Pietro Valente
Ricordi


L'orologio clandestino

Un amico (S.P. per rispetto della privacy) che poi è il protagonista principale del fatto, mi ha raccontato quanto avvenuto nel giugno del 1945 nella zona del porto di Fiume interdetta ai privati, ma dove la presenza dei ragazzini delle adiacenti case dei ferrovieri era tollerata e che veniva usata come campo giochi.

Mentre un numeroso gruppo di ragazzi era intento a giocare (i più numerosi erano quelli della famiglia P.) due ufficiali dell'armata jugoslava, che da qualche giorno aveva liberato la città, decisero di fare un bagno in mare. 

Si spogliarono e dopo aver indossato il costume, depositarono le loro divise accuratamente piegate in una zona pulita; uno dei due militari appoggiò sul suo abbigliamento anche l'orologio da polso. Si tuffarono e nuotarono verso il largo soddisfatti. 

Il nostro S.P. che all'epoca aveva sei anni, preso da cleptomania e senza farsi notare, prese con destrezza e velocemente l'orologio e lo nascose furtivamente sotto un grosso sasso del bagnasciuga, tornando disinvolto tra i compagni. 

Dopo la nuotata, uno degli ufficiali si accorse subito del furto e visibilmente contrariato cominciò ad urlare verso il gruppo di ragazzini, sicuro della loro colpevolezza. Questi ignari del fatto, si avvicinarono immediatamente con atteggiamento amichevole e visto che l'ufficiale, parlando in una lingua sconosciuta, indicava nervosamente con l'indice della mano destra il suo polso sinistro, cercarono di aiutarlo dicendo:

"Muli* el vol saver che ora che xe!"

Presi a calci nel sedere (escluso il colpevole che si era tenuto prudentemente lontano), maltrattati di brutto, non videro altra soluzione se non quella di darsela a gambe. 

La confessione dell'impresa venne fatta alla sera ai cinque fratelli maggiori che vollero recuperare il bottino con il buio. L'orologio (di marca tedesca e probabilmente preda di guerra) era magnifico e venne preso in consegna dal fratello maggiore che fece pesare l'età e la prestanza fisica.

La famiglia (la madre era di Rovigno e doveva tirare su i figli tutti maschi da sola, essendo il marito scomparso durante i primi giorni dell'occupazione) dopo qualche mese si trasferì a Trieste, orologio compreso. Ha funzionato fino a qualche anno fà perfettamente, poi si è fermato per sempre: non esistono pezzi di ricambio neanche da adattare. Ora è in possesso di chi lo sottrasse che lo custodisce gelosamente nel ricordo di un'azione "ardita contro il nemico".

Certo che erano tempi duri non solo a Fiume. Si portava a casa tutto quello che si trovava anche a costo di violare la legge e di finire in grossi guai. Anche in questo fatto di cronaca spicciola ci sta un pò di umorismo.

*Mi dicono che per dire "ragazzi" (a Capodistria si diceva "fioi") a Fiume si dicesse "muli" come a Trieste.

Pietro Valente


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This page compliments of Pietro Valente

Created: Wednesday, September 25, 2002; Last Updated: Tuesday, October 02, 2007
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