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Storia
Religione
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Presenza Ebraica in Istria
Uno sguardo su una storia da non dimenticare
Riemergono dal passato nomi, luoghi, vicende
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di Graziella Semacchi Gliubich

rabi-s.jpg (31874 bytes)La storia del popolo ebraico si snoda attraverso un periodo lunghissimo, forse il più lungo fra le storie di tutti i popoli. Ha inizio con Abramo, nel momento in cui lascia la patria e la famiglia per andare verso la Terra Promessa; ma ciò che ne costituisce il carattere specifico, nei secoli, è che riesce a mantenere la sua autosufficienza: a contatto con i grandi movimenti spirituali quali il Cristianesimo, Maometto, la filosofia aristotelica e scolastica, la scienza medioevale, l'Umanesimo, il Rinascimento, la Riforma e la Rivoluzione francese, la storia degli ebrei  si svolge parallelamente a quella di tutto il mondo mediterraneo conservando  la propria autonomia.

Istria  - XII  e  XIII Secolo

Tralasciando le complesse vicende delle dolorose peregrinazioni di questo popolo dall'indomabile volontà di sopravvivenza,  di cui ha fornito grandi prove anche in epoche recenti, vediamo di ricostruire gli aspetti legati alla sua presenza in Istria, che antichi documenti fanno risalire al XIV secolo.

Le condizioni finanziarie della penisola istriana, nel XII e XIII secolo, non erano delle migliori e, per sopperire alle necessità dei commerci e del popolo, si era instaurata la pratica di ricorrere ai servizi dei prestatori di denaro venuti da altri paesi. In prevalenza mercanti toscani giunti come fuorusciti ghibellini dopo il 1286. Costoro, diventati sempre più esosi, sollevarono il malcontento generale, vennero costretti a restituire gli "stromenti di mutuo" e, di conseguenza, allontanati. Furono sostituiti da "feneratori" ebrei tedeschi. Fenerare significava prestare denaro ad usura ad un tasso prestabilito e non ; come avverrà in seguito &endash; a interesse particolarmente elevato. E "banchi feneratizi" erano definiti quelli che oggi si chiamano Istituti di Credito e Monti di Pietà.

Molti ebrei della Diaspora, giunti in Europa, esercitavano quest'attività che era una delle poche loro permesse. Non potevano, ad esempio, praticare libere professioni - tranne quella di medico - non potevano fare i soldati, raramente potevano diventare proprietari d'immobili; potevano però prestare denaro ad usura, termine che allora significava semplicemente normale interesse. La Chiesa, infatti, che vietava ai battezzati di "fenerare", secondo l'esortazione evangelica a non pretendere interessi, ribadita nei vari Concili con le "decretali" e con numerose disposizioni canoniche, non lo vietava agli ebrei poiché, in quanto tali, questi erano senza speranza di salvezza. Ma prestare denaro a interesse, nel Medioevo, equivaleva più o meno all'attribuzione della qualifica di un pubblico servizio, il che migliorava molto la posizione sociale dell'ebreo, garantendogli alcune libertà di cui non avrebbe potuto godere in altre circostanze.

Istria - XVI secolo

Nel corso della storia ci sono state diverse figure carismatiche che hanno suscitato la falsa speranza nell'imminenza della redenzione. I primi rapporti noti di aspettative messianiche nelle terre ceche risalgono alla prima metà del 13° secolo. Altre fonti confermano l'influenza di Asher Lemmlein (Lämmlein), che predicava del Messia nel nord Italia e in Istria nel 1502. Era un tedesco che si proclamò d'essere un precursore del Messia che annunciò che se gli ebrei sarebbero penitenti e praticarono la carità, entro un anno e mezzo il Messia sarebbe arrivato, ed una colonna di nube di fumo sarebbe preceduto gli ebrei al loro ritorno a Gerusalemme.

Avendo guadagnato molti aderenti in Italia, Lemmlein viaggiò attraverso l'Austria e la Germania, ricevendo enntrambi simpatia e credibilità. Si dice che anche i cristiani avevano creduto nella sua profezia messianica. Il cronista Ganz narra che suo nonno aveva distrutto un forno destinato alla cottura del pane azzimo, credendo fermamente che in occasione della prossima Pasqua lui sarebbe stato con il Messia in Palestina. Ovunque Lemmlein passava, si trovavano molti digiuni, molte preghiere, e molte distribuzioni di elemosina, in modo che l'anno della sua propaganda è stato chiamato l'anno di penitenza. Ma lui scomparve improvvisamente; e l'agitazione cessò.

Capodistria - XIII ad XVII Secolo

Sembra certo che fosse Capodistria la prima città istriana a giovarsi delle prestazioni di banchi feneratizi tenuti da ebrei. Legata a Venezia fin  dal 1279 tanto sul piano degli interessi economici quanto su quelli culturali e di costume, l'antica Giustinopoli ha fatto giungere fino ai nostri giorni un manoscritto del 1391 che si ritiene parte di un libro fatto trascrivere dagli ebrei. Vi sono minuziosamente fissate le garanzie, i diritti e i doveri che interessavano le parti contraenti, ossia gli ebrei, la comunità e il governo. E si apprende che i primi feneratori ufficialmente riconosciuti da questo codice furono Davide Weimar e Salomone de Crucilach, che risiedevano a Capodistria almeno dal 1386, poiché si è a conoscenza che in quell'anno già operavano con un regolare contratto notarile.

Il banco di Davide Weimar si perpetuò attraverso l'operato dei figli Marco e Mandolino fino al 1434, quando fu chiuso d'autorità dal podestà Zanzotto Calbo, su volontà della Serenissima, non più ben disposta verso la piccola comunità ebraica capodistriana. I dissapori nascevano, ancora una volta, dall'insofferenza dei cristiani verso i giudei, provocata da fanatismi religiosi comuni nell'Alto Medioevo e dal fatto che la ricchezza accumulata dai banchieri (oltre all'usura essi esercitavano anche la riscossione dei dazi e delle gabelle) li rendeva sempre più invisi al popolo. A Capodistria si cominciava a respirare un'aria diversa non solo nei confronti dei feneratori ma anche verso tutti i correligionari che avevano ottenuto il permesso di abitare e lavorare nella cittadina: Samuele de Magoncia, Abramo Liberman, Moisè di Samuele e Samuele di Salomone, con le rispettive famiglie ai quali, nel 1427, il doge Francesco Foscari pur aveva riconosciuto il diritto di lavorare secondo le consuetudini in vigore. Nonostante la chiusura del banco e la morte del fratello, Mandolino rimase caparbiamente a Capodistria sino al 1443, quando poté riottenere il riconoscimento dei suoi diritti, ingiustamente aboliti. Grazie probabilmente anche al ricordo della stima goduta dal padre, al quale persino il Comune di Trieste si era  rivolto il 14 maggio del 1416 per avere un prestito necessario a riscattare dalle mani di Federico conte di Cilli gli ambasciatori triestini Antonio e Leonardo Blagovicchio.

Negli anni seguenti comparirono altri ebrei, sempre sottoposti alle regole degli antichi Capitoli alle quali si erano aggiunte quelle che riconoscevano alla comunità il diritto di poter osservare senza impedimenti la legge del sabato, di avere una sinagoga (situata in Calegaria, non lontana dalla strada conosciuta come "Calle degli Ebrei") e di poter disporre di un proprio cimitero. Però l'insofferenza nei loro confronti andava aumentando, al punto che nel 1463 il doge Cristoforo Mauro si vide costretto a raccomandare ufficialmente ai predicatori cristiani di non aizzare dal pulpito il popolo dei giudei. Due anni dopo, l'incendio doloso della sinagoga; in seguito soperchierie piccole e grandi resero sempre più difficile la vita della comunità, che pur si era dimostrata necessaria alla vita cittadina. Nel 1479 a Capodistria viveva soltanto un feneratore, che cessò ben presto di operare, sostituito nuovamente da mercanti toscani.

La soluzione non diede grandi frutti e si pensò più volte di richiamare i feneratori ebraici. La richiesta fu respinta poiché stava maturando l'idea di erigere un Sacro Monte dei Pegni, che entrò in funzione nel 1550. Non si risolse molto neppure così, per l'economia cittadina, e nel 1573 al Monte si fece affiancare l'opera di un banchiere ebreo. Ricomparvero quindi gli ebrei a Capodistria, spesso però osteggiati dall'animosità dei capodistriani contrari e dall'istituzione di un altro Sacro Monte che fu aperto nel 1608.

Pirano -  XV ad XVII Secolo

Ciononostante gli ebrei mantennero il diritto stipulato col Contratto del 1573, rinnovato ogni dieci anni fino al 1613, anno in cui la comunità ebraica si accomiatò definitivamente e ufficialmente dalla città, dopo oltre duecento anni di presenza praticamente continua.

Capodistria non fu l'unica cittadina a coltivare rapporti più o meno conflittuali con le comunità di ebrei che, nel tempo, si succedettero nelle varie località della penisola istriana: Marin Sanudo il Giovane, veneziano, diplomatico, storico e cronista, nel suo "Itinerario per la terraferma veneziana dell'anno 1483" - quasi unica fonte di notizie istriane dell'epoca - scrive riguardo a Pirano che "…qui è bon et perfecto viver" ma dà anche la conferma che "…la Comunità à Zudei". In quell'anno la città aveva chiamato Mosè Sacerdote, senza fornirgli però la possibilità di cercarsi un socio, non essendo egli da solo in grado di soddisfare le esigenze dei piranesi. L'anno seguente i Capitoli modificati permisero l'apertura del banco, affidato alla direzione dell'ebreo Giuseppe, ai fratelli Sacerdote, Mosè e Giacob e ad Abramo e Aronne Stella, che operarono, assieme ai discendenti, per quasi un secolo e mezzo, finché il banco "col progresso del tempo restò per l'impotenza de' medesimi dismesso". I discendenti di queste e di altre famiglie continuarono comunque ad abitare a Pirano esercitando vari commerci, vivendo relativamente tranquilli.

Le norme dei Capitoli che legavano ebrei e Comune, con l'avallo di Venezia, prevedevano tutti i casi che potevano turbare l'inserimento degli ebrei, elencando anche i loro doveri nei confronti della comunità. Fra questi: Giuseppe e compagni - ed i loro discendenti - dovevano godere degli stessi diritti dei cittadini piranesi; non potevano essere obbligati a lavorare il sabato e nei giorni delle loro feste; i macellai dovevano fornire, al prezzo legale, la carne macellata secondo le usanze ebraiche; il comune si obbligava ad assegnare loro un terreno per il cimitero e a sorvegliare che non venissero molestati nelle sinagoghe. Inoltre, i maschi oltre i 13 anni dovevano portare la "O" sugli abiti, salvo quando viaggiavano per l'Istria o nei territori veneti. Da quest'obbligo erano esentate le donne. Un'altra norma li obbligava a rimanere in casa il Venerdì santo per non essere molestati dai cristiani più fanatici e intolleranti. E' curioso osservare come i feneratori non fossero tenuti a rispondere dei guasti causati dalle tarme o dai topi alle merci depositate in pegno.

La chiusura del banco, avvenuta verso il 1630, causò ai commercianti piranesi una situazione alquanto difficile, al punto da far loro indirizzare al Capitano di Raspo, nel febbraio 1633, la richiesta della sua riapertura, da affidare ai discendenti dei primi ebrei insediatisi a Pirano. Ma dopo vari tentennamenti, nel 1634, il governo preferì fondare un Monte di Pietà. I Sacerdoti e gli Stella inviarono a loro volta una petizione per poter praticare almeno la mercatura e mantenere i diritti acquisiti con i Capitoli del 1483. Il Consiglio si pronunciò favorevolmente e rinnovò il permesso negli anni seguenti, in attesa dell'autorizzazione definitiva del Senato di Venezia, che, non si sa per quali motivi, arrivò appena nel 1681. Questi cenni costituiscono i tratti essenziali della presenza ebraica a Pirano, sebbene poco si sappia dell'effettiva consistenza numerica della comunità che vi si perpetuò fin quasi ai nostri giorni, completamente inserita nella realtà locale. L'ultima famiglia ebrea di cui sia giunta notizia, una famiglia "mista" in quanto la moglie e i figli erano cattolici, quella dei Curzolo, lasciò il paese nel 1944 per mettersi al sicuro dalle persecuzioni.

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ALTRE COMMUNITA' ISTRIANE:

Isola - Rovigno

Le vicende degli ebrei, che costituirono una componente importante delle diverse località istriane, furono condizionate dalle vicende storiche che facevano capo a Venezia prima e agli Asburgo poi e da quelle che avevano dato luogo alle numerose migrazioni e ai massacri; ma si può ragionevolmente supporre che per le comunità insediate in Istria la qualità della vita, nonostante gli inevitabili problemi quotidiani, fosse buona.

Isola - Trieste - Rovigno:  XV - Secolo

A Isola è accertata, nel 1478, la presenza di Davide Maier che ebbe rapporti commerciali anche con le altre cittadine. Comparino di Ganhausen visse e lavorò a Pola nel 1427, proprietario di un banco feneratizio in società con certi Samuele e Iona: ebbero intense relazioni commerciali con Salomone, feneratore nella città di Trieste. Nulla si sa per Parenzo. Monsignor Tommasini, vescovo di Cittanova, racconta nei suoi "Commentari storico geografici della provincia dell'Istria" come nel 1647 esistesse ancora a Rovigno una famiglia di ebrei composta dai fratelli Abram e Lucio Stella, "il primo molto virtuoso e versato nella poesia, l'altro dedito ai negozi", ultimi discendenti di un ceppo importante stabilitosi a Rovigno fin da tempi remoti. La loro abitazione era situata nel "ghetto" esistente tra la contrada Parenzo e la contrada Grisia, dove si trovava la casa di un avo paterno del famoso glottologo Antonio Ive (1851-1937). Durante le opere di restauro dell' edificio vennero rinvenute delle ossa umane, per cui si dedusse che in quel terreno ci doveva essere stato un cimiteroebraico, a comprova ulteriore di quella presenza nel paese. Ive cita pure l'esistenza del sottoportico "dei barbuti" formante l'ingresso del ghetto e così denominato in quanto a quei tempi gli ebrei erano i soli a portare la barba.

La parola "ghetto" compare molto spesso per definire sbrigativamente la zona della città nella quale erano situate le dimore degli ebrei.

Le "Giudecche e le "Ghetto" in Venice ed Istria

Inizialmente i quartieri dove si insediavano presero il nome di "giudecche", per estensione del termine derivante, probabilmente, da giudeo. Si crede, infatti, che il sestiere di Venezia della Giudecca debba il suo nome al fatto che fu il luogo dove si stabilirono i primi "zudei" giunti nell'isola. Fu la paura di vivere isolati, lontani dai correligionari, causata dalla ricorrente ostilità dei popoli che li ospitavano che spinse gli ebrei a raccogliersi nelle giudecche, che in alcune città erano costituite semplicemente da una o più vie e piazze. Ma non fu questa l'unica ragione: per mantenere e seguire i loro precetti gli ebrei non potevano abitare presso famiglie di altre confessioni. Ed avendo le autorità dell'epoca interesse ad incrementare i commerci, furono presi accordi per costruire o destinare loro degli edifici dove potessero continuare ad osservare le proprie tradizioni religiose, svolgendo del pari attività utili alla cittadinanza.

La giudecca fu sostituita dal ghetto a partire dal XVI secolo e fu un frutto velenoso della Controriforma. La differenza consisteva nel fatto che il raggruppamento degli ebrei in un punto solo della città non era più volontario ma diventava obbligatorio, (sembra che la parola "ghetto" tragga origine dal "getto" di Venezia, una fonderia in cui venivano "gettati" i metalli). Queste, in sintesi, le origini delle denominazioni di giudecca e ghetto che caratterizzarono anche in Istria i luoghi abitati dalle colonie ebraiche susseguitesi nei secoli, senza che si giungesse però ai limiti estremi del significato di "ghetto", probabilmente per l'esiguità numerica degli ebrei ma soprattutto per seguire le direttive della Serenissima.

Le origini degli Ebrei

Ma quale era la provenienza degli ebrei che si stanziarono nel territorio istriano? Il discorso è complesso. Dai tempi della diaspora furono numerose le correnti migratorie, causate spesso dalla furia antisemita, antica maledizione che diede luogo a veri e propri massacri (però gli eccidi più feroci non si verificarono in Italia, alla quale si deve anzi riconoscere di essere stata uno dei paesi più miti nei confronti del popolo ebreo). Perciò vari furono i flussi migratori che videro schiere di ebrei sefarditi e askenaziti muoversi tra l'Europa e l'Oriente per poi tornare sui propri passi, a seconda delle mutanti condizioni politiche ed economiche, mantenendo nel tempo integra la loro fede e stretti i rapporti tra correligionari. I nomi caratteristici che risuonano ancora nelle nostre orecchie, quali Sacerdote, Stella, Comparino da Ganhausen o Weymar ci fanno supporre antiche provenienze sia da regioni italiane che da paesi del Centro Europa. Ma le orme lasciate da quelle genti per giungere in Istria in un passato più o meno lontano sono ormai cancellate dalla patina del tempo.

Yiddish Ninna Nanna

Come le parole della malinconica e rassegnata ninna nanna che fa parte della tradizione popolare yddish e che sarà risuonata chissà quante volte sotto il cielo istriano, cantata da mamme ebree vissute a Capodistria, Isola, Pirano o Rovigno:

In un angolo del tempio, tutta sola,
siede una vedova, figlia di Sion.
Culla il suo piccolo Yidele
e gli canta una ninna nanna per addormentarlo.
Ay-lu lu, lu lu

Sotto la culla del mio Yidele
c'è una capretta bianca come la neve.
La capretta è andata al mercato.
Questo sarà anche il tuo destino:
venderai uva passa e mandorle.
Dormi, mio piccolo Yidele, dormi.

Origine:

  • Dal bi-mensile "Trieste ArteCultura" ( edizione telematica del Giugno 1999)

Glossario:

CITTA` ED ALTRI NOMI - Si vuole compilare una lista dei nomi delle varie famiglie .ed associarli con le città elencate nei successivi periodi storici. Altri dati sono forniti data la scarsità delle sorgenti e per uso futuro.

CAPODISTRIA

  • Davide Weimer e Salomone de Crucilac
  • Marco and Mandolino, figli di Davide Weimeer
  • Samuele de Magoncia, Abramo Liberman, Moisè di Samuele e Samuele di Salomone

ISOLA

  • Zanzotto Calbo,“podestà”
  • David Mayer, visse ad Isola nel 1478.

CITTANOVA

  • Monsignor Tommasini, vescovo di Cittanova, autore del "Commentari storico geografici della provincia dell'Istria"

PIRANO

  • Mose Sacerdote
  • Marin Sanud il Giovane (scrittore)
  • I fratelli Sacerdote, Moses e Giacob, ed Abramo con Aronne, Abramo e Aronne Stella
  • La famiglia Curzolo

POLA

  • Comparino di Ganhousen (con Samuel ed Iona)

ROVIGNO

  • Abramo e Lucio Stella, Antonio Ive (1851-1937)
  • Contrada GRISIA
  • Contrada PARENZO
  • VIDELE (Un infante maschio)

TRIESTE

  • Salomone, “feneratore” [prestatore] della città di Trieste.
  • Ambasciatori Antonio e Leonardo Blagovicchio prigioneri di: Federico conte di Cilli - Carinthia

VENEZIA = ossia “La Serenissima”

  • GIUDECCA = Quartieri degli Ebrei
  • Marin Sanud il Giovane, Veneziano, diplomatico, storiografo e “cronista”, autore dell' "Itinerario per la terraferma veneziana dell'anno 1483" - un' unicasorgente di notizie istriane.
  • “Doge” Francesco Foscari, Doge = dux = Duce = il capo del “Consiglio dei Dieci

YIDDISH (in Tedesco: judisch = una abbreviazione di judisch-deutsch=una lingua parlata da molti Ebrei europei dai loro discendenti in molti altri continenti, e` un dialetto del Tedesco Alto, scritto con i caratteri Ebraici,, che anche include elementi Ebraici ,Russi. Polacchi,ecc.

GIUDEI, EBREI= “Zudei”[nel dialetto veneziano]

  • Ebrei Ashkenazi: si stabilirono nella Europa centrale e settentrinale dopo la dispora.
  • Ebrei Sefardici: ebrei che proveniron dalla Spagna e dal Portogallo prima della Inquisizione

MUSICAL ITEMS - “Ninne-nanne in YIDDISH:” similli a quella nell'articolo si trovano nel web in un altro sito a: http://jewishmusic.com/cgi-bin/sidedoor.pl?/ydvar63d.htm??http://infoseek.go.com/Titles?col=WW&sv=M8&lk=noframes&nh=10&qt=Yiddish+lullaby.

(Glossario steso da Franco G. Aitala)

Bibliografia:

  • Presenza ebraica in Istria (Italiano) - http://216.239.51.100/search?q=cache:jQh9gSmZjCoC:multicultura.univ.trieste.it/ebrei/Artecultura-giugno1999.pdf+Istria&hl=en and http://multicultura.univ.trieste.it/ebrei/Artecultura-giugno1999.pdf
  • http://www.jewishmuseum.cz/en/aroucho.htm
  • http://www.jewishencyclopedia.com/view.jsp?artid=178&letter=L
  • Misc. internet sites.

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This page compliments of Franco G. Aitala, Marisa Ciceran and Guido Villa

Created: Thursday, February 24, 2000; Last updated: Saturday, April 16, 2016
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