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Santi e Beati
Religione
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Beato Elio

La storia ecclesiastica, e l'agiografia in particolare, della regione altoadriatica orientale presenta larghi vuoti di conoscenza. Molte sono le cause, tra cui la perdita di preziose fonti archivistiche.

La figura e l'opera del beato Elio (forse adattamemo di Elia) è giunta a noi attraverso tardivi e fantasiosi racconti di vari autori, appoggiandola senza fondamento storico a S. Ermacora d'Aquileia, discepolo di S. Marco, con l'insostenibile collocazione nel I secolo. E' assodato ormai che Aquileia come chiesa gerarchica parte dal secolo III e che ad essa fanno capo le chiese istriane. Ciò non toglie che, dati i rapporti con Alessandria d'Egitto, cristiani di origine greco-orientale abbiano difiuso il verbo cristiano molto prima in forma di predicazione itinerante.

S. Paolo, scrivendo da Roma la sua seconda tettera a Timoteo negli anni 66-67, afferma {cap. IV, 10): "Tito è in Dalmazia", accennando con questo che i suoi collaboratori stavano fondando comunità a largo raggio, nel nostro caso lungo l'Adriatico. Egida o Capris (Capodistria) certo è figlia di Aquileia, ma poté avere qualcuno di quei missionari attestati alla fine del primo secolo dalla Didachè, dotati di forte spirito carlsmatico, i quali precedono il ministero organizzato, accentrato in un secondo tempo da Aquileia. Per motivi particolari della quale, la leggenda di S. Marco colà è riportata appena da Paolo Diacono. E' tardiva, e comune, la fonte che collega l'origine delle chiese istriane. Si tratta della Passio dei SS. Ermacora e Fortunato, nella quale si legge che Ermacora per il servizio apostolico seniores el levìtas ad civilatem tergestinam, et post hoc presbiterum et diaconum direxit, el per alias.

Per conto nostro non possiamo disattendere le tradizioni locali e la prassi liturgica che riguardo il nostro Elio ci forniscono un quadro abbastanza affidabile.

Egli ebbe culto nella basilica giustinopolitana; sappiamo che fu considerato il secondo protettore della diocesi e della città e che le sue reliquie erano venerate e visibili entro 1'urna collocata nell'altare della cripta, che risale, come tale, almeno all'epoca carolingio-ottoniana. II calendario liturgico ab immemorabili disponeva la sua festa, con rito solenne, alla data del 18 luglio.

II possesso delle sue reliquie, autentiche o presunte che fossero, al pari di quelle di San Nazario, supplì che a lui fossero erette chiese filiali o altari in cattedrale o altrove.

II vescovo di Capodistria Paolo Naldini, cultore di storia ecclesiastica, seguendo lo Schoenleben e altri, nonché attingendo a notizie d'archivio, raccoglie col suo stile ampolloso quanto sa del Santo, che nacque nel vicino villaggio di Costabona, (Castrum Bonae) ad Aquileia si formò alla scuola di Ermacora e da questi fu inviato precisamente ad evangelizzare l'lstria, con fruttuosa predicazione, accompagnata da «stupendi miracoli». Lo stesso autore, dopo l'accenno al prodigioso e tardivo rinvenimento delle reliquie, attesta che queste ebbero culto onorifico sull'altare della cripta della cattedrale entro un'una di vetro formata ad ancona. Distrutta e interrata la cripta (1713-1717) nessuna memoria d'arte ci è pervenuta, dopo la ben discutibile ricostruzione del duomo.

II Manzuoli nella sua preziosa operetta sull'Istria e i suoi santi, riporta la leggenda ossia le lezioni del breviario che venivano cantate «nella festività di S. Helio confessore della villa di Costabona, giurisditione di questa Diocese».

Nel villaggio di Costabona, nell'entroterra capodistriano, viene additata come la casa natale del B. Elio una graziosa chiesetta fastigiata, munita di iscrizione e stemma, datata 1742 sull'architrave d'ingresso. II tempietto fu allora consacrato dal vescovo diocesano Agostino dei conti Bruti. L'altare tra le statuine di angeli e santi porta anche 1'immagine del Beato Elio diacono.

Un cofanetto, inserito sotto la pala dei SS. Pietro e Paolo contiene le reliquie del Beato Elio (altare della navata laterale nella Cattedrale di Capodistria). Veniva aperto il 18 luglio per la celebrazione e per la devozione dei fedeli.

Bibliografia:

  • N. MANZUOLI, Descrittione della Provincia dell'Istria con la nota delli Santi, Venezia, 1611;
  • P. NALDINI, Corografia della Città Diocesi di Giustinopoli ecc, Venezia, 1700, pp. 483-485;
  • F. SEMI, Il duomo di Capodistria, Parenzo, 1934, p. 35; P.
  • PASCHINI, La chiesa aquileiese, Udinese, 1909;
  • G. CUSCITO, Cristianesimo antico ad Aquileia e in Istria, Trieste, 1977; G.F.
  • TOMMASINI, Commentari, in «Archeogr. Triestino», IV, 1837, p. 349;
  • L. PARENTIN, in Voce Giuliana, 16.3.1974;
  • A. LEISS, La Rotonda di S. Elio e battistero dei Carmini, in «Pagine Istriane», 1912, pp. 243-251;
  • G. PUSTERLA, Per I'ingresso solenne a Capodistria di Mons. vescovo Giovanni N. Glavina il 15 agosto 1882, p. 27, cita la «rotonda» della B.V. Assunta (un monumento preromanico, forse battistero per gli esterni; conservava sull'altare l'incoronazione Bella vergine, opera di B. Carpaccio; tolto al culto, adibito per un secolo a magazzino, dal 1907 fu sede dell'associazione cattolica intitolata al Beato Elio, finché nel 1926 divenne cappella del Seminario);
  • Archivio storico Bella diocesi di Capodistria (presso la Curia vescovile di Trieste): Atti relativi alla conservazione o alla demolizione e vendita all'incanto di 21 oratori esistenti a Capodistria, in ottemperanza al decreto ducale del 1785. L'elenco descrittivo del 1978 comprende quelli già distrutti o profanati. Tra i conservabili e in buono stato figura la «B.V. Bella Rotonda».

Ristampato da:

  • Luigi Parentin, Il Cristianesimo in Istria, [publisher] [city, date], pp. 49-50.


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This page compliments of Marisa Ciceran and Mario Demetlica

Created: Monday, May 17, 2004; Last Updated: Monday, October 22, 2007
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