi dell'Esodo, trascriviamo due brani che testimoniano le vicende comuni agli Esuli giuliano-dalmati.

Marisa Madieri descrive il Silos di Trieste, simile ai tanti campi profughi sparsi in tutta l'Italia dove fummo accolti:

[...] Feci cosí la mia prima conoscenza del Silos, dove vivevano accampati migliaia di profughi istriani, dalmati o fiumani come noi. Era un edificio immenso di tre piani, costruito sotto l' impero absburgico come deposito di granaglie, con un ampia facciata ornata da un rosone e due lunghe ali che racchiudevano una specie di cortile interno, dove i bambini andavano a giocare a frotte e le donne stendevano i panni. L'esterno di questo edificio è ancor oggi visibile vicino alla stazione ferroviaria.

Silos, Trieste (c. 1930) - before it was converted to a refugee holding station.

Il pianterreno, il primo e il secondo piano erano quasi completamente immersi nel buio. Il terzo era invece rischiarato da grandi lucernai posti sul tetto, che però non potevano essere aperti.

In ogni singolo piano lo spazio era suddiviso da pareti di legno in tanti piccoli scomparti detti "box", che si susseguivano senza intervalli come celle di un alveare. Si aprivano tra di essi strade maestre e stradine secondarie di collegamento.

I box erano tutti numerati e qualcuno aveva anche un nome, proprio come una villa. Anche le strade avevano nomi di riconoscimento: la strada della dalmata, quella dei polesani, la via della cappella o quella dei lavandini. Naturalmente i box più ambiti erano quelli vicino a una delle rare finestre che si aprivano sull' esterno o quelli del terzo piano, che almeno ricevevano dal tetto la luce del giorno.

Entrare al Silos era come entrare in un paesaggio vagamente dantesco, in un notturno e fumoso purgatorio. Dai box si levavano vapori di cottura e odori disparati, che si univano a formarne uno intenso, tipico,indescrivibile, un misto dolciastro e stantio di minestre, di cavolo, di fritto, di sudore e di ospedale.

Di giorno, dall' intensa luce esterna non era facile abituarsi subito alla debole luce artificiale dell' interno. Solo dopo un poco si riuscivano a distinguere i contorni dei singoli box e ci si rendeva conto della disposizione complessa e articolata del tenebroso villaggio stratificato e dell' andirivieni incessante di persone che si muovevano nelle sue strade e nei suoi crocevia.

Pasqua 1951, un gruppo di profughi nella Cappella del Silos per bnedizione delle pinze e delle uova di cioccolato.
Maggio 1951, Prima Comunione al Silos [Trieste] - presente il vescovo mons. Antonio Santin.

Anche i rumori erano molteplici e formavano un brusio uniforme, dal quale si levavano ogni tanto le note acute di qualche radio, una voce irata, colpi di tosse o il pianto di un bambino.

Trovai la mamma intristita e trascurata e mia sorella cresciuta e un pò inselvatichita. Lucina si era abituata alla vita del Silos e aveva fatto tante amicizie con cui giocava felice tutto il giorno, nella spensierata adattabilità dell ' infanzia.

Il nostro box era tra quelli fortunati del terzo piano, proprio sotto un lucernaio. Era formato da due piccoli ambienti, di cui uno serviva da cucina, quasi tutto occupato dal tavolo e dalle sedie, e l' altro da stanza da letto comune.

Nella cucina era stato ricavato uno sgabuzzino che fungeva da deposito di scope, rifiuti, bottiglie vuote, scarpe, giornali e riviste vecchie.

C'erano anche parecchi secchi e catini che, nelle giornate di pioggia, venivano disposti in vari punti del box per raccogliere l' acqua che filtrava in piccoli rivoli dal tetto.

La nonna Quarantotto stava un pó con la zia Nina e più spesso con noi, poiché la mamma le era maggiormente sottomessa. A pranzo e a cena, tutta la famiglia si metteva in cammino per raggiungere da Piazza Libertà la mensa di via Gambini e spesso, quando la nonna non se la sentiva di fare quel lungo tragitto a piedi, la mamma le portava il pasto a casa, in una gamella.

Trieste, rione di Chiarbola

La Casa dell'emigrante di via Svevo, ora sede di una scuola. L'edificio, costruito nei primi anni del novecento, serviva da concentramento per i cittadini dell'Impero asburgico che emigravano oltre oceano. Era una specie di quarantena di tipo sanitario.

 Campo profughi. Antonio di Pontecagnano in provincia di Salerno (Napoli) 1960-61

Una foto dove si festeggia un giovane che sta per lasciare il campo profughi per ignoto destino. La faccia ritagliata in alto a destra e' della nostra Fiorella Capolicchio, quella a sinistra e´ della sua amica Sonia Capovic emigrata in America e della quale non si sa piu´ nulla. Gli altri non sono conosciuti per nome, ma la stessa sorte li legava in amicizia. I volti cambiavano per i molti arrivi e continuate partenze, li univa la sorte comune di profughi di diverse etnie. (Fiorella Capolicchio)

Tutto quello che rimane della Corderia di via Baiamonti. Tre settori adibiti a spogliatoio per i ragazzi della Polisportiva Chiarbola.

Si nota in fondo il tetto della costruzione della foto a sinistra. Al posto del lungo serpentone della fabbrica di cordami, ora c'è un piccolo campo sportivo. I palazzi adiacenti sono stati costruiti dall'Opera Profughi negli anni 60. Molti reduci dalla "corderia" abitano lì.

IRO Campo Profughi a Bagnoli, Napoli
(before the war it was the Collegio Constanzio Ciano)

Above: September 20, 1951, about 300 refugees in line to leave for Camp Lesum in Bremen, Germany.  In the middle are Silvestro [d] Lettich and his wife Maria and daughter Antonietta (m. Simicich).

Below: view of the camp.

Bari transit camp

I ventidue baracconi di Laterina che già ospitarono prigionieri di guerra inglesi e americani.

Un ricovero per i profughi istriani alla fine del 1947

In tutto, i campi di accoglimento sono 109: dalle catapecchie sul Carso alle ex colonie di Bari, alle vecchie scuole in Sicilia.

Caserma "Ugo Botti" di La Spezia

Gli esuli si adattano ai primi duri anni della diaspora. Nella foto, un androne ricavato nella caserma dove vivono due sorelle istriane.

Laterina

Una recita nel campo profughi di Laterina, in provincia di Arezzo.

Individuals

Ref. No. Name of source Family members ([d] = now deceased) Refugee camp internment dates

Destination

Current residency or status
Place of arrival Method (s = sea; a= air) Date

1

Riccobon, Renata - - New York City, NY USA [s]   Illinois, USA

2

Lorenzutti, Mario - 1956-63 - -   Canada

3

Cramerstetter, Remigio Remigio Cramersterter, wife Fiorella Bonazza-Cramerstetter (wife) & Walter Cramerstetter (son) 1956-57 - -   Canada

4

Teric, Vito - (Altamura); (Bagnoli) - -   New York State, USA

5

Ciceran, Marisa Enrico Ciceran [d], wife Giovanna (b. Iurman/Giormani) Ciceran, and daughters Maria Luisa (Marisa) Ciceran & Bruna Ciceran (m. Anderson) April 1947 (Silos); July 1951 (Bagnoli); August-September 1951 (Lesum, Bremen, Germany) New Orleans, LA USA Gen. S.D. Sturgis [s] Oct. 11, 1951 New York State (2) & New Jersey (1) USA

6

Clapci, Bruno - 1957 (Altamura) (1)
(2)
-   Canada

7

Whyte, Silvana (b. Chersila) Maria [...] Chersila, Marcello Chersila, Silvana Chersila & [brother's name] Chersila 1957-62 - -   New Zealand

8

Edwards LoVerso, Caterina - - - -   Canada

9

Bencic, Gabriella - 1958-60 - -   Canada

10

Ciceran, Alberto - 1940s (?); 1951 (Bagnoli); 1951 (presumed Lesum, Bremen, Germany) Toronto, ON Canada [s]   Canada

11

Simicich (b. Lettich), Antoinette Silvestro [d] and wife Maria (b. Lettich)[d] 1951 (Bagnoli, Napoli; 1951 Lesum, Bremen, Germany) New York City, NY USA [s] Gen. M.L. Hersey Oct. 7, 1951 Washington State USA; both deceased, survived by daughter Antoinette

12

Capolicchio, Fiorella - - - - - Sweden

13

Aitala, Franco   1951 Lesum, Bremen, Germany   [s]   Pennsylvania

14

Majarich, Mario [name family members] Bagnoli       Sydney, Australia
Other camps:

See also:

Sources:

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This page compliments of Marisa Ciceran, Fiorella Capolicchio, Walter Cramerstetter and Pietro Valente

Created: Sunday, January 14, 2003; Last Updated: Tuesday, March 11, 2008
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