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Gli stemmi di Barbana
ATTILIO KRIZMANIĆ Sintesi Dicembre 1999 Riassunto: L'autore dopo un breve exursus incentralo sugli aspetti storico-urbani di Barbana tratta degli stemmi di questo antico borgo medievale (in particolare di quelli della famiglia Loredan e di quello comunale). Egli ritiene che la soluzione migliore dello stemma storico di Barbana (descritto per Ui prima volta dal Kandlcrncl 1855, con i barbigli del barbone), sia dal punto di vista della fedeltà che della modellatura, risaiga al 1907 con riferimento a quanto troviamo sull'intonaco del fregio che corre lungo la linea del doccione dell' edificio della Facoltà di pedagogìa di Pola. L'autore ritenendo che questo esemplare dovrebbe essere usato nella ricostruzione dello stemma storico di Barbana, ne propone un disegno modulare. Sažetak: "Barbanski grbovi" - U uvodnom dijelu ovog rada autor daje kratak pregled povijesti i urbanog razvitka Barbana, srednjovjekovnog naselja koje je početkom 16. stoljeća potpalo pod vlast Mletačke Republike, a 1536. zajedno s posjedima Rakija bilo je prodano patricijskoj obitelji Lorcdan iz San Stefana kao nasljedno dobro. Više prostora posvećeno je barbanskim grbovima, komunalnom grbu i onima obitelji Loredan da bi se Što bolje rekonstruirao autentični povijesni grb Barbana, koji je prvi 1855. opisao Pietro Kandlcr. Autor drži da je najbolja varijanta s aspekta autentičnosti primjerak iz 1907. koji je bio umetnut u žbuku na vijencu Pedagoškog fakulteta u Puli (renesansni Štit zlatno žute boje, podijeljen zelenom trakom na gornje i donje polje; na gornjem su raspoređene tri brade u obliku slova "V", dok je na donjem prikazan crveni most s crnim spojnicama nad plavom rijekom koja simbolizira rijeku Rašu). To je varijanta koja bi trebala biti uzeta u obzir prilikom rekonstrukcije povijesnog grba Barbana, kojeg autor donosi u modularnom mjerilu. Povzetek: "Grbi Barbana" - Avtor nudi v uvodnem delu svojega eseja kratek zgodovinsko - mestni exursus Barbana, starega srednjeveškega trga, ki je v začetku XVI. stoletja postal last Beneške republike, in je bil leta 1536, skupaj s posestjo Rakalj, prodan patricijski družini Loredan iz sv. Stefana kot dedna imovina. Medtcm pa je obsežen prostor posvećen obravnavanju grbov Barbana in, posebno tistih družine Loredan, odnosno tistega občinskega, da bi lahko prišli [ đo najboljšega predloga rekonstrukcije zgodovinskega grba Barbana, ki ga je prvič opisal Pietro Kandler leta 1855, z brki. Avtor smatra, da je najboljša rešitcv, tako glede zvestobe kot oblikovanja, primerek, ki so ga leta 1907 prikazali na ometu okrasnega roba, ki teče vzdolž linije izlivnega rilca stavbe pedagoške fakultete iz Pule (renesansni rumeno/zlat šcit, ki ga deli zeleni trak, na zgornjem delu s tremi Črnimi brki/bradami, ki so prikazani v obliki črke "V", na spodnjem delu pa je rdeč most s crnim stikom, nad plavo vodo reke Raše). Tega bi morali uporabiti v prcdlogu rekonstrukcije zgodovinskega grba Barbana, o katerem nudi avtor tuđi modulsko risbo. |
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Barbana è oggi un antico borgo medievale istriano, situato sull'elevato ripiano che sovrasta il vallone dell'Arsa (fig. 1), distante 28 km da Pola, sulla strada principale che porta ad Albona e a Fiume. [1] L'abitato, come è avvenuto per altre città e cittadine dell'Istria, è sorto probabilmente nel luogo o in vicinanza del luogo in cui in precedenza era esistito un castelliere preistorico istriano [2] e successivamente, nell'età antica, un' importante località difensiva. AI tempo di Augusto, al confine della X Regio italica "Venetia et Histria", il luogo era uno dei punti più importanti al confine dell'antico agro della colonia polese [3]. Del resto lo stesso nome BARBANA, (probabilmente dal nome di un certo BARBANUS), testimonia un toponimo prediale di origine latina. Molto presto, nel corso dell'VIII secolo, divenne sede di una curia collegiale [4], e assieme a Castelnuovo d'Arsa (Rakalj) costituì due tra i più antichi comuni istriani [5]. Dopo la dominazione romana e bizantina, nel periodo della dinastia nazionale croata (dal X al XII secolo), il fiume Arsa rappresentava il confine naturale e politico tra gli stati dei Franchi e dei Croati; questi, tuttavia, dovevano vivere anche sulla sponda occidentale del fiume Arsa, se nel primo documento noto di Barbana, risalente al 1199, si fa menzione del suo Comune, capitanato dallo zuppano Pribislav [6]. In questo documento si nomina "Pribisclavus gastaldius Barbanae" e "Pribisclavus Zupanus" e precisamente del "Comune di Barbana", ossia un capo (zuppano) alla testa di un comune già istituito, che, come quello di Pola (rappresentata dal podestà), era una realtà probabilmente già nei secoli X o XI. Di conseguenza Barbana presumibilmente esistette già come una forma embrionale di castello o di torre difensiva con chiesa annessa, che aveva le sue radici nei secoli VI-VII, innalzato forse sui ruderi; di un' ntica fortificazione bizantina, sin dal secolo X, durante il dominio dei Franchi. Per ora non ci sono tracce visibili del primitivo Castello (fortezza), per il fatto che Barbana venne a più riprese devastata. Nel 1328 viene demolita dal patriarca di Aquileia, e nel 1330 Sergio e Nascinguerra de Castropola sono costretti a risarcire "terram de Barbana" per la distruzione del Castello. E non solo il Castello venne distrutto, ma anche ricostruito e rimesso a nuovo più volte, specie nei secoli XVII e XVIII [7]. Ne deriva che il nucleo di Barbana (fig. 2), attraverso la sua lunga storia, era formato dal Castello quadrangolare, circondato da mura e fortificato con torri angolari munite di merlatura ghibellina. Nel secolo XV attorno al Castello sorgono edifìci abitativi ed ecclesiali. |
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Dopo i Franchi, ì castelli istriani vengono governati dalle famiglie magnatizie tedesche. Barbana passa nelle mani dei Conti di Gorizia e di Pisino e dal 1374 in poi finisce sotto gli Asburgo. In un documento degli inizi del secolo XV [8], pubblicato nel 1846 da D. E. Melly, si descrive il primo noto sigillo di Barbana con su un testo non decifrabile e con un disegno dai dettagli alquanto incomprensibili: "A destra un edificio ecclesiale a forma di basilica; a sinistra, sopraelevata da terra, una stretta torre con una porta e al di sotto della merlatura due piccole finestre". Lo storico D. Klen si meraviglia del "fatto che anche le piccole città istriane dell'interno dell' Istria usassero il sigillo". Ritengo che proprio questo sigillo (una specie di stemma), testé descritto, sia il simbolo di cui Barbana si fregiava e che anche questo elemento rappresenti una prova dell'importanza di questo abitato fortificato sul limite estremo del confine con i possedimenti veneziani in Istria, che i feudatari pisinesi ricostruiscono e che viene nominata anche nell'urbario della Contea di Pisino, già nel 1498 [9]. Proprio in questo periodo, nella seconda metà del secolo XIV o agli inizi di quello successivo, vennero costruite due chiesette in stile gotico: San Giacomo, lungo il perimetro settentrionale dell'abitato, e San Antonio Abate, davanti alla porta principale occidentale fuori le mura, che sino ad oggi ha mantenuto la copertura in lastre di pietra. La volta gotica di San Antonio con affreschi musivi presenta, appresso dei graffiti inscritti in caratteri glagolitici e, inciso nell'intonaco sopra l'affresco, un probabile disegno che potrebbe assomigliare al sigillo descritto dal Melly [10]. Fino al 1516 Barbana divide il destino della Contea di Pisino sotto l'amministrazione austriaca. In quell'anno, durante la guerra tra Venezia e Austria, si pone volontariamente sotto la protezione del Leone di Venezia e così sarà fino alla caduta della Serenissima Repubblica, nel 1797. Agli inizi del governo veneziano, Barbana finisce sotto l'amministrazione dei podestà di Albona e di Fianona e dopo la guerra del 1535, Venezia la vende all'asta, assieme a Castelnuovo d'Arsa, alla famiglia nobiliare dei patrizi Loredan di Santo Stefano, come bene ereditario [11]. Tale avvenimento viene ricordato l'anno successivo, il 1536, su una stele di marmo con Io stemma della famiglia Loredan, raffigurato su uno scudo rinascimentale, in cui emerge un corno dogale (fig. 3), che si conserva sopra la porta della facciata di Palazzo Loredan, che guarda verso il cortile [12]. È mia ferma opinione che questo sia il primo e più antico stemma della famiglia Loredan a Barbana, e che inizialmente esso era collocato sul "palazzo vecchio", che precedentemente si innalzava all'interno dell' antico Castello medievale. Lo stemma è spaccato entro uno scudo rinascimentale in due campi; nel 1° campo sono disposte orizzontalmente tre rose; nel 2° le tre rose sono disposte a triangolo. |
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Uno stemma simile, raffigurato su uno scudo in stile gotico, che oggi si conserva nell'atrio del Palazzo comunale di Pola (fig. 4), apparteneva con tutta probabilità a Leonardo Loredan, che nel 1522 era "Conte di Pola"[13]. La trasformazione rinascimentale di Barbana con il suo Castello medievale, iniziatasi nel secolo XV, sembra che dopo il 1516 non sia proseguita con la medesima intensità, in particolare per quello che si riferisce al Castello, ereditato in uno stato precario, e che tale situazione si sia protratta per tutto il secolo XVI. Quando, infatti, dopo il 1536, giungono a Barbana i signori feudali Loredan e i loro capitani sono costretti a prendere dimora nel "vecchio palazzo", quasi diroccato e deserto, nel quale abitavano soltanto il Capitano e due custodi, i Loredan ordinano che gli zuppani e i giudici di Barbana debbano prendere alloggio in Barbana [14] stessa. Ritengo che il "vecchio palazzo", probabilmente costruito in stile romanico (gotico), fosse ubicato là dove, nel 1708, venne costruito il nuovo palazzo, conservatosi fino ai nostri giorni, lungo il lato orientale interno del perimetro del Castello [15]. Verso la fine del secolo XVI, Barbana è già strutturata come centro del feudo, con un ampio latifondo, particolarmente fertile nella valle dell'Arsa, ma economicamente orientato verso il mare con il suo porto nel golfo omonimo, situato nella località nota come Pesacco (cr. Piesak-Pisak, etimo che ricorda un tratto di costa sabbiosa) [16].
In nome della famiglia Loredan il feudo era amministrato da un capitano da essi delegato che deteneva il potere giudiziario e militare, mentre l'abitato, come tale, era amministrato da un consiglio di dieci giudici e da tutori del popolo alla presenza dello zuppano e del suo vice. Non si sa se fino alla metà del secolo XVI ci sia stata a Barbana una loggia coperta, come luogo di riunione del consiglio e del tribunale. Generalmente si trattava di uno spazio coperto dove si riunivano i Barbanesi per discutere e risolvere i problemi che li angustiavano. Primariamente il popolo per tali esigenze si riuniva, come del resto in tutte le cittadine e i villaggi dell' Istria, attorno a un secolare moro o bagolaro, con delle panche in pietra disposte a quadrato o a cerchio [17]. Alla ripresa del rinnovamento di Barbana nel periodo rinascimentale si giunge appena nella seconda metà del secolo XVI. La nuova loggia, una delle più belle in Istria, viene costruita nel 1555, come spazio aperto al pianoterra dell'edificio comunale (Palazzo), circondata dai nuovi stabili abitativi, costruiti in questo periodo, e più volte ricostruiti fino al secolo XX. Questo Palazzo, del resto costruzione molto ambiziosa per quei tempi, ospitava al piano il fontico (fondaco) del grano e le abitazioni del capitano e del notaio pubblico [18].Sulle pareti perimetrali della loggia erano stati murati dei sedili in pietra attorno un tavolo anch'esso di pietra. La loggia si apriva verso la piazza con un atrio formato da colonne e capitelli finemente modellati in stile rinascimentale che scomparvero o vennero murati in robusti pilastri nel 1842, quando la loggia venne rinnovata [19]. Parte integrante del complesso del Palazzo comunale con la loggia era anche la torre con merlatura e orologio, che allora costituiva per certi versi la dominante verticale più alta, assurta a simbolo di Barbana (fig. 5). Il fatto venne rilevato su una lastra di marmo con inciso l'anno 1555 e con scolpiti tre stemmi (fig. 6), collocata sul muro della loggia, davanti al tavolo di pietra. Al centro dell, lastra c'era un bassorilievo che raffigurava il Leone di Venezia con il libro aperto. Dalla parte sinistra stava lo stemma della famiglia Loredan di San Stefano con il corno ducale, mentre sul lato destro c'èra lo stemma del Capitano di allora (Joanne Petro Ravenoldo) che aveva fatto mettere in opera la stele di marmo (fig. 6/1 e 6/2) [20]. |
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Il primo dicembre del 1568 venne ultimata la fontana comunale costruita ad occidente del "vecchio palazzo" [21]. Sulla ghirlanda della fontana sono scolpiti la data (MDLXVIII ADI PRIMO DECEMBRIO) e tre stemmi, strutturati sempre alla stessa maniera: dal lato sinistro cioè lo stemma dei Loredan, nel mezzo il Leone di Venezia e a destra, appena visibile, quello del capitano allora in carica. Sembra che prima del 1587 non sia stato ultimato il nuovo ufficio del notaio, situato accanto alla loggia (Cancelleria) nel Palazzo comunale, poiché il 9 giugno dello stesso anno, il Capitano Herculo Ellenio stipula un contratto per portarlo a conclusione e in tale circostanza sopra la porta dell' ufficio viene messo in opera lo stemma dei Loredan, che più tardi sarebbe stato trasferito sopra la finestra del pianoterra della torre comunale dove si conservò fino al 1833 [23] |
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A tutt'oggi, quasi sulla vetta stessa del campanile della chiesa di San Nicola (fig.7/1), si mantiene la stele di marmo con i tre stemmi e la data, che due anni prima ( 1585), lo stesso Capitano aveva fatto collocare sulla nuova cuspide ottagonale del campanile, che, a quanto sembra, era stato danneggiato in precedenza da un fulmine [24]. La composizione figurale degli stemmi riesce molto interessante, diversa com'è, dalla collocazione precedente (fig. 7). Al centro emerge lo stemma dei Loredan con ai lati due lettere; L(eonardo) L(oredan), e, al di sotto, la data MDLXXXV. Sullo stemma di sinistra, compartito orizzontalmente in due campi, al centro è posta una galla di abete (pina) con due lettere scolpite lateralmente, "HE" e "A", che starebbero a significare le iniziali del nome dell'allora Capitano HE(rculo) A(ellenio). Per noi è certamente più interessante lo stemma di destra con il motivo della croce sullo scudo e con due lettere scolpite ai lati, una "C" e una "B", che potrebbero derivare da C(omune) e B(arbana) [25]. La cuspide ottagonale della torre ecclesiale è probabilmente un semplice risanamento del campanile romanico a sé stante, ormai fatiscente della precedente, più antica chiesa dei secoli VI -VII, avendo subito questa torre campanaria notevoli mutamenti 116 anni dopo il fatto (1701), quando venne abbattuta la vecchia e più piccola chiesa all'interno del Castello e ne venne costruita una nuova, dedicata a San Nicola, in stile barocco. La nuova costruzione incorpora in sé la parte nordorientale (un quarto) del Castello medievale con le due torri difensive e quella del "vecchio palazzo" in direzione della piazza. In questa maniera la chiesa, con !a sua massa e con il suo nuovo campanile, diventa la principale dominante spaziale di Barbana, importante punto di orientamento e punto nodale e focale dell'ampio territorio barbanese. Novantacinque anni prima di questo intervento globale (1606), poiché il "palazzo vecchio" era ormai fatiscente e probabilmente tanto piccolo da non poter ospitare le saltuarie visite dei nuovi signori e l'abitazione del capitano di stanza fissa, il Capitano del feudo, Antonio Capello, fece aggiungere una nuova ala al Palazzo che correva lungo le mura di difesa meridionali del Castello, ormai in rovina, fino alla torre difensiva sud-occidentale. In tale occasione fece scolpire su una lastra di pietra il suo stemma assieme a quello dei Loredan, e su una stele la data M.DC.VI [26]. Lo stemma e la stele vennero messi a dimora sopra la porta principale, ma poi andarono perduti poiché quest'ala del Palazzo venne abbattuta nel 1879 [27]. I possedimenti veneziani dell'Istria subiscono, specie nei secoli XVII e XVIII, un sensibile rallentamento nello sviluppo, mentre dal XV secolo in poi erano divenute sempre più frequenti le epidemie di peste e di malaria [28]. Nel 1640 il vescovo di Cittanova, Tomasini, descriveva Barbana come un luogo malsano e spopolato, specialmente durante l'estate [29]. Allora il Tomasini contava nel feudo di Barbana 300 case. Le numerose paludi e gli acquitrini che si formavano alla foce dell'Arsa, per estendersi poi fino al porto naturale, ai piedi dei pendii, favorivano il diffondersi di miasmi e della malaria specie a Barbana (come del resto a Pola e a Medolino). Il medico capodistriano P. Petronio, cinquantanove anni dopo (1681), registra la presenza a Barbana di 400 case [30], il che costituisce un buon aumento, ma con qualche interrogativo. Anche lui ripete (o ricopia) il Tomasini, confermando che qui d'estate l'aria è malsana. Non a caso dal 1606, per i successivi cento anni, nulla di notevole si costruisce o ricostruisce a Barbana. Lo si farà appena nel rinnovamento barocco di Barbana, che si inizia con l'edificazione della nuova chiesa di San Nicola nei primissimi anni del secolo XVIII, quando a Pola c'era il vescovo conventuale francescano J.M. Bottari [31]. Proprio verso la fine del secolo XVII (1696) per la prima volta a Barbana si fa menzione della ripresa del pittoresco e interessante gioco cavalieresco della "Corsa all'anello", la più antica delle giostre di questo tipo sull'odierno territorio della Croazia, che per ordine dei Loredan si svolgeva il 10 giugno di ogni anno [32]. Una giostra simile si teneva anche a Sanvicenti. Dunque la costruzione precedentemente descritta della nuova chiesa di San Nicola, iniziatasi nel 1701, si conclude nel 1708, assieme al nuovo Palazzo Loredan, conservatosi fino ai giorni nostri, che si innalza là dove un tempo sorgeva il "vecchio Palazzo". Si procede così anche alla demolizione del torrione difensivo circolare posto a meridione, che fino allora si era mantenuto in piedi accanto al "vecchio palazzo" fino alla cisterna e alla fontana costruita nel 1567 a fianco dell'orto del palazzo. La facciata principale del nuovo palazzo che guarda verso la piazza è concepita in un'armonica composizione simmetrica, con al centro una balconata e un portale barocco sopra l'entrata principale del pianoterra. Questo complesso e significativo intervento edile, relativo all'erezione della nuova chiesa e de! nuovo Palazzo all'interno delle mura difensive di cinta del Castello medievale, lo si deve all' impegno dell'allora Capitano di Barbana, Ivan Frankovìć". A cura del secondo membro della stessa famiglia croata, il Capitano feudale juris doctor", Antun Frankovic, il 20 aprile 1718, vennero portati a termine i lavori alla nuova porta cittadina occidentale (porta grande), probabilmente sul luogo dove esisteva quella più antica del secolo XV. Sopra il portale barocco viene messo a dimora lo stemma dei Loredan con il corno ducale e con una stele recante la data dell'avvenimento (fig. 8) [34]. Allo scopo di proteggere Barbana, che nel frattempo si era ingrandita ed estesa, in direzione est, verso Gradišće, due anni dopo lo stesso Capitano fece erigere la porta piccola orientale, datata 1720. Le imponenti opere di rinnovamento di Barbana nella prima metà del secolo XVIII, sotto il Capitano Antun Franković, si concludono nel 1726 con la ricostruione del tratto difensivo delle mura occidentali del Castello, dalla Porta Grande fino alla torre difensiva quadrangolare, e con la messa in opera del nuovo orologio sul campanile della chiesa parrocchiale nel 1766 [35]. |
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Dopo la caduta di Venezia (1797), Barbana è possesso feudale della famiglia Pisani (1816). Da allora la città divide la sorte dell' Istria fino ai nostri giorni. Verso la fine del secolo XVIII e nel corso dei primi trent'anni di quello successivo, la famiglia del canonico Pietro Stancovich, provvede, mediante la ricostruzione e la trasformazione di una serie di antiche case rinascimentali, a creare un unico monumentale edificio in stile neoclassico, che si estende fino alla piazza, dirimpetto al Palazzo Loredan. Sul muro in pietra del parapetto della cisterna, datata 1830, è scolpito il tramonto del sole nel mare, sullo sfondo di uno scudo rotondo sormontato da una corona (fig. 9) [36]. La Barbana del secolo XIX è segnata dalla devastazione e dalla distruzione del patrimonio architettonico. Si cominciò nel 1842 con la ricostruzione della loggia rinascimentale del comune. I pilastri di pietra e i capitelli vennero sostituti o vennero murati dentro i grossi pilastri, mentre il fondaco al piano venne trasformato in scuola e nell'alloggio del maestro. Nel 1878-79 vennero abbattute le mura difensive del Castello nel tratto tra la chiesa parrocchiale e la Porta Grande fino alle mura difensive meridionali della torre quadrangolare. Lo stesso destino toccò anche all'ala meridionale più antica del Palazzo feudale dei Loredan risalente al 1606 [37]. E per finire il 24 gennaio 1893 venne appiccato il fuoco all'archivio comunale [38]. Il Palazzo comunale nuovamente fu preda delle fiamme nel 1944, rimanendo privo dopo la ricostruzione postbellica della Torre comunale. Da questo breve excursus incentrato sugli aspetti storico-edilizi, legati ai noti stemmi che comparvero a Barbana dal secolo XV al secolo XIX, possiamo arguire che in questo periodo si è fatto uso prevalentemente degli stemmi della famiglia patrizia veneziana dei Loredan, che sono certamente i più numerosi, quasi sempre regolarmente combinati con lo stemma statale di Venezia e con quello dei vari capitani che amministrarono il feudo di Barbana. Appena attorno alla metà del secolo XIX all'atto del riassetto dei comuni istriani nel quadro dello stato austriaco, anche a Barbana, nella sua qualità di Comune autonomo, venne concesso di esporre il proprio stemma, che il Kandler nel 1855 descrive per la prima volta così: "scudo bipartito da fascia verde; la parte superiore tre barbe nere su sfondo giallo; nella parte inferiore ponte grandioso sopra fiume del quale è scritto il nome Arsa" [39]. D'ora in poi chiameremo questo stemma con la denominazione di "stemma storico di Barbana", e seguiremo il suo sviluppo attraverso le varie interprefazioni fino ai giorni nostri. Tre doppi barbigli neri disposti a gambe all'insù a forma della lettera "V, raffigurano la "barba" munita di due barbigli di un pesce molto pregiato, iI barbone, del resto motivo molto frequente sugli stemmi delle antiche famiglie patrizie i cui possedimenti si trovavano nelle valli lungo le foci dei fiumi [40]. Anche il fondo fangoso (sabbioso) della foce del fiume Arsa, in località Pesacco (Pisak), dove era ubicato l'antico porto di Barbana, abbondava, tra l'altro, di barboni [41].
Non c'è da meravigliarsi che Barbana abbia preso come proprio sìmbolo anche il massiccio ponte sul fiume Arsa. Era un ponte antichissimo che ha continuato a collegare il Barbanese e l'Albonese, dai tempi remoti fino agli Anni Trenta di questo secolo, quando il terreno malarico venne bonificato e venne costruita una moderna viabile con un nuovo ponte. Come spesso succede nell'araldica dei tempi più recenti anche con la riproduzione dello stemma storico di Barbana, ci furono varie interpretazioni che dipesero dalla capacità e dalle conoscenze araldiche del disegnatore, e, di quando in quando dall'influenza politica esercitata dalla coloritura ideologica. Cotali differenze si resero manifeste specialmente nell'errata interpretazione dei doppi barbigli neri già descritti, dei barboni, alle volte diventati tre stelle nere a cinque punte, e delle varie forme in cui venne schematizzato il ponte senza acqua. Non ho avuto modo di trovare dei documenti dell'amministrazione civica del secolo XIX in cui fosse impresso lo stemma storico di Barbana, dopo la descrizione del Kandler del 1855 [42]. La prima fonte grafica, seguente alla descrizione del Kandler, risale a una stampa del 1867 [43] (fig.10). L'Autore del disegno segue pedissequamente la descrizione del Kandler. L'errore sta nel colore celeste della fascia che nell'originale è verde. La confusione sulle svariate interpretazioni dello stemma storico di Barbana si iniziano nel 1893 con M. Tamaro il quale afferma che nella parte superiore dello stemma, sopra la fascia, ci siano tre stelle che appartengono allo stemma dei Loredan [44]. Né la prima né la seconda asserzione corrispondono alla verità, per il fatto che lo stemma della famiglia patrizia dei Loredan di San Stefano ha sei rose e non stelle [45]. Il Caprin nel 1905 ripropone abbastanza fedelmente il blasone del Kandler da un disegno in bianco e nero su uno scudo modellato alla maniera rinascimentale [46] (fig. 11). |
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La soluzione migliore dello stemma storico di Barbana, sia dal punto di vista della fedeltà che della modellatura, fino ad oggi a noi pervenuta, risale al 1907 e la troviamo sull' intonaco del fregio che corre lungo la linea del doccione dell'edificio della Facoltà di pedagogia di Pola, allora Liceo femminile provinciale (fig. 12 e 12/1) [47]. Ritengo che questo esemplare si avvicina massimamente alla descrizione del Kandler e come tale verrà usato anche nella nostra proposta di ricostruzione dello stemma storico di Barbana [48]. |
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L'errore compiuto dal Tamaro nella descrizione dello stemma storico di Barbana, è stato ripreso in una versione ancora peggiore nel 1920 da Carlo Baxa in un disegno a colori fatto in maniera inesperta e arbitraria [49] (fig. 13). Per la prima volta sullo stemma di Barbana fanno la loro comparsa tre stelle nere a cinque punte, nel mentre l'arco del ponte appare molto semplificato con la scritta ARSA al centro, "immerso" nel colore azzurro del fiume. |
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Sembra che l'errato disegno del Baxa sia stato preso a modello durante il periodo italiano (1918-1945). Sullo stemma di cui si è servita l'amministrazione civica degli anni Venti (fig. 14), le tre stelle non sono più nere, mentre l'acqua del fiume Arsa è "murata". Per di più sopra lo scudo viene messa in evidenza una corona reale [50]. Negli Anni Trenta, nello spirito di quei tempi, tra la corona e le stelle a cinque punte viene interpolato il fascio, coronato di foglie d'alloro odi quercia [51] (fig. 15). Dopo la II guerra mondiale Barbana dapprima divenne comune, poi fu accorpata rispettivamente a quelli di Dignano (inizi anni cinquanta), di Albona (anni sessanta) e, infine, di Pola (1974-1992). L'iniziativa di ripristino del suo stemma storico è stata avviata nel 1993 a seguito della nuova suddivisione comunale della Regione istriana. Le interpretazioni del suddetto stemma certamente non ci riportano alla descrizione del Kandler del 1855, ma a quella dell'esemplare posto sull'edificio della Facoltà di pedagogia di Pola nel 1907. Sull'arco del ponte va tolta la scritta "Arsia", per evitare possibili accostamenti allo stemma di quel comune vicino [52] (fig. 16). |
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BIBLIOGRAFlA (in ordine cronologico ):
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Note:
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This page compliments of Marisa Ciceran Created:
Friday, July 28, 2006. Last updated:
Tuesday July 01, 2008
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