Bale - Valle
Cities, Towns and Hamlets


L'antico castello, sede della CI di Valle, sottoposto a opera di recupero e restauro

Quante sorprese a Castel Bembo
di Eleonora Brezovecki

«L'antico castello - come cita Dario Alberi, parlando di Valle nel suo volume "Istria, storia, arte e cultura" - lo si nota percorrendo la Flavia, la strada che unisce Trieste a Pola. Lo si vede ad occidente della rotabile in tutto il suo fascino medievale. Il paese si è poi sviluppato lungo le assi stradali che convergono verso la strada per Rovigno. Tutto il castello era circondato da mura merlate, alte mediamente 8-10 metri, formate da grandi massi, come si può vedere nei punti ancora visibili mentre lunghi tratti di questa cinta sono ora inseriti nelle case medievali sorte all'interno delle mura». Aggiungiamo che tutto l'abitato sorge su Mon Perin, castelliere istro, dove venne eretta una fortezza a presidio di tutto l'agro polesano. Il castelliere domina la vallata e incrocia a sud l'antica strada che da Rovigno porta a Dignano e prende il nome di Castrum Vallis.

Con questa brevissima premessa, che ci riporta nel tempo anche anteriore alle più evidenti caratteristiche romane di Castel Bembo, sede della Comunità degli Italiani di Valle e di cui ci accingiamo a parlare in occasione della sua ristrutturazione ormai in corso da qualche tempo, che avviene grazie ai mezzi messi a disposizione dal governo italiano, vogliamo appunto introdurre la situazione attuale, essendo pure che abbiamo sentito di alcuni ritrovamenti importanti avvenuti durante i lavori, iniziati di recente, da parte della ditta d'appalto 'Geokop-trade' di Valle.

"Iniziato il restauro particolareggiato, per il quale - ci dice l'architetto Bruno Poropat, nostro interlocutore in veste di progettista e direttore dei lavori, a capo pure del gruppo di conservazione dell'edificio - si era partiti con l'idea di un restauro del tipo classico. Arrivati in loco, però, è stata constatata una situazione che richiedeva un intervento diversificato, tanto che tutti i concorrenti progettuali preposti all'intervento sono stati del parere sull'opportunità di un recupero architettonico-storico dell'immobile, molto più importante che non il semplice restauro, il che risultava doveroso tenuto conto dell'enorme valore storico dello stabile, un edificio unico nel suo genere sul territorio, mantenutosi attraverso i secoli con vivi tutti i riferimenti ai vari periodi di costruzione. Si è trattato così di accedere ad un recupero di carattere generale, per conoscerne la struttura, dal momento ancora che non si disponeva di indicazioni scritte, perché nel 1945 (durante un 'rogo' generale) tutti gli incartamenti esistenti erano andati perduti. Si parte così dal tetto, prima fase operativa anche per necessità pratiche, dal momento che lo stesso da tempo faceva acqua, una struttura che aveva nel tempo avuto varie fasi di intervento, ultima quelle di 200 anni fa, dovuta alla famiglia veneziana dei Bembo, presenti a Valle, in qualità di rettori, fin dal XVII secolo, anche se a quel tempo abitavano ancora a Venezia. La loro presenza fissa a Valle data, infatti, al 1750. Della vecchia struttura del tetto, attualmente sono state conservate solo le parti più interessanti: i cornicioni in pietra, la tipologia di scarico delle acque piovane, le strutture di legno non danneggiate dalle intemperie e dagli insetti. Si è proceduto poi ai lavori nei sotterranei e alla verifica dello stato della facciata. Quest'ultima, scalfita la malta, presenta elementi molto interessanti.

Le due torri gemelle, di struttura quadrata, tra le aperture (finestre) esistenti, risultano avere pure, coperte dalla malta, delle aperture gotiche a monofora, bellissime, di grande valore per la composizione architettonica, che hanno visto la luce proprio questi giorni. Sulla torre a sinistra, oltre alle monofore, è venuto in superficie pure lo stemma della famiglia Nadal, insegna araldica risalente al 1400, finora rimasta sotto gli intonaci. Uno stemma del quale, dalla documentazione esistente presso il Centro di ricerche storiche di Rovigno, riguardante la ricerca sugli stemmi vallesi, solamente si presumeva l'esistenza. Lo stemma e le finestre gotiche riaperte questi giorni sono elementi che verranno, naturalmente, rivalorizzati in tutta la loro bellezza. Si presume ancora - continua il Poropat - che all'interno, coperti dagli intonaci, ci siano pure degli affreschi di pregio. La cosa però non è stata ancora definitivamente appurata. Qua e là si presenta qualche indizio. Per poterlo affermare con sicurezza, necessitano ben più approfonditi accertamenti. Si presume che gli affreschi possano risalire all'XI secolo o a prima ancora.

La scoperta più sorprendente, però, è che la storia del Castello trae le sue origini al periodo preistorico, all'età del bronzo. Dallo scavo avvenuto nei sotterranei, nella rimozione degli strati sovrapposti di materiale si è scoperto che già a quell'epoca esisteva un castelliere. Lo testimoniano dei bellissimi frammenti di ceramica e un mulino a mano di piccole dimensioni, che serviva a macinare il grano. In questo strato si possono vedere pure la struttura, o meglio la tipologia delle mura del castelliere alle quali si sono sovrapposte poi quelle del Castrum Vallis del periodo romano. A testimonianza del periodo romano è risultata la bellissima cisterna e le tipiche muraglie di cinta della città, che allora si ergeva a mo' di fortezza sulla via Flavia, strada che da Pola portava a Trieste. Muraglia dai massi di pietra enormi la cui sovrapposizione, in certo qual modo, aveva deturpato quanto di già preesistente, il che succederà comunque pure nel periodo di riferimento al dominio veneziano di Valle. Gli strati superiori, poi, hanno messo in luce altre bellissime ceramiche e oggetti metallici ad uso casalingo appartenenti al periodo medievale".

Si è già pensato a come rendere accessibili al pubblico questi ritrovamenti?

"Naturalmente. Tutto quanto trovato nei sotterranei verrà valorizzato ed esposto nella parte museale dell'edificio, ripercorrendo pure la storia con reperti risalenti ai periodi posteriori, molto più vicini a noi, come quelli dei Nadal, dei Soardo, alla cui famiglia il castello era appartenuto nel XVI secolo, prima dell'avvento dei Bembo, anche se più tardi le due casate, a seguito di vincoli matrimoniali, si presentano unite, e il Palazzo prende il nome di Bembo-Soardo. Del tempo dei Soardo va ricordato l'abbattimento di alcune torri (il Castello infatti prima ne aveva 5) e la parte dell'antica entrata al Castrum, trasformando così l'antico abitato romano nel palazzo attuale, con le sue caratteristiche che vanno dal gotico al rinascimentale.

Gli interventi avvenuti più tardi non sono stati di carattere strutturale. Le aggiunte e i ritocchi sono stati di contenuto funzionale. Si è trattato di esigenze di standard. Di necessità pratica è stata così la costruzione delle cisterne ancora esistenti, del pozzo nero, le aperture sulla facciata, l'allargamento di parte del palazzo con un'ala adibita a cucina, nella quale è stata ritrovata una canna fumaria molto strana e insolita. Infatti, invece del camino che usualmente si alza in verticale, si tratta di un percorso fumario che nel primo tratto, in parte, procede curva.

Con gli interventi attuali, finalmente verrà dato valore pure allo stemma dei Soardo, sopra il quale era stato posto quello dei Bembo. Il recupero riguarderà così gli stemmi di tutte e tre le casate: lo scudo merlato dei Nadal, quello antico dei Soardo, quello più moderno dei Bembo (1600-1700)".

Quali sono i lavori attualmente in corso?

"Al momento, come deciso, si stanno togliendo gli intonaci recenti, di riferimento al periodo del Bembo, che avevano ricoperto la costruzione in pietra massiccia a strati orizzontali. La proposta è di una facciata a vista con due tipi di intonacatura: quello a fuga e copertura piatta a livello della pietra, l'altra ad intonaco, riguardante però solamente le pareti di facciata della cisterna fatta dai Bembo, dal momento che non è lavorata con le caratteristiche antiche.

Gli interventi in questa prima fase, per la quale, tramite UI-UPT, dal governo italiano sono stati stanziati 770 milioni di Lire, verrà restaurata ancora la balaustra, intervento che avverrà su modello degli elementi di pietra scoperti sull'edificio. Stiamo parlando di pietra bianca d'Istria, più propriamente biancone d'Istria, sasso caratteristico sia per la sua durezza che, appunto, per il suo biancore persistente nel tempo, con il quale è stata costruita gran parte di Venezia ed anche il campanile di Rovigno. I serramenti saranno, invece, in larice. Dopo il recupero dei ritrovamenti storici e gli indispensabili interventi d'urgenza, seguirà la seconda fase progettuale, riguardante gli interni e l'uso dell'edificio, per la quale lo stanziamento fissato è di due miliardi di lire, e che, al pianoterra, prevede la messa a punto di uno spazio destinato ad ambiente museale di carattere storico-etnologico, più uno spazio bar e di accoglienza. Al primo piano verrà recuperata la Sala dei Signori, un bellissimo ambiente destinato a conferenze, incontri, convegni e ad altre manifestazioni culturali e di intrattenimento, la biblioteca, gli uffici CI. Al secondo piano, invece, troveranno posto altri spazi lavorativi. Il sottotetto verrà adibito a spazio espositivo, a galleria di pittura moderna e di fotografia, altri contenuti. Tutti gli interventi di recupero del patrimonio artistico avvengono sotto il controllo della Sovrintendenza alle antichità, sezione di Pola".

Tenuto conto dei ritrovamenti, non certamente previsti, ritiene che l'importo stanziato sarà sufficiente a portare a termine l'intervento?

"La mia risposta è sì, perché nel progetto un margine di spazio è stato riservato pure a questa possibilità".

Non ci resta dunque che augurarci che questo gioiello architettonico qual è Castel Bembo, sede della Comunità degli Italiani di Valle, una Comunità vivace e piena di iniziative, torni ai suoi splendori, dopo un periodo veramente troppo lungo di abbandono.

Tratto da:

  • © Panorama -  http://www.edit.hr/panorama/pan01061.htm

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Created: Wednesday, March 31, 2001; Last updated: Sunday, July 19, 2015
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