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Pola in bicicletta

Con il ritiro di Bruno Bulić dalle piste si conclude un periodo aureo del ciclismo polese, periodo che in questa regione ha dato lustroalclub "Siporex" e ha fatto si che i nomi dei ciclisti polesi vengano pronunciati con ammirazione. Oggi il ciclismo polese sta cercando nuove vie di affermazione.

Nel "pattinaggio" polese, la canzonetta "piccola stanza tre per tre" vuole riferirsi agli ambienti del club ciclistico "Siporex", erede di una tradizione cittadina quasi centenaria della "pedalata" di un club che ha certamente di che fregiarsi. E questa stanzetta zeppa di trofei, coppe, riconoscimenti, muta ma molto eloquente, e' testimone dei tempi passati di quello sport che, accanto al canottaggio e alla boxe, ha dato a Pola le maggiori soddisfazioni sportive. Gli assi del pedale, come Giovanni Sironi, Nevio Valčić, Cvjetko Bilić, Bruno Bulić, hanno segnato decenni di brillanti successi del ciclismo polese.

Intere generazioni di ciclisti di talento sono venute formandosi sui loro esempi. Oggi Pola non puo' vantare maestri di tale vaglia, ma forse alcuni dei ragazzini che rappresentano le speranze di questo club potranno tra non molto aggiungere nuove pagine alla sua storia. Nel frattempo, vecchie pagine ingiallite dal tempo ci rimandano agli inizi della storia del ciclismo polese.

Secondo il modello, non certo intenzionale, della tradizione inglese, il primo sodalizio "Veloce Club Polese" venne concepito in un caffe', non appena nella citta' dell'Arena, nell'anno 1896, comparvero le prime biciclette con le ruote di uguali dimensioni. La storia del sodalizio ricorda anche i nomi degli entusiasti che trasposero quest'idea nella realta'. - Guido Sambo, Gregorio Fabretto, Rodolfo Kovačević, Raimondo Gazzola, Narciso Bearz, Guglielmo Mareson, Tito Masserzon, Silvio Silvilotti, Antonio Bearz e Carlo Matetić. Ben presto ebbero inizio le prime gare con l"'accompagnamento tecnico" su carri a tiro animale e il primo vincitore sul tratto Pola-Gallesano-Dignano-Gimino-Pisino-Pola fu il Sinti alla rispettabile velocit di 27 chilometri all'ora.

L'ascesa veloce di questo sport si conferm, nell'anno 1899, con l'inaugurazione di una moderna pista, lunga 333 m, con le tribune per 1200 spettatori, sull'area dell'odierno Ginnasio. Su questa pista vengono organizzate varie corse che fanno di Guido Sambo uno dei piu' noti ciclisti dell'Impero austro-ungarico. Si fondano nuovi club, ma gia' nell'anno 1910 ha un inizio un periodo di stasi, la pista cede il posto all'odierno edificio del Ginnasio.

La prima guerra mondiale e poi la dittatura fascista influiscono senz'altro sullo sviluppo del ciclismo a Pola, cio' nonostante questo sport si mantiene fino alla nuova grande guerra. Gi nell'anno 1939, il quattordicenne Giovanni Sironi rivela le sue grandi qualita' e possibilita', che conferma dopo la guerra. Diviene membro della nazionale italiana di ciclismo, poi allenatore della nuova generazione di ciclisti nella quale, accanto ai grandi nomi come Mario Išić e Romano Matossi, in particolare brilla la stella di Nevio Valčić. Vali trionfa nell'anno 1953, conquistando per il club polese il primo titolo di campione della Jugoslavia del dopoguerra.

Cinque anni piu' tardi e' al primo posto nella corsa "Attraverso la Jugoslavia", anche grazie all 'indimenticabile vittoria nella tappa piu' pesante, la salita verso il Vršić. Nell'anno 1960, Nevio partecipa alle olimpiadi di Roma, dove si assicura il dodicesimo posto; con la sua forza magnetica riesce ad attirare nel club molti giovani. Uno di questi, Cvjetko Bilić, seguira' le orme del suo grande maestro. E non solamente. Diviene la leggenda ciclistica di questi territori. Nevio Valčić, Lino Sebelić, Egidio Bilić e Slavko Ostović vincono il campionato a squadre jugoslavo ne1 1961; negli anni 1969 e 1973 questo titolo va alla piu' prestigiosa generazione del ciclismo polese, Milivoj Pocrnja, Anton Remar, Pero Tomašić e Marjan Safarić, capitanti da Cvjetko Bilić. Quest'ultimo per due volte, nel 1965 e ne1 1971, vince il giro della Jugoslavia, e conquista sette titoli jugoslavi; i suoi successi si susseguono a catena in molte corse internazionali ed anche olimpionico di ciclismo, come il suo maestro Nevio Valčić.

Verso la meta' degli anni Settanta compare alla ribalta un nuovo junior polese che da' la scalata al mondo del ciclismo - Bruno Bulić. Da junior di talento diviene senior di successo. In un solo anno, nel 1978, conquista tre titoli di campione jugoslavo - su strada, di ciclocross e nella prova a cronometro. Bruno entra a far parte dell'elite dei partecipanti alle Olimpiadi. A Mosca, nell'anno 1980, e' l'unico tra i ciclisti jugoslavi che riesce a concludere la corsa su strada individuale, mentre nella corsa a squadre il suo contributo per la conquista dell ' ottavo posto eccezionale. Viene notato degli Italiani e si trasferisce in Italia, dove continua la sua carriera come professionista.

Con il ritiro di Bruno Bulić si conclude un periodo d'oro del ciclismo polese, periodo che ha dato lustro alla "Siporex" e ha fatto s che i nomi dei ciclisti polesi vengano pronunciati con ammirazione. Ma non solo quelli finora citati. Ai success del ciclismo polese hanno contribuito anche gli sforz, la perseveranza, l'abilita' di Romano Matossi, Miljenko Butković, Pavle Fonović, Franjo Kolarić, Saša Ćus, Željko Lorencin, Aldo Lalić, Valter Kancijanić e di molti, motti altri.

C'e', pero' un nome particolare nella storia postbellica del ciclismo polese che e' collegato strettamente con tutte queste vittorie. Eduard Rajković, uno dei piu' noti e stimati tecnici del ciclismo, e' stato lo "spiritus movens", il promotore instancabile dello sviluppo di questo sport e con la sua enonne energia e un particolare temperamento ne ha contrassegnato un intero periodo. Rajković e' stato selezionatore federale e organizzatore instancabile e senza di lui sarebbe addirittura impensabile l'organizzazione della piu' vecchia corsa a tappe europea per glijuniores, il Giro dell'Istria. Solo la 32a edizione di questa corsa prestigiosa, quella dell'anno scorso, non e' stata diretta da "patron" Edi.

Cvjetko Bilić a suo tempo aveva accettato il ruolo di allenatore e fino a poco tempo fa e' stato anche selezionatore della nazionale jugoslava. Oggi allenatore Bruno Bulić e cio' sta significare che i migliori ciclisti polesi sono sempre pronti a trasmettere le proprie esperienze alle nuove generazioni.

Il ciclismo e' uno sport attraente, pero' e' anche uno sport che molti abbandonano quando capiscono quanto sia pesante ed esigente. Richiede tanto lavoro e molte rinunce, anni di completa dedizione al pedale, ma solo cos si possono raggiungere le vette pi alte. In questi ultimi anni, nel club polese Bruno Bulić, Claudio Bearzi e i loro collaboratori si sono dedicati al lavoro con i giovani e all'organizzazione di gare. Anche se momentaneamente non si registrano grandi e altisonati successi, certo e' che il club "Siporex" e' uno dei migliori, dei piu' agili ed efficaci organizzatori di corse.

Ai molti trionfi, conseguiti dai membri di questo club, vengono ad aggiungersi due riconoscimenti che il "Siporex" ottenne nel 1981, e sono il Premio Citta' di Pola e il Trofeo della Federazione per la Cultura Fisica.

I ciclisti di punta non vengono su ne spesso, ne dall'oggi al domani. Nel "Siporex" sono coscienti che una pleiade di brillanti ciclisti, quale questa citta' ha avuto in passato, si ricorda a lungo, sanno anche che gi da molto se ne attende una nuova, ma sono fiduciosi. La squadra odierna conta una ventina di giovani entusiasti che aspettano la propria buona occasione per affermarsi. Ne il tempo, ne le condizioni sono proprio favorevoli a tali speranze, la continuita' del lavoro con i giovani resta comunque la via da seguire, quella che puo' condurre a determinati risultati.

Forse proprio osservando uno di questi odierni principianti, qualcuno tra non molto esclamera' "Guarda quel ragazzino!" Cos nell'anno 1939, sopra il Canale di Leme, venne notato l'imberbe Giovanni Sironić. E cosi ebbe inizio una carriera di successo, e la storia, talvolta, sa ripetersi.

Estratto da:

  • Igor Brajkovi, "Pola in bicicletta", Jurina i Franina, rivista di varia cultura istriana, n. 50, primavera 1992, Libar od Grozda (Pula), p. 82-83.

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This page compliments of Marisa Ciceran

Created: Wednesday, September 27, 2000; Last updated: Tuesday, October 23, 2007
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